sabato 1 aprile 2017

Tagli di alberi nella Riserva “Marina di Vasto” Denuncia delle Guardie Volontarie del WWF


COMUNICATO STAMPA DEL 01 APRILE 2017

Ancora tagli abusivi di alberi nella Riserva Regionale “Marina di Vasto”
Denuncia delle Guardie Volontarie del WWF

VASTO - Una denuncia è stata presentata dalla Guardie Giurate Ambientali volontarie del WWF al Comando di Polizia Municipale di Vasto e all’Assessore all’Ambiente per un taglio abusivo di una decina di alberi (Pinus spp) e relativo furto di legnale avvenuto nei giorni scorsi in Loc. San Tommaso, del perimetro della Riserva Naturale Marina di Vasto.

I volontari del WWF chiedono alle autorità competenti di effettuare gli accertamenti del caso ed indagare per identificare i colpevoli.

In questa zona le presenze vegetali dell’ambiente dunale sono tutelate anche dal Sito di Interesse Comunitario (SIC) “Marina di Vasto”, ma purtroppo non sono pochi gli illeciti che si verificano all’interno di quest’area protetta, attività vietate che danneggiano non solo le piante, gli animali ma anche il paesaggio oramai unico della costa abruzzese.

La Riserva Naturale Marina di Vasto è stata istituita dalla Regione Abruzzo nel 2007 ed è ancora priva di gestione e di vigilanza.

martedì 28 marzo 2017

Inquinamento delle acque a Rocca San Giovanni: c’è anche una denuncia delle Guardie volontarie del WWF

Comunicato stampa del 27 marzo 2017
 
La recente denuncia a carico del presidente e di un tecnico della SASI 
 
Inquinamento delle acque a Rocca San Giovanni: a monte dell’inchiesta dei Carabinieri Forestali c’è anche una denuncia delle Guardie volontarie del WWF
 
«La cattiva depurazione grave problema in tantissimi corsi d’acqua abruzzesi» 
 
C’è una circostanziata denuncia all’autorità giudiziaria da parte delle guardie volontarie del WWF a monte dell’inchiesta dei Carabinieri Forestali sull’inquinamento delle acque del torrente Fontanelle a Rocca San Giovanni, che ha portato al deferimento all’autorità giudiziaria dei presunti responsabili individuati nel presidente della SASI Gianfranco Basterebbe e in un tecnico della stessa società. Nella segnalazione del WWF è stata messa in evidenza quella che appare come la più importante fonte di inquinamento del Fontanelle, diretta conseguenza di alcuni pozzi Imhoff (i cosiddetti “pozzi neri”) non funzionanti. Anziché provvedere alla primaria sedimentazione e digestione dei fanghi degli scarichi di acque reflue che giungono da circa 200 famiglie e da un importante centro commerciale della zona, i pozzi venivano by-passati da condutture che sversavano, tal quale, il liquame inquinante nel torrente fino a giungere al mare in località Foce di Rocca San Giovanni. Dichiara Claudio Allegrino, coordinatore regionale delle Guardie Giurate Volontarie del WWF: «Purtroppo le nostre denunce rappresentano soltanto la punta di iceberg di una situazione relativa alla depurazione delle acque nella Provincia di Chieti ancora sotto gli standard minimi richiesti dalla Comunità Europea. Ricordiamo che nel 2015, a seguito del sequestro da parte della Procura della Repubblica di Lanciano, la SASI avrebbe dovuto mettere in regola 12 depuratori tra Lanciano, Rocca San Giovanni, Atessa, Treglio, Bomba e altri paesi. La Procura aveva per l’ennesima volta certificato che i 12 depuratori gestiti dalla SASI erano mal funzionanti e inadeguati al loro scopo. Nel 2016 sono stati invece nuovamente sequestrati i depuratori e ancora una volta denunciato il Presidente della SASI in quanto, secondo la magistratura, in quasi un anno e mezzo poco o nulla era stato fatto per rendere efficienti gli impianti». Luciano Di Tizio delegato Regionale del WWF, aggiunge: «La speranza è ora quella che, a seguito delle denunce delle guardie WWF, le acque del Torrente Fontanelle possano tornare a essere meno inquinanti anche in vista della imminente stagione balneare. Colgo l’occasione per sottolineare, in positivo, l’importante lavoro d’indagine svolto dai Carabinieri Forestali, in questo caso specifico quelli del Comando di Stazione di Lanciano. Ma va purtroppo anche necessariamente sottolineato, in negativo, che la cattiva depurazione o, peggio, l’assenza di depurazione, è un problema che riguarda moltissimi dei fiumi, torrenti e fossi abruzzesi la cui pessima situazione è stata per troppi anni colpevolmente trascurata dalla politica regionale».
 
