giovedì 8 novembre 2018

Lago di Bomba, ma non solo. Ieri una giornata speciale per la tutela del territorio abruzzese

Comunicato stampa 7 novembre 2018 
 
 
Lago di Bomba, ma non solo

Ieri una giornata speciale per la tutela del territorio abruzzese

Tra scadenze naturali e vittorie continua la battaglia contro la “petrolizzazione” dell’Abruzzo


Leggere il parere negativo della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale sul controverso progetto di coltivazione di gas sotto il Lago di Bomba ha rappresentato per il WWF Abruzzo, e crediamo per tutti coloro che hanno a cuore il nostro territorio, una gioia immensa. Confidiamo che siamo di fronte alla definitiva archiviazione di un progetto che tiene con il fiato sospeso tanti cittadini fin dal lontano 2010 e che ha visto un impegno comune del comitato “Gestione Partecipata del Territorio”, WWF e Legambiente, altre associazioni ambientaliste, amministratori dell’area, della Provincia e della Regione.

“La società proponente a questo punto potrebbe ricorrere al TAR”, dichiara Fabrizia Arduini, responsabile Energia del WWF Abruzzo, “ma ci sono molti elementi che ci portano a credere che la società lascerà definitivamente quell’area. Ricordiamo la sconfitta che rimediarono al Consiglio di Stato nel 2015, quando impugnarono il primo parere negativo della Commissione di Valutazione della Regione Abruzzo, prima di riprovarci presentando il nuovo progetto. Forse non conoscevano la proprietà commutativa per cui, cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia”.

Il WWF Abruzzo rivolge un sentito ringraziamento allo straordinario gruppo scientifico con cui si onora di collaborare: Francesco Stoppa, Francesco Brozzetti, Giusy La Vecchia, Piero Di Carlo e Loredana Pompilio della Università D’Annunzio. I progetti che trattano combustibili fossili sono estremamente complessi, avere docenti che, a titolo volontario, si sobbarcano il fondamentale studio scientifico per dimostrarne la pericolosità non ha prezzo. E un ringraziamento speciale va a Maria Rita D’Orsogna che, anche questa volta, non ha fatto mancare il suo importante contributo in questa battaglia.

“Le buone notizie sul versante della difesa dell’Abruzzo dalla “petrolizzazione” non finiscono qui”, aggiunge la Arduini. “Oltre alla decisione su Colle Santo - Lago di Bomba, arrivano le scadenze naturali di istanze e titoli minerari quali San Venere in provincia di Teramo, dove il WWF era riuscito a vincere in commissione di Valutazione di Impatto Ambientale, Santa Maria Imbaro in provincia di Chieti e Pescopennataro in provincia di L’Aquila che da anni “giacevano” dormienti. Possiamo ben dire che alla gioia si aggiunge un moto di orgoglio regionale, poiché in terra d’Abruzzo si registra una certa “sfiducia” da parte dei petrolieri, poiché solitamente non demordono facilmente e portano avanti le istanze per anni e anni tra sospensioni e rinvii”.

Per il WWF questi sono segnali che vanno nella giusta direzione. Ma è ancora troppo poco! Si può e si deve cambiare pagina: dobbiamo uscire al più presto dal ricatto mortale delle fonti fossili, tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici in atto. Le tragedie di questi giorni sono solo un piccolo assaggio di quanto potrà accadere se non abbandoneremo le fonti fossili e non investiremo nel risparmio energetico e nelle fonti alternative.


WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

venerdì 19 ottobre 2018

Bocciata la discarica di amianto a Rocca San Giovanni. Il WWF: una vittoria di tutta la comunità locale.

COMUNICATO STAMPA DEL 19 OTTOBRE 2018

La Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo boccia la discarica di amianto a Rocca San Giovanni. Il WWF: una vittoria di tutta la comunità locale.


Giovedì 18 ottobre la Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo ha bocciato il progetto inerente la discarica di matrici cementizie contenenti amianto che si voleva realizzare a ridosso della Riserva Regionale Fosso delle Farfalle, nonché Sito di Interesse Comunitario (SIC).

Dopo vicende alterne iniziate a dicembre del 2017 con la pubblicazione del progetto, tra un giudizio di rigetto e uno di revoca dello stesso, ieri è stata sancita finalmente la parola fine, almeno per quanto riguarda il giudizio della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale.

Un bel sospiro di sollievo per quanti si sono spesi al fine di fermare questo insediamento, tra Associazioni e Comuni interessati, come Rocca San Giovanni e Treglio ai quali vanno i nostri apprezzamenti.

Si consideri che la realizzazione di discariche di rifiuti di amianto sono una soluzione provvisoria del problema, che così viene lasciato alle future generazioni, essendo la fibra di amianto pressoché indistruttibile nel tempo

Da anni l’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina sottolinea come la localizzazione di questo genere di discariche non debba mai ricadere in mezzo alle campagne, men che meno a ridosso di aree naturali protette, ma prediligere, in attesa di procedimenti più sicuri, i siti industriali.

