giovedì 30 agosto 2018

Impianto rifiuti a Punta Penna di Vasto: il WWF deposita le osservazioni alla VINCA

Comunicato stampa del 30 agosto 2018 
 
“OSSERVATA LA VINCA SU IMPIANTO DI MESSA IN RISERVA RIFIUTI A PUNTA PENNA: FORTI LE CRITICITÀ EVIDENZIATE”

VASTO - Paradossale continuare a forzare il cuore turistico della Costa dei Trabocchi e della Via Verde con impianti ormai fuori mercato e potenzialmente impattanti. La prima esigenza dei Comuni è tutelare la collettività, non interessi di parte. Una illuminante sentenza del TAR Calabria

Lunedì scorso sono scaduti i termini per le osservazioni alla VINCA sull'impianto ECOEXPORT srl che dovrebbe prevedere a Punta Penna, a Vasto, a ridosso di una delle spiagge più belle d'Italia e della Via verde, la messa in riserva di CSS, ovvero rifiuti destinati a essere inceneriti da cementifici.

Si parla di un deposito interessato da un quantitativo annuo richiesto in autorizzazione pari a 45.000 tonnellate, con un flusso giornaliero medio di 125 ton, circa 5 convogli da 27 ton/cad.

Legambiente e WWF che nell'area di Punta Penna hanno già un ricorso pendente al TAR sul progetto del cementificio Escal, hanno depositato le proprie osservazioni in opposizione, nelle quali sono evidenziate diverse forti criticità. Ci si è trovati infatti di fronte a evidenti contraddizioni e carenze, a partire dallo studio sull'impatto e dalle valutazioni totalmente assenti sulle possibili correlazioni con il SIC Punta Aderci, presente a pochi metri dall’area prevista per l’impianto. Per non parlare dell'arbitraria e superficiale interpretazione delle norme vigenti relative all’applicazione dell’art. 6 della Direttiva Habitat. Dal punto di vista della sicurezza, inoltre, non vengono evidenziati quali sono i mezzi e/o i dispositivi che saranno utilizzati in caso di incendio per evitare la dispersione dei fumi e delle sostanze in essi contenute, potenzialmente nocive e impattanti su habitat, specie, acqua e suolo.

Fortemente critica è anche la questione traffico e viabilità. Superficiali sono le conclusioni sul traffico in ingresso/uscita e non si tiene in considerazione alcuna l'effetto cumulo, già richiamato in una recente sentenza del TAR proprio in riferimento all'area in questione: nulla si dice infatti sul totale carico attuale e potenziale (ricordiamo che il solo esercizio del progetto Escal aggiungerebbe ulteriori 50 unità giornaliere) che fa i conti con la viabilità interna dell'area che coinvolge nell'intero percorso fino al porto anche i tantissimi cittadini che raggiungono la Riserva di Punta Aderci attraverso quello che è il suo principale ingresso. Nell'area in esame è previsto inoltre il passaggio della pista ciclabile, elemento della Via Verde nonché pezzo della Bike to Coast che lega Vasto all'intera dorsale adriatica e che vedrà sfrecciare turisti da ogni parte d'Europa. Non solo quindi rischi sulla sicurezza ma anche danni all'immagine di un territorio che è al centro della crescita turistica della città, come testimoniato dal recente interesse dei principali media nazionali e stranieri: si parla del cuore del brand della 'Costa dei Trabocchi'.

Tra l'altro, la relazione tecnica sull'impianto fa riferimento al principio della prossimità nella gestione dei rifiuti solidi urbani come elemento giustificativo dell'iniziativa, dimenticando quando prevede il nuovo Piano Regionale dei Rifiuti, di recente approvazione. In Abruzzo non sono previsti infatti inceneritori e a tal fine ci si appoggia alla struttura di Pozzilli (in Molise) per quantitativi di CSS pari ai volumi di previsione di circa 50.000 tonnellate/anno. Da qui si evince che la produzione regionale è già esaurita nella collaborazione con l'impianto molisano e viene meno la necessità di risposta al principio di prossimità evocato dalla ECOEXPORT srl. Per di più, da piano regionale, gli impianti atti a produrre CSS sono due, siti rispettivamente a Casoni (Chieti) e a Teramo. Il porto più prossimo è quello di Ortona, tra l'altro già utilizzato dal 2012 per questa tipologia di attività.

Appare quindi evidente che il deposito su Vasto non risulterebbe né funzionale (per il principio di prossimità) ai due impianti di produzione di Chieti e Teramo, né necessario in quanto la quantità previsionale di piano è già utilizzata da Pozzilli.

“Questi impianti – dichiarano le Associazioni – sono ormai fuori mercato sia per una loro eccessiva presenza che per i volumi sempre più ridotti di rifiuti, dovuti al miglioramento della raccolta differenziata e dell'azione di riduzione e riciclo. Ci auguriamo che alla luce di un'attenta e corretta analisi, l'istanza sia rigettata per tutte le carenze e incongruità sollevate. E soprattutto ci attendiamo che l'area retroportuale di Punta Penna sia finalmente attenzionata con progetti innovativi che puntino a un'industria sostenibile, in riferimento all'applicazione della Carta di Pescara e della strategia S3 della regione Abruzzo, come sollecitato dalla stessa Confindustria in un recente incontro sulla ZES (Zona Economica Speciale) tenutosi proprio a Vasto”.