 WWF Italia Onlus, Abruzzo
 abruzzo@wwf.it

giovedì 16 marzo 2017

Video Earth Hour 2017


WWF. Tra dieci giorni torna l’Ora della Terra, mobilitazione planetaria che abbraccia circa 180 Paesi

Comunicato stampa del 15 marzo 2017 
 
 
Tra dieci giorni torna l’Ora della Terra, mobilitazione planetaria che abbraccia circa 180 Paesi

WWF, ANCI e Regione insieme per combattere i cambiamenti climatici

Presentata una bozza di delibera per favorire piani di adattamento anche a livello comunale


Il 25 marzo 2017 torna l’Ora della Terra (Earth Hour), la più grande mobilitazione globale di cittadini e comunità di tutto il Pianeta per la lotta al cambiamento climatico, promossa dal WWF Internazionale ormai da ben 11 anni. Le luci si spegneranno per un’ora dalle 20.30 alle 21.30. La partecipazione all’iniziativa si fonda sulla semplicità, ma al tempo stesso sulla significatività di un gesto: spegnere la luce di una casa, un edificio, un monumento, l’illuminazione di una strada o di un luogo per un’ora, partecipando così ad un’iniziativa di forte valenza simbolica per rendere esplicita la volontà di sentirsi uniti in una sfida globale.

Dalla prima edizione del 2007, che coinvolse la sola città di Sidney, l’Ora della Terra si è rapidamente propagata in ogni angolo del Pianeta. Nel 2016 sono state migliaia le iniziative alle quali hanno aderito centinaia di milioni di abitanti della Terra in 178 diversi Paesi. In Italia si sono spenti oltre 400 luoghi e monumenti grazie all’adesione di Istituzioni nazionali e locali.

L’urgenza di agire contro i cambiamenti climatici è sotto gli occhi di tutti. Il 2016 sarà dichiarato l’anno più caldo mai registrato: secondo le prime valutazione ben 1,3°C (globalmente) sopra la media dell’era preindustriale. Gli eventi negativi legati al cambiamento climatico diventano sempre più evidenti e preoccupanti, ma siamo in tempo per evitare lo sconvolgimento di ecosistemi, specie e vita di milioni di persone e delle future generazioni: bisogna però azzerare le emissioni di gas serra e puntare su efficienza energetica e fonti rinnovabili.

Nella COP 22, Conferenza ONU sul clima che si è tenuta a Marrakech lo scorso novembre, 196 Paesi hanno deciso di dare gambe all’Accordo di Parigi, chiedendo a Governi nazionali e locali, investitori e imprenditori privati di accelerare la transizione verso lo sviluppo sostenibile. Occorre porsi obiettivi ambiziosi per la drastica riduzione, da subito, delle emissioni di CO2: questa è la condizione per vincere la sfida posta dall’Accordo di Parigi (ratificato da 122 Paesi e già in vigore), rimanendo entro 1,5%° C di aumento medio della temperatura globale rispetto all’era preindustriale.

Quest’anno in Abruzzo l’Ora della Terra assume un valore particolare.

«L’ANCI Abruzzo – spiega il presidente Luciano Lapenna - ha voluto aderire convintamente all’iniziativa, ribadendo a livello regionale l’adesione già formalizzata dall’ANCI nazionale e invitando tutti i Comuni abruzzesi a partecipare. Dopo i tanti problemi vissuti negli ultimi mesi abbiamo voluto puntare fortemente sull’adesione delle nostre Comunità, aggiungendo d’intesa col WWF uno slogan specifico per la nostra regione: “Spegnere le luci per un’ora per salvare il Pianeta, spegnere le luci per un’ora per riaccendere l’Abruzzo”. Abbiamo infatti un estremo bisogno, tutti insieme, di voltare pagina e di riconquistarci il diritto a guardare al futuro con ottimismo».

«Il nostro territorio – aggiunge il delegato regionale del WWF Luciano Di Tizio - è stato messo a durissima prova nelle prime settimane dell’anno, anche in conseguenza di un andamento meteo anomalo, certamente favorito dal clima che sta cambiando. Il WWF ha per questo elaborato una bozza di delibera che abbiamo consegnato questa mattina al presidente dell’ANCI Abruzzo perché la distribuisca ai comuni della regione interessati a dare rapida concretezza alla esigenza di contrastare i cambiamenti climatici adottando piani comunali d’intesa con la Regione per ottimizzare gli sforzi e i risultati»

«L’iniziativa del WWF – conclude il Sottosegretario con delega all’Ambiente Mario Mazzocca - è decisamente positiva e in linea con quanto l’Abruzzo si sta impegnando a fare. È in fase avanzata l’elaborazione di un piano regionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici che, in sinergia con gli obiettivi mondiali e con le strategie a livello nazionale, farà in modo che il nostro territorio dia un contributo significativo in termini di resilienza e adattamento, per continuare a garantire la tutela dell’ambiente nel quale tutti noi viviamo e insieme il benessere dei cittadini».

