giovedì 19 ottobre 2017

Fiume Trigno: inquinamento e potabilizzazione. Il WWF ha inviato un dettagliato esposto agli enti e organi competenti abruzzesi e molisani, nonché alla Commissione Europea.

Il WWF nei giorni scorsi ha inviato un dettagliato esposto sulla situazione di inquinamento del fiume Trigno. Nella nota, oltre a chiedere delucidazioni circa le cause di tale criticità ambientale, con il fiume ridotto ad una vera e propria fogna, si pongono una serie di domande circa la procedura di potabilizzazione delle acque fluviali ai fini del consumo idropotabile.
 

Nell'esposto si richiamano i referti dell'ARTA relativi alla situazione della qualità delle acque del fiume Trigno alla traversa di Lentella (CH) tra il 2011 e il 2012, indagini finalizzate alla classificazione delle acque fluviali ai fini della successiva potabilizzazione. Tali documenti evidenziano un notevole inquinamento di tipo microbiologico e, in particolare, la presenza in almeno 3 mesi di rilevamento, della pericolosa Salmonella. Il WWF, scrivendo agli enti e alle Procure di Larino e di Vasto, ha richiamato le numerose ordinanze che i comuni di molte regioni italiane hanno emesso in presenza di Salmonella spp nelle acque. Gli enti dispongono solitamente sia il divieto di irrigazione dei campi sia il divieto di consumo dei pesci senza una preliminare cottura a 72 gradi (oltre a disporre di lavarsi attentamente le mani dopo essere entrati in contatto con l'acqua contaminata).

L'associazione si chiede quali provvedimenti hanno preso gli organi competenti nelle occasioni in cui è stata rilevata la presenza di Salmonella nel fiume Trigno.

Il WWF richiama altresì i dati recentemente diffusi dall'ARPA Molise relativi alla situazione della foce del Fiume che, in alcuni mesi dell'anno, è risultata essere anche peggiore rispetto a quella già fortemente critica rilevata a Lentella. Infatti ad Agosto 2012 si è raggiunta l'astronomica cifra di 216.000 Unità Formanti Colonia/100 ml di Escherichia coli, più del doppio del valore massimo rilevato dall'ARTA a Lentella. Per meglio comprendere il livello di compromissione raggiunto basterà ricordare il fatto che lo scarico di un impianto di depurazione per essere a norma non deve superare le 5.000 Unità Formanti Colonia/100 ml.!

E', quindi, del tutto evidente che lungo il fiume vi sono scarichi non trattati o trattati in maniera parziale ed inefficace. Il WWF chiede di conoscere esattamente la situazione degli impianti di trattamento che scaricano nel Trigno e nei suoi affluenti. Purtroppo l'associazione fa notare le gravi inadempienze degli enti pubblici che, secondo quanto stabilito prima dalla Legge Regionale 17/2008 e poi dalla Legge Regionale 31/2010, avrebbero dovuto pubblicare i dati sui controlli degli scarichi (conformità e non conformità) e le relative sanzioni applicate. Sul sito della Provincia di Chieti tali dati sono stati pubblicati solo per l'anno 2009!

Inoltre, come rileva la stessa ARPA Molise, tale situazione viene esacerbata dalle numerose captazioni che, soprattutto in estate, riducono la portata abbattendo la capacità di autodepurazione del corso d'acqua. A tal proposito il WWF ricorda che la Direttiva Comunitaria 60/2000/CE “Acque” obbliga gli Stati Membri ad adoperarsi per evitare il peggioramento della qualità delle acque dei fiumi e a raggiungere lo stato di qualità “buono” entro il 2015. Gli ultimi dati disponibili circa il monitoraggio ambientale, relativi al 2009, indicavano un peggioramento rispetto al 2008 per ben due stazioni di monitoraggio. Pertanto la situazione di sofferenza del fiume è nota da anni (e il WWF l'aveva evidenziata già nel suo Dossier Fiumi 2010). In questi stessi anni non solo la Regione Abruzzo ha fallito nell'evitare un peggioramento della qualità delle acque ma ha addirittura assunto provvedimenti che hanno aumentato lo stato di stress ambientale del fiume, autorizzando captazioni importanti lungo il suo corso. In contemporanea adottava il Piano di Tutela delle Acque che contiene inaccettabili richieste di deroga rispetto agli obiettivi comunitari di qualità, spostando la data per l'ottenimento dello stato “buono” dal 2015 al 2027!Ad aggravare il quadro, il fatto che il tratto del medio e basso Trigno, compresa la zona di Lentella, è classificato quale Sito di Interesse Comunitario dal punto di vista naturalistico per il quale è previsto un particolare regime di tutela.

Il WWF nell'esposto ha diffusamente trattato il caso della successiva potabilizzazione delle acque captate dal Trigno. L'associazione rileva che l'Art.80 del D.lgs.152/2006 dispone che sia effettuata la classificazione (in tre classi, A1, A2 e A3, con forme di trattamento sempre più spinte, o Non Classificabile, cioè non potabilizzabile se non in caso di emergenza) del corso d'acqua per la successiva potabilizzazione a fini idropotabili. In questo caso la potabilizzazione e successiva distribuzione agli utenti è avvenuta anche nel corso del 2012, quando la classificazione è stata effettuata il 18 ottobre 2012 (nella classe Non Classificabile anche se la ASL aveva in sede di comitato proposto di classificare le acque del fiume nella classe A3, tesi non accolta dal comitato su indicazione del membro dell'ARTA). Il 24 gennaio 2013 il comune di San Salvo emetteva un'ordinanza di divieto di distribuzione.

Il WWF, solo con un accesso agli atti, ha potuto esaminare decine di referti relativi alla qualità delle acque destinate al consumo umano dell'area industriale di S. Salvo, rilevando che nel periodo coincidente al monitoraggio propedeutico alla classificazione, vi è stata anche una non conformità per la presenza di contaminazione di tipo microbiologico, evidenziata dal referto del 26 luglio 2012 (su prelievo del 23 luglio). Lo stesso 26 luglio, a tre giorni di distanza dal prelievo, la ASL scriveva al CONIV chiedendo l'interruzione della distribuzione.