Legambiente e WWF si soffermano infine sulle ventilate “diffide” mediatiche lanciate di recente a mezzo stampa ricordando che l’amministrazione comunale, al pari delle associazioni ambientaliste, ha come primo obiettivo la tutela della salute dei cittadini e del territorio e non può in alcun modo lasciarsi condizionare da interessi di parte se questi possono provocare danni ad altri settori economici e alla collettività.

In tal senso è illuminante la sentenza del T.A.R. Calabria del novembre 2016 n. 2057:“la valutazione di incidenza ambientale, non diversamente dalla valutazione di impatto ambientale, si caratterizza quale giudizio espressione di ampia discrezionalità oltre che di tipo tecnico, anche amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera.”

Le discrezionali valutazioni tecnico-amministrative non possono, poi, esser influenzate in alcun modo dalla “destinazione urbanistica dell’area, in quanto l’astratta edificabilità dell’area non esclude che alcune opere non possano in concreto essere realizzate, per il loro contrasto con interessi di natura ambientale”.

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

La presidente del WWF e il Ministro rilanciano il Parco della Costa Teatina


Comunicato stampa del 22 agosto 2018 
 
Nuove speranze per il reale varo di un’area protetta nata ufficialmente ormai 17 anni fa

La presidente del WWF e il Ministro rilanciano il Parco della Costa Teatina

Sollecitate nomine scevre da interessi politici localistici per i vertici dei parchi nazionali


Prima di ferragosto la presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi, ha incontrato il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Un incontro nel corso del quale sono stati affrontati problemi cruciali per le politiche ambientali del Paese, a cominciare dalla necessità di dare forza e ruolo al Dicastero stesso, attraverso una maggiore dotazione di risorse economiche e professionali, ma anche con la sua trasformazione in un Ministero dell’Ecologia e dello Sviluppo, attore primario delle politiche italiane di sostenibilità e di adattamento ai cambiamenti climatici.

Durante l’incontro la presidente del WWF e il Ministro si sono anche confrontati su alcuni temi di grande rilievo per la conservazione della biodiversità: la tutela dei grandi carnivori e la situazione delle aree protette, sia marine che terrestri. È emersa la necessità, condivisa dal Ministro, di restituire ai Parchi nazionali una governance efficiente. Molte presidenze sono infatti vacanti (in Abruzzo quella del Parco della Majella) mentre altri Parchi sono da tempo in attesa della nomina del direttore (Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, ad esempio). Il WWF ha chiesto che queste nomine, nella piena autonomia decisionale del Ministro e nel percorso d’intesa che coinvolgerà le Regioni territorialmente competenti, escano da qualsiasi logica politica localistica e siano invece pienamente rappresentative degli interessi e dei valori che in ciascun parco nazionale riguardano l’ambiente nel suo complesso e l’intera collettività dei cittadini italiani.

Donatella Bianchi e il ministro Sergio Costa hanno condiviso l’esigenza di rilanciare il sistema e si è fatto esplicito riferimento ai Parchi già istituiti ma fermi al palo, come Portofino e quello della Costa Teatina. Quest’ultimo è stato varato addirittura nel 2001 ed è stato perimetrato da un commissario ad acta già nel 2015, ma la pratica è tuttora vergognosamente ferma in un cassetto della presidenza del Consiglio dei ministri.

«Il WWF Abruzzo – sottolinea il delegato regionale Luciano Di Tizio – già nei primi giorni del giugno scorso, quando il nuovo governo si era appena insediato, aveva scritto al presidente Conte e al ministro Costa proprio per ricordare che per il varo del Parco manca solo la firma del Capo dello Stato sul decreto di perimetrazione. I due precedenti leader, Renzi e Gentiloni, cui pure ci eravamo analogamente rivolti per sollecitare la chiusura di una pratica da troppo tempo in giacenza, non avevano ritenuto neppure di dover rispondere all’appello. Gli uffici del presidente Conte ci hanno invece informato di stare valutando la situazione. Ora che anche il ministro ha risposto positivamente alle sollecitazioni della presidente del WWF Italia aspettiamo fiduciosi… L’istituzione di questa area protetta avrebbe innanzitutto un valore immenso dal punto di vista naturalistico (nel perimetro sono compresi numerosi Siti di Interesse Comunitario e Riserve Regionali), e sarebbe inoltre preziosa anche per il rilancio economico e di immagine di un territorio da troppi anni in profonda crisi».

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

mercoledì 15 agosto 2018

Ortona, il Torrente Peticcio. WWF: ‘Verso la buona strada’

Ortona. “Nei mesi passati, grazie alla pista ciclopedonale di Ortona, lo stato preoccupante del torrente Peticcio, era sotto gli occhi di tutti. L’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina segnalò subito alla Capitaneria di Porto di Ortona il consistente stato di degrado dell’acquifero alla foce e non solo, trovando immediatamente grande sensibilità, attenzione, e conoscenza del problema.

Apprendiamo proprio in questi giorni che l’impegno promesso inizia a dare i primi risultati su di una problematica non semplice. Dopo la notizia della scoperta e successiva sanzione di uno scarico non autorizzato lungo il torrente, all’altezza della ferrovia, avvenuta nello scorso inverno, è di questi giorni la novità della avvenuta pulizia della foce, dove due grossi tubi metallici, posizionati presumibilmente negli anni ’90 per agevolare dei lavori lungo il tracciato ferroviario, avevano causato, col tempo, l’ostruzione della foce stessa, creando una pozza di acqua stagnante che, oltre ad essere una criticità ambientale, rappresentava anche un serio pericolo per inondazioni sulla pista ciclopedonale in caso di piena del torrente. A tale risultato si è arrivati dopo varie azioni di sensibilizzazione sul fenomeno da parte della Capitaneria di Porto versi i vari enti competenti, dalla Rete Ferroviaria Italiana al Genio Civile della Regione, al Comune, ed oggi a seguito della rimozione dei due grossi tubi il torrente ha riacquistato un deflusso normale verso mare, con un notevole miglioramento dello stato della foce. Naturalmente l’opera di indagine e di controllo da parte della Capitaneria prosegue per intercettare scarichi abusivi e funzionamento corretto del depuratore, ma ci faceva piacere segnalare questi primi successi, su di un annoso problema che da anni denunciavamo senza avere riscontri minimi.

