mercoledì 15 agosto 2018

Ortona, il Torrente Peticcio. WWF: ‘Verso la buona strada’

Ortona. “Nei mesi passati, grazie alla pista ciclopedonale di Ortona, lo stato preoccupante del torrente Peticcio, era sotto gli occhi di tutti. L’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina segnalò subito alla Capitaneria di Porto di Ortona il consistente stato di degrado dell’acquifero alla foce e non solo, trovando immediatamente grande sensibilità, attenzione, e conoscenza del problema.

Apprendiamo proprio in questi giorni che l’impegno promesso inizia a dare i primi risultati su di una problematica non semplice. Dopo la notizia della scoperta e successiva sanzione di uno scarico non autorizzato lungo il torrente, all’altezza della ferrovia, avvenuta nello scorso inverno, è di questi giorni la novità della avvenuta pulizia della foce, dove due grossi tubi metallici, posizionati presumibilmente negli anni ’90 per agevolare dei lavori lungo il tracciato ferroviario, avevano causato, col tempo, l’ostruzione della foce stessa, creando una pozza di acqua stagnante che, oltre ad essere una criticità ambientale, rappresentava anche un serio pericolo per inondazioni sulla pista ciclopedonale in caso di piena del torrente. A tale risultato si è arrivati dopo varie azioni di sensibilizzazione sul fenomeno da parte della Capitaneria di Porto versi i vari enti competenti, dalla Rete Ferroviaria Italiana al Genio Civile della Regione, al Comune, ed oggi a seguito della rimozione dei due grossi tubi il torrente ha riacquistato un deflusso normale verso mare, con un notevole miglioramento dello stato della foce. Naturalmente l’opera di indagine e di controllo da parte della Capitaneria prosegue per intercettare scarichi abusivi e funzionamento corretto del depuratore, ma ci faceva piacere segnalare questi primi successi, su di un annoso problema che da anni denunciavamo senza avere riscontri minimi.

Un grazie per l’impegno profuso dalla nostra Capitaneria, in specie al Comandante in Prima, Marzano, ed al suo personale, impegnati nel difficile compito della salvaguardia della vita umana in mare, della sicurezza della navigazione e del trasporto marittimo, oltreché la tutela dell’ambiente marino, dei suoi ecosistemi e l’attività di vigilanza dell’intera filiera della pesca marittima.

Una nazione civile deve salvaguardare un bene così prezioso come sono i nostri acquiferi e il nostro mare, fonte primaria di vita, deve assolutamente potenziare i controlli e perseguire le inottemperanze. Purtroppo l’Italia come denunciato dal WWF, anche nel 2018 conferma la generale cattiva gestione delle acque che è attestata: «1. dalle condanne della Corte di giustizia Europea e dalle procedure istruttorie EU pilot avviate dalla Commissione Europea nei nostri confronti. Due condanne (C565-10 – Procedura 2004-2034 e C85-13 – Procedura 2009-2034) e dall’apertura di una nuova procedura di infrazione (Procedura 2014-2059) che riguardano la mancata o non corretta applicazione della Direttiva 91/271/CEE in materia di depurazione delle acque, che prevede adeguati sistemi fognari e di trattamento delle acque reflue per gli agglomerati con più di 2.000 abitanti equivalenti; 2. dalle due procedure istruttorie EU Pilot per l’inadeguata applicazione della Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE)”. Si legge così in una nota di Fabrizia Arduini presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus.

sabato 4 agosto 2018

WWF: vergognosa la pressione sul SIC Marina di Vasto da parte di chi vuole il cementificio di Punta Aderci


Comunicato stampa del 4 agosto 2018

“Non lasciamo le spiagge indifese in mano ai cementificatori”

Subito l'approvazione dei piani di gestione dei SIC, pronti già da tempo e pagati con denaro pubblico

Vergognosa la pressione sul SIC Marina di Vasto da parte di chi vuole il cementificio di Punta Aderci


L‘Abruzzo su un totale 143 km di costa ne ha urbanizzati 91 km, il 63% è stato modificato irreversibilmente con un tasso di erosione del 61%. Aspetto, forse ancor più grave, è la dimensione delle trasformazioni avvenute dopo il 1985, anno dell’entrata in vigore del vincolo di inedificabilità entro i 300 metri dalla linea di costa e del sistema di pianificazione paesaggistica regionale previsto della Legge 431/1985, detta legge “Galasso”. Malgrado la norma sono stati cancellati altri 7 km di paesaggi costieri nella nostra regione.

Legambiente e WWF denunciano come, di fronte a questo alto consumo del suolo costiero e al triste primato di cementificazione che “vanta” l’Abruzzo (36,6% nella fascia compresa nei primi 300 metri dal mare - dati ISPRA), non si possono lasciare le spiagge in mano ai cementificatori e consentire devastazioni per la mancata approvazione dei piani di gestione dei SIC (Siti di Interesse Comunitario, concetto definito dalla direttiva comunitaria "Habitat” relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali) pronti già da tempo e pagati con denaro pubblico e rimasti nei cassetti di qualche ufficio regionale.

Il fenomeno dell'erosione, cerchiamo di non dimenticarlo, è amplificato da antropizzazione e cementificazione, aggravando ulteriormente lo stato in essere della nostra costa e di specifiche località (vedi: Francavilla, Casalbordino e altre).

“Nonostante questa consapevolezza – dichiarano le Associazioni - accade l'inverosimile: si continua a ritardare l'approvazione dei piani di gestione dei SIC, in questo caso in particolare quelli costieri, che in quanto strumenti di conservazione e di programmazione, possono contribuire al contenimento del problema.”

