venerdì 23 gennaio 2009

Rocca San Giovanni: turismo con vista cemento



Costa Teatina anno domini 2009, in assenza del Parco per un turismo vista cemento

Rocca San Giovanni, la Foce, è ancora un bel posto, con scorci che incantano, una rara spiaggia libera dai frastuoni dei jukebox e anonimi cubi di cemento dai nomi esotici.

La frequentano numerosi turisti alla ricerca di luoghi naturali e tipici, e molti abruzzesi che ricercano rari luoghi dove la propria terra non è stata violentata dal pessimo gusto di quella modernità becera degli anni '60 '70 che ha disintegrato decine e decine di kilometri di costa .

Ma cosa fa L'amministrazione Comunale di Rocca San Giovanni? presenta un progetto preliminare a ridosso delle festività natalizie , che interessa la fine della stupenda vallata in località la Foce in prossimità del mare, vicino alla riserva “Fosso delle Farfalle”, un progetto di 9.000 mc con 60 miniappartamenti, piscina, campi da tennis, teatro all'aperto, piazza pavimentata, e parcheggio sotto una bellissima pineta. Una operazione, per il sindaco Giovanni Di Rito “necessaria” per salvare da 20 anni di incuria una delle nostre zone straordinarie . Ma se è un luogo straordinario -e qui siamo tutti d'accordo-, perchè non lo lasciano così come è? inoltre i torrenti per essere sanati mica hanno bisogno di piscine e campi d tennis o parcheggi, e se c'è stata incuria, riguardo manufatti che 20 anni fa costarono alla collettività ben un miliardo di vecchio conio per la costruzione mai ultimata di uno spogliatoio, un campo da tennis e uno di calcetto con recinzione e strada di accesso, non comprendiamo perché occorre far cementificare un'area di impareggiabile bellezza proprietà del comune e quindi di tutti i cittadini.
I cittadini inoltre, sono stati informati? c'è stata una consultazione democratica?

Perchè invece non fare una operazione turistica intelligente, con il restauro del manufatto abbandonato al miglior progetto, senza ulteriore consumo del suolo, in cambio della gestione dello stesso per numero anni da definire, incentivare il restauro delle case coloniche che possono diventare dei Bed and Brekfast, agriturismi, realizzare insomma senza ulteriore consumo del suolo quello che oggi si chiama albergo diffuso, andando verso un turismo in crescita al 20% annuo, che ricerca l'anima dei luoghi, e non il cemento già così copioso lungo la costa dei trabocchi, un turismo che lascia ai territori l'80% del denaro speso.

Per i parcheggi basta razionalizzare quelli già esistenti, la spiaggia non è chilometrica, a meno che si pensi che i bagnanti debbano stare come dentro una scatola di sardine .

La preghiamo signor sindaco, pensi un po' alle generazioni future, e a quelle attuali, siamo certi che ad un anonima piscina preferiscono quello che lei stesso definisce : un luogo straordinario .

Coordinamento Per la Tutela Della Costa Teatina

Guarda qui il progetto: http://www.lanciano.it/images/gallery.php?image=85353.jpg

Scrivi al Sindaco di Rocca San giovanni ed esprimi il tuo dissenso:
sindaco@comune.roccasangiovanni.ch.it
assessorato@comune.roccasangiovanni.ch.it

mercoledì 21 gennaio 2009

Petrolchimico di Ortona: il WWF ricorre al Consiglio di Stato

photo by DEDE_LE
Centro oli, ambientalisti al Consiglio di Stato
Il Wwf: Ortona è solo la punta dell’iceberg