Un grazie per l’impegno profuso dalla nostra Capitaneria, in specie al Comandante in Prima, Marzano, ed al suo personale, impegnati nel difficile compito della salvaguardia della vita umana in mare, della sicurezza della navigazione e del trasporto marittimo, oltreché la tutela dell’ambiente marino, dei suoi ecosistemi e l’attività di vigilanza dell’intera filiera della pesca marittima.

Una nazione civile deve salvaguardare un bene così prezioso come sono i nostri acquiferi e il nostro mare, fonte primaria di vita, deve assolutamente potenziare i controlli e perseguire le inottemperanze. Purtroppo l’Italia come denunciato dal WWF, anche nel 2018 conferma la generale cattiva gestione delle acque che è attestata: «1. dalle condanne della Corte di giustizia Europea e dalle procedure istruttorie EU pilot avviate dalla Commissione Europea nei nostri confronti. Due condanne (C565-10 – Procedura 2004-2034 e C85-13 – Procedura 2009-2034) e dall’apertura di una nuova procedura di infrazione (Procedura 2014-2059) che riguardano la mancata o non corretta applicazione della Direttiva 91/271/CEE in materia di depurazione delle acque, che prevede adeguati sistemi fognari e di trattamento delle acque reflue per gli agglomerati con più di 2.000 abitanti equivalenti; 2. dalle due procedure istruttorie EU Pilot per l’inadeguata applicazione della Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE)”. Si legge così in una nota di Fabrizia Arduini presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus.

sabato 4 agosto 2018

WWF: vergognosa la pressione sul SIC Marina di Vasto da parte di chi vuole il cementificio di Punta Aderci


Comunicato stampa del 4 agosto 2018

“Non lasciamo le spiagge indifese in mano ai cementificatori”

Subito l'approvazione dei piani di gestione dei SIC, pronti già da tempo e pagati con denaro pubblico

Vergognosa la pressione sul SIC Marina di Vasto da parte di chi vuole il cementificio di Punta Aderci


L‘Abruzzo su un totale 143 km di costa ne ha urbanizzati 91 km, il 63% è stato modificato irreversibilmente con un tasso di erosione del 61%. Aspetto, forse ancor più grave, è la dimensione delle trasformazioni avvenute dopo il 1985, anno dell’entrata in vigore del vincolo di inedificabilità entro i 300 metri dalla linea di costa e del sistema di pianificazione paesaggistica regionale previsto della Legge 431/1985, detta legge “Galasso”. Malgrado la norma sono stati cancellati altri 7 km di paesaggi costieri nella nostra regione.

Legambiente e WWF denunciano come, di fronte a questo alto consumo del suolo costiero e al triste primato di cementificazione che “vanta” l’Abruzzo (36,6% nella fascia compresa nei primi 300 metri dal mare - dati ISPRA), non si possono lasciare le spiagge in mano ai cementificatori e consentire devastazioni per la mancata approvazione dei piani di gestione dei SIC (Siti di Interesse Comunitario, concetto definito dalla direttiva comunitaria "Habitat” relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali) pronti già da tempo e pagati con denaro pubblico e rimasti nei cassetti di qualche ufficio regionale.

Il fenomeno dell'erosione, cerchiamo di non dimenticarlo, è amplificato da antropizzazione e cementificazione, aggravando ulteriormente lo stato in essere della nostra costa e di specifiche località (vedi: Francavilla, Casalbordino e altre).

“Nonostante questa consapevolezza – dichiarano le Associazioni - accade l'inverosimile: si continua a ritardare l'approvazione dei piani di gestione dei SIC, in questo caso in particolare quelli costieri, che in quanto strumenti di conservazione e di programmazione, possono contribuire al contenimento del problema.”

A dir poco plateale la situazione del SIC di Marina di Vasto. Il suo piano di gestione è in balia di chi sostiene un'azione di forte devastazione dell'area dunale di grande pregio esistente e già gravata dalla forte urbanizzazione della parte retrostante. Le proposte di accessi smisurati, oltre il doppio dell'esistente e l'esercizio di un'ulteriore azione antropica nell'area dunale, rappresentano una visione errata (tra l'altro neanche richiesta) della fruibilità di una riserva naturale ma anche di un turismo che non esiste più e che anzi, oggi proprio in virtù del nuovo piano regionale, parla di natura, bellezza e responsabilità. Elementi che certamente non possono appartenere a chi politicamente difende non solo i mali delle nostre spiagge ma addirittura la costruzione di un cementificio dentro la fascia di protezione della riserva di Punta Aderci, tra le spiagge più belle d'italia, anche a discapito della nascente Via verde.