Molteplici sono le motivazioni che giustificano la preoccupazione per la corretta gestione di questo minerale eterno, a struttura microcristallina e di aspetto fibroso. Basti pensare che anche le protezioni più sicure per evitare la dispersione di queste fibre, non sono eterne come l’amianto.

Nel caso specifico di Rocca San Giovanni poi, la discarica doveva rappresentare la messa in sicurezza di un altra discarica. In sintesi la società RSG, proponente del progetto, avrebbe voluto sanare un detrattore ambientale con un altro detrattore ambientale (!) in un area che è “Zona recupero detrattori ambientali” così come indicato dal PRG del comune di Rocca San Giovanni.

Ora ci si aspetta il ripristino ambientale della vecchia discarica della SMI, dove sono smaltiti ben 160.000 m3 di rifiuti speciali, per ridare a quell’area la completa fruibilità che le spetta.

Resta in Italia e in Abruzzo il problema amianto. Secondo il settore ricerca INAIL, dal dopoguerra, in Italia, sono state prodotte e importate più di 5 milioni di tonnellate di amianto grezzo, cifre da capogiro. Assurdo continuare a pensare che un privato possa risolvere una priorità d’interesse pubblico, basta vedere cosa succede nel nostro territorio. Ad Ortona dove insiste una discarica di matrici cementizie contenenti amianto, secondo il Piano Rifiuti della Regione Abruzzo del 2018, delle 20.000 tonnellate smaltite in tale discarica, l'81% proviene da fuori regione,e solo il 19% è abruzzese; eppure quella discarica nasceva negli anni 2000 per svuotare le tante micro discariche, disseminate per Ortona, contenenti il micidiale composto.

Non solo è continuato il conferimento illegale nei campi di eternit e consimili, ma nel patrimonio edilizio di Ortona l’amianto è ancora presente in maniera preoccupante.

Fabrizia Arduini
Presidente Associazione
WWF Zona Frentana e Costa Teatina

giovedì 18 ottobre 2018

Il ministro Sergio Costa annuncia nuovi Parchi ma dimentica quello già perimetrato. Il WWF Abruzzo: «La costa teatina è in attesa da quasi 18 anni!»


Il ministro Sergio Costa annuncia nuovi Parchi ma dimentica quello già perimetrato

Il WWF Abruzzo: «La costa teatina è in attesa da quasi 18 anni!»

Ben vengano le altre aree protette ma non si lasci ancora nel limbo quella già pronta


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Una notizia diffusa ieri dall’agenzia giornalistica ANSA attribuisce al ministro dell’ambiente Sergio Costa eccellenti intenzioni in relazione alla protezione della natura. Questa, infatti riportata alla lettera, la nota d’agenzia: "Stiamo realizzando due nuovi parchi nazionali: Matese e Portofino". Lo ha annunciato il ministro dell'ambiente Sergio Costa via Twitter. Oltre alla 'promozione' dei due parchi regionali, in Campania e in Liguria, "stiamo lavorando per armonizzare il Delta del Po", ha scritto Costa. "Voglio che l'Italia diventi un unico 'Paese Parco'. Abbiamo la più grande biodiversità d'Europa e terza del mondo. Dobbiamo preservarla".

«Una ottima intenzione», ha commentato il delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio, il quale tuttavia aggiunge: «Non vorrei però che il ministro avesse dimenticato il Parco Nazionale della Costa Teatina, sulla cui assurda situazione gli abbiamo scritto appena dopo il suo insediamento: quell’area protetta non ha bisogno di null’altro che della firma sul decreto per la perimetrazione, già disegnata da un commissario ad acta, e della nomina degli organi direttivi. Nella nota inviata al presidente del consiglio, al ministro dell’ambiente e al presidente della Repubblica nei primi giorni del giugno scorso avevamo riepilogato l’intera vicenda, che si trascina ormai da quasi 18 anni, e siamo pronti in ogni momento a rinnovare l’appello anche eventualmente con un incontro di persona col ministro. È importante però che il Parco della Costa Teatina, che potrebbe essere attivato in pochi giorni visto che ha da tempo concluso l’iter istitutivo, perimetrazione compresa, non venga dimenticato e lasciato nel limbo nel quale giace senza alcun serio motivo, se non una grave miopia politica a livello locale, ormai davvero da troppi anni».

giovedì 30 agosto 2018

Impianto rifiuti a Punta Penna di Vasto: il WWF deposita le osservazioni alla VINCA

Comunicato stampa del 30 agosto 2018 
 
“OSSERVATA LA VINCA SU IMPIANTO DI MESSA IN RISERVA RIFIUTI A PUNTA PENNA: FORTI LE CRITICITÀ EVIDENZIATE”

VASTO - Paradossale continuare a forzare il cuore turistico della Costa dei Trabocchi e della Via Verde con impianti ormai fuori mercato e potenzialmente impattanti. La prima esigenza dei Comuni è tutelare la collettività, non interessi di parte. Una illuminante sentenza del TAR Calabria

Lunedì scorso sono scaduti i termini per le osservazioni alla VINCA sull'impianto ECOEXPORT srl che dovrebbe prevedere a Punta Penna, a Vasto, a ridosso di una delle spiagge più belle d'Italia e della Via verde, la messa in riserva di CSS, ovvero rifiuti destinati a essere inceneriti da cementifici.