ORTONA. Wwf e Legambiente ricorreranno al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Abruzzo che ha giudicato inammissibili le istanze, contro il Centro oli, presentate da associazioni ambientaliste, cantine, associazioni di categoria e Comuni. Le due associazioni contestano soprattutto la parte in cui il tribunale amministrativo precisa che, trattandosi di argomento urbanistico, Wwf e Legambiente non potevano opporsi. Dell’intenzione di trasformare l’Abruzzo in regione mineraria, delle tesi contrarie all’insediamento Eni e della necessità di puntare sulle energie alternative, si è discusso venerdì alla sala Eden.
Nel corso del convegno organizzato da Wwf, Legambiente, Abruzzo in movimento e Colonne d’Ercole sono state distribuite le 30mila cartoline da spedire all’Eni, per invitare la multinazionale a investire sulle energie rinnovabili. All’appuntamento hanno partecipato numerose persone arrivate da varie parti d’Abruzzo. «Nuova energia per uscire dal petrolio» il tema del dibattito aperto da un intervento dell’avvocato Lisa Celeste e dalla relazione di Maria Rita D’Orsogna, della California state university. «Il problema dello sviluppo ecosostenibile non è soltanto ambientale ma anche politico e economico», afferma Celeste, «per questo, non solo gli ambientalisti, ma tutti i cittadini contribuenti devono portare avanti la battaglia a favore della sostenibilità. Sul fronte legale, stiamo preparando l’appello al Consiglio di Stato per impugnare la sentenza del Tar».
Celeste ha parlato anche della situazione del decreto legge 1441-ter attualmente all’analisi del Senato. «Questa legge priverà le comunità locali delle competenze sulla politica energetica. E’ grave», rimarca l’avvocato ambientalista, «inoltre con l’articolo 20 della legge 185/08, in cui si stabilisce che il ricorso al giudice amministrativo può essere fatto soltanto per il risarcimento del danno equivalente, non si può più chiedere né la sospensiva né il ripristino della situazione precedente. Anche su questo daremo battaglia».
Maria Rita D’Orsogna ha approfondito l’aspetto tecnico-scientifico parlando delle ricadute negative della realizzazione del Centro oli ma anche dell’impatto che gli investimenti, a terra e in mare, per lo sfruttamento del petrolio hanno sull’ambiente, sulla salute, sulla qualità della vita e sull’economia passando attraverso la comparazione dell’Italia con altri Paesi. Secondo la docenmte italo-americana adesso è importante continuare a lottare per dire no al progetto di trasformare l’Abruzzo in regione petrolifera. Sulla stessa linea, l’intervento di Dante Caserta, presidente regionale del Wwf: «Il Centro oli è solo la punta dell’iceberg perché l’intenzione è quella di trasformare l’Abruzzo in regione mineraria. Presenteremo ricorso al Consiglio di stato perché il Tar non ha riconosciuto a Wwf e Legambiente la possibilità di occuparsi del Centro oli, individuato come una questione urbanistica. I comitati locali, partendo da Natura verde, hanno portato avanti azioni fondamentali. Continuiamo a dimostrare ai petrolieri che siamo una regione forte».
Legambiente, con il presidente Angelo Di Matteo, ha esortato i cittadini a impegnarsi per uscire dal petrolio, azione che comporta la modifica dei nostri stili di vita: «Su questo bisogna riflettere, perché scegliere fonti energetiche alternative significa fare una scelta consapevole. Si dice no al petrolio se s’investe sulle energie rinnovabili. Tutti, compresi politici e imprenditori, dobbiamo impegnarci. Dobbiamo abbinare la contestazione alle proposte».

Articolo di Sara Fabrizio tratto da "Il Centro" del 18 gennaio 2009

venerdì 9 gennaio 2009

Corso di aggiornamento per Guardie Particolari Giurate Volontarie


Il Coordinamento Regionale Abruzzo delle Guardie Giurate WWF organizza il I° Corso di aggiornamento per Guardie Particolari Giurate Volontarie delle associazioni ambientaliste della Regione Abruzzo

Svolgimento delle lezioni presso la sede del WWF di Lanciano (Ch)

Date ed orari delle lezioni:
Sabato 10 gennaio 2009 ore 15:30-18:30
Sabato 17 gennaio 2009 ore 15:30-18:30
Sabato 24 gennaio 2009 ore 15:30-18:30
Sabato 31 gennaio 2009 ore 15:30-18:30
Sabato 07 febbraio 2009 ore 15:30-18:30

Per iscrizioni (obbligatorie) e programma scrivere a guardie.wwf.ch@inwind.it

Coordinamento Gruppo Abruzzo Guardie Giurate WWF Italia Onlus – Casella Postale 175 – 66034 Lanciano (Ch) email: guardie.wwf.ch@inwind.it

martedì 6 gennaio 2009

Dal Wwf un’idea per rilanciare la strada dei Ripari di Giobbe

photo by Bene ToZi

Dal Wwf un’idea per rilanciare la strada dei Ripari di Giobbe

ORTONA - Arriva dalla sezione locale del WWF una proposta di ripristino e valorizzazione della strada comunale dei Ripari di Giobbe. La proposta avanzata è un'alternativa alla richiesta di sdemanializzare un tratto della strada presentata in Consiglio comunale il 29 luglio scorso, argomento rinviato in quella occasione e mai più discusso e a cui gli ambientalisti si sono sempre detti fermamente contrari. In sostanza l'associazione propone di far diventare la strada un itinerario rurale-naturalistico a beneficio della cittadinanza e dei turisti: un percorso per chi vuole fare jogging, passeggiate a piedi, con la bici o a cavallo, dove potrebbero essere organizzate escursioni per i bambini e le scolaresche, sede di itinerari gastronomici e di collegamento tra i percorsi che conducono alle cale sottostanti. Alla strada cosi strutturata potrebbero essere collegate anche altri tipi di attività come servizi per chi si reca in spiaggia, noleggio bici, ma anche vendita diretta di prodotti agricoli, uno scenario ideale per mostre, feste e percorsi sensoriali.