“È tempo di uscire da questo nanismo politico e da una irreale visione del presente – concludono le Associazioni – ma anche dalla complicità della non scelta e della divisione. La tutela del bene comune non può essere elemento strumentale della dialettica politica ma un principio ispiratore. Ecco perché ci auguriamo che lunedì, in sede di approvazione del piano di gestione del SIC Marina di Vasto, questo principio prevalga sull'ottusità di meri interessi privatistici fuori tempo e superati da nuove richieste turistiche che puntano sulla qualità e sulla bellezza, nonché sulla fruibilità naturalistica dei territori. L'appello è trasversale a tutte le forze politiche: possa essere lunedì l'alba di un nuovo giorno per l'Abruzzo che vuole vivere dello splendore delle sue bellezze naturali, paesaggistiche, gastronomiche, culturali e di un'industria sostenibile che metta al centro la qualità della vita degli abruzzesi e dei turisti che vogliono visitare la regione verde d'Europa. E si abbandoni l'idea del vecchio modello che, come è ormai sotto gli occhi di tutti, ha superato la sua fase propositiva e ha cancellato persino la speranza dal

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

domenica 27 maggio 2018

Discarica cemento amianto, preavviso di rigetto dal Comitato VIA. Soddisfazione del WWF

Comunicato del 23 maggio 2018
 
 
Discarica cemento amianto, preavviso di rigetto dal Comitato VIA

Soddisfazione del WWF, che aveva presentato osservazioni ed era presente in audizione a L’Aquila in difesa del territorio. La legge 36/2010


L’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina, dopo aver prodotto osservazioni in critica per scongiurare l’apertura di una discarica di cemento amianto a ridosso del SIC Fosso delle Farfalle, era presente in sede di audizione del CCR VIA, nella giornata del 22 maggio, insieme ai Sindaci di Rocca San Giovanni e Treglio e altre associazioni. La discarica di Rocca San Giovanni, aveva secondo le stime di progetto capacità utile pari a 210.000 mc di rifiuti da costruzione contenenti amianto legato. Un impianto che secondo la ditta proponente, la RSG s.r.l., avrebbe dovuto rappresentare uno strumento di riqualificazione ambientale, poiché la ditta stessa si accollava l’onere della chiusura e il recupero della discarica che stoccava rifiuti speciali già esistente nello stesso sito, di proprietà della SMI di Marrollo, chiusa nel 1997. L’area confina con la Riserva Regionale Grotta delle Farfalle e con l’omonimo Sito di Interesse Comunitario, SIC IT7140106. Un‘area formata da pendici collinari su arenarie e argille, attraversate da corsi d’acqua, con boschi freschi, carpineti misti a boschi termofili (leccete), dove oliveti e vigneti contribuiscono a esaltare la bellezza di quelle terre, in specie nel versante orientale.

L’avviso di rigetto deliberato dalla Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo rappresenta sicuramente un ottimo primo passo per scongiurare l’apertura di una discarica di cemento amianto in un sito così ameno. Anni fa il WWF e il comitato di residenti NADA, attraverso una grande mobilitazione, chiesero a gran voce di vietare definitivamente con una legge regionale la localizzazione di questo genere di discariche in mezzo alle campagne, sia perché i controlli sono più difficoltosi, sia considerando che tali discariche rappresentano comunque soltanto una soluzione provvisoria del problema, che viene lasciato in eredità alle future generazioni, essendo la fibra di amianto eterna. In virtù di quella mobilitazione si approvò la legge, n. 36 del 2 agosto 2010, che poneva come criteri localizzativi per questo genere di discariche i siti industriali.

Ora subito il ripristino ambientale, come da anni richiesto dalle amministrazioni locali e dalle associazioni, per la ex discarica della Marrollo.

Fabrizia Arduini

(Presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus)

domenica 15 aprile 2018

Casalbordino, ingressione marina: basta perseverare negli errori del passato

 
COMUNICATO STAMPA DEL 11 APRILE 2018 
 
Casalbordino, ingressione marina. WWF: basta perseverare negli errori del passato

Continuare a versare sabbia sulle spiagge dove è in atto l’ingressione marina, è come non voler rendersi conto che si sta curando una malattia grave puntando sull’effetto placebo. Nel 2010, l’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina documentò il fallimento dopo appena pochi mesi dal contestato ripascimento a Casabordino. In 5 mesi la linea di battigia in alcuni punti era già arretrata fino a 10 metri. Eppure i fautori dell’intervento dissero che avrebbe arrecato benefici per almeno 5 anni. Già allora c’era di che riflettere. Maggio 2014, 1,3 milioni di euro stanziati dalla Giunta Regionale per il contrasto all’erosione costiera. “Dopo due anni nei quali i balneatori di Casalbordino, come quelli di altri Comuni – raccontammo allora - hanno chiesto disperatamente un intervento duraturo ed efficace per il litorale, ormai totalmente eroso e ridotto vistosamente anche rispetto al periodo precedente al ripascimento del 2010, si è arrivati a ridosso della stagione estiva senza aver risolto il problema, e come al solito l’unica soluzione possibile appare essere un nuovo rinascimento”. C’è una domanda che ponemmo allora, e torniamo a porre ora perché crediamo sia un punto dirimente da risolvere. Le valutazioni ambientali prevedono una verifica post interventi, la Regione (o chi per lei) le ha mai effettuate? Se le ha effettuate come è possibile che si prosegua ad insistere sulla stessa fallimentare strada?