Si parla di un deposito interessato da un quantitativo annuo richiesto in autorizzazione pari a 45.000 tonnellate, con un flusso giornaliero medio di 125 ton, circa 5 convogli da 27 ton/cad.

Legambiente e WWF che nell'area di Punta Penna hanno già un ricorso pendente al TAR sul progetto del cementificio Escal, hanno depositato le proprie osservazioni in opposizione, nelle quali sono evidenziate diverse forti criticità. Ci si è trovati infatti di fronte a evidenti contraddizioni e carenze, a partire dallo studio sull'impatto e dalle valutazioni totalmente assenti sulle possibili correlazioni con il SIC Punta Aderci, presente a pochi metri dall’area prevista per l’impianto. Per non parlare dell'arbitraria e superficiale interpretazione delle norme vigenti relative all’applicazione dell’art. 6 della Direttiva Habitat. Dal punto di vista della sicurezza, inoltre, non vengono evidenziati quali sono i mezzi e/o i dispositivi che saranno utilizzati in caso di incendio per evitare la dispersione dei fumi e delle sostanze in essi contenute, potenzialmente nocive e impattanti su habitat, specie, acqua e suolo.

Fortemente critica è anche la questione traffico e viabilità. Superficiali sono le conclusioni sul traffico in ingresso/uscita e non si tiene in considerazione alcuna l'effetto cumulo, già richiamato in una recente sentenza del TAR proprio in riferimento all'area in questione: nulla si dice infatti sul totale carico attuale e potenziale (ricordiamo che il solo esercizio del progetto Escal aggiungerebbe ulteriori 50 unità giornaliere) che fa i conti con la viabilità interna dell'area che coinvolge nell'intero percorso fino al porto anche i tantissimi cittadini che raggiungono la Riserva di Punta Aderci attraverso quello che è il suo principale ingresso. Nell'area in esame è previsto inoltre il passaggio della pista ciclabile, elemento della Via Verde nonché pezzo della Bike to Coast che lega Vasto all'intera dorsale adriatica e che vedrà sfrecciare turisti da ogni parte d'Europa. Non solo quindi rischi sulla sicurezza ma anche danni all'immagine di un territorio che è al centro della crescita turistica della città, come testimoniato dal recente interesse dei principali media nazionali e stranieri: si parla del cuore del brand della 'Costa dei Trabocchi'.

Tra l'altro, la relazione tecnica sull'impianto fa riferimento al principio della prossimità nella gestione dei rifiuti solidi urbani come elemento giustificativo dell'iniziativa, dimenticando quando prevede il nuovo Piano Regionale dei Rifiuti, di recente approvazione. In Abruzzo non sono previsti infatti inceneritori e a tal fine ci si appoggia alla struttura di Pozzilli (in Molise) per quantitativi di CSS pari ai volumi di previsione di circa 50.000 tonnellate/anno. Da qui si evince che la produzione regionale è già esaurita nella collaborazione con l'impianto molisano e viene meno la necessità di risposta al principio di prossimità evocato dalla ECOEXPORT srl. Per di più, da piano regionale, gli impianti atti a produrre CSS sono due, siti rispettivamente a Casoni (Chieti) e a Teramo. Il porto più prossimo è quello di Ortona, tra l'altro già utilizzato dal 2012 per questa tipologia di attività.

Appare quindi evidente che il deposito su Vasto non risulterebbe né funzionale (per il principio di prossimità) ai due impianti di produzione di Chieti e Teramo, né necessario in quanto la quantità previsionale di piano è già utilizzata da Pozzilli.

“Questi impianti – dichiarano le Associazioni – sono ormai fuori mercato sia per una loro eccessiva presenza che per i volumi sempre più ridotti di rifiuti, dovuti al miglioramento della raccolta differenziata e dell'azione di riduzione e riciclo. Ci auguriamo che alla luce di un'attenta e corretta analisi, l'istanza sia rigettata per tutte le carenze e incongruità sollevate. E soprattutto ci attendiamo che l'area retroportuale di Punta Penna sia finalmente attenzionata con progetti innovativi che puntino a un'industria sostenibile, in riferimento all'applicazione della Carta di Pescara e della strategia S3 della regione Abruzzo, come sollecitato dalla stessa Confindustria in un recente incontro sulla ZES (Zona Economica Speciale) tenutosi proprio a Vasto”.

Legambiente e WWF si soffermano infine sulle ventilate “diffide” mediatiche lanciate di recente a mezzo stampa ricordando che l’amministrazione comunale, al pari delle associazioni ambientaliste, ha come primo obiettivo la tutela della salute dei cittadini e del territorio e non può in alcun modo lasciarsi condizionare da interessi di parte se questi possono provocare danni ad altri settori economici e alla collettività.