«Il percorso panoramico, su un tratto di mare con insenature di riconosciuta bellezza, è una risorsa economica ed ambientale per la comunità: non è un caso che il suddetto sito è stato valorizzato con l'istituzione di una riserva che, se gestita bene, insieme alla vecchia strada, sarà un indiscutibile vantaggio per la città -spiega Pasquale Cacciacarne membro dell'associazione ambientalista-. Per questo abbiamo espresso tempestivamente la nostra contrarietà alla sdemianalizzazione che comporterebbe il privare la collettività di una risorsa in termini ambientali e economici».

La proposta è quella, quindi, di usare i Ripari come sede di attività e di un turismo a contatto con la natura: una domanda che è in costante crescita. «Le proposte avanzate traggono spunto soprattutto dal movimento internazionale delle Greenways, ovvero le strade verdi, ampiamente diffuse in America del nord e in Europa, per rispondere alla domanda di mobilità dolce di cui la strada dei Ripari ha tutte le caratteristiche. Questa è una tipologia di turismo che non degrada i luoghi, è duratura e soprattutto lascia i soldi in mano alle popolazioni locali -spiega Lilli Costanzo, iscritta Wwf-. Invitiamo i professionisti ortonesi a sostenere e ad elaborare ulteriormente il progetto offrendo la disponibilità di risorse umane per la riattivazione, la gestione e la manutenzione del percorso».

Articolo di Daniela Cesarii tratto da "Il Messaggero" ed. Abruzzo del 05 gennaio 2009

venerdì 2 gennaio 2009

Discarica Consac: il presidente del consorzio replica all’allarme lanciato dal Wwf



«Fara, la discarica non inquina»
Il presidente del consorzio replica all’allarme lanciato dal Wwf


FARA FILIORUM PETRI. Le analisi dicono che la discarica di Colle San Donato non sta avvelenando i calanchi tra Chieti e Roccamontepiano. Mario Di Paolo, il presidente del consorzio tra venti Comuni che lo scorso 1º settembre dichiarò chiusa la discarica per raggiunto limite di capienza, annuncia i risultati con un misto di soddisfazione e di amarezza, a qualche giorno dalla sortita del Wwf che aveva accusato la presenza di liquami inquinanti nel pendio a valle della discarica consortile.
«Esito negativo, zero assoluto», dice il sindaco di Bucchianico premendo su ogni sillaba, come per liberarsi di un incubo. «So che il Wwf avanzerà dubbi anche su queste analisi, come già fece la scorsa estate, ma è difficile che Arta (Agenzia regionale per l’ambiente, ndc), carabinieri del nucleo ecologico e Forestale si possano sbagliare tutti insieme, così, clamorosamente», commenta. E racconta l’antivigilia di Natale trascorsa per il pomeriggio in sopralluoghi per la discarica. «C’era fango fino alle ginocchia, dopo 40 giorni ininterrotti di pioggia. Mi hanno chiamato alle due e mezza, ero ancora a pranzo», è la descrizione convulsa di quei momenti, «poi ho chiesto ai presenti di prelevare campioni di terreno in più punti perché sono stanco delle insinuazioni che si fanno su un sito colmo di rifiuti che proprio oggi, a chiusura definitiva già consacrata nei fatti e negli atti, dovrebbe mettere tutti tranquilli. E noi del consorzio lo siamo», prosegue come un fiume in piena, perché stiamo spendendo 400mila euro per coprire il bacino, i primi di un ciclo che durerà trent’anni come impone la legge. Altri 300mila sono in arrivo per le opere di consolidamento». Qui Di Paolo fa una precisazione che sottolinea come fondamentale. «Consolidamento significa prevenzione di futuri movimenti del terreno, quindi prevenzione. Non si dica, invece, che stiamo cercando di arginare frane e altri fenomeni degni di un’emergenza, perché sarebbe una falsità bella e buona. Il suolo, come hanno evidenziato recenti rilievi geologici, si è mosso di appena qualche millimetro, questo è il fatto».
E i liquami che sarebbero colati lungo il pendio ai piedi della discarica? «Non c’è nemmeno l’ombra di percolato», replica secco il sindaco di Bucchianico, «e mi chiedo anzi le ragioni dietro questi allarmismi, ingiustificati e infondati, come quelli strombazzati dal Wwf».
Poi cala l’asso che dovrebbe valergli la fiducia sull’operato di presidente. «Non percepisco un centesimo per amministrare consorzio e discarica nella fase più difficile. Ricordo che mesi fa avevo dato le dimissioni ma i colleghi sindaci insisterono per farmele revocare».
Incerto il futuro del bacino che per un ventennio ha diffuso olezzi spaventosi e provocato lamentele nel raggio di chilometri. La Regione ora ferma valuterà se si dovrà estrarre biogas dall’immondizia per otto anni, come uno studio sul potenziale ha rivelato, o fare compostaggio di organico per ricavare fertilizzanti. O se si chiude per sempre.

Articolo di Francesco Blasi tratto da "Il Centro" del 31 dicembre 2008