L'associazione ricorda che la Legge Regionale 31/2010 prescrive che la procedura di classificazione deve essere pubblicizzata tra i cittadini con incontri pubblici, affissione di manifesti e divulgazione dei risultati delle analisi sul fiume sui siti WEB di ASL, ARTA e ATO.

Inoltre l'associazione fa notare che nei referti dell'ARTA delle analisi effettuate per conto della ASL sull'acqua in distribuzione a S. Salvo, zona industriale, la Salmonella spp non è indicata tra i parametri ricercati (a mero titolo di esempio, segnaliamo i referti del 16 gennaio 2012, mese in cui nel fiume è stata rilevata dalla stessa ARTA la Salmonella spp., e dell'8 febbraio 2013, il più recente tra quelli consultati). Bisogna specificare che la Salmonella spp. non rientra tra i parametri da ricercare routinariamente nelle acque potabili secondo il D.lgs 31/2001. Al contempo lo stesso decreto prevede che devono essere predisposte indagini integrative e mirate qualora vi sia il sospetto di presenza di sostanze/organismi potenzialmente dannosi per l'uomo. Su quest'ultimo punto il WWF provvederà ad inviare un addendum all'esposto.

Il WWF chiede, quindi, chiarezza su quanto avvenuto nel recente passato soprattutto in merito alle procedure autorizzative e sulle conseguenti azioni intraprese dagli enti a vario titolo competenti. Per l'immediato futuro è assolutamente necessario reprimere e/o sanzionare ogni forma di scarico non conforme o addirittura illegale e procedere ad allentare la pressione antropica sul fiume, soprattutto in relazione alle captazioni. Per quanto riguarda la disponibilità di acqua potabile ogni sforzo deve essere indirizzato sugli interventi di ricerca delle falle delle reti che in Abruzzo sono dei “colabrodo” con perdite che sfiorano il 50% dell'acqua immessa. Solo così, assieme alla promozione di forme di utilizzo efficiente e parsimonioso della risorsa (basti pensare al recupero/riuso da prescrivere nei regolamenti edilizi comunali), si potrà evitare di andare ogni anno in sofferenza.

martedì 17 ottobre 2017

Chiediamo al Presidente D’Alfonso e alla giunta regionale abruzzese un atto politico e mediatico forte per ribadire la contrarietà del territorio al progetto di estrazione del gas dal Lago di Bomba!

COMUNICATO STAMPA DEL 12 OTTOBRE 2017


Chiediamo al Presidente D’Alfonso e alla giunta regionale abruzzese un atto politico e mediatico forte per ribadire la contrarietà del territorio al progetto di estrazione del gas dal Lago di Bomba!



Istanza CMI Energia S.p.A.: è imminente la decisione del Comitato VIA del Ministero dell’ambiente, occorre inviare un segnale politico forte!

Il Comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio” e le associazioni Legambiente e WWF, come da proposta avanzata già in fase di presentazione delle osservazioni in opposizione all’istanza, chiedono alla giunta regionale di farsi promotrice e prima firmataria di due documenti: una diffida al Ministero dell’Ambiente perché non esprima parere favorevole al progetto, già bocciato dal Consiglio di Stato, e una richiesta al Ministero dello Sviluppo Economico perché ritiri il permesso di ricerca e dichiari per sempre che il giacimento di gas naturale di Bomba non è sfruttabile

Il Comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio” di Bomba e le associazioni Legambiente e WWF hanno inviato al Ministero dell’Ambiente dettagliate e scrupolose Osservazioni in opposizione allo Studio d’Impatto Ambientale presentato dalla CMI Energia S.p.A. in relazione all’istanza di richiesta di Coltivazione del giacimento di gas naturale denominato “Colle Santo” sito nel territorio dei Comuni di Bomba, Archi, Roccascalegna, Torricella Peligna, Pennadomo, Villa Santa Maria, Atessa e Colledimezzo che prevede, inoltre, la realizzazione di un gasdotto e la realizzazione di una raffineria a Paglieta, in provincia di Chieti.

La stessa cosa ha fatto la Regione Abruzzo.

Tutte le istituzioni, le associazioni ambientaliste, i comitati ed i cittadini interessati hanno ribadito l’assurdità di ripresentare, senza nessuna novità sostanziale, un progetto già bocciato due volte dal Comitato VIA della Regione Abruzzo e definitivamente respinto dal Consiglio di Stato con la Sentenza N. 02495/2015REG.PROV.COLL., N. 08032/2014 REG.RIC del 18 maggio 2015.

Il progetto giace al Ministero dell’Ambiente da più di un anno e la decisione potrebbe essere imminente. Siamo costretti a utilizzare il condizionale perché alla richiesta di poter partecipare ai lavori e di conoscere i tempi della decisione il Ministero ci ha risposto, con una comunicazione ufficiale, informandoci che “Detta istruttoria è svolta dalla Commissione con modalità e tempi dalla medesima autonomamente individuate in coerenza con la complessità tecnica e delle circostanze intervenute nel corso del procedimento.”, ossia cittadini ed enti locali devono solo tacere ed aspettare!

Nella contrapposizione a questa e alla precedente istanza della Forest c’è stato un impegno forte e costante dei cittadini del territorio e di tutte le istituzioni, Regione compresa.

A questo punto, nell’imminenza della decisione e vista la totale chiusura del comitato Via del Ministero, riteniamo che non ci si possa limitare ai soli atti formali, e chiediamo alle istituzioni locali tutte di compiere degli atti politici forti che abbiano un adeguato risalto mediatico nazionale per far valere il parere dell’Abruzzo al Ministero dell’Ambiente.

Per questo chiediamo al Presidente D’Alfonso e alla giunta regionale abruzzese di farsi promotrice e di essere prima firmataria, insieme alla Provincia di Chieti e a tutti i sindaci dei Comuni interessati, di due documenti che ribadiscono la contrarietà del territorio al progetto presentato dalla CMI energia S.p.A.

Comitato “Gestione Partecipata Territorio” Legambiente e WWF sollecitano le pubbliche amministrazioni a sottoscrivere i seguenti documenti:

· Una DIFFIDA al Ministero dell’Ambiente a non esprimere parere favorevole nei confronti di un progetto bocciato da una sentenza del Consiglio di Stato, su ricorso, tra gli altri, della stessa Regione Abruzzo, e respinto a tutti i livelli dagli Enti locali.