Earth Hour continua a raccogliere adesioni che arrivano ogni giorno all’indirizzo mail abruzzo@wwf.it oppure a quelli delle quattro strutture territoriali presenti nella regione (abruzzomontano@wwf.it - chietipescara@wwf.it - teramo@wwf.it - zonafrentana@wwf.it). Molti comuni hanno intanto già segnalato la propria partecipazione. In un primo provvisorio e certamente incompleto elenco dobbiamo citare Pescara, che dà il buon esempio per la sua provincia, seguito a ruota da Spoltore. In provincia di Teramo, oltre al capoluogo, ci saranno, citati in ordine sparso, Cortino, Montorio, Mosciano Sant’Angelo, Bellante, Campli, Atri, Pineto, Silvi e Penna Sant’Andrea, ma l’elenco è certamente destinato ad allungarsi. In provincia di Chieti, hanno già aderito Lanciano, Vasto, Fossacesia, Francavilla al Mare, Tollo, Casoli, Sant’Eusanio del Sangro, Lentella e Pretoro. Nell’Aquilano, tra gli altri, ci saranno Pescina, Collarmele, Pacentro, San Benedetto dei Marsi, Celano, Gioia dei Marsi, Aielli, Lecce dei Marsi, Trasacco e Luco dei Marsi. Un elenco che continua ad allungarsi di giorno in giorno a dimostrazione della voglia dell’Abruzzo di voltare pagina e di guardare convintamente al futuro.

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

martedì 7 marzo 2017

Un grande ammasso di catrame spiaggiato a Punta Aderci Il WWF allerta la Guardia Costiera ed il Comune di Vasto

Un grande ammasso di catrame spiaggiato a Punta Aderci
Il WWF allerta la Guardia Costiera ed il Comune di Vasto


Vasto, brutta sorpresa nella Riserva Regionale di Punta Aderci, trovata una grande formazione di sostanza catramosa, a forma sferica con un diametro di circa 60cm.
L'ammasso di catrame è stato trovato sulla Spiaggia di Punta Penna durante le operazioni di routine da parte del personale della Cooperativa Cogecstre che gestisce la Riserva e portato con ogni probabilità dalle ultime mareggiate. Non vorremmo sembrare i soliti allarmisti, ma il primo pensiero va alla piattaforma Rospo Mare della Edison; non è la prima volta che ci lascia con il fiato sospeso. Un altra possibile causa la pulizia dei serbatoi delle navi cisterna in mare, attività severamente vietata a partire dalla Convenzione di base Marpol (Marine Pollution) del 1978, ma in Italia e specie in mezzo al mare, è anche possibile che si possa agire illegalmente per ragioni di convenienza. Risulta, infatti, estremamente più conveniente lavare le stive a mare, anziché aspettare nei porti il proprio turno e pagare i relativi oneri per eseguire queste operazioni in condizioni di sicurezza. Ce lo dicono i numeri allarmanti, 200 mila tonnellate anno di petrolio sversati nel Mediterraneo dovuti sia a operazioni di ripulitura, sia ad operazioni inerenti il carico e scarico delle petroliere insieme a quelle di ricerca e coltivazione. L’Italia è il paese in cui le voci che subiscono i maggiori tagli sono quelle che riguardano i controlli ambientali.

L’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina, ha comunicato l'accaduto alla Guardia Costiera, al Sindaco e all’Assessore all'Ambiente di Vasto, affinché possano attivare gli organi preposti per tentare di fare chiarezza sulla provenienza e nella speranza che sia un “fenomeno” circoscritto.

Non sono segnali buoni, il nostro mare subisce uno stillicidio metodico da decenni, sia da terra, con fiumi che riversano liquami sempre più insani, che dal mare, con lo sfruttamento eccessivo delle risorse e depauperamento attraverso le attività legate agli idrocarburi - ricerca, coltivazione, trasporto -. Per non parlare delle enormi quantità di plastica e polistirolo, sino agli affondamenti dolosi di navi contenenti rifiuti tossici.

Come si possa trasformare un elemento così straordinario, in una vera e propria pattumiera, per egoismo, avidità, disprezzo dei diritti delle generazioni future, per il WWF ma non solo, sarà sempre fonte di grande inquietudine, ma anche di indignazione. Una indignazione che ci porta ad agire con ogni mezzo a nostra disposizione, per la sua salvaguardia.
Il mare è vita, il mare è di tutti.

Fabrizia Arduini
presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus

lunedì 6 febbraio 2017

Ortona. Le due Riserve dimenticate. Il WWF: per quanto tempo ancora?

Ortona. Le due riserve dimenticate
 
Ripari di Giobbe (olio su tela di N. Napoleone)
Quanto tempo deve passare ancora affinché le Riserve Regionali di Ripari di Giobbe e L’Acqua Bella si dotino di un piano che metta a sistema le loro straordinarie potenzialità?

Il comune di Ortona, dietro il pressing del consigliere Patrizio Marino, riporta sul tavolo della Giunta Comunale l’annoso abbandono delle riserve regionali, Ripari Di Giobbe e Acqua Bella. Dal 2007, anno in cui furono istituite le 2 aree protette con il rispettivo capitolato economico, nulla è stato fatto. Privando l’intera città di due attrattori formidabili, sia verso i cittadini, che verso i turisti.