Quattro anni dopo, e una situazione sempre più drammatica, con ingenti somme spese per non risolvere nulla, torniamo a porre le stesse identiche questioni. Ancor di più ora che anche altri soggetti (finalmente!) cominciano a convenire sull’inutilità di ripascimenti e interventi spot. Basta interventi di dubbia, se non nulla, utilità i cui effetti (se ci sono positivi!) durano pochissimo. Auspichiamo uno studio affidato alle università che possa stabilire gli andamenti della linea di costa nei prossimi anni e una progettazione di interventi a lunga durata, partendo dalla rinaturalizzazione dei fiumi, ai quali con il proliferare incontrollato delle cave è stata tolta la capacità di ripascere in maniera naturale e duratura le spiagge. Proteggere le dune, importantissima ed efficace barriera contro l’erosione è oggi questione dirimente, altro che deterrenti ad un modello di sviluppo, i cui costi esorbitanti vengono scaricati sull’intera collettività. Su una progettualità per la rigenerazione e ripristino delle dune di Casalbordino, già tra il 2009 e il 2014, la nostra Associazione ha elaborato proposte che purtroppo – nonostante varie interlocuzioni – non sono mai state seriamente prese in considerazione.

ASSOCIAZIONE WWF
ZONA FRENTANA E COSTA TEATINA

domenica 18 marzo 2018

Earth Hour a Lanciano sabato 24 marzo 2018


Depositato il ricorso contro il parere positivo sul cementificio a ridosso di Punta Aderci

Comunicato stampa del 16 marzo 2018

WWF e Legambiente fanno il punto sulle più recenti azioni legali congiunte per un Abruzzo libero dal cemento e dalle energie fossili

Depositato il ricorso contro il parere positivo sul cementificio a ridosso di Punta Aderci


L’avv. Francesco Paolo Febbo al lavoro per ricorrere al TAR anche contro la centrale SNAM Rinnovata la richiesta di far tornare le valutazioni ambientali di competenza della Regione

Conferenza stampa congiunta, questa mattina a Pescara, di WWF e Legambiente, alla presenza dell’avv. Francesco Paolo Febbo, per fare il punto su due importantissime vertenze giudiziarie.

È stato in primo luogo annunciato l’avvenuto deposito del ricorso, presso il Tribunale Amministrativo Regionale, sezione di Pescara, contro il parere favorevole rilasciato dall’ufficio tecnico del Comune di Vasto sul progetto per la realizzazione di un cementificio a freddo in località Punta Penna di Vasto, a pochi passi dalla Riserva naturale regionale di Punta Aderci e dall’omonimo SIC (Sito di Interesse Comunitario). «Un atto amministrativo – ha commentato l’avv. Febbo – che a nostro avviso è minato da diverse irregolarità. Nel ricorso chiediamo infatti l’annullamento previa sospensione degli effetti giuridici del parere favorevole relativo alla Valutazione di Incidenza Ambientale (V.INC.A.) emesso in data 15.01.2018 dal Settore 4° - Urbanistica e Servizi – Sportello Unico per l’Edilizia, “inerente l’attività di produzione di leganti idraulici in Zona Industriale del Comune di Vasto, da impiantare nello stabilimento esistente, costruito inizialmente dalla ditta TRA.CE s.r.l. di Foggia, e completato dalla ditta VASTOCEM s.r.l., con sede a Vasto”; ditta, quest’ultima, poi incorporata dalla ES.CAL. s.r.l. di Manfredonia, in provincia di Foggia».

Il legale non è entrato nei dettagli del ricorso, ora in attesa dell’esame da parte dei giudici amministrativi. Ha ricordato invece che Legambiente e WWF avevano a suo tempo, analogamente a numerosi altri soggetti interessati, presentato osservazioni contro questo progetto. «Ebbene - ha sottolineato - tutte queste osservazioni sono state rigettate, con motivazioni pressoché analoghe le une alle altre, ma palesemente carenti sul dato sostanziale ed illogiche e contraddittorie su quello procedurale».

«Siamo fiduciosi – questo invece il commento del presidente di Legambiente Abruzzo Giuseppe Di Marco – di poter ottenere giustizia cancellando un parere favorevole secondo noi infondato. È interesse dell’intera Costa dei Trabocchi tutelare quella che è stata riconosciuta anche all’estero come una delle spiagge più belle d’Italia, un fiore all’occhiello per il territorio e fonte di ricchezza per l'economia turistica che non può essere messa a rischio da uno sciagurato progetto industriale legato a una economia ormai superata e fuori tempo».

Il delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio ha ribadito invece la necessità che le valutazioni ambientali tornino di esclusiva competenza della Regione, com’era sino a pochi anni fa: «Averle affidate ai Comuni, che quasi mai hanno nel proprio organico professionalità adeguate per tali valutazioni né tantomeno le dotazioni finanziarie per acquisite tutte le diverse consulenze specialistiche spesso necessarie, comporta il rischio che vengano approvati a macchia di leopardo progetti disastrosi per l’ambiente».

Si è anche parlato della centrale di decompressione della SNAM, autorizzata nei giorni scorsi da un Governo ormai a fine mandato e a dispetto della concorde opposizione dei cittadini e delle amministrazioni locali. «Stavamo preparando, sempre con l’avv. Febbo, - hanno ricordato Di Tizio e Di Marco – un ricorso endoprocedimentale contro quell’impianto, nell’ambito dell’azione comune concordata con i comitati locali e con l’amministrazione municipale di Sulmona nel tavolo voluto dalla Regione e per essa dal sottosegretario Mario Mazzocca. Ebbene l’inopinata e assurda autorizzazione del Governo ci ha sorpresi appena prima che depositassimo l’atto. A questo punto l’avv. Francesco Febbo è già al lavoro per modificare il ricorso e presentarlo direttamente contro il decreto autorizzativo. La centrale in quel sito rappresenta una vera assurdità per una lunga serie di ragioni, a cominciare dalla non strategicità dell'opera nel suo insieme. WWF e Legambiente continueranno a contrastarla in tutti i modi possibili, accanto ai cittadini, alle istituzioni e ai comitati».