· Una RICHIESTA al Ministero dello Sviluppo Economico di ritirare il Permesso di Ricerca denominato “Colle Santo”, visto che lo stesso Ministero aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato affinché non si procedesse alla coltivazione del giacimento per i forti rischi idrogeologici. Al Ministero sarà richiesto, anche, di deliberare definitivamente l’impossibilità di sfruttare il giacimento di gas naturale di Bomba affinché non si possa ripresentare in futuro un ulteriore “nuovo” progetto.

Alleghiamo al presente comunicato stampa bozze dei suddetti documenti.

Attendiamo a breve un positivo riscontro da parte del Presidente D’Alfonso e di tutte le istituzioni locali interessate!

Massimo Colonna (Comitato Gestione Partecipata Territorio)
Giuseppe Di Marco (Legambiente Abruzzo) 
Luciano Di Tizio (WWF Abruzzo)

lunedì 16 ottobre 2017

Dopo quarant’anni Ombrina se ne va. Il WWF: una festa per tutti gli abruzzesi

La Capitaneria conferma, sono iniziate le operazioni per la chiusura definitiva del pozzo petrolifero
 

Dopo quarant’anni Ombrina se ne va. Il WWF: una festa per tutti gli abruzzesi

“Strani movimenti di una grande imbarcazione a ridosso del tripode che sovrasta il pozzo Ombrina Mare 2 ci hanno indotto a chiamare la Capitaneria di Porto di Ortona per capire che cosa stesse succedendo: il titolo ormai è scaduto ma la Rockhopper, ultima società concessionaria dell’area, aveva comunque ottenuto una dilazione sino alla fine del 2017 per smontare la testa di pozzo tuttora visibile in mare. Dalla Capitaneria è arrivata la conferma: Ombrina se ne va. Ed è, credeteci, una gioia grande e una festa per tutti gli abruzzesi”: così Fabrizia Arduini, responsabile energia del WWF regionale, racconta l’addio definitivo al progetto petrolifero che ha minacciato per anni la costa e che, con lo smantellamento del tripode tuttora presente in mare, sarà finalmente definitivamente cancellato.

Quella di Ombrina è una lunga storia, che parte poco più di 40 anni fa: era il marzo del 1987 quando la ELF Italia avviò nel sito un primo cantiere con perforazione. L’esito fu deludente per i petrolieri, tant’è che la cosa non ebbe seguito. Il pozzo era stato denominato Ombrina Mare 1.

Trascorsero gli anni, il Permesso di Ricerca passò di mano in mano sino ad approdare alla Medoil Gas, che nel 2008 decide di perforare un secondo pozzo, Ombrina Mare 2. L’esito questa volta venne ritenuto positivo, cosa che diede il via a uno dei progetti petroliferi a mare più controversi nella storia italiana.

L’ipotesi di un Centro Oli nelle campagne di Ortona venne respinta da quella che è stata una vera e propria indignazione popolare. Altrettanta indignazione c’è stata per la malsana idea di far stazionare una raffineria galleggiante in mare a poche miglia dalla costa. Ipotesi di intervento che cozzavano con l’Abruzzo regione dei Parchi, riducendo la regione a un vero e proprio distretto minerario a dispetto della volontà e degli interessi anche economici della stragrande maggioranza degli abitanti. Gli abruzzesi, descritti dagli stessi petrolieri come mansueti, proni di fronte al territorio svenduto a interessi estranei, si dimostrarono invece battaglieri e pronti a reagire come in pochi altri territori in Italia. L’indignazione fu talmente grande che travalicò i confini regionali, trascinando anche altre aree del Paese a schierarsi contro una visione dello sviluppo, è proprio il caso di dirlo, “fossile” fuori dal tempo e da ogni logica economica.

“Quel che è successo in questi anni – conclude Fabrizia Arduini - è ben noto: tra provvedimenti di legge e amministrativi, battaglie legali e manifestazioni pubbliche c’è stato in buona sostanza un vero e proprio braccio di ferro tra territori e quelli che si definiscono abitualmente poteri forti, sino ad arrivare al momento in cui, in questi giorni, con la totale dismissione, si sta chiudendo definitivamente anche sul piano fisico una delle battaglie simbolo della lotta contro i combustibili fossili. Non finisce qui, purtroppo: sono ancora troppi le istanze, i permessi di ricerca e le concessioni in terra e in mare. Ci sarà ancora da lottare ma se pensiamo alla situazione che si prospettava solo pochi anni fa, l’Abruzzo può essere davvero orgoglioso di se stesso”.Sempre in attesa che la costa teatina, la porzione del territorio regionale sulla quale insistono più istanze e titoli minerari, abbia finalmente il Parco Nazionale che attende dal 2001.

domenica 1 ottobre 2017

Parco Nazionale della Costa Teatina. WWF e ARCI: udienza a Mattarella per sbloccare una situazione in stallo

Comunicato stampa del 30 settembre 2017

 

Dopo il successo della quinta edizione della camminata sulla costa dei trabocchi

La maglietta del Parco al Presidente della Repubblica

Sarà chiesta udienza a Mattarella per sbloccare una situazione assurdamente in stallo


Una maglietta con la scritta “Cammina per il Parco” firmata da decine di cittadini, rappresentanti di associazioni, operatori economici e studiosi incontrati durante il cammino: è questo il regalo che i protagonisti della annuale passeggiata lungo la costa dei trabocchi hanno preparato per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale sarà richiesta udienza.


WWF e ARCI, che da cinque anni promuovono l’iniziativa, affideranno a Marco Terrei e Andrea Natale, gli ormai “storici” camminatori, un messaggio chiaro e inequivocabile: gli abruzzesi, o almeno la gran parte di loro, sono stanchi di aspettare il varo definitivo di un’area protetta formalmente istituita dal 2001 ma mai concretamente attivata nonostante sia stato persino nominato un commissario ad acta per la perimetrazione, il cui lavoro è rimasto assurdamente chiuso, ormai da alcuni anni, in un cassetto della presidenza del consiglio dei ministri. Né l’attuale presidente Gentiloni né il suo predecessore hanno dato seguito a quello che avrebbe dovuto essere un obbligo di legge chiudendo una pratica rimasta troppo a lungo inevasa.