In tal senso è illuminante la sentenza del T.A.R. Calabria del novembre 2016 n. 2057:“la valutazione di incidenza ambientale, non diversamente dalla valutazione di impatto ambientale, si caratterizza quale giudizio espressione di ampia discrezionalità oltre che di tipo tecnico, anche amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera.”

Le discrezionali valutazioni tecnico-amministrative non possono, poi, esser influenzate in alcun modo dalla “destinazione urbanistica dell’area, in quanto l’astratta edificabilità dell’area non esclude che alcune opere non possano in concreto essere realizzate, per il loro contrasto con interessi di natura ambientale”.

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

La presidente del WWF e il Ministro rilanciano il Parco della Costa Teatina


Comunicato stampa del 22 agosto 2018 
 
Nuove speranze per il reale varo di un’area protetta nata ufficialmente ormai 17 anni fa

La presidente del WWF e il Ministro rilanciano il Parco della Costa Teatina

Sollecitate nomine scevre da interessi politici localistici per i vertici dei parchi nazionali


Prima di ferragosto la presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi, ha incontrato il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Un incontro nel corso del quale sono stati affrontati problemi cruciali per le politiche ambientali del Paese, a cominciare dalla necessità di dare forza e ruolo al Dicastero stesso, attraverso una maggiore dotazione di risorse economiche e professionali, ma anche con la sua trasformazione in un Ministero dell’Ecologia e dello Sviluppo, attore primario delle politiche italiane di sostenibilità e di adattamento ai cambiamenti climatici.

Durante l’incontro la presidente del WWF e il Ministro si sono anche confrontati su alcuni temi di grande rilievo per la conservazione della biodiversità: la tutela dei grandi carnivori e la situazione delle aree protette, sia marine che terrestri. È emersa la necessità, condivisa dal Ministro, di restituire ai Parchi nazionali una governance efficiente. Molte presidenze sono infatti vacanti (in Abruzzo quella del Parco della Majella) mentre altri Parchi sono da tempo in attesa della nomina del direttore (Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, ad esempio). Il WWF ha chiesto che queste nomine, nella piena autonomia decisionale del Ministro e nel percorso d’intesa che coinvolgerà le Regioni territorialmente competenti, escano da qualsiasi logica politica localistica e siano invece pienamente rappresentative degli interessi e dei valori che in ciascun parco nazionale riguardano l’ambiente nel suo complesso e l’intera collettività dei cittadini italiani.

Donatella Bianchi e il ministro Sergio Costa hanno condiviso l’esigenza di rilanciare il sistema e si è fatto esplicito riferimento ai Parchi già istituiti ma fermi al palo, come Portofino e quello della Costa Teatina. Quest’ultimo è stato varato addirittura nel 2001 ed è stato perimetrato da un commissario ad acta già nel 2015, ma la pratica è tuttora vergognosamente ferma in un cassetto della presidenza del Consiglio dei ministri.

«Il WWF Abruzzo – sottolinea il delegato regionale Luciano Di Tizio – già nei primi giorni del giugno scorso, quando il nuovo governo si era appena insediato, aveva scritto al presidente Conte e al ministro Costa proprio per ricordare che per il varo del Parco manca solo la firma del Capo dello Stato sul decreto di perimetrazione. I due precedenti leader, Renzi e Gentiloni, cui pure ci eravamo analogamente rivolti per sollecitare la chiusura di una pratica da troppo tempo in giacenza, non avevano ritenuto neppure di dover rispondere all’appello. Gli uffici del presidente Conte ci hanno invece informato di stare valutando la situazione. Ora che anche il ministro ha risposto positivamente alle sollecitazioni della presidente del WWF Italia aspettiamo fiduciosi… L’istituzione di questa area protetta avrebbe innanzitutto un valore immenso dal punto di vista naturalistico (nel perimetro sono compresi numerosi Siti di Interesse Comunitario e Riserve Regionali), e sarebbe inoltre preziosa anche per il rilancio economico e di immagine di un territorio da troppi anni in profonda crisi».

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

mercoledì 15 agosto 2018

Ortona, il Torrente Peticcio. WWF: ‘Verso la buona strada’

Ortona. “Nei mesi passati, grazie alla pista ciclopedonale di Ortona, lo stato preoccupante del torrente Peticcio, era sotto gli occhi di tutti. L’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina segnalò subito alla Capitaneria di Porto di Ortona il consistente stato di degrado dell’acquifero alla foce e non solo, trovando immediatamente grande sensibilità, attenzione, e conoscenza del problema.