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
392.1814355

sabato 17 marzo 2018

Legambiente, Noimessidaparte e WWF chiamano a raccolta i cittadini della Val di Sangro

Comunicato stampa del 13 marzo 2018

Legambiente, Noimessidaparte e WWF chiamano a raccolta i cittadini della Val di Sangro

Il 15 presidio davanti alla Regione per dire no ai rifiuti ospedalieri ad Atessa

Il territorio contesta l’impianto che andrà giovedì in conferenza dei servizi a L’Aquila


Giovedì 15 marzo, dalle 10, è in programma a L’Aquila, presso gli uffici regionali di via Salaria Antica Est, la conferenza dei servizi prevista dal procedimento autorizzatorio in relazione al progettato impianto di trattamento di rifiuti ospedalieri in contrada Saletti di Atessa. Un complesso industriale destinato, nelle intenzioni della ditta proponente, a trattare 20mila tonnellate l’anno di rifiuti ospedalieri a rischio infettivo e 4500 t/a di rifiuti pericolosi. Una proposta che il territorio ha respinto, ritenendola tra l’altro una beffa per un’area che vede a rischio riduzione l’assistenza sanitaria per il ridimensionamento del proprio ospedale e contemporaneamente si sente minacciato dal potenziale arrivo di rifiuti sanitari da ben oltre i confini regionali visto che l’Abruzzo ne produce complessivamente meno di un quarto (circa 4000 t/a) di quelli che dovrebbero essere trattati nell’impianto.

Il 6 marzo scorso si è svolta ad Atessa una assemblea nel corso della quale i cittadini e l’amministrazione comunale - insieme alle associazioni Legambiente, Noimessidaparte e WWF –hanno concordato la volontà di opporsi con un NO categorico al progetto per il trattamento di rifiuti.

Le associazioni invitano ora i cittadini a dare concretezza a quel NO manifestando il 15 marzo, dalle ore 10, davanti agli uffici della Regione con un presidio che faccia sentire la presenza del territorio durante lo svolgimento della conferenza.

“L'impianto – ricorda il presidente di Noimessidaparte Marco Severo - ha acceso una discussione tra i cittadini che hanno riconosciuto l'importanza di una gestione complessiva dell'intera Val di Sangro e dell’area industriale per la quale c’è bisogno di una programmazione che possa creare una possibile armonia tra industrie e ambiente, tenendo nel giusto conto le esigenze e le opinioni dei cittadini e di coloro che sono stati eletti per rappresentare la comunità locale".

Per info e adesioni: noimessidaparte@gmail.com

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
392.1814355

giovedì 1 marzo 2018

A Rocca San Giovanni una discarica di rifiuti cementizi e resinoidi contenenti amianto


 
Comunicato del 28 febbraio 2018

Dopo Ortona, anche a Rocca San Giovanni una discarica di rifiuti cementizi e resinoidi contenenti amianto

Invece del Parco Nazionale della Costa Teatina, arrivano discariche


L’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina, ancora una volta si vede costretta a produrre osservazioni in critica per scongiurare progetti di sicuro impatto su di una porzione di territorio bellissimo ma pure fragilissimo. L’ostracismo verso il Parco Nazionale della Costa Teatina da parte di molti politici abruzzesi e di molte amministrazioni comunali e regionali che si sono succedute negli anni ha rappresentato e continua a rappresentare una vera e propria condanna per il territorio. La mancata presenza del Parco ha costretto cittadini, associazioni, comitati e realtà economiche a trascorrere molta parte del proprio tempo a ostacolare l’arrivo di impianti petroliferi, discariche, cementifici… Senza dimenticare i fiumi ridotti ad acquitrini e le infinite cementificazioni che, dal 2001 (anno dell’istituzione del Parco) a oggi, hanno divorato tratti di costa di straordinaria bellezza, Sembra di vivere nella terra delle assurdità, dove si sente parlare in continuazione di valorizzazione della Costa dei Trabocchi e contemporaneamente si boicotta lo strumento principe per quella valorizzazione, il Parco.

La discarica di Rocca San Giovanni, con capacità utile pari a 210.000 m3 di rifiuti da costruzione contenenti amianto legato, è solo l’ultima arrivata. Un impianto che secondo la ditta proponente, la RSG S.r.l., dovrebbe rappresentare uno strumento di riqualificazione ambientale, poiché si accollerebbe la chiusura e il recupero della discarica che stoccava rifiuti speciali già esistente nello stesso sito, di proprietà della SMI di Marrollo, chiusa nel 1997. L’area confina con la Riserva Regionale Grotta delle Farfalle e con l’omonimo Sito di Interesse Comunitario, SIC IT7140106. Un‘area formata da pendici collinari su arenarie e argille, attraversate da corsi d’acqua, con boschi freschi, carpineti misti a boschi termofili (leccete), dove oliveti e vigneti contribuiscono ad esaltare la bellezza di quelle terre, in specie nel versante orientale.