La decisione di chiedere udienza al Capo dello Stato è maturata durante l’edizione 2017 di “Cammina per il Parco”, evento che, come negli anni precedenti, ha visto Andrea Natale e Marco Terrei passeggiare lungo i 70 km della Costa dei Trabocchi con il patrocinio di WWF Zona Frentana, WWF Young, Arci provinciale Chieti e il coordinamento scientifico dello IAAP (Istituto Abruzzese per le Aree Protette).


C’è stata una larghissima partecipazione sui social e sui media di persone che in diretta hanno apprezzato le bellezze di questo tratto di costa che attende l’istituzione ufficiale di Parco Nazionale ma che già oggi, nonostante i macroscopici ritardi, vive quotidianamente il Parco come se fosse già istituito.


I cittadini, a dispetto di una politica sempre più lontana dalle loro reali esigenze, operano infatti nel territorio ed è con questo che provano a confrontarsi senza rassegnazione ma un forte impulso al rinnovamento e alla individuazione di risposte per far fronte ai cambiamenti, climatici e turistici.


«Rispetto al passato, - racconta Marco Terrei, uno dei due camminatori - i cittadini sembrano avere una maggiore consapevolezza delle questioni ambientali con le quali, loro così come gli operatori turistici, convivono giorno dopo giorno. Il sostegno all’iniziativa di Cammina per il Parco è stato evidente e convinto ma ci è arrivata anche la richiesta di farci portatori di un’azione più forte e concreta verso la politica locale e regionale affinché vengano superate immotivate diffidenze e inutili polemiche partitiche per dare finalmente seguito a un serio progetto di conservazione e di sviluppo di questo territorio, che non può che passare attraverso il Parco».


«Come nelle precedenti edizioni, - riferisce Andrea Natale - in ogni tappa abbiamo avuto “ospiti” con i quali abbiamo trascorso una giornata per vedere e toccare la Natura, meravigliosa in molti tratti della costa. Lunghe chiacchierate e confronti sulle materie più disparate hanno caratterizzato queste giornate ed è stato interessante cogliere il forte interesse a conoscere sempre meglio un ambiente che merita di essere tutelato e protetto perché possano fruirne anche le prossime generazioni».


CAMMINA PER IL PARCO 2017

La quinta edizione di Cammina per il Parco si è conclusa domenica 17 settembre. Le interviste sul campo, le foto, i filmati e i dati raccolti in questa edizione possono essere sintetizzati nelle quattro aree di interesse qui sotto riportate.

Aree protette: l’insieme delle riserve regionali e dei SIC lungo l’ex tracciato ferroviario sta svolgendo un ruolo determinante per la conservazione degli ecosistemi naturali presenti sulla costa chietina. Basti pensare che ogni tratto di questa costa accoglie un animale divenuto simbolo dei luoghi ed è entrato oramai a far parte della cultura del territorio: il Fratino per la riserva Marina di Vasto; la testuggine terrestre per Torino di Sangro e la Lecceta; la Salandrina dagli occhiali per Rocca San Giovanni/San Vito Chietino e il Fosso delle Farfalle, ecc. Ne abbiamo avuto la conferma nei giorni di Cammina per il Parco osservando la flora e la fauna ivi presente ma oltre all’aspetto scientifico abbiamo, ancora una volta, avuto la conferma dell’attaccamento a questi luoghi da parte delle persone che li frequentano a qualunque ora del giorno. Famiglie, gruppi di giovani o fidanzatini, scolaresche e turisti visitano le riserve per godere della pace e del silenzio che offrono, per scattare foto, per ascoltare i suoni della Natura, per studiare o anche per fare ginnastica…

Pista ciclabile: sono nella fase iniziale i lavori della Via Verde. Opera attesa da diversi anni e dalla quale tante persone che vivono su questo territorio si aspettano il rilancio della conservazione degli ecosistemi, il rilancio del turismo, la creazione, attraverso l’istituzione del Parco, di un marchio che aiuti a identificare questo territorio come un unicum e a caratterizzarlo positivamente.

I giovani e il parco: questa edizione si è caratterizzata per l’incontro con molti giovani, per la maggior parte studenti universitari ma anche ricercatori. Nell’ascoltare le loro voci è emerso chiaramente un forte attaccamento alla loro terra così come il bisogno di avere risposte dalla politica in merito alle possibilità lavorative. La passione è tanta ed è quella che fa stare ore davanti al microscopio al solo scopo di capire i meccanismi che stanno dietro ai fenomeni. Il progetto “Marin Litter”, ad esempio, studia il fenomeno dello spiaggiamento dei rifiuti. Ne abbiamo parlato con Maria Carla de Francesco, biologa marina che collabora con l’università del Molise che ci ha spiegato quel che accade e quali potrebbero essere le soluzioni.

Educazione ambientale: dalla camminata abbiamo avuto modo di capire quanto bisogno ci sia di informare il cittadino il quale si sente solo e confuso. Da un lato osserva inerme i fenomeni naturali, e dall’altro avverte la mancanza di una programmazione da parte della politica nei confronti del territorio. Il cambiamento climatico è oramai un dato accertato e richiede azioni concrete e puntuali sul territorio, scelte attente e consapevoli che il politico, affiancato da esperti, deve porre in essere. Le azioni spot, in risposta a richieste locali, come è stato finora - ad esempio per la posa in opera delle barriere frangiflutti - si sono dimostrate inadeguate. La soluzione è una reale collaborazione tra gli organi della politica e gli istituti di ricerca i quali, solo loro, possono indirizzare verso scelte adeguante. Tutti questi percorsi, tuttavia, devono essere condivisi con il territorio al fine di avere la piena collaborazioni dei cittadini, delle associazioni e degli operatori. Non c’è più tempo da perdere: i cittadini, gli operatori, le associazioni sono pronti. Perché si attivino tavoli comuni manca solo la volontà politica…

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

venerdì 29 settembre 2017

Inceneritore in Val di Sangro. Il WWF e altri comitati diffidano la Regione Abruzzo


COMUNICATO STAMPA del 28/09/2017

Inceneritore in Val Di Sangro, archiviate la pratica, basta perdere tempo!