Nella ultima riunione del Consiglio Comunale del 31 gennaio sono state poste importanti motivazioni, tra queste:
Preservare le due riserve dall’incuria e dalla scarsa manutenzione; monitorare le condizioni idrogeologiche, morfologiche, e della fauna selvatica; organizzare al meglio la fruibilità nell’ottica della tutela e della conservazione di territori innegabilmente fragili, e garantire gli accessi alle spiagge; riattivare nella sua interezza la strada comunale di Ripari di Giobbe, uno straordinario connettore di luoghi unici con vista su scorci mozzafiato. Lo strumento principe per mettere a sistema le riserve si chiama Piano di Assetto Naturalistico -PAN-, senza questo strumento non si andrà mai da nessuna parte, sono anni che lo diciamo inutilmente.

È ora di prendere coscienza che questi luoghi valorizzati nelle modalità delle riserve regionali, sono una fonte inesauribile di potenzialità sia economiche che di tutela e valorizzazione ambientale e quindi sociale. È la cultura del territorio che deve essere attrattore, e non le singola attività. La legge regionale numero 5 del 2007, aveva negli intenti proprio il gioco di squadra di un intero territorio da Ortona a Vasto, e quindi della sua collettività

Basta perdere tempo, già nel 2013, la passata giunta comunale aveva deliberato sulla importanza delle riserve, non vorremmo che solo a fine mandato si rimette sul piatto una questione così importante per le sorti dello sviluppo socio economico di Ortona.

I dati sul turismo bike e natura parlano chiaro: dalle ultimissime ricerche di settore, ben 5 milioni di tedeschi sceglierebbero l’Italia come secondo paese di destinazione per le vacanze se vengono potenziati i nostri territori con offerte turistiche green, con luoghi protetti, piste ciclabili, enogastronomia, artigianato. Il Trentino che da anni segue questa politica ha incrementato fino ad arrivare a 27 milioni di presenze e 3 miliardi di fatturati all’anno.

Cacciacarne Pasquale Presidente Associazione B&B "Parco Maiella Costa Trabocchi”
 
Fabrizia Arduini Presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina

lunedì 26 dicembre 2016

Abbandono rifiuti a Vasto. Le Guardie Volontarie WWF denunciano il presunto responsabile



COMUNICATO STAMPA DEL 23 DICEMBRE 2016

ABBANDONO RIFIUTI IN CONTRADA SALCE A VASTO. TROVATI ANCHE FUSTI CONTENENTI SOSTANZE INQUINANTI.

LE GUARDIE VOLONTARIE DEL WWF DENUNCIANO IL PRESUNTO RESPONSABILE

Vasto – Su segnalazione di alcuni cittadini residenti in zona, le Guardie Volontarie ambientali del WWF hanno potuto verificare la presenza di diversi rifiuti sotto il viadotto autostradale dell’A14, in Contrada Salce di Vasto.

Tra i rifiuti abbandonati preoccupa in particolar modo la presenza di 4 fusti in metallo da 200 litri contenenti un materiale viscoso di dubbia origine che, in parte, si sta disperdendo sul terreno.

Dichiara Claudio Allegrino, Coordinatore delle Guardie Volontarie del WWF: è indispensabile che il Comune di Vasto e/o la Società Autostrade SpA intervengano rapidamente per la bonifica dei luoghi, soprattutto per impedire che le sostanze dei fusti continuino a fuoriuscire contaminando il terreno e le acque circostanti.

Ma non basta: per fermare i continui abbandoni di rifiuti, queste aree devono essere fornite, da parte degli Organi competenti di foto-trappole o altri sistemi di video-sorveglianza che possano permette di identificare i trasgressori e far pagare quindi a loro lo smaltimento e la bonifica. Ricordiamo infatti che, nelle aree pubbliche, se non vengono individuati i colpevoli che abbandonano rifiuti, i costi sono a carico della collettività e quindi di tutti noi.

I volontari del WWF  hanno presentato una denuncia circostanziata al Corpo Forestale dello Stato, fornendo utili indicazioni per risalire al presunto responsabile del gesto incivile e pericoloso per la salute umana.

sabato 17 dicembre 2016

Il Consiglio di Stato boccia il calendario venatorio abruzzese. Il WWF: si dà ragione alle nostre posizioni.



Comunicato stampa del 16 dicembre 2016

Il Consiglio di Stato conferma sostanzialmente le bocciature al calendario venatorio abruzzese. Il WWF: ancora una volta si dà ragione alle nostre posizioni.

“LA REGIONE ORA MODIFICHI LA SUA PESSIMA GESTIONE DELLA FAUNA SELVATICA”



PESCARA – Il Consiglio di Stato ha emesso oggi, dietro ricorso di alcune Associazioni Venatorie e della Regione Abruzzo, una ordinanza che, nella sostanza, conferma quanto già disposto dai giudici del TAR di Pescara. Nel dettaglio seppure vengono concessi 10 giorni di caccia in più a gennaio ai turdidi (tordo bottaccio, tordo sassello e cesena), viene confermato che la caccia alla specie beccaccia non può essere consentita oltre il 31 dicembre e che quella ai turdidi non può in ogni caso andare oltre il 10 gennaio.