A dir poco plateale la situazione del SIC di Marina di Vasto. Il suo piano di gestione è in balia di chi sostiene un'azione di forte devastazione dell'area dunale di grande pregio esistente e già gravata dalla forte urbanizzazione della parte retrostante. Le proposte di accessi smisurati, oltre il doppio dell'esistente e l'esercizio di un'ulteriore azione antropica nell'area dunale, rappresentano una visione errata (tra l'altro neanche richiesta) della fruibilità di una riserva naturale ma anche di un turismo che non esiste più e che anzi, oggi proprio in virtù del nuovo piano regionale, parla di natura, bellezza e responsabilità. Elementi che certamente non possono appartenere a chi politicamente difende non solo i mali delle nostre spiagge ma addirittura la costruzione di un cementificio dentro la fascia di protezione della riserva di Punta Aderci, tra le spiagge più belle d'italia, anche a discapito della nascente Via verde.

“È tempo di uscire da questo nanismo politico e da una irreale visione del presente – concludono le Associazioni – ma anche dalla complicità della non scelta e della divisione. La tutela del bene comune non può essere elemento strumentale della dialettica politica ma un principio ispiratore. Ecco perché ci auguriamo che lunedì, in sede di approvazione del piano di gestione del SIC Marina di Vasto, questo principio prevalga sull'ottusità di meri interessi privatistici fuori tempo e superati da nuove richieste turistiche che puntano sulla qualità e sulla bellezza, nonché sulla fruibilità naturalistica dei territori. L'appello è trasversale a tutte le forze politiche: possa essere lunedì l'alba di un nuovo giorno per l'Abruzzo che vuole vivere dello splendore delle sue bellezze naturali, paesaggistiche, gastronomiche, culturali e di un'industria sostenibile che metta al centro la qualità della vita degli abruzzesi e dei turisti che vogliono visitare la regione verde d'Europa. E si abbandoni l'idea del vecchio modello che, come è ormai sotto gli occhi di tutti, ha superato la sua fase propositiva e ha cancellato persino la speranza dal

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

domenica 27 maggio 2018

Discarica cemento amianto, preavviso di rigetto dal Comitato VIA. Soddisfazione del WWF

Comunicato del 23 maggio 2018
 
 
Discarica cemento amianto, preavviso di rigetto dal Comitato VIA

Soddisfazione del WWF, che aveva presentato osservazioni ed era presente in audizione a L’Aquila in difesa del territorio. La legge 36/2010


L’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina, dopo aver prodotto osservazioni in critica per scongiurare l’apertura di una discarica di cemento amianto a ridosso del SIC Fosso delle Farfalle, era presente in sede di audizione del CCR VIA, nella giornata del 22 maggio, insieme ai Sindaci di Rocca San Giovanni e Treglio e altre associazioni. La discarica di Rocca San Giovanni, aveva secondo le stime di progetto capacità utile pari a 210.000 mc di rifiuti da costruzione contenenti amianto legato. Un impianto che secondo la ditta proponente, la RSG s.r.l., avrebbe dovuto rappresentare uno strumento di riqualificazione ambientale, poiché la ditta stessa si accollava l’onere della chiusura e il recupero della discarica che stoccava rifiuti speciali già esistente nello stesso sito, di proprietà della SMI di Marrollo, chiusa nel 1997. L’area confina con la Riserva Regionale Grotta delle Farfalle e con l’omonimo Sito di Interesse Comunitario, SIC IT7140106. Un‘area formata da pendici collinari su arenarie e argille, attraversate da corsi d’acqua, con boschi freschi, carpineti misti a boschi termofili (leccete), dove oliveti e vigneti contribuiscono a esaltare la bellezza di quelle terre, in specie nel versante orientale.

L’avviso di rigetto deliberato dalla Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo rappresenta sicuramente un ottimo primo passo per scongiurare l’apertura di una discarica di cemento amianto in un sito così ameno. Anni fa il WWF e il comitato di residenti NADA, attraverso una grande mobilitazione, chiesero a gran voce di vietare definitivamente con una legge regionale la localizzazione di questo genere di discariche in mezzo alle campagne, sia perché i controlli sono più difficoltosi, sia considerando che tali discariche rappresentano comunque soltanto una soluzione provvisoria del problema, che viene lasciato in eredità alle future generazioni, essendo la fibra di amianto eterna. In virtù di quella mobilitazione si approvò la legge, n. 36 del 2 agosto 2010, che poneva come criteri localizzativi per questo genere di discariche i siti industriali.

Ora subito il ripristino ambientale, come da anni richiesto dalle amministrazioni locali e dalle associazioni, per la ex discarica della Marrollo.