Associazioni e comitati diffidano la commissione di Valutazione di Impatto Ambientale della regione Abruzzo dall’ assecondare la richiesta della proponente Marcantonio sas di prorogare i termini per valutare il progetto.


Dopo oltre 2 anni dalla presentazione del progetto di pirogassificazione di rifiuti, previsto tra i comuni di Lanciano e Sant’Eusanio del Sangro, la società proponente chiede una proroga per integrare il progetto fino al 31 dicembre 2017. Il progetto, ricordiamo, prevede di lavorare oltre 33000 t di rifiuti annue, tra cui plastiche e rifiuti industriali ed è stato già fortemente contestato con manifestazioni e sit-in da comitati, associazioni ambientaliste e amministrazioni comunali.

Come già evidenziato nelle osservazioni inviate nell’ambito della procedura di valutazione, oltre agli impatti ambientali ineludibili, in specie per i due Siti di Interesse Comunitario -SIC- Lago di Serranella e Bosco di Mozzagrogna, il recupero energetico, è una strada obsoleta. L’innovazione tecnologica ha di fatto reso il recupero di materia assai più vantaggioso con ottime ricadute sugli aspetti ambientali e occupazionali, quindi la regione Abruzzo ha bisogno di impianti che siano di supporto alla raccolta differenziata, in modo particolare impianti di compostaggio e di recupero di materia, così facendo il rifiuto diventa una risorsa e non un problema per l’ambiente e la salute.

Ma è l’ennesimo progetto dove le scelte non vanno in direzione del volere dei cittadini.

Difatti ci troviamo ancora una volta di fronte ad un paradosso, siamo ben oltre il termine dei 150 gg. e quando finalmente sembrava che i tecnici della commissione si avviavano ad una più concreta e giustificata archiviazione il tutto viene rimesso in discussione. Il 30 maggio scorso, il responsabile del servizio valutazione ambientale invia una nota in cui intima all’azienda proponente di integrare il progetto con i documenti richiesti, pena l’archiviazione del procedimento VIA. Trenta giorni dopo i documenti integrativi non arrivano sulle scrivanie del servizio di valutazione, ma arriva da parte della proponente Marcantonio Sas ,il 4 luglio, quindi oltre il termine precedentemente imposto, una richiesta di sospensione del procedimento fino al 31 dicembre 2017. Il giorno dopo gli stessi dirigenti che avevano predisposto il termine dei trenta giorni, non accolgono la richiesta di sospensione fino a fine anno, in virtù dell’enorme tempo già concesso ma concedono 90gg di proroga, poi si procederà comunque ad inserire la pratica all’ordine del giorno. Tutto questo ci sembra assurdo!

Eppure la normativa, in questo caso, gli artt. 24 e 26 del d.lgs. 152/2006 e l’art. 2 della L. 241/1990 sono chiari, i termini sono scaduti e non dovevano esser concesse ulteriori proroghe.

È su questo solco, che noi del COMITATO POPOLARE NO INCENERITORE IN VAL DI SANGRO, WWF Zona Frentana e associazione NOIMESSIDAPARTE, in data odierna, diffidiamo la commissione CCR-VIA a concedere ulteriori proroghe e invitiamo la stessa ad archiviare definitivamente il suddetto progetto, tanto più che la giurisprudenza non lascia spazio a sospensioni sine die, motivate da qualsivoglia esigenza estranea al paradigma normativo che regola l’attività amministrativa.

Comitato No Inceneritore in Val di Sangro
WWF – Zona Frentana e Costa Teatina
NOIMESSIDAPARTE - APS

giovedì 14 settembre 2017

"Cammina per il Parco". Parte da San Salvo la quinta edizione dell’iniziativa patrocinata da WWF e ARCI

Cammina per il Parco 2017: insieme lungo la Costa dei Trabocchi per difendere il capitale blu 
Appuntamento aperto a tutti, da seguire sul campo o attraverso la pagina Facebook

“Insieme per difendere il capitale blu”: questo sintetico messaggio sta accompagnando le iniziative del WWF dal giugno scorso, quando l’associazione del Panda ha lanciato “GenerAzioneMare”, una lunga serie di eventi in tutta Italia per richiamare l’attenzione e proteggere coste e acque sempre più minacciate da inquinamento e sfruttamento eccessivo. Un messaggio che è anche alla base di Cammina per il Parco, la maratona a tappe che Andrea Natale e Marco Terrei riproporranno da domani a domenica e che arriva quest’anno alla sua quinta edizione. La passeggiata lungo i 70 km della Costa dei Trabocchi ha il patrocinio di WWF Zona Frentana, WWF Young, Arci provinciale Chieti e si avvale del coordinamento scientifico dello IAAP (Istituto Abruzzese per le Aree Protette). 
Un affascinante e simbolico percorso alla scoperta delle bellezze naturali del Parco Nazionale della Costa Teatina, nel limbo ormai da ben 16 anni. Si parte giovedì 14 settembre alle 9 in punto dalla spiaggia di San Salvo e si arriva nel pomeriggio di domenica 17 a Francavilla al Mare, nei pressi di quello che è ormai l’ex Palazzo Sirena. 
Quattro tappe durante le quali i camminatori osserveranno con gli occhi dell’ecologo e del naturalista la costa della provincia di Chieti interessata, come tutti i litorali italiani, da profondi mutamenti legati ai cambiamenti climatici in atto, a processi di urbanizzazione incontrollata, alla pressione degli insediamenti produttivi e delle attività ricreative e di balneazione. Tutti fattori che incidono sui delicati ecosistemi naturali della costa e che quindi è necessario monitorare e tenere sotto controllo.
Il Parco Nazionale della Costa Teatina è un parco terrestre, destinato (quando il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica si decideranno a rispettare la legge rispettivamente predisponendo e firmando il decreto per la sua perimetrazione) a tutelare e valorizzare un territorio che resta di eccezionale valore naturalistico nonostante i tanti errori commessi negli anni dall’uomo. Si tratta tuttavia di un Parco che per l’intero suo territorio si affaccia sul mare. E il tema di Cammina per il Parco 2017 è appunto il mare.
Da sempre fonte di sostentamento per le popolazioni locali, l’Adriatico subisce sia una forte pressione antropica diretta sulla costa che le conseguenze delle attività umane svolte nell’entroterra. Il monitoraggio svolto nei quattro giorni della camminata è finalizzato a raccogliere dati, in particolare su alcuni temi:
·         Erosione. Già nelle precedenti edizioni è stato documentato con dovizia di particolari il processo di erosione che sta interessando alcune zone della costa. Quali soluzioni per affrontare il problema?
·         Aree Protette e Turismo. Il ruolo delle aree protette come baluardo per la conservazione per la flora e la fauna della costa, per l’educazione ambientale e per lo sviluppo di un turismo responsabile e sostenibile.
·         Via Verde e Aree Connesse. Luci e ombre sul progetto della Via Verde, in fase di realizzazione. Una infrastruttura che cambierà il volto dell’ex tracciato ferroviario. In che modo? Come connettere il costituendo Parco della Costa Teatina con le aree naturali e le zone protette già presenti sul territorio? Analisi delle varie proposte.
·         Habitat sottomarini coralligeni. Il mare che a un occhio poco attento potrebbe apparire come una piatta distesa di acqua nasconde invece molte forme di vita, ancorate al fondo e non, che verranno osservate al fine di giudicarne lo stato di salute.
Ogni giorno i camminatori incontreranno un esperto con il quale passeggeranno per un tratto di costa discutendo e riflettendo sulle diverse questioni in ballo.
Marco e Andrea, accompagnati anche da amiche e amici i che si uniranno a loro per una o più giornate, scatteranno foto e gireranno video, raccoglieranno dati su flora e fauna, effettueranno interviste alle persone che vivono sulla costa… 
Tutti quelli che non potranno essere con loro lungo il percorso sono invece invitati sulla pagina Facebook, luogo di condivisione per foto, video e commenti, un appuntamento fisso per quattro giorni, come nelle precedenti edizioni, per i numerosi amici di Cammina per il Parco