A costringere il WWF a opporsi era stato il calendario della Regione Abruzzo che consentiva invece di cacciarle fino al 19 gennaio. Per questo l’associazione ambientalista aveva presentato ricorso ai giudici del TAR per riportare il calendario nella legalità, fermando la pre-apertura e impedendo l’estensione del periodo di caccia ad alcune specie.

Dichiara Claudio Allegrino, coordinatore regionale delle guardie ambientali WWF: “La Regione emani ora un nuovo calendario con le modifiche confermate dal Consiglio di Stato e informi debitamente i cacciatori abruzzesi affinché non vadano a caccia con le regole ritenute illegittime dai giudici”.

“Risulta davvero incomprensibile – aggiunge l’avv. Michele Pezone che ha difeso le posizioni del WWF - il tono trionfalistico usato a commento dell’ordinanza dai difensori delle associazioni venatorie che hanno proposto l’appello cautelare. Il Consiglio di Stato ha infatti confermato la statuizione del Tar Abruzzo sulla chiusura della caccia alla beccaccia al 31 dicembre anziché al 19 gennaio, e ha prolungato il periodo di caccia per il tordo bottaccio, sassello e cesena solo fino al 10 gennaio e non al 19 come richiesto dalle associazioni venatorie. Di fatto l’ordinanza del TAR Abruzzo ha ampiamente retto al vaglio del Consiglio di Stato”.

“L’ennesima sconfitta delle associazioni venatorie e della Regione Abruzzo – conclude Luciano Di Tizio, Delegato regionale del WWF Abruzzo - dovrebbe far riflette la politica regionale sulla inaccettabile gestione della fauna selvatica che ha contrassegnato le due ultime legislature. L’unica preoccupazione dei nostri amministratori è stata quella di consentire la caccia a sempre più specie e allungare quanto più possibile il periodo venatorio. Una posizione assurda, irrispettosa delle norme di legge, non condivisa nemmeno dalla parte più attenta del mondo venatorio, e inevitabilmente soggetta alla bocciatura della magistratura. Ci auguriamo che la Regione cambi finalmente passo, nell’interesse di tutti e in particolare della fauna selvatica che è, non ci stancheremo mai di ripeterlo, patrimonio della collettività dei cittadini e non trastullo della piccola minoranza dei cacciatori”.


WWF Italia Onlus, Abruzzo
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domenica 16 ottobre 2016

Ad Ortona previsto l’ampliamento di stoccaggio del pet-coke e quello di stoccaggio e trattamento rifiuti pericolosi. Il WWF: tutelare la salute dei cittadini

Ad Ortona previsto l’ampliamento di stoccaggio del pet-coke e quello di stoccaggio e trattamento rifiuti pericolosi.
Il WWF al Comune: tutelare la salute dei cittadini impedendo l’insediamento di impianti nocivi 

 

ORTONA – Approfittando del mancato avvio del Parco Nazionale della Costa Teatina, continuano le realizzazioni di impianti industriali che, invece di portare innovazione e sviluppo nel territorio, diffondono preoccupazione in merito alle loro conseguenze sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.

L’Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina ancora una volta è stata allertata da residenti, la cui unica colpa è quella di vivere in un area agricola -Caldari-, con tanto di borgo rurale, invasa sempre più dall’area industriale, dove si susseguono progetti nefasti per le popolazioni ivi residenti. L’oggetto di tanta preoccupazione è la riproposizione di 2 iniziative industriali che l’Associazione era riuscita a rimandare indietro, in collaborazione con cittadini attivi e importanti realtà economiche vitivinicole.

Uno dei progetti è della ECOTEC, sull’ampliamento e potenziamento di un deposito di rifiuti con costruzione di un nuovo capannone industriale, al fine di alloggiare una nuova linea, nonché l’ampliamento delle aree destinate allo stoccaggio. L’ampliamento prevede anche un arricchimento della gamma di rifiuti trattati, compreso materiali contenenti sostanze pericolose come amianto, clorofluorocarburi, catrame di carbone, mercurio, piombo, fanghi … portando l’impianto da 60.000 tonnellate annue a 112.000, attraverso l'inserimento di 68 nuove tipologie di rifiuti dell’elenco dei codici CER autorizzati, di cui 29 pericolose; per questi nuovi codici, ma anche per alcuni già autorizzati per l'impianto, vengono anche precisate le nuove attività di gestione per le quali viene richiesta la modifica del provvedimento autorizzativo. L’intento della proponente sembrerebbe conforme alle normative vigenti, sul riuso il riciclo e il conferimento in discarica del residuale, ma riteniamo che in realtà l’intento vero della ditta è quello di realizzare un ampliamento che operi in prevalenza come centro di stoccaggio per smaltire in altri impianti, viste le volumetrie in tal senso. Un altro punto critico da sottolineare è la localizzazione dell’impianto, per il micidiale effetto cumulo con altri impianti, come la Pavimental, il deposito di pet-coke, la Turbogas, sui residenti in area, sulle matrici ambientali come i sistemi acquiferi, e non solo.
Riteniamo inoltre, che sia inutile e dannoso continuare a consumare e impermeabilizzare suolo, quando ci sono intere aree industriali abbandonate. Il suolo è definito bene irriproducibile, non rinnovabile, basti pensare che per produrrne pochi centimetri con tutte le funzioni vitali, ci vogliono 500 anni, come ricorda il professore Paolo Pileri, docente di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano.