Apprendiamo proprio in questi giorni che l’impegno promesso inizia a dare i primi risultati su di una problematica non semplice. Dopo la notizia della scoperta e successiva sanzione di uno scarico non autorizzato lungo il torrente, all’altezza della ferrovia, avvenuta nello scorso inverno, è di questi giorni la novità della avvenuta pulizia della foce, dove due grossi tubi metallici, posizionati presumibilmente negli anni ’90 per agevolare dei lavori lungo il tracciato ferroviario, avevano causato, col tempo, l’ostruzione della foce stessa, creando una pozza di acqua stagnante che, oltre ad essere una criticità ambientale, rappresentava anche un serio pericolo per inondazioni sulla pista ciclopedonale in caso di piena del torrente. A tale risultato si è arrivati dopo varie azioni di sensibilizzazione sul fenomeno da parte della Capitaneria di Porto versi i vari enti competenti, dalla Rete Ferroviaria Italiana al Genio Civile della Regione, al Comune, ed oggi a seguito della rimozione dei due grossi tubi il torrente ha riacquistato un deflusso normale verso mare, con un notevole miglioramento dello stato della foce. Naturalmente l’opera di indagine e di controllo da parte della Capitaneria prosegue per intercettare scarichi abusivi e funzionamento corretto del depuratore, ma ci faceva piacere segnalare questi primi successi, su di un annoso problema che da anni denunciavamo senza avere riscontri minimi.

Un grazie per l’impegno profuso dalla nostra Capitaneria, in specie al Comandante in Prima, Marzano, ed al suo personale, impegnati nel difficile compito della salvaguardia della vita umana in mare, della sicurezza della navigazione e del trasporto marittimo, oltreché la tutela dell’ambiente marino, dei suoi ecosistemi e l’attività di vigilanza dell’intera filiera della pesca marittima.

Una nazione civile deve salvaguardare un bene così prezioso come sono i nostri acquiferi e il nostro mare, fonte primaria di vita, deve assolutamente potenziare i controlli e perseguire le inottemperanze. Purtroppo l’Italia come denunciato dal WWF, anche nel 2018 conferma la generale cattiva gestione delle acque che è attestata: «1. dalle condanne della Corte di giustizia Europea e dalle procedure istruttorie EU pilot avviate dalla Commissione Europea nei nostri confronti. Due condanne (C565-10 – Procedura 2004-2034 e C85-13 – Procedura 2009-2034) e dall’apertura di una nuova procedura di infrazione (Procedura 2014-2059) che riguardano la mancata o non corretta applicazione della Direttiva 91/271/CEE in materia di depurazione delle acque, che prevede adeguati sistemi fognari e di trattamento delle acque reflue per gli agglomerati con più di 2.000 abitanti equivalenti; 2. dalle due procedure istruttorie EU Pilot per l’inadeguata applicazione della Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE)”. Si legge così in una nota di Fabrizia Arduini presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus.

sabato 4 agosto 2018

WWF: vergognosa la pressione sul SIC Marina di Vasto da parte di chi vuole il cementificio di Punta Aderci


Comunicato stampa del 4 agosto 2018

“Non lasciamo le spiagge indifese in mano ai cementificatori”

Subito l'approvazione dei piani di gestione dei SIC, pronti già da tempo e pagati con denaro pubblico

Vergognosa la pressione sul SIC Marina di Vasto da parte di chi vuole il cementificio di Punta Aderci


L‘Abruzzo su un totale 143 km di costa ne ha urbanizzati 91 km, il 63% è stato modificato irreversibilmente con un tasso di erosione del 61%. Aspetto, forse ancor più grave, è la dimensione delle trasformazioni avvenute dopo il 1985, anno dell’entrata in vigore del vincolo di inedificabilità entro i 300 metri dalla linea di costa e del sistema di pianificazione paesaggistica regionale previsto della Legge 431/1985, detta legge “Galasso”. Malgrado la norma sono stati cancellati altri 7 km di paesaggi costieri nella nostra regione.

Legambiente e WWF denunciano come, di fronte a questo alto consumo del suolo costiero e al triste primato di cementificazione che “vanta” l’Abruzzo (36,6% nella fascia compresa nei primi 300 metri dal mare - dati ISPRA), non si possono lasciare le spiagge in mano ai cementificatori e consentire devastazioni per la mancata approvazione dei piani di gestione dei SIC (Siti di Interesse Comunitario, concetto definito dalla direttiva comunitaria "Habitat” relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali) pronti già da tempo e pagati con denaro pubblico e rimasti nei cassetti di qualche ufficio regionale.

Il fenomeno dell'erosione, cerchiamo di non dimenticarlo, è amplificato da antropizzazione e cementificazione, aggravando ulteriormente lo stato in essere della nostra costa e di specifiche località (vedi: Francavilla, Casalbordino e altre).

“Nonostante questa consapevolezza – dichiarano le Associazioni - accade l'inverosimile: si continua a ritardare l'approvazione dei piani di gestione dei SIC, in questo caso in particolare quelli costieri, che in quanto strumenti di conservazione e di programmazione, possono contribuire al contenimento del problema.”