mercoledì 6 settembre 2017

Modificata la commissione Caccia di Chieti. Il WWF aveva presentato alla Regione una formale diffida



Comunicato del 5 settembre 2017

Il WWF aveva presentato alla Regione una formale diffida, l’11 agosto scorso, segnalando la mancata presenza di un laureato in scienze biologiche o naturali, obbligatoria per legge

Cambia la commissione che abilita all’esercizio venatorio in provincia di Chieti

Resta un nodo: sono da annullare tutti gli eventuali provvedimenti assunti da gennaio a oggi


Cambia la composizione della Commissione d’esame per il conseguimento dell’abilitazione all’esercizio venatorio della Provincia di Chieti. Con una lettera inviata al WWF in questi giorni, il direttore del Dipartimento regionale competente (Politiche dello Sviluppo Rurale e della Pesca), annuncia che «riesaminando il combinato disposto dell’art. 22 della l.r. 10/2004 e dell’art. 22 della l. 157/92, si ravvisa l’esigenza di completare la qualificazione in termini di esperienza e competenza della commissione di cui si tratta; si provvederà pertanto a proporre variazione alla sua composizione elevando a rango di effettivo il membro segnalato dall’Ente produttore di Selvaggina, Franco Perco, unico tra i commissari che la compongono ad essere dotato di laurea nelle materie previste dalla legge n. 157/92».

Il “ravvedimento” nasce da una diffida inviata l’11 agosto scorso dal WWF alla Regione nella quale l’Associazione ricordava appunto che nelle Commissioni per l’abilitazione all’esercizio venatorio, nominate dalle Regioni in ciascun capoluogo di provincia, deve esserci, in base a un obbligo di legge, almeno un componente effettivo laureato in scienze biologiche o in scienze naturali esperto in vertebrati omeotermi, quelli volgarmente detti “a sangue caldo”. Obbligo che non era stato rispettato per la commissione provinciale di Chieti, istituita con DGR n. 21 del 26 gennaio 2017.

Prendiamo atto dell’intervento correttivo, anche se ci dispiace che debba essere una associazione a ricordare a un ente pubblico la necessità di rispettare la legge. Resta infine un nodo: non sappiamo al momento se da gennaio a oggi la Commissione abbia o meno abilitato cacciatori (sarà necessario un accesso agli atti per accertarlo), ma se lo avesse fatto sarà indispensabile annullare ogni provvedimento emesso da una Commissione nominata in palese violazione di legge.

sabato 10 giugno 2017

GenerAzione Mare. Domenica 11 giugno Riserva Marina di Vasto



                           Comunicato stampa 8 giugno 2017
 
GenerAzioneMare: la campagna WWF in difesa del mare e delle coste
Il mare sotto assedio: inquinamento, estrazioni petrolifere, eccessivo sfruttamento stock ittici, abbandono plastiche, cementificazione costa
Anche in Abruzzo iniziative nel fine settimana 10 e 11 giugno
 
GenerAzioneMare è la nuova campagna del WWF Italia in difesa del mare e delle coste.
La storia e la vita del nostro Paese, ponte nel Mediterraneo tra due continenti, sono profondamente legate al mare. Dal mare è nata una delle civiltà più antiche del Pianeta e lungo gli 8.000 km di costa si è sviluppata una ricca economia fatta di pesca, scambi commerciali e, in tempi più recenti, turismo.
Eppure questa risorsa così importante è sotto assedio: l’inquinamento dai corsi d’acqua interni, la cementificazione della costa, la ricerca e l’estrazione di idrocarburi, la distruzione delle aree umide di transito, l’eccessivo sfruttamento degli stock ittici, l’abbandono di plastiche con il loro pericoloso rilascio di sostanze chimiche nell’ambiente mettono a serio rischio l’ecosistema marino.
Un ecosistema che è ancora ricco di biodiversità. L’Italia, infatti, è uno dei Paesi più ricchi in Europa e nel Mediterraneo in termini di biodiversità marina: delle 8.750 specie elencate nelle checklist del Mediterraneo il 10% è nota esclusivamente per i mari italiani, delle 10 specie di Cetacei presenti nel Mar Mediterraneo ben 8 sono presenti nelle acque italiane, i sistemi dunali ancora intatti occupano 3.000 km di costa.