L’altro progetto è il discusso ampliamento del deposito di pet-coke della F.lli Nervegna, che porta detto deposito da 18.000 metri cubi a 28.000 -90.000 tonnellate-. Il pet-coke è un prodotto che fu ritenuto rifiuto tossico dal decreto Ronchi negli anni '90, ma con il decreto Gela del Gov. Berlusconi, nel 2002 tornò ad essere combustibile, nonostante contenga notoriamente inquinanti e contaminanti chimici come arsenico, molibdeno, nichel, zolfo e vanadio. Ad Ortona, stanno cucendo addosso dal porto alle aree agricole e industriali un vestito sempre più “tossico“, questo comporterà un abbassamento della qualità della vita per molti cittadini, dei patrimoni immobiliari, e la dipartita di quelle attività che chiaramente confliggono, poiché imprescindibili dalla salubrità e dalla bellezza.

La formula di chi vuol fare e di chi ostacola determinati progetti con l’appellativo per quest'ultimi di signor no, è l’implacabile icona di una tradizione imbastardita del diritto feudale sui territori, non si può pretendere accondiscendenza assoluta dalle persone a convivere con veleni e degrado, o dalle associazioni ecologiste, nel nome di uno sviluppo che è spesso l’antitesi di questa accezione.
Chiediamo con ben poche speranze all’amministrazione comunale di Ortona, di proteggere il diritto ad una vita sana per tutti i propri cittadini, sia nel formulare un diniego secco e motivato per entrambi i progetti in sede di procedimento unificato, a partire dalla importante fase di valutazione, sia nella pianificazione, inserendo nel nuovo PRG, norme tecniche di indirizzo per le aree industriali, specie se a ridosso delle abitazioni, o a campi agricoli, che diano una precisa descrizione della tipologia delle attività consentite ai fini di non danneggiare sia diritti insindacabili alla salute, sia le economie operanti. Un indirizzo che ha anche lo scopo di non far perdere tempo e denaro a quelle aziende che hanno deciso di operare in settori con un marcato impatto ambientale.

13/10/2016

lunedì 12 settembre 2016

Su ricorso del WWF i giudici del TAR sospendono il calendario venatorio in Abruzzo

Comunicato stampa dell’11 settembre 2016

Su ricorso del WWF i giudici del TAR sospendono il calendario venatorio in Abruzzo

Ennesima conferma del fallimento della politica regionale sulla tutela della fauna selvatica abruzzese: cambiano le maggioranze ma continuano le scelte errate

PESCARA - Su ricorso del WWF Italia, il Presidente del TAR Abruzzo ha disposto l’annullamento della delibera n. 515 del 02/08/16 della Giunta regionale che approvava il calendario venatorio del 2016-2017.

I giudici hanno ritenuto che il calendario venatorio varato dalla Giunta D’Alfonso sia da sospendere in quanto sussistono condizioni di estrema gravita e urgenza tali da non consentire l’avvio della stagione di caccia almeno per le date previste per il mese di settembre, fino all’esame collegiale del ricorso che è stato fissato per il 28 prossimo. In attesa della trattazione in giudizio, il TAR ha ritenuto di accogliere la richiesta di misure cautelari monocratiche, avanzata dal WWF, per impedire il verificarsi di effetti irreversibili sulla fauna a seguito dell’apertura.

Dichiara Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo: “Abbiamo dato la possibilità alla Giunta D’Alfonso-Pepe di lavorare serenamente nei primi due anni dopo l’insediamento in Regione, con la speranza di vedere finalmente realizzati i doverosi compiti di un pubblico amministratore che deve occuparsi di tutela e gestione della fauna selvatica nell’interesse collettivo e non soltanto a favore della minoranza dei cacciatori: la fauna selvatica è un patrimonio collettivo e non un trastullo per pochi. Purtroppo questo salto di qualità non è avvenuto. I politici di oggi stanno dimostrando lo stesso spregio del nostro patrimonio ambientale già palesato da quelli di ieri. Eppure il WWF, prima che il calendario venatorio fosse approvato, aveva sottoposto all’attenzione della Regione Abruzzo alcuni punti di modifica che avrebbero potuto ridurre l’impatto ambientale della caccia semplicemente riconducendo il calendario nei limiti imposti dalla normativa e dal parere ISPRA! Ma nessuno di essi è stato davvero preso in considerazione e l’Associazione ambientalista è stata costretta, ancora una volta, a ricorrere ai giudici amministrativi per far valere le ragioni della fauna e dell’ambiente”.

Aggiunge l’avvocato Michele Pezone, che ha curato il ricorso per il WWF Italia: "Non posso che esprimere grande soddisfazione per questo provvedimento che ancora una volta pone il TAR de L'Aquila in una posizione di avanguardia rispetto ad altri Tribunali amministrativi nell'esigere, per la stesura del calendario venatorio, il rispetto delle indicazioni dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Auspico la conferma definitiva di questo provvedimento e il pieno allineamento dei futuri calendari con le prescrizioni dell'ISPRA, in modo da evitare il continuo ricorso alla magistratura per salvaguardare le esigenze di tutela della fauna selvatica".