A dir poco plateale la situazione del SIC di Marina di Vasto. Il suo piano di gestione è in balia di chi sostiene un'azione di forte devastazione dell'area dunale di grande pregio esistente e già gravata dalla forte urbanizzazione della parte retrostante. Le proposte di accessi smisurati, oltre il doppio dell'esistente e l'esercizio di un'ulteriore azione antropica nell'area dunale, rappresentano una visione errata (tra l'altro neanche richiesta) della fruibilità di una riserva naturale ma anche di un turismo che non esiste più e che anzi, oggi proprio in virtù del nuovo piano regionale, parla di natura, bellezza e responsabilità. Elementi che certamente non possono appartenere a chi politicamente difende non solo i mali delle nostre spiagge ma addirittura la costruzione di un cementificio dentro la fascia di protezione della riserva di Punta Aderci, tra le spiagge più belle d'italia, anche a discapito della nascente Via verde.

“È tempo di uscire da questo nanismo politico e da una irreale visione del presente – concludono le Associazioni – ma anche dalla complicità della non scelta e della divisione. La tutela del bene comune non può essere elemento strumentale della dialettica politica ma un principio ispiratore. Ecco perché ci auguriamo che lunedì, in sede di approvazione del piano di gestione del SIC Marina di Vasto, questo principio prevalga sull'ottusità di meri interessi privatistici fuori tempo e superati da nuove richieste turistiche che puntano sulla qualità e sulla bellezza, nonché sulla fruibilità naturalistica dei territori. L'appello è trasversale a tutte le forze politiche: possa essere lunedì l'alba di un nuovo giorno per l'Abruzzo che vuole vivere dello splendore delle sue bellezze naturali, paesaggistiche, gastronomiche, culturali e di un'industria sostenibile che metta al centro la qualità della vita degli abruzzesi e dei turisti che vogliono visitare la regione verde d'Europa. E si abbandoni l'idea del vecchio modello che, come è ormai sotto gli occhi di tutti, ha superato la sua fase propositiva e ha cancellato persino la speranza dal

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

domenica 27 maggio 2018

Discarica cemento amianto, preavviso di rigetto dal Comitato VIA. Soddisfazione del WWF

Comunicato del 23 maggio 2018
 
 
Discarica cemento amianto, preavviso di rigetto dal Comitato VIA

Soddisfazione del WWF, che aveva presentato osservazioni ed era presente in audizione a L’Aquila in difesa del territorio. La legge 36/2010


L’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina, dopo aver prodotto osservazioni in critica per scongiurare l’apertura di una discarica di cemento amianto a ridosso del SIC Fosso delle Farfalle, era presente in sede di audizione del CCR VIA, nella giornata del 22 maggio, insieme ai Sindaci di Rocca San Giovanni e Treglio e altre associazioni. La discarica di Rocca San Giovanni, aveva secondo le stime di progetto capacità utile pari a 210.000 mc di rifiuti da costruzione contenenti amianto legato. Un impianto che secondo la ditta proponente, la RSG s.r.l., avrebbe dovuto rappresentare uno strumento di riqualificazione ambientale, poiché la ditta stessa si accollava l’onere della chiusura e il recupero della discarica che stoccava rifiuti speciali già esistente nello stesso sito, di proprietà della SMI di Marrollo, chiusa nel 1997. L’area confina con la Riserva Regionale Grotta delle Farfalle e con l’omonimo Sito di Interesse Comunitario, SIC IT7140106. Un‘area formata da pendici collinari su arenarie e argille, attraversate da corsi d’acqua, con boschi freschi, carpineti misti a boschi termofili (leccete), dove oliveti e vigneti contribuiscono a esaltare la bellezza di quelle terre, in specie nel versante orientale.

L’avviso di rigetto deliberato dalla Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo rappresenta sicuramente un ottimo primo passo per scongiurare l’apertura di una discarica di cemento amianto in un sito così ameno. Anni fa il WWF e il comitato di residenti NADA, attraverso una grande mobilitazione, chiesero a gran voce di vietare definitivamente con una legge regionale la localizzazione di questo genere di discariche in mezzo alle campagne, sia perché i controlli sono più difficoltosi, sia considerando che tali discariche rappresentano comunque soltanto una soluzione provvisoria del problema, che viene lasciato in eredità alle future generazioni, essendo la fibra di amianto eterna. In virtù di quella mobilitazione si approvò la legge, n. 36 del 2 agosto 2010, che poneva come criteri localizzativi per questo genere di discariche i siti industriali.

Ora subito il ripristino ambientale, come da anni richiesto dalle amministrazioni locali e dalle associazioni, per la ex discarica della Marrollo.