Il WWF ha così lanciato una campagna di informazione e mobilitazione in difesa del mare e delle coste che, dopo un convegno nazionale svoltosi a Napoli il 7 giugno, avrà una prima attivazione con decine di iniziative di volontariato domenica 11 giugno.
Anche in Abruzzo sono previste varie iniziative.
Si inizia sabato 10 giugno alle ore 10 con l’incontro pubblico “GenerAzioneMare” a Pescara nella Sala della Figlia di Iorio della Provincia in piazza Italia. Un’occasione di confronto sulla tutela del mare e sugli effetti dell’inquinamento sull’ambiente marino, ma anche su quello che, tramite il pescato, arriva sulle nostre tavole. Dopo i saluti di Antonio Di Marco, Presidente della Provincia, del Contrammiraglio Enrico Moretti, direttore della Capitaneria di Porto di Pescara, e di Marina De Ascentiis, consigliere dell’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano”, i lavori, coordinati dal giornalista Roberto Mingardi, proseguiranno con gli interventi di Dante Caserta, Vicepresidente WWF Italia, Vincenzo Olivieri, Presidente del Centro Studi Cetacei, e Antonio Canu, Presidente di WWF Oasi.
Domenica 11 giugno sono invece previsti tre diversi eventi a Vasto, Pescara e Roseto degli Abruzzi.
A Vasto un’esperienza di citizen science con appuntamento alle ore 9.15 presso l’ingresso nord della Riserva regionale “Marina di Vasto”, nuova Oasi WWF regionale, per una giornata di censimento sulla fauna vertebrata presente nella Riserva e la presentazione del progetto “Fra onde e sabbia” presso il Giardino botanico mediterraneo di San Salvo.
A Pescara appuntamento alle ore 15.30 presso il porto turistico per la liberazione di una tartaruga Caretta caretta recuperata dal Centro Studi Cetacei che potrà essere restituita al suo ambiente naturale.
A Roseto degli Abruzzi appuntamento alle ore 17.30 presso il Lido Celommi sul lungomare per conoscere il “Mondo del Fratino” con una mostra di disegni degli alunni degli Istituti comprensivi rosetani, la presentazione del libro “Fratini d’Italia“ con l’autore Franco Sacchetti e una passeggiata verso la Riserva naturale del Borsacchio.
“Il mare della nostra regione merita una maggiore attenzione”, dichiara Luciano Di Tizio, Delegato regionale del WWF. “Anche noi abruzzesi, infatti, conosciamo fin troppo bene, purtroppo, i problemi evidenziati a scala planetaria dal WWF Internazionale: dall’inquinamento dei fiumi che si ripercuotono puntualmente nel mare con problemi ingigantiti durante la stagione balneare alla cementificazione della costa, dalle ricerche petrolifere alla pesca invasiva e all’avvio di grandi impianti di acquacoltura senza alcuna pianificazione. Anche noi siamo chiamati a fare la nostra parte. La difesa del mare è anche una difesa di un modello di sviluppo sostenibile che dovrà essere necessariamente più attento alla tutela delle risorse naturali, pena la perdita della capacità rigenerativa del mare e il conseguente danneggiamento delle economie sviluppatesi nel mare e lungo la costa”.

Ortona, di nuovo costruzioni sulle spiagge, di nuovo inutili ripascimenti

 COMUNICATO STAMPA DEL 08 GIUGNO 2017

Mai più
Ortona, di nuovo costruzioni sulle spiagge, di nuovo inutili ripascimenti



Ancora una volta l’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina è costretta a puntare il dito su una delle annose situazioni che oltre ad avere un impatto ambientale hanno anche un notevole impatto economico, sia in forma diretta che indiretta. Obbiettivo dell’ennesimo attacco è la nostra splendida spiaggia che va da Postilli al Riccio, dove nella parte, più a sud nel 2007 fu istituito il parco delle dune poiché area di pregio naturalistico. Una sorta di risarcimento etico, per la parte devastata, quella più a nord, dalla inutile opera viaria che ha contribuito ad indebitare il comune, la strada Postilli Riccio. Opera che il WWF condannò, chiedendo il solo potenziamento della strada già esisitente.
I nostri timori, purtroppo, stanno diventando realtà: la lenta cementificazione di quell’area, un operazione rischiosa, potenzialmente devastante, e stupida in piena era di cambiamenti climatici, dove tutte le indicazioni della Unione Europea vertono sulla rinaturalizzazione degli arenili e sull’arretramento del nuovo urbanizzato necessario, poiché sono la soluzione più efficace per contenere l’ingressione marina.
Vedere ancora oggi che si costruisce sulle spiagge per il WWF e non solo, invece di riqualificare e migliorare l’esistente e recuperare il patrimonio edilizio abbandonato è veramente un pugno al buon senso.
Nel caso specifico si tratta di una palazzina di due piani a quanto sembra, in costruzione vicino alla ex scuola elementare, sul quale la nostra Associazione ha intenzione di vederci chiaro e verificare, tramite accesso agli atti, come sia stato possibile costruire ancora in queste zone, stante la normativa di settore che regolamenta la gestione di queste aree, in particolare: la legge nazionale del 1985 -Galasso- che vietava di costruire entro i 300 metri dalla battigia, e la serie di vincoli paesaggistici dell’area, previsti oltre al Piano Paesistico Regionale anche nel vigente P.R.P.
A questo si aggiunge l’ennesimo prelievo di sabbia per l’inutile, dannoso e costoso ripascimento davanti a stabilimenti balneari a cui si è consentito di costruire dentro l’espansione dell’onda.
Sono queste attività inutili e costose, perché è come il bambino che con il secchiello cerca di svuotare il mare, non è un mistero che dopo qualche mareggiata la sabbia che viene usata scompare alle prime mareggiate.