A questo punto il WWF pretende che la Regione Abruzzo e gli ATC mettano in atto tutte le azioni necessarie al fine di informare i cacciatori della situazione determinatasi a seguito della decisione del TAR Abruzzo. Spetta infatti proprio a Regione e ATC impedire, così come stabilito dal giudice amministrativo, l'esercizio della caccia in Abruzzo. “È ora importante– conclude Claudio Allegrino, coordinatore regionale delle guardie ambientali del WWF - far rispettare quanto disposto dai giudici del TAR. Almeno a settembre non si potrà andare a caccia. L’azzeramento delle Polizie Provinciali, che si occupavano in maniera specializzata della vigilanza venatoria, rende più difficili i controlli, ma occorrerà accentuare gli sforzi delle altre forze di polizia, a cominciare dal Corpo Forestale dello Stato, e delle guardie volontarie perché venga imposto ovunque in Abruzzo il rispetto della legalità”.

sabato 20 agosto 2016

Il WWF: basta con i tagli, è ora di piantarli gli alberi! Il Comune di Vasto approvi al più presto il Regolamento sul Verde pubblico e privato

COMUNICATO STAMPA DEL 19 AGOSTO 2016 

 

Gli amici straordinari non si tagliano!

Vasto, due splendidi pini tagliati all'interno dell'area verde che circonda la struttura socio-sanitaria sita in corso Mazzini.
Il WWF: basta con i tagli, è ora di piantarli gli alberi! Il Comune approvi al più presto il Regolamento sul Verde pubblico e privato.

VASTO - Forse ormai solo i bambini sanno che un albero è uno straordinario organismo vivente che produce ossigeno, attraverso la fotosintesi clorofilliana e, più è datato, più ossigeno produce.

È quanto viene da pensare di fronte all’inspiegabile taglio nelle nostre città. L’ultimo, di cui con grande rammarico si è venuti a conoscenza, si riferisce a Vasto: due maestosi pini in un area verde in Corso Mazzini a Vasto che ora sembra più una landa desolata.

Gli alberi modificano l’ambiente in cui viviamo moderando il clima, migliorano la qualità dell’aria, riducono il deflusso delle acque piovane, ospitano la fauna selvatica e donano tanta bellezza. L’energia radiante proveniente dal sole viene assorbita o deviata dalle foglie degli alberi. Più grande è l’albero, maggiore è l’effetto di rinfrescamento. Gli alberi in città, sono straordinari termoregolatori sia in estate che in inverno. Gli alberi rallentano o assorbono le precipitazioni, il nevischio e la grandine, offrendo protezione a persone, automobili ed edifici. Gli alberi possono far lievitare il valore immobiliare sino ad un 20% in più. Una volta si piantavano e si curavano, ora tagliarli e basta sembra lo sport preferito, e cosa spinge nel preferire la distruzione ad una cura amorosa verso un essere vivente che dona bellezza, riparo e benessere, è inspiegabile.

L’Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina richiama la recente legge regionale n. 12/2013 che prevede disposizioni per la tutela e salvaguardia degli alberi cosiddetti “monumentali” o di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale. La legge regionale, nelle more della istituzione dell’elenco degli alberi d’Italia (alla cui redazione partecipano anche la Regione e i Comuni) meritevoli di tutela e salvaguardia, vieta sul territorio dei centri urbani il danneggiamento, l’abbattimento e l’espianto di alberi ad alto fusto, compresi quelli secolari tipici o inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale. Inoltre consente l’abbattimento degli alberi appena descritti esclusivamente per casi motivati ed improcrastinabili e previo parere obbligatorio e vincolante del Corpo Forestale dello Stato idoneo ad escludere la praticabilità di soluzioni alternative o complementari aventi minore impatto.

Con l’occasione, l’associazione ambientalista torna a chiedere al Sindaco Francesco Menna, l’approvazione urgente di un Piano Regolatore del Verde pubblico e privato che abbia come obiettivo non solo una seria programmazione degli interventi di manutenzione delle aree già esistenti e delle altre da realizzare, ma che tuteli il Verde come elemento qualificante.

Gli alberi sono amici straordinari, trattiamoli di conseguenza.
 
Fabrizia Arduini
Presidente Associazione 
WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus

giovedì 23 giugno 2016

Ortona, WWF e Legambiente, il deposito di GPL non si deve fare

COMUNICATO STAMPA DEL 21 GIUGNO 2016
 
Ortona, WWF e Legambiente, il deposito di GPL non si deve fare
 
Le associazioni WWF Zona Frentana e Costa Teatina, e Legambiente Abruzzo, hanno protocollato presso l’apposito ufficio ad Ortona osservazioni sul deposito GPL -Gas di Petrolio Liquefatto- di 25.000 mc, in area porto -molo nord-, presentato dalla Seastock - Walter Tosto S.r.l.-. Ai sensi della Direttiva Seveso III.