Fabrizia Arduini

(Presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus)

domenica 15 aprile 2018

Casalbordino, ingressione marina: basta perseverare negli errori del passato

 
COMUNICATO STAMPA DEL 11 APRILE 2018 
 
Casalbordino, ingressione marina. WWF: basta perseverare negli errori del passato

Continuare a versare sabbia sulle spiagge dove è in atto l’ingressione marina, è come non voler rendersi conto che si sta curando una malattia grave puntando sull’effetto placebo. Nel 2010, l’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina documentò il fallimento dopo appena pochi mesi dal contestato ripascimento a Casabordino. In 5 mesi la linea di battigia in alcuni punti era già arretrata fino a 10 metri. Eppure i fautori dell’intervento dissero che avrebbe arrecato benefici per almeno 5 anni. Già allora c’era di che riflettere. Maggio 2014, 1,3 milioni di euro stanziati dalla Giunta Regionale per il contrasto all’erosione costiera. “Dopo due anni nei quali i balneatori di Casalbordino, come quelli di altri Comuni – raccontammo allora - hanno chiesto disperatamente un intervento duraturo ed efficace per il litorale, ormai totalmente eroso e ridotto vistosamente anche rispetto al periodo precedente al ripascimento del 2010, si è arrivati a ridosso della stagione estiva senza aver risolto il problema, e come al solito l’unica soluzione possibile appare essere un nuovo rinascimento”. C’è una domanda che ponemmo allora, e torniamo a porre ora perché crediamo sia un punto dirimente da risolvere. Le valutazioni ambientali prevedono una verifica post interventi, la Regione (o chi per lei) le ha mai effettuate? Se le ha effettuate come è possibile che si prosegua ad insistere sulla stessa fallimentare strada?

Quattro anni dopo, e una situazione sempre più drammatica, con ingenti somme spese per non risolvere nulla, torniamo a porre le stesse identiche questioni. Ancor di più ora che anche altri soggetti (finalmente!) cominciano a convenire sull’inutilità di ripascimenti e interventi spot. Basta interventi di dubbia, se non nulla, utilità i cui effetti (se ci sono positivi!) durano pochissimo. Auspichiamo uno studio affidato alle università che possa stabilire gli andamenti della linea di costa nei prossimi anni e una progettazione di interventi a lunga durata, partendo dalla rinaturalizzazione dei fiumi, ai quali con il proliferare incontrollato delle cave è stata tolta la capacità di ripascere in maniera naturale e duratura le spiagge. Proteggere le dune, importantissima ed efficace barriera contro l’erosione è oggi questione dirimente, altro che deterrenti ad un modello di sviluppo, i cui costi esorbitanti vengono scaricati sull’intera collettività. Su una progettualità per la rigenerazione e ripristino delle dune di Casalbordino, già tra il 2009 e il 2014, la nostra Associazione ha elaborato proposte che purtroppo – nonostante varie interlocuzioni – non sono mai state seriamente prese in considerazione.

ASSOCIAZIONE WWF
ZONA FRENTANA E COSTA TEATINA

domenica 18 marzo 2018

Earth Hour a Lanciano sabato 24 marzo 2018


Depositato il ricorso contro il parere positivo sul cementificio a ridosso di Punta Aderci

Comunicato stampa del 16 marzo 2018

WWF e Legambiente fanno il punto sulle più recenti azioni legali congiunte per un Abruzzo libero dal cemento e dalle energie fossili

Depositato il ricorso contro il parere positivo sul cementificio a ridosso di Punta Aderci


L’avv. Francesco Paolo Febbo al lavoro per ricorrere al TAR anche contro la centrale SNAM Rinnovata la richiesta di far tornare le valutazioni ambientali di competenza della Regione

Conferenza stampa congiunta, questa mattina a Pescara, di WWF e Legambiente, alla presenza dell’avv. Francesco Paolo Febbo, per fare il punto su due importantissime vertenze giudiziarie.

È stato in primo luogo annunciato l’avvenuto deposito del ricorso, presso il Tribunale Amministrativo Regionale, sezione di Pescara, contro il parere favorevole rilasciato dall’ufficio tecnico del Comune di Vasto sul progetto per la realizzazione di un cementificio a freddo in località Punta Penna di Vasto, a pochi passi dalla Riserva naturale regionale di Punta Aderci e dall’omonimo SIC (Sito di Interesse Comunitario). «Un atto amministrativo – ha commentato l’avv. Febbo – che a nostro avviso è minato da diverse irregolarità. Nel ricorso chiediamo infatti l’annullamento previa sospensione degli effetti giuridici del parere favorevole relativo alla Valutazione di Incidenza Ambientale (V.INC.A.) emesso in data 15.01.2018 dal Settore 4° - Urbanistica e Servizi – Sportello Unico per l’Edilizia, “inerente l’attività di produzione di leganti idraulici in Zona Industriale del Comune di Vasto, da impiantare nello stabilimento esistente, costruito inizialmente dalla ditta TRA.CE s.r.l. di Foggia, e completato dalla ditta VASTOCEM s.r.l., con sede a Vasto”; ditta, quest’ultima, poi incorporata dalla ES.CAL. s.r.l. di Manfredonia, in provincia di Foggia».

