mercoledì 26 dicembre 2018

Ortona. Il WWF deposita le osservazioni alla variante del PRG vigente

Ortona. Il WWF deposita le osservazioni alla variante del PRG vigente.
Migliorie rispetto all’ultima adozione, ma bisogna saper guardare al futuro
 
L' Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina, avvalendosi di supporti tecnici con cui da anni ha l’onore di collaborare, ha prodotto alcune note di critica sulle aree maggiormente interessate dalle valenze ambientali, come la spiaggia che va da Postilli al Riccio, le due riserve regionali Ripari Di Giobbe e l’Acqua Bella.

In prima analisi questa nuova adozione della variante al PRG, dal punto di vista dell’impatto ambientale, non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella dell’amministrazione Fratino, che prevedeva un altra città, con un incremento del 45% del patrimonio immobiliare, nonostante i dati ISTAT registrassero una diminuzione costante degli abitanti dagli anni ’70 al 2001, e quindi una crescita delle case non occupate che nel 2001 erano ben 1.871.

Il bilancio demografico degli ultimi anni, dal 2002 al 2017, conferma il trend negativo, sono più i decessi che le nascite, l’anno scorso ad esempio su 153 nascite, 287 sono stati i decessi, in virtù di questi indicatori ISTAT quindi, riteniamo essere esagerato anche il 27% di incremento del patrimonio abitativo previsto dalla variante adottata al PRG, come se la popolazione dovesse aumentare di 6.200 abitanti circa. Ortona è un territorio fragile, non bisogna mai dimenticarlo, una condizione che andrà a peggiorare con i cambiamenti climatici già in atto. Un territorio che avrebbe bisogno di un analisi di adattamento ai nuovi scenari per affrontare le sfide del futuro con più serenità, e puntare su riutilizzo ed efficientamento del patrimonio immobiliare esistente, nonché su di una rinaturalizzazione estesa, per la salvaguardia dai dissesti idrogeologici, e le spiagge che saranno sempre più interessate dall’ingressione marina e dall’erosione costiera,.

Un altro fattore di criticità riscontrato è la possibilità in un area che va da contrada Foro al fiume omonimo di installare attrezzature turistiche permanenti che possono occupare il 60% della superficie fondiaria. Ad ogni impianto è consentita la realizzazione di un piccolo edificio destinato a servizi nel limite di una superficie coperta pari al 10% della superficie fondiaria con altezza massima di mt 5,50, per discoteche all’aperto ed esercizi vari. Un area dove la Legge Galasso impone un vincolo di inedificabilità di 300 metri dalla battigia, e di 200 metri per la Legge Regionale sull’Urbanistica, un area che conserva valenze
naturalistiche in via di estinzione su tutta la costa Adriatica, come il Fratino, che scomparirebbe definitivamente. Come per le due Riserve, dove sono previste zone di espansione urbanistica anche in aree entro vincoli archeologici, idrogeologici, paesaggistici di certa importanza. Queste aree sono patrimonio delle generazioni presenti e future, e non di pochi ai quali la collettività fornisce uno straordinario contesto.

Auspichiamo che questa amministrazione, a differenza delle altre, continui a dimostrare tangibilmente e senza indugi di puntare sulla vera potenzialità del futuro: la bellezza.


Fabrizia Arduini
WWF Zona Frentana e Costa Teatina

venerdì 14 dicembre 2018

WWF: “Si firmi finalmente il decreto per il varo del Parco Nazionale della Costa Teatina”

Comunicato del 14 dicembre 2018 
 

Dopo i presidenti del Consiglio, il WWF scrive ora ai Senatori e ai Deputati eletti in Abruzzo

“Si firmi finalmente il decreto per il varo del Parco Nazionale della Costa Teatina”

Assurdo mantenere chiusi in un cassetto i documenti elaborati da un commissario ad acta


Scrivere via via a Renzi, Gentiloni e infine a Conte non è servito a nulla, ma il WWF non si arrende e insiste ancora sul varo effettivo del Parco Nazionale della Costa Teatina, inutilmente atteso ormai da quasi un ventennio. Il delegato regionale Luciano Di Tizio ha indirizzato questa mattina una lettera a tutti i senatori e a tutti i deputati eletti in Abruzzo per chiedere di attivarsi per l’immediata chiusura della procedura istitutiva del Parco Nazionale della Costa Teatina con l’invio alla firma della Presidenza della Repubblica della proposta di Decreto sviluppata sulle indicazioni del lavoro del Commissario ad acta.

La nota ripercorre gli argomenti già affrontati nelle missive inviate, alcune anche insieme ad altre associazioni, ai tre presidenti del consiglio che si sono succeduti negli ultimi anni: il 24 febbraio 2016 a Renzi, il 14 aprile 2017 a Gentiloni e il 5 giugno 2018 a Conte. In tutte queste lettere si ricordava il lunghissimo iter della Costa Teatina, individuata come area prioritaria per la creazione di un Parco già nel 1997 (Legge n. 344/97), istituita come Parco Nazionale nel 2001 (Legge n. 93/2001), perimetrata da un commissario ad acta nominato (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 agosto 2014) proprio per superare l’inedia del Ministero dell’Ambiente e degli enti locali. Il commissario, l’arch. Giuseppe De Dominicis, in meno di un anno ha completato il proprio compito trasmettendo in tre note consecutive (1 e 4 giugno e 24 luglio 2015) alla Presidenza del Consiglio dei Ministri perimetrazione