Il deposito della Seastock è sito in adiacenza all’avamporto in prossimità dell’unico canale di accesso al porto, un area di necessario utilizzo comune da parte di tutti gli utenti del porto.
Il porto di Ortona è tra due riserve regionali: a nord abbiamo la riserva regionale di Ripari di Giobbe e a sud la riserva regionale di Acqua Bella istituite ambedue con la Lr. n.5 del 2007, Ortona è dentro il Parco Nazionale della Costa Teatina istituito nel 2001, Lg.93 art.8 comma 3, manca solo la firma del Presidente della Repubblica su indicazione del Ministro dell’Ambiente. Il porto anche se è fuori dal parco, secondo la peimetrazione presentata dal commissario, non può che tenere conto di questa straordinaria vicinanza.

Ancora una volta, sono stati i cittadini e le associazioni che si sono sobbarcati l’onere di suddividere per capitoli, leggere, cercare collaborazioni scientifiche, per smontare sia dal punto di vista tecnico che da quello giuridico progetti di certo impatto, progetti che non c’entrano niente con i territori su cui vengono calati, men che meno con le economie emergenti, e la nuova visione in campo energetico. Il 22 aprile 2016, presso la sede delle Nazioni Unite di New York, la cerimonia della firma dell'accordo di Parigi sul clima, il primo accordo universale sul cambiamento climatico. È la prima volta nella storia dell’ONU che oltre 170 Paesi firmano un accordo internazionale. Solo l’Abruzzo non se ne è accorto?

Per quanto riguarda la Seastock, grazie al prezioso supporto della dot.ssa Maria Carla De Francesco -Biologa Marina, proff.ssa Loredana Pompilio -Geologa, dott.ssa Angela Faraone - Geologa, nonché il supporto di espertise di primo piano, dal punto di vista giuridico. Abbiamo evidenziato carenze progettuali e difformità di competenze, che vanno dall’assenza della valutazione del rischio, inerente la viabilità, riguardo le 55/60 autocisterne che percorreranno giornalmente una via trafficatissima in estate - via Cervana -, poiché costeggia la famosa spiaggia Lido Saraceni. E comunque è bene ribadire, che non c’è analisi del rischio che tenga di fronte a ipotesi di incidenti che mai come in questo caso sono multi fattoriali, poiché vanno dalla fisiografia stessa del territorio: vicinanza sia con il centro abitato che alla località balneare Lido Saraceni, comportando un rischio globale molto elevato poiché legato a pericolosità multiple:
Pericolosità intrinseca- incendio, scoppio, contaminazione
Pericolosità endogene- terreni di fondazione poco stabili ( il porto è costruito su di un corpo di frana ), sismicità (terremoto 1881), tsunami (terremoto della capitanata con tsunami 1641)
Eventi esogeni- meteo avversi: tempesta e altri attori meteo pericolosi (fulmini, trombe marine)
Vulnerabilita- il valore esposto è altissimo: i lavoratori, i cittadini, impianti industriali del porto, attività primarie e terziarie, beni immobiliari, effetti di fall out su centro abitato in caso di forte vento
Obiettivo bellico strategico- viviamo nell’era delle nuove guerre, dove gli attentati terroristici ne sono parte integrante, Ortona diventerebbe uno straordinario bersaglio.

Inoltre evidenziamo l’assenza di uno studio serio sulla relazione geologica, visto che il porto poggia su antiche frane costiere che hanno eroso e continuano ad erodere le falesie, scaricando materiale crollato in mare, e grazie alla modellazione del mare e delle correnti, si è ridistribuito sui nostri fondali. L’ubicazione dell’area di stoccaggio, un molo di porto, ha come parte integrante la matrice acqua, ma su questo elemento fondamentale pochi cenni nel Preliminare Ambientale, come non vi è nessun riferimento sia esso positivo che negativo sulla possibilità o meno che arrivino navi gasiere estere, come ad esempio dall’Algeria, dove il GPL viaggia a meno 48°C e, per essere scaricato, deve essere portato ad una temperatura di 4/5° C, attraverso l’utilizzo di acqua di mare; immaginiamo quindi lo shock termico in estate! La temperatura è un fattore importantissimo per lo sviluppo degli organismi e per la loro sopravvivenza e anche la variazione di un grado nella temperatura dell’acqua potrebbe determinare la scomparsa degli organismi presenti (si consideri p.e. lo sbiancamento dei coralli nei mari tropicali).

Ci preme sottolineare, che più di 2000 osservazioni/pareri sono pervenuti all’ufficio protocollo di Ortona, un segnale che non potrà essere ignorato. La Convenzione di Aarhus, recita in maniera inequivocabile come sia importante tenere adeguatamente conto dei risultati della partecipazione del pubblico, al momento dell'adozione della decisione.

Speriamo solo che la posizione espressa nell’ultima delibera sul GPL dal Sindaco e dal Consiglio Comunale, sia il preludio di una nuova visione, in sintonia con la maturità espressa da un territorio, non più disposto a sopportare arretratezze di stampo medioevale. Il mondo va da un altra parte.