L’altra motivazione per cui dovrebbe sorgere l’impianto proposto dalla RSG, è il previsto esaurimento a breve della discarica di cemento amianto ad Ortona la cui capacità utile, pari a 245.000 m3, è quasi al capolinea, per buona pace di chi senza nemmeno leggersi il progetto, affermava che era fondamentale considerare la presenza a Ortona di una discarica già attiva in grado di contenere tutto l’amianto regionale. È bene ricordare che proprio nella fase di opposizione alla discarica nella città di Tosti, nata prima del terremoto dell’Aquila, il WWF e il comitato di residenti NADA, attraverso una grande mobilitazione, chiesero a gran forza di vietare definitivamente con una legge regionale di localizzare questo genere di discariche in mezzo alle campagne, sia perché i controlli sono più difficoltosi, sia considerando che tali discariche rappresentano soltanto una soluzione provvisoria del problema, che viene lasciato in eredità alle future generazioni, essendo la fibra di amianto eterna. Purtroppo l’inerzia della classe politica fece sì che la legge da noi richiesta venisse approvata solo quando l’iter amministrativo era già concluso, e Ortona si ritrovò comunque ad avere in casa un impianto così controverso, in un area non meno suggestiva di quella di Rocca San Giovanni, basti pensare che la chiamavano la valle delle fonti. L’unico conforto sta nel fatto che oggi quella legge, la n. 36 del 2 agosto 2010, vale a pieno titolo per evitare che a ridosso di un Sito di Interesse Comunitario si installi una discarica che smaltisce rifiuti contenenti amianto, poiché i criteri localizzativi indicano i siti industriali per questo genere di impianti. Con legge n. 5 del 23 gennaio 2018, “Norme a sostegno dell’economia circolare-Adeguamento Piano Regionale di Gestione Integrata dei rifiuti (PRGR)”, sono sopraggiunti altri motivi ostativi di non poco conto, come il nuovo quadro di riferimento per la Valutazione di Incidenza Ecologica che di fatto inficia quello prodotto dalla RSG, le distanze da case sparse e attività commerciali, la vicinanza con il bosco e la Riserva Regionale. Il WWF crede a buon ragione di aver messo nelle osservazioni seri motivi di contrasto al fine di evitare che si insedi un impianto di rifiuti contenenti amianto in un area così pregiata.

Ora l’amministrazione comunale di Rocca San Giovanni insieme a quella di San Vito Chietino, dimostrino la loro determinazione nel difendere un bene prezioso come il SIC Fosso delle Farfalle, pretendendo attraverso la normativa a disposizione dalla SMI di Marrollo, che ha ben guadagnato nella gestione della vecchia discarica di rifiuti speciali in località Fontanelli, gli interventi di recupero ambientale. In quell’area secondo i dati ARTA solo di fanghi industriali, ne sono stati stoccati ben 13649,75 tonnellate nel 1997. Quella che si chiama, una bomba ecologica, il cui onere economico ed ambientale non deve essere lasciato come spesso accade sulle spalle delle generazioni presenti e future. E intanto ancora una volta chiediamo alla politica nazionale e regionale una risposta chiara e veloce sul Parco Nazionale della Costa Teatina, senza tanti giri di parole.

Fabrizia Arduini
presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus

martedì 20 febbraio 2018

Il WWF Abruzzo scommette sui suoi “Guardiani della Natura”. Parte il Corso di formazione per guardie volontarie..

Comunicato stampa del 20 febbraio 2018

 

Comincia domenica 25 il corso di formazione che qualificherà nuove guardie ambientali volontarie

Il WWF Abruzzo scommette sui suoi “Guardiani della Natura”

Le lezioni si terranno il sabato o la domenica presso la sede della Lega Navale Sezione di Pescara 
 
Un articolato corso di formazione, con lezioni affidate a qualificati esperti, organizzato con il dichiarato intento di aumentare il numero delle proprie guardie giurate volontarie: è questa la nuova iniziativa che il WWF ha deciso di portare avanti in Abruzzo, grazie anche alla preziosa collaborazione della Lega Navale Italiana, sezione di Pescara.

«Oggi, con lo smantellamento o il depotenziamento delle Polizie Provinciali in tutta Italia e con i tempi necessariamente lunghi che ha comportato la riforma dell’ex Corpo Forestale dello Stato, i controlli ambientali sono diventati più sporadici e complessi anche nel territorio abruzzese. Per questo – spiega il coordinatore regionale della vigilanza WWF Claudio Allegrino – abbiamo organizzato a Pescara un corso di formazione che servirà a qualificare nuove guardie giurate volontarie che possano coadiuvare e accompagnare le Forze di Polizia nei controlli in campo ittico, venatorio, ambientale e zoofilo».

«Si tratta – aggiunge il delegato regionale del WWF Luciano Di Tizio, anche lui guardia ambientale - di una attività svolta a titolo rigorosamente gratuito ma di grande soddisfazione: è importante, dedicando semplicemente una parte del proprio tempo libero alla natura, avere la consapevolezza di aver contribuito concretamente, insieme ad altri volontari, a ridurre il numero dei reati ambientali».

Il corso comincerà domenica 25 alle 9:30, presso la sede della Lega Navale di Pescara (largo Immacolata, all’incrocio tra via Paolucci e Lungomare Matteotti, zona detta “della Madonnina”), che ormai da anni collabora con il WWF Chieti-Pescara in virtù anche di uno specifico protocollo d’intesa. Le lezioni si terranno, secondo un preciso calendario già predisposto, una volta a settimana, il sabato pomeriggio oppure la domenica mattina, dal 25 febbraio e sino al 9 giugno prossimo.