Fabrizia Arduini

(Presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus)

domenica 15 aprile 2018

Casalbordino, ingressione marina: basta perseverare negli errori del passato

 
COMUNICATO STAMPA DEL 11 APRILE 2018 
 
Casalbordino, ingressione marina. WWF: basta perseverare negli errori del passato

Continuare a versare sabbia sulle spiagge dove è in atto l’ingressione marina, è come non voler rendersi conto che si sta curando una malattia grave puntando sull’effetto placebo. Nel 2010, l’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina documentò il fallimento dopo appena pochi mesi dal contestato ripascimento a Casabordino. In 5 mesi la linea di battigia in alcuni punti era già arretrata fino a 10 metri. Eppure i fautori dell’intervento dissero che avrebbe arrecato benefici per almeno 5 anni. Già allora c’era di che riflettere. Maggio 2014, 1,3 milioni di euro stanziati dalla Giunta Regionale per il contrasto all’erosione costiera. “Dopo due anni nei quali i balneatori di Casalbordino, come quelli di altri Comuni – raccontammo allora - hanno chiesto disperatamente un intervento duraturo ed efficace per il litorale, ormai totalmente eroso e ridotto vistosamente anche rispetto al periodo precedente al ripascimento del 2010, si è arrivati a ridosso della stagione estiva senza aver risolto il problema, e come al solito l’unica soluzione possibile appare essere un nuovo rinascimento”. C’è una domanda che ponemmo allora, e torniamo a porre ora perché crediamo sia un punto dirimente da risolvere. Le valutazioni ambientali prevedono una verifica post interventi, la Regione (o chi per lei) le ha mai effettuate? Se le ha effettuate come è possibile che si prosegua ad insistere sulla stessa fallimentare strada?

Quattro anni dopo, e una situazione sempre più drammatica, con ingenti somme spese per non risolvere nulla, torniamo a porre le stesse identiche questioni. Ancor di più ora che anche altri soggetti (finalmente!) cominciano a convenire sull’inutilità di ripascimenti e interventi spot. Basta interventi di dubbia, se non nulla, utilità i cui effetti (se ci sono positivi!) durano pochissimo. Auspichiamo uno studio affidato alle università che possa stabilire gli andamenti della linea di costa nei prossimi anni e una progettazione di interventi a lunga durata, partendo dalla rinaturalizzazione dei fiumi, ai quali con il proliferare incontrollato delle cave è stata tolta la capacità di ripascere in maniera naturale e duratura le spiagge. Proteggere le dune, importantissima ed efficace barriera contro l’erosione è oggi questione dirimente, altro che deterrenti ad un modello di sviluppo, i cui costi esorbitanti vengono scaricati sull’intera collettività. Su una progettualità per la rigenerazione e ripristino delle dune di Casalbordino, già tra il 2009 e il 2014, la nostra Associazione ha elaborato proposte che purtroppo – nonostante varie interlocuzioni – non sono mai state seriamente prese in considerazione.

ASSOCIAZIONE WWF
ZONA FRENTANA E COSTA TEATINA

domenica 18 marzo 2018

Earth Hour a Lanciano sabato 24 marzo 2018


Depositato il ricorso contro il parere positivo sul cementificio a ridosso di Punta Aderci

Comunicato stampa del 16 marzo 2018

WWF e Legambiente fanno il punto sulle più recenti azioni legali congiunte per un Abruzzo libero dal cemento e dalle energie fossili

Depositato il ricorso contro il parere positivo sul cementificio a ridosso di Punta Aderci


L’avv. Francesco Paolo Febbo al lavoro per ricorrere al TAR anche contro la centrale SNAM Rinnovata la richiesta di far tornare le valutazioni ambientali di competenza della Regione

Conferenza stampa congiunta, questa mattina a Pescara, di WWF e Legambiente, alla presenza dell’avv. Francesco Paolo Febbo, per fare il punto su due importantissime vertenze giudiziarie.

È stato in primo luogo annunciato l’avvenuto deposito del ricorso, presso il Tribunale Amministrativo Regionale, sezione di Pescara, contro il parere favorevole rilasciato dall’ufficio tecnico del Comune di Vasto sul progetto per la realizzazione di un cementificio a freddo in località Punta Penna di Vasto, a pochi passi dalla Riserva naturale regionale di Punta Aderci e dall’omonimo SIC (Sito di Interesse Comunitario). «Un atto amministrativo – ha commentato l’avv. Febbo – che a nostro avviso è minato da diverse irregolarità. Nel ricorso chiediamo infatti l’annullamento previa sospensione degli effetti giuridici del parere favorevole relativo alla Valutazione di Incidenza Ambientale (V.INC.A.) emesso in data 15.01.2018 dal Settore 4° - Urbanistica e Servizi – Sportello Unico per l’Edilizia, “inerente l’attività di produzione di leganti idraulici in Zona Industriale del Comune di Vasto, da impiantare nello stabilimento esistente, costruito inizialmente dalla ditta TRA.CE s.r.l. di Foggia, e completato dalla ditta VASTOCEM s.r.l., con sede a Vasto”; ditta, quest’ultima, poi incorporata dalla ES.CAL. s.r.l. di Manfredonia, in provincia di Foggia».

Il legale non è entrato nei dettagli del ricorso, ora in attesa dell’esame da parte dei giudici amministrativi. Ha ricordato invece che Legambiente e WWF avevano a suo tempo, analogamente a numerosi altri soggetti interessati, presentato osservazioni contro questo progetto. «Ebbene - ha sottolineato - tutte queste osservazioni sono state rigettate, con motivazioni pressoché analoghe le une alle altre, ma palesemente carenti sul dato sostanziale ed illogiche e contraddittorie su quello procedurale».

«Siamo fiduciosi – questo invece il commento del presidente di Legambiente Abruzzo Giuseppe Di Marco – di poter ottenere giustizia cancellando un parere favorevole secondo noi infondato. È interesse dell’intera Costa dei Trabocchi tutelare quella che è stata riconosciuta anche all’estero come una delle spiagge più belle d’Italia, un fiore all’occhiello per il territorio e fonte di ricchezza per l'economia turistica che non può essere messa a rischio da uno sciagurato progetto industriale legato a una economia ormai superata e fuori tempo».

Il delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio ha ribadito invece la necessità che le valutazioni ambientali tornino di esclusiva competenza della Regione, com’era sino a pochi anni fa: «Averle affidate ai Comuni, che quasi mai hanno nel proprio organico professionalità adeguate per tali valutazioni né tantomeno le dotazioni finanziarie per acquisite tutte le diverse consulenze specialistiche spesso necessarie, comporta il rischio che vengano approvati a macchia di leopardo progetti disastrosi per l’ambiente».

Si è anche parlato della centrale di decompressione della SNAM, autorizzata nei giorni scorsi da un Governo ormai a fine mandato e a dispetto della concorde opposizione dei cittadini e delle amministrazioni locali. «Stavamo preparando, sempre con l’avv. Febbo, - hanno ricordato Di Tizio e Di Marco – un ricorso endoprocedimentale contro quell’impianto, nell’ambito dell’azione comune concordata con i comitati locali e con l’amministrazione municipale di Sulmona nel tavolo voluto dalla Regione e per essa dal sottosegretario Mario Mazzocca. Ebbene l’inopinata e assurda autorizzazione del Governo ci ha sorpresi appena prima che depositassimo l’atto. A questo punto l’avv. Francesco Febbo è già al lavoro per modificare il ricorso e presentarlo direttamente contro il decreto autorizzativo. La centrale in quel sito rappresenta una vera assurdità per una lunga serie di ragioni, a cominciare dalla non strategicità dell'opera nel suo insieme. WWF e Legambiente continueranno a contrastarla in tutti i modi possibili, accanto ai cittadini, alle istituzioni e ai comitati».

WWF Italia Onlus, Abruzzo
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sabato 17 marzo 2018

Legambiente, Noimessidaparte e WWF chiamano a raccolta i cittadini della Val di Sangro

Comunicato stampa del 13 marzo 2018

Legambiente, Noimessidaparte e WWF chiamano a raccolta i cittadini della Val di Sangro

Il 15 presidio davanti alla Regione per dire no ai rifiuti ospedalieri ad Atessa

Il territorio contesta l’impianto che andrà giovedì in conferenza dei servizi a L’Aquila


Giovedì 15 marzo, dalle 10, è in programma a L’Aquila, presso gli uffici regionali di via Salaria Antica Est, la conferenza dei servizi prevista dal procedimento autorizzatorio in relazione al progettato impianto di trattamento di rifiuti ospedalieri in contrada Saletti di Atessa. Un complesso industriale destinato, nelle intenzioni della ditta proponente, a trattare 20mila tonnellate l’anno di rifiuti ospedalieri a rischio infettivo e 4500 t/a di rifiuti pericolosi. Una proposta che il territorio ha respinto, ritenendola tra l’altro una beffa per un’area che vede a rischio riduzione l’assistenza sanitaria per il ridimensionamento del proprio ospedale e contemporaneamente si sente minacciato dal potenziale arrivo di rifiuti sanitari da ben oltre i confini regionali visto che l’Abruzzo ne produce complessivamente meno di un quarto (circa 4000 t/a) di quelli che dovrebbero essere trattati nell’impianto.

Il 6 marzo scorso si è svolta ad Atessa una assemblea nel corso della quale i cittadini e l’amministrazione comunale - insieme alle associazioni Legambiente, Noimessidaparte e WWF –hanno concordato la volontà di opporsi con un NO categorico al progetto per il trattamento di rifiuti.

Le associazioni invitano ora i cittadini a dare concretezza a quel NO manifestando il 15 marzo, dalle ore 10, davanti agli uffici della Regione con un presidio che faccia sentire la presenza del territorio durante lo svolgimento della conferenza.

“L'impianto – ricorda il presidente di Noimessidaparte Marco Severo - ha acceso una discussione tra i cittadini che hanno riconosciuto l'importanza di una gestione complessiva dell'intera Val di Sangro e dell’area industriale per la quale c’è bisogno di una programmazione che possa creare una possibile armonia tra industrie e ambiente, tenendo nel giusto conto le esigenze e le opinioni dei cittadini e di coloro che sono stati eletti per rappresentare la comunità locale".

Per info e adesioni: noimessidaparte@gmail.com

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
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giovedì 1 marzo 2018

A Rocca San Giovanni una discarica di rifiuti cementizi e resinoidi contenenti amianto


 
Comunicato del 28 febbraio 2018

Dopo Ortona, anche a Rocca San Giovanni una discarica di rifiuti cementizi e resinoidi contenenti amianto

Invece del Parco Nazionale della Costa Teatina, arrivano discariche


L’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina, ancora una volta si vede costretta a produrre osservazioni in critica per scongiurare progetti di sicuro impatto su di una porzione di territorio bellissimo ma pure fragilissimo. L’ostracismo verso il Parco Nazionale della Costa Teatina da parte di molti politici abruzzesi e di molte amministrazioni comunali e regionali che si sono succedute negli anni ha rappresentato e continua a rappresentare una vera e propria condanna per il territorio. La mancata presenza del Parco ha costretto cittadini, associazioni, comitati e realtà economiche a trascorrere molta parte del proprio tempo a ostacolare l’arrivo di impianti petroliferi, discariche, cementifici… Senza dimenticare i fiumi ridotti ad acquitrini e le infinite cementificazioni che, dal 2001 (anno dell’istituzione del Parco) a oggi, hanno divorato tratti di costa di straordinaria bellezza, Sembra di vivere nella terra delle assurdità, dove si sente parlare in continuazione di valorizzazione della Costa dei Trabocchi e contemporaneamente si boicotta lo strumento principe per quella valorizzazione, il Parco.

La discarica di Rocca San Giovanni, con capacità utile pari a 210.000 m3 di rifiuti da costruzione contenenti amianto legato, è solo l’ultima arrivata. Un impianto che secondo la ditta proponente, la RSG S.r.l., dovrebbe rappresentare uno strumento di riqualificazione ambientale, poiché si accollerebbe la chiusura e il recupero della discarica che stoccava rifiuti speciali già esistente nello stesso sito, di proprietà della SMI di Marrollo, chiusa nel 1997. L’area confina con la Riserva Regionale Grotta delle Farfalle e con l’omonimo Sito di Interesse Comunitario, SIC IT7140106. Un‘area formata da pendici collinari su arenarie e argille, attraversate da corsi d’acqua, con boschi freschi, carpineti misti a boschi termofili (leccete), dove oliveti e vigneti contribuiscono ad esaltare la bellezza di quelle terre, in specie nel versante orientale.

L’altra motivazione per cui dovrebbe sorgere l’impianto proposto dalla RSG, è il previsto esaurimento a breve della discarica di cemento amianto ad Ortona la cui capacità utile, pari a 245.000 m3, è quasi al capolinea, per buona pace di chi senza nemmeno leggersi il progetto, affermava che era fondamentale considerare la presenza a Ortona di una discarica già attiva in grado di contenere tutto l’amianto regionale. È bene ricordare che proprio nella fase di opposizione alla discarica nella città di Tosti, nata prima del terremoto dell’Aquila, il WWF e il comitato di residenti NADA, attraverso una grande mobilitazione, chiesero a gran forza di vietare definitivamente con una legge regionale di localizzare questo genere di discariche in mezzo alle campagne, sia perché i controlli sono più difficoltosi, sia considerando che tali discariche rappresentano soltanto una soluzione provvisoria del problema, che viene lasciato in eredità alle future generazioni, essendo la fibra di amianto eterna. Purtroppo l’inerzia della classe politica fece sì che la legge da noi richiesta venisse approvata solo quando l’iter amministrativo era già concluso, e Ortona si ritrovò comunque ad avere in casa un impianto così controverso, in un area non meno suggestiva di quella di Rocca San Giovanni, basti pensare che la chiamavano la valle delle fonti. L’unico conforto sta nel fatto che oggi quella legge, la n. 36 del 2 agosto 2010, vale a pieno titolo per evitare che a ridosso di un Sito di Interesse Comunitario si installi una discarica che smaltisce rifiuti contenenti amianto, poiché i criteri localizzativi indicano i siti industriali per questo genere di impianti. Con legge n. 5 del 23 gennaio 2018, “Norme a sostegno dell’economia circolare-Adeguamento Piano Regionale di Gestione Integrata dei rifiuti (PRGR)”, sono sopraggiunti altri motivi ostativi di non poco conto, come il nuovo quadro di riferimento per la Valutazione di Incidenza Ecologica che di fatto inficia quello prodotto dalla RSG, le distanze da case sparse e attività commerciali, la vicinanza con il bosco e la Riserva Regionale. Il WWF crede a buon ragione di aver messo nelle osservazioni seri motivi di contrasto al fine di evitare che si insedi un impianto di rifiuti contenenti amianto in un area così pregiata.

Ora l’amministrazione comunale di Rocca San Giovanni insieme a quella di San Vito Chietino, dimostrino la loro determinazione nel difendere un bene prezioso come il SIC Fosso delle Farfalle, pretendendo attraverso la normativa a disposizione dalla SMI di Marrollo, che ha ben guadagnato nella gestione della vecchia discarica di rifiuti speciali in località Fontanelli, gli interventi di recupero ambientale. In quell’area secondo i dati ARTA solo di fanghi industriali, ne sono stati stoccati ben 13649,75 tonnellate nel 1997. Quella che si chiama, una bomba ecologica, il cui onere economico ed ambientale non deve essere lasciato come spesso accade sulle spalle delle generazioni presenti e future. E intanto ancora una volta chiediamo alla politica nazionale e regionale una risposta chiara e veloce sul Parco Nazionale della Costa Teatina, senza tanti giri di parole.

Fabrizia Arduini
presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus

martedì 20 febbraio 2018

Il WWF Abruzzo scommette sui suoi “Guardiani della Natura”. Parte il Corso di formazione per guardie volontarie..

Comunicato stampa del 20 febbraio 2018

 

Comincia domenica 25 il corso di formazione che qualificherà nuove guardie ambientali volontarie

Il WWF Abruzzo scommette sui suoi “Guardiani della Natura”

Le lezioni si terranno il sabato o la domenica presso la sede della Lega Navale Sezione di Pescara 
 
Un articolato corso di formazione, con lezioni affidate a qualificati esperti, organizzato con il dichiarato intento di aumentare il numero delle proprie guardie giurate volontarie: è questa la nuova iniziativa che il WWF ha deciso di portare avanti in Abruzzo, grazie anche alla preziosa collaborazione della Lega Navale Italiana, sezione di Pescara.

«Oggi, con lo smantellamento o il depotenziamento delle Polizie Provinciali in tutta Italia e con i tempi necessariamente lunghi che ha comportato la riforma dell’ex Corpo Forestale dello Stato, i controlli ambientali sono diventati più sporadici e complessi anche nel territorio abruzzese. Per questo – spiega il coordinatore regionale della vigilanza WWF Claudio Allegrino – abbiamo organizzato a Pescara un corso di formazione che servirà a qualificare nuove guardie giurate volontarie che possano coadiuvare e accompagnare le Forze di Polizia nei controlli in campo ittico, venatorio, ambientale e zoofilo».

«Si tratta – aggiunge il delegato regionale del WWF Luciano Di Tizio, anche lui guardia ambientale - di una attività svolta a titolo rigorosamente gratuito ma di grande soddisfazione: è importante, dedicando semplicemente una parte del proprio tempo libero alla natura, avere la consapevolezza di aver contribuito concretamente, insieme ad altri volontari, a ridurre il numero dei reati ambientali».

Il corso comincerà domenica 25 alle 9:30, presso la sede della Lega Navale di Pescara (largo Immacolata, all’incrocio tra via Paolucci e Lungomare Matteotti, zona detta “della Madonnina”), che ormai da anni collabora con il WWF Chieti-Pescara in virtù anche di uno specifico protocollo d’intesa. Le lezioni si terranno, secondo un preciso calendario già predisposto, una volta a settimana, il sabato pomeriggio oppure la domenica mattina, dal 25 febbraio e sino al 9 giugno prossimo.

Le Guardie Particolari Giurate volontarie del WWF Italia rivestono la qualifica di Pubblici Ufficiali, di Agenti di Polizia Amministrativa e, nei casi previsti dalla legge, di Agenti di Polizia Giudiziaria. Le Guardie WWF, attive in tutta Italia, svolgono attività di prevenzione e, quando necessario, perseguono sia reati che violazioni di carattere amministrativo ai danni dell’ambiente. I settori di intervento sono veramente tanti: si va dall’uccisione di specie protette al bracconaggio, dagli abusi edilizi all’abbandono di rifiuti, dal maltrattamento degli animali al commercio illegale di fauna e flora protetti, dall’inquinamento di fiumi e mare alla pesca illegale, dalle attività industriali inquinanti agli scarichi abusivi e agli incendi.

Per maggiori informazioni è possibile contattare il nucleo regionale delle Guardie WWF all’indirizzo mail: guardiewwf-abruzzo@wwf.it

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
392.1814355


giovedì 15 febbraio 2018

Impianto rifiuti ad Atessa. WWF e altre associazioni presentano le osservazioni

Comunicato stampa del 15 febbraio 2018
 
 
Una montagna di rifiuti sanitari

In arrivo ad Atessa un impianto che tratterà rifiuti sanitari a rischio infettivo per 20.000 ton/anno potenziali. La regione Abruzzo ne produce 4.000. Lo stabilimento vicino ad abitazioni e a un Sito di Interesse Comunitario


WWF, Legambiente e il Comitato “Noi Messi da Parte” hanno presentato questa mattina in una conferenza stampa a Pescara le proprie osservazioni in opposizione al progetto della ditta Di Nizio Eugenio s.r.l. per la realizzazione ad Atessa di un impianto per il trattamento di rifiuti sanitari a rischio infettivo mediante sterilizzazione. Si tratta di un impianto di notevoli potenzialità visto che prevede il trattamento di ben 20.000 tonnellate l’anno potenziali, a fronte delle 4000 t/a prodotte in Abruzzo. Una capacità più che quadrupla rispetto alle esigenze regionali che lascia aperta ogni ipotesi sulla possibile futura importazione in Val di Sangro di rifiuti sanitari a rischio infettivo da altri territori. In ogni caso il progetto, grazie alla capacità dell’impianto a disposizione, ipotizza di allargare l’interesse anche a rifiuti di altro genere: 4.500 tonnellate anno di rifiuti pericolosi, e 10.500 tonnellate anno di rifiuti non pericolosi.

Tutto questo nonostante a ridosso dello stabilimento, anche a poche decine di metri, siano presenti abitazioni civili, bar e negozi; a poco più di un chilometro c’è invece il SIC (Sito di Interesse Comunitario) Bosco di Mozzagrogna. Anche se la Di Nizio Eugenio s.r.l., come essa stessa asserisce, è leader nel panorama nazionale circa la gestione di rifiuti provenienti da attività ambulatoriali e ospedaliere, non può in alcun modo cancellare le inevitabili ripercussioni che si avranno sul territorio. E in ogni caso - sottolineano le associazioni - resta di difficile comprensione la scelta di aprire anche ad altre tipologie di rifiuti.

Sembra ormai – hanno sottolineato Legambiente, WWF e “Noi Messi da Parte” - una costante abruzzese, quella che vede proporre nel territorio regionale quasi esclusivamente realtà produttive che comportano un certo e spesso notevole impatto ambientale, in special modo in relazione con quanto attiene alla gestione dei rifiuti e alla loro trasformazione. Attività queste che vanno inevitabilmente a interfacciarsi negativamente con la biodiversità di interi ecosistemi e quindi con la salute umana.

Le associazioni hanno respinto a priori ogni possibile riferimento alla cosiddetta sindrome di Nimby (acronimo inglese per Not In My Back Yard = non nel mio cortile) in base alla quale ci si opporrebbe a ogni impianto a prescindere dalla sua reale pericolosità. Il problema nasce dalla scelta tutta italiana in base alla quale invece di accorpare i siti industriali in aree ben circoscritte, sono stati sparpagliati polverizzandoli dappertutto, comportando non solo costi stratosferici per la collettività per via delle infrastrutture, ma anche un consumo del suolo ingiustificabile che ha impoverito, reso più fragili e quindi più pericolosi tantissimi territori in Italia e creato infinite situazioni di difficile convivenza. Negli ultimi decenni abbiamo assistito a una distruzione sistematica del paesaggio, e a situazioni crescenti di disagio e conflitto tra centri abitati e siti industriali, perché in natura, per forza di cose, siamo tutti connessi.

Entrando nel dettaglio delle osservazioni, le associazioni hanno fatto notare che la nuova legge regionale sui rifiuti, la n.5 del 2018, asserisce chiaramente che sino a 2 chilometri di distanza dal perimetro di un Sito di Interesse Comunitario, la VINCA - Valutazione di Incidenza -, è uno strumento necessario per questo genere di impianti. Hanno anche richiamato la Seveso III: “Ci chiediamo – hanno dichiarato – se la proponente ignora che la gestione dei rifiuti rientra nell’ambito di applicazione di questa norma o pensa di poterla ignorare solo per aver fissato dei limiti massimi di rifiuti stoccabili?”

“Noi Messi da Parte” WWF e Legambiente hanno fatto infine notare che la vicinanza di case sparse, più di 20 abitazioni entro un raggio di 500 metri a partire da una vicinanza di 30 metri, rappresentano un fattore che, ai sensi dell’All.1 della L.R. 45/2007 diventa escludente, come lo stesso TAR di Pescara ha ribadito nel 2010.

Fabrizia Arduini (presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina)
Marco Severo (presidente associazione NOIMESSIDAPARTE
Giuseppe Di Marco (presidente Legambiente Abruzzo)

giovedì 8 febbraio 2018

Il cementificio a ridosso di Punta Aderci: WWF e Legambiente si rivolgono al TAR

Comunicato stampa del 7 febbraio 2018 



Ieri l’intervento di ARTA. Oggi le due associazioni hanno annunciato di aver dato mandato per il ricorso contro il parere del Comune di Vasto all’avvocato Francesco Paolo Febbo

Il cementificio a ridosso di Punta Aderci: WWF e Legambiente si rivolgono al TAR

La richiesta: «Le valutazioni ambientali tornino di competenza esclusiva della Regione»


Conferenza stampa congiunta, questa mattina, di WWF e Legambiente sullo sciagurato progetto per la realizzazione di un cementificio a freddo in località Punta Penna di Vasto, a pochi passi dalla Riserva naturale regionale di Punta Aderci. I responsabili regionali delle due associazioni, rispettivamente Luciano Di Tizio e Giuseppe Di Marco, commentando il fatto che sul tema è intervenuto anche il direttore generale dell’Arta Abruzzo Francesco Chiavaroli, hanno chiesto formalmente alla Regione di tornare a occuparsi in esclusiva delle valutazioni ambientali oggi assurdamente delegate ai Comuni e hanno annunciato un loro ricorso al TAR contro il parere favorevole al cementificio espresso dall’ufficio tecnico del Comune di Vasto.

Il direttore dell’Arta, in una nota diffusa ieri, aveva annunciato di aver costituito un gruppo di lavoro multidisciplinare, composto da un ingegnere, una biologa e un tecnico specializzato in procedimenti ambientali, tutti dipendenti esperti dell’Agenzia. L’obiettivo, come ha precisato lo stesso Chiavaroli, è quello di «avere un’esatta cognizione delle potenziali interferenze dell’attività produttiva sull’area protetta, in applicazione del principio di precauzione di derivazione europea, trasposto nel codice dell’ambiente vigente in Italia, in modo da poter fornire un contributo qualificato nella discussione in corso e anche nell’ipotesi che l’Agenzia sia chiamata ad esprimere un parere tecnico nella successiva fase procedimentale dell’opera». Il direttore ricorda peraltro che Arta non è mai stata investita ufficialmente della questione, che non è stata affrontata, come è noto, neanche in seno al Comitato di gestione della Riserva di Punta Aderci, nel quale l’Agenzia stessa è rappresentata.

Una presa di posizione che indirettamente evidenzia come sia stato un clamoroso errore da parte della Regione delegare ai comuni le valutazioni di incidenza, in precedenza di competenza del Comitato VIA. La struttura regionale poteva contare su tutte le competenze necessarie, Arta compresa, per, usando le parole di Chiavaroli, affrontare la problematica nel rispetto delle normative vigenti in materia ambientale, al fine di gestire al meglio il delicato equilibrio tra lo sviluppo produttivo del territorio e la difesa dell’ambiente. I Comuni, meno che mai quelli con un minor numero di abitanti, non hanno un organico adeguato per tali valutazioni né tantomeno le risorse per acquisire eventuali consulenze. «Il rischio, per le lacune evidenziate dagli stessi uffici comunali – sottolinea il presidente di Legambiente Abruzzo Giuseppe Di Marco - è che vengano approvati a macchia di leopardo progetti disastrosi per l’ambiente e in contrasto con la programmazione strategica regionale ormai sempre più proiettata verso un'industria green e un'economia circolare, come sta avvenendo a livello mondiale. Per evitare una simile deriva le valutazioni ambientali devono necessariamente ritornare in capo alla Regione».

Il delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio entra invece nel merito del caso del cementificio a ridosso di un’area protetta che è anche una delle più belle spiagge d’Italia: «Una vera e propria miniera d’oro per Vasto e per la sua immagine che incredibilmente si vorrebbe mettere a rischio. WWF e Legambiente si sono rivolti a un legale, l’avvocato Francesco Paolo Febbo, al quale è stato dato mandato per presentare un ricorso contro la valutazione positiva che il settore urbanistico del Comune ha rilanciato il 15 gennaio scorso. Ci piacerebbe che fosse l’amministrazione stessa in autotutela a revocare quel parere, ma intanto chiederemo al giudice di esprimersi, convinti come siamo che la normativa non sia stata pienamente rispettata».

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

venerdì 26 gennaio 2018

Estrazione gas lago di Bomba. WWF: assurdo insistere dopo la bocciatura del Comitato VIA Abruzzo e del Consiglio di Stato

Comunicato stampa del 22 gennaio 2018 
 
 
Firmata da Regione, Provincia, Comuni e associazioni la richiesta formale di bocciare il progetto della CMI Energia S.r.l.

L’Abruzzo intero dice no all’estrazione di gas al di sotto del Lago di Bomba

Assurdo insistere dopo la bocciatura del Comitato VIA Abruzzo e del Consiglio di Stato


Conferenza stampa congiunta questa mattina negli uffici della Regione Abruzzo per l’apposizione formale, tutti insieme, delle ultime firme in calce alle lettere che sono state seduta stante inviate ai Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico per invitarli a fermare l’assurdo progetto di prelievo di gas al di sotto del Lago di Bomba con tutte le strutture connesse. Un progetto dannoso per l’ambiente e che mette a potenziale rischio le popolazioni locali e che, soprattutto, ignora del tutto il principio di precauzione, la cui applicazione è stata giustamente sollecitata anche in una sentenza di merito del Consiglio di Stato.

All’incontro di questa mattina hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, il sottosegretario con delega all’ambiente Mario Mazzocca, la Provincia di Chieti, sindaci del territorio, WWF, Legambiente e il comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio” di Bomba. Non manca proprio nessuna firma in calce alle note inviate al Ministero dell’Ambiente per chiedere di “bocciare” una volta per tutte l’istanza di richiesta di coltivazione del giacimento di gas naturale denominato “Colle Santo” e a quello dello Sviluppo Economico di ritirare lo stesso Permesso di Ricerca, visto che tra gli altri anche il Ministero aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato affinché non si procedesse alla coltivazione del giacimento per i forti rischi idrogeologici. Al Ministero si chiede inoltre di deliberare definitivamente l’impossibilità di sfruttare il giacimento di gas naturale di Bomba affinché non si possa ripresentare in futuro un ulteriore “nuovo” progetto.

In un altro documento, infine, si segnala al Ministro dell’Ambiente e ai dirigenti del Comitato VIA nazionale, organo tecnico che deve pronunciarsi sulla compatibilità del progetto, alcune presunte irregolarità. Dallo studio delle carte emerge, infatti, che tra il Comitato VIA del Ministero dell’Ambiente e la CMI Energia c’è stato uno scambio ufficioso di documenti finalizzato a concordare un modo “accettabile” per provare a scavalcare il principale motivo di opposizione al progetto ribadito dalla Sentenza del Consiglio di Stato, ossia la correttezza dell’applicazione del principio di precauzione. Le suddette presunte irregolarità sono state oggetto anche di un esposto alla Procura della Repubblica di Roma presentato alcuni giorni fa da Massimo Colonna, in qualità di Presidente del Comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio”.

La vicenda del giacimento di gas naturale denominato “Colle Santo” sito nel territorio dei Comuni di Bomba, Archi, Roccascalegna, Torricella Peligna, Pennadomo, Villa Santa Maria, Atessa e Colledimezzo, in provincia di Chieti, è decisamente paradossale. Un primo progetto venne accantonato nel 1992 da AGIP per serie problematiche ambientali. Nel 2004 subentrò invece la società Forest CMI S.p.A. che il 20 febbraio 2009 presentò all’UNMIG l’istanza, denominata «Colle Santo», volta ad ottenere la concessione di coltivazione del giacimento. Una ipotesi subito contrastata dalla popolazione locale, che si costituì in Comitato, dai sindaci del territorio, dalla Provincia, dalla Regione. Il progetto venne respinto per ben due volte dal Comitato V.I.A. della regione Abruzzo (Giudizi 1929/2012 e 2315/2013) e poi definitivamente bocciato dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale con la Sentenza 02495 depositata il 18 maggio 2015. Ebbene quel progetto è stato ripresentato sostanzialmente identico da CMI Energia S.r.l. il 20 maggio 2016. Una scelta che WWF, Legambiente e Comitato “Gestione Partecipata Territorio” definirono, presentando nell’estate 2016 le loro osservazioni in opposizione, come “una offesa ai cittadini e allo Stato”.

La bocciatura definitiva è, secondo le autorità politiche locali e i cittadini, del tutto inevitabile alla luce anche di una serie di fattori:
il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, insieme al Comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio” di Bomba (CH) e al WWF, sono stati tra i ricorrenti al Consiglio di Stato;
il territorio con tutte le sue rappresentanze politiche, dalla Regione ai Comuni, si è opposto in ogni sede al progetto;
le condizioni ambientali che rendono il giacimento non sfruttabile non muteranno nei prossimi decenni e anzi la situazione delle frane attive e quiescenti che circondano il bacino idroelettrico del lago di Bomba può solo peggiorare;
la nuova istanza della CMI Energia S.r.l., è da ritenersi illegittima, in quanto chiede di sottoporre a giudizio di compatibilità ambientale un progetto identico a quello bocciato poco più di un anno prima da una sentenza del Consiglio di Stato e che un fondamentale principio del diritto romano afferma che “Ne bis in idem”, ossia alla lettera “non due volte per la medesima cosa”.

Si tratta ora di proclamarla in forma definitiva per consentire ai cittadini e ai loro rappresentanti pro-tempore di esercitare il sacrosanto diritto di decidere del futuro del loro territorio in base ai veri interessi della collettività.


WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it