Il legale non è entrato nei dettagli del ricorso, ora in attesa dell’esame da parte dei giudici amministrativi. Ha ricordato invece che Legambiente e WWF avevano a suo tempo, analogamente a numerosi altri soggetti interessati, presentato osservazioni contro questo progetto. «Ebbene - ha sottolineato - tutte queste osservazioni sono state rigettate, con motivazioni pressoché analoghe le une alle altre, ma palesemente carenti sul dato sostanziale ed illogiche e contraddittorie su quello procedurale».

«Siamo fiduciosi – questo invece il commento del presidente di Legambiente Abruzzo Giuseppe Di Marco – di poter ottenere giustizia cancellando un parere favorevole secondo noi infondato. È interesse dell’intera Costa dei Trabocchi tutelare quella che è stata riconosciuta anche all’estero come una delle spiagge più belle d’Italia, un fiore all’occhiello per il territorio e fonte di ricchezza per l'economia turistica che non può essere messa a rischio da uno sciagurato progetto industriale legato a una economia ormai superata e fuori tempo».

Il delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio ha ribadito invece la necessità che le valutazioni ambientali tornino di esclusiva competenza della Regione, com’era sino a pochi anni fa: «Averle affidate ai Comuni, che quasi mai hanno nel proprio organico professionalità adeguate per tali valutazioni né tantomeno le dotazioni finanziarie per acquisite tutte le diverse consulenze specialistiche spesso necessarie, comporta il rischio che vengano approvati a macchia di leopardo progetti disastrosi per l’ambiente».

Si è anche parlato della centrale di decompressione della SNAM, autorizzata nei giorni scorsi da un Governo ormai a fine mandato e a dispetto della concorde opposizione dei cittadini e delle amministrazioni locali. «Stavamo preparando, sempre con l’avv. Febbo, - hanno ricordato Di Tizio e Di Marco – un ricorso endoprocedimentale contro quell’impianto, nell’ambito dell’azione comune concordata con i comitati locali e con l’amministrazione municipale di Sulmona nel tavolo voluto dalla Regione e per essa dal sottosegretario Mario Mazzocca. Ebbene l’inopinata e assurda autorizzazione del Governo ci ha sorpresi appena prima che depositassimo l’atto. A questo punto l’avv. Francesco Febbo è già al lavoro per modificare il ricorso e presentarlo direttamente contro il decreto autorizzativo. La centrale in quel sito rappresenta una vera assurdità per una lunga serie di ragioni, a cominciare dalla non strategicità dell'opera nel suo insieme. WWF e Legambiente continueranno a contrastarla in tutti i modi possibili, accanto ai cittadini, alle istituzioni e ai comitati».

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sabato 17 marzo 2018

Legambiente, Noimessidaparte e WWF chiamano a raccolta i cittadini della Val di Sangro

Comunicato stampa del 13 marzo 2018

Legambiente, Noimessidaparte e WWF chiamano a raccolta i cittadini della Val di Sangro

Il 15 presidio davanti alla Regione per dire no ai rifiuti ospedalieri ad Atessa

Il territorio contesta l’impianto che andrà giovedì in conferenza dei servizi a L’Aquila


Giovedì 15 marzo, dalle 10, è in programma a L’Aquila, presso gli uffici regionali di via Salaria Antica Est, la conferenza dei servizi prevista dal procedimento autorizzatorio in relazione al progettato impianto di trattamento di rifiuti ospedalieri in contrada Saletti di Atessa. Un complesso industriale destinato, nelle intenzioni della ditta proponente, a trattare 20mila tonnellate l’anno di rifiuti ospedalieri a rischio infettivo e 4500 t/a di rifiuti pericolosi. Una proposta che il territorio ha respinto, ritenendola tra l’altro una beffa per un’area che vede a rischio riduzione l’assistenza sanitaria per il ridimensionamento del proprio ospedale e contemporaneamente si sente minacciato dal potenziale arrivo di rifiuti sanitari da ben oltre i confini regionali visto che l’Abruzzo ne produce complessivamente meno di un quarto (circa 4000 t/a) di quelli che dovrebbero essere trattati nell’impianto.

Il 6 marzo scorso si è svolta ad Atessa una assemblea nel corso della quale i cittadini e l’amministrazione comunale - insieme alle associazioni Legambiente, Noimessidaparte e WWF –hanno concordato la volontà di opporsi con un NO categorico al progetto per il trattamento di rifiuti.

Le associazioni invitano ora i cittadini a dare concretezza a quel NO manifestando il 15 marzo, dalle ore 10, davanti agli uffici della Regione con un presidio che faccia sentire la presenza del territorio durante lo svolgimento della conferenza.

“L'impianto – ricorda il presidente di Noimessidaparte Marco Severo - ha acceso una discussione tra i cittadini che hanno riconosciuto l'importanza di una gestione complessiva dell'intera Val di Sangro e dell’area industriale per la quale c’è bisogno di una programmazione che possa creare una possibile armonia tra industrie e ambiente, tenendo nel giusto conto le esigenze e le opinioni dei cittadini e di coloro che sono stati eletti per rappresentare la comunità locale".

Per info e adesioni: noimessidaparte@gmail.com

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