Le Guardie Particolari Giurate volontarie del WWF Italia rivestono la qualifica di Pubblici Ufficiali, di Agenti di Polizia Amministrativa e, nei casi previsti dalla legge, di Agenti di Polizia Giudiziaria. Le Guardie WWF, attive in tutta Italia, svolgono attività di prevenzione e, quando necessario, perseguono sia reati che violazioni di carattere amministrativo ai danni dell’ambiente. I settori di intervento sono veramente tanti: si va dall’uccisione di specie protette al bracconaggio, dagli abusi edilizi all’abbandono di rifiuti, dal maltrattamento degli animali al commercio illegale di fauna e flora protetti, dall’inquinamento di fiumi e mare alla pesca illegale, dalle attività industriali inquinanti agli scarichi abusivi e agli incendi.

Per maggiori informazioni è possibile contattare il nucleo regionale delle Guardie WWF all’indirizzo mail: guardiewwf-abruzzo@wwf.it

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
392.1814355


giovedì 15 febbraio 2018

Impianto rifiuti ad Atessa. WWF e altre associazioni presentano le osservazioni

Comunicato stampa del 15 febbraio 2018
 
 
Una montagna di rifiuti sanitari

In arrivo ad Atessa un impianto che tratterà rifiuti sanitari a rischio infettivo per 20.000 ton/anno potenziali. La regione Abruzzo ne produce 4.000. Lo stabilimento vicino ad abitazioni e a un Sito di Interesse Comunitario


WWF, Legambiente e il Comitato “Noi Messi da Parte” hanno presentato questa mattina in una conferenza stampa a Pescara le proprie osservazioni in opposizione al progetto della ditta Di Nizio Eugenio s.r.l. per la realizzazione ad Atessa di un impianto per il trattamento di rifiuti sanitari a rischio infettivo mediante sterilizzazione. Si tratta di un impianto di notevoli potenzialità visto che prevede il trattamento di ben 20.000 tonnellate l’anno potenziali, a fronte delle 4000 t/a prodotte in Abruzzo. Una capacità più che quadrupla rispetto alle esigenze regionali che lascia aperta ogni ipotesi sulla possibile futura importazione in Val di Sangro di rifiuti sanitari a rischio infettivo da altri territori. In ogni caso il progetto, grazie alla capacità dell’impianto a disposizione, ipotizza di allargare l’interesse anche a rifiuti di altro genere: 4.500 tonnellate anno di rifiuti pericolosi, e 10.500 tonnellate anno di rifiuti non pericolosi.

Tutto questo nonostante a ridosso dello stabilimento, anche a poche decine di metri, siano presenti abitazioni civili, bar e negozi; a poco più di un chilometro c’è invece il SIC (Sito di Interesse Comunitario) Bosco di Mozzagrogna. Anche se la Di Nizio Eugenio s.r.l., come essa stessa asserisce, è leader nel panorama nazionale circa la gestione di rifiuti provenienti da attività ambulatoriali e ospedaliere, non può in alcun modo cancellare le inevitabili ripercussioni che si avranno sul territorio. E in ogni caso - sottolineano le associazioni - resta di difficile comprensione la scelta di aprire anche ad altre tipologie di rifiuti.

Sembra ormai – hanno sottolineato Legambiente, WWF e “Noi Messi da Parte” - una costante abruzzese, quella che vede proporre nel territorio regionale quasi esclusivamente realtà produttive che comportano un certo e spesso notevole impatto ambientale, in special modo in relazione con quanto attiene alla gestione dei rifiuti e alla loro trasformazione. Attività queste che vanno inevitabilmente a interfacciarsi negativamente con la biodiversità di interi ecosistemi e quindi con la salute umana.

Le associazioni hanno respinto a priori ogni possibile riferimento alla cosiddetta sindrome di Nimby (acronimo inglese per Not In My Back Yard = non nel mio cortile) in base alla quale ci si opporrebbe a ogni impianto a prescindere dalla sua reale pericolosità. Il problema nasce dalla scelta tutta italiana in base alla quale invece di accorpare i siti industriali in aree ben circoscritte, sono stati sparpagliati polverizzandoli dappertutto, comportando non solo costi stratosferici per la collettività per via delle infrastrutture, ma anche un consumo del suolo ingiustificabile che ha impoverito, reso più fragili e quindi più pericolosi tantissimi territori in Italia e creato infinite situazioni di difficile convivenza. Negli ultimi decenni abbiamo assistito a una distruzione sistematica del paesaggio, e a situazioni crescenti di disagio e conflitto tra centri abitati e siti industriali, perché in natura, per forza di cose, siamo tutti connessi.

Entrando nel dettaglio delle osservazioni, le associazioni hanno fatto notare che la nuova legge regionale sui rifiuti, la n.5 del 2018, asserisce chiaramente che sino a 2 chilometri di distanza dal perimetro di un Sito di Interesse Comunitario, la VINCA - Valutazione di Incidenza -, è uno strumento necessario per questo genere di impianti. Hanno anche richiamato la Seveso III: “Ci chiediamo – hanno dichiarato – se la proponente ignora che la gestione dei rifiuti rientra nell’ambito di applicazione di questa norma o pensa di poterla ignorare solo per aver fissato dei limiti massimi di rifiuti stoccabili?”

“Noi Messi da Parte” WWF e Legambiente hanno fatto infine notare che la vicinanza di case sparse, più di 20 abitazioni entro un raggio di 500 metri a partire da una vicinanza di 30 metri, rappresentano un fattore che, ai sensi dell’All.1 della L.R. 45/2007 diventa escludente, come lo stesso TAR di Pescara ha ribadito nel 2010.

Fabrizia Arduini (presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina)
Marco Severo (presidente associazione NOIMESSIDAPARTE
Giuseppe Di Marco (presidente Legambiente Abruzzo)