Dannoso perché si altera con mezzi meccanici il delicato equilibrio di un ecosistema complesso, e in questo caso il punto di prelievo è proprio il Parco Comunale delle Dune. Costoso, perché queste operazioni inutili si devono ripetere negli anni a carico dei contribuenti.
Quello che ci amareggia è che quei soldi usati per il ripascimento annuale, potrebbero essere usati per un progetto di riqualificazione naturalistica del Parco delle Dune, per la sua ripulitura a mano, magari coinvolgendo anche la Comunità locale e le associazioni.
Lasciare quella parte di spiaggia a cui si è anche riconosciuta una valenza naturalistica, nell’abbandono totale, piena di rifiuti, dove a rotazione diviene pista per i quod o per i rave party è una pessima fotografia dell’intera città. Il WWF, insieme alle tante persone che ci hanno allertato, sono veramente stanche di assistere a queste situazioni senza alcun nesso razionale, spesso azioni mosse da piccoli interessi che non hanno niente a che vedere con una visione di insieme intelligente e moderna.
Cosa hanno da dire i tanti candidati a cui facciamo i nostri auguri di buon lavoro, tutti parlano di ambiente, ma nessuno è sceso nel dettaglio. Sulle spiagge prevedono ancora altri stabilimenti balneari, cemento? o è giunto il momento di voltare pagina e capire che il turismo si muove verso chi cura e protegge il proprio territorio, anche perché la collettività è sinceramente stufa di pagare per pianificazioni errate.


Fabrizia Arduini
presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus

giovedì 18 maggio 2017

Domenica 21 maggio - Facciamo più bella la spiaggia del Foro di Ortona


Domenica 21 maggio - Giornata delle Oasi WWF - Lago di Serranella


LA RISERVA MARINA DI VASTO AFFIDATA A LEGAMBIENTE E WWF


Firmato il protocollo di intesa con il Comune. Lo IAAP curerà la parte operativa

LA RISERVA MARINA DI VASTO AFFIDATA A LEGAMBIENTE E WWF

Una svolta per l'area. Sarà valorizzata l'attività già avviata dai volontari.



Firmato ufficialmente questa mattina il protocollo di intesa tra Comune di Vasto, Legambiente, WWF e l'Istituto Abruzzese per le Aree Protette (IAAP) per la gestione della Riserva Naturale Regionale Marina di Vasto istituita nel 2007.

Le due Associazioni ambientaliste e la struttura operativa dello IAAP da oggi gestiranno congiuntamente l'area protetta con la volontà di attivare e valorizzare una riserva che riveste un ruolo strategico, non solo nella tutela e conservazione dei sistemi naturali esistenti, come quelli dunali e le aree umide, ma anche per rafforzarla come attrattore di un comprensorio caratterizzato da una strategia che sposa sempre di più l'ecoturismo e che è parte della Via Verde.

Tra le finalità della gestione ci sono anche la necessità di superare le attuali criticità della fruizione dell'area, rafforzare i rapporti con gli operatori turistici locali che, oggi più di ieri, necessitano di qualità e cura ambientale e favorire e implementare le attività educative ed aggregative, valorizzando tutto quello che finora preziosi gruppi di volontari hanno già fatto per quel territorio.

“L'attività svolta nella gestione della riserva – dichiarano le associazioni - sarà ispirata al principio di solidarietà sociale e alla conservazione ambientale e alla promozione di modelli di sostenibilità che valorizzano le risorse endogene e migliorano la “qualità del vivere”, in stretta correlazione con lo sviluppo e il riequilibrio dell’ecosistema cittadino. Senza mai dimenticare il fine ultimo del varo del Parco Nazionale della Costa Teatina, traguardo fondamentale per il rilancio economico, sociale e ambientale dell'intera costa dei Trabocchi.”

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

domenica 30 aprile 2017

Rubate le uova di Fratino deposte sulla spiaggia di San Salvo. Il WWF alle autorità: individuare i responsabili.



COMUNICATO  STAMPA  DEL 28 APRILE 2017

Rubate le uova di Fratino deposte sulla spiaggia di San Salvo.
Il WWF alle autorità: individuare i responsabili.

SAN SALVO - Si è ripetuto quello che era già successo negli anni passati: i volontari del Gruppo Fratino di Vasto hanno constatato che nei giorni scorsi i due nidi individuati sulla spiaggia di San Salvo sono andati persi: segni indiscutibili di persone che hanno asportato ben 5 uova sulle 6 deposte. Il sesto uovo è stato abbandonato in cova. Comunque, sono state ricevute alcune informazioni spontanee che potrebbero essere utili a risalire agli autori, finora ignoti, degli illeciti.
I soggetti hanno oltrepassato i recinti, sollevato le gabbiette di protezione e fatto sparire le uova. Tutto questo vanifica il lavoro fin qui svolto dai volontari che prestano la loro attività gratuita per la tutela di questa specie di uccello e del suo habitat. Da qualche anno i volontari hanno avuto anche il riconoscimento del lavoro svolto anche da parte dellAmministrazione Comunale di San Salvo che si sta apprezzabilmente attivando per migliorare le condizioni ambientali necessarie per la riproduzione di questa specie.
Ricordiamo che il Fratino (Charadrius alexandrinus) è un piccolo e raro uccello che nidifica sulle spiagge sabbiose, ma solo su quelle che ancora mantengono un minimo di naturalità. E quindi un utile indicatore biologico delle condizioni degli ambienti dunali del litorale abruzzese.
La specie Fratino è tutelata dalla Direttiva Comunitaria e dalla Legge italiana ed  è inserita nellallegato I come specie particolarmente protetta. La sua popolazione è in declino nel nostro Paese.
La maggiore minaccia per la conservazione di questuccello è rappresentata dalla distruzione e manomissione dellambiente dunale.

Le Guardie Giurate Volontarie del WWF sottolineano come il prelievo di uova, nidi e piccoli nati di uccelli sia considerato reato dal nostro ordinamento giuridico e la sanzione prevista è di 1 anno di arresto o lammenda oltre i 2.000 euro, così come è sanzionato il disturbo deliberato delle specie protette.

Per il WWF e importante identificare i responsabili di questo vile gesto anche perché oramai non può più considerarsi come gesto isolato. Per questo è indispensabile che i volontari ambientalisti, lamministrazione comunale e gli operatori balneari più sensibili proseguano nella loro attività sinergica con rinnovato impegno, garantendo, nell'ambito delle loro peculiarità istituzionali, un controllo assiduo e costante del territorio, finalizzato alla tutela e alla fruizione sostenibile del patrimonio ambientale, in cui la presenza del Fratino potrà essere considerata un valore aggiunto alle proposte turistiche della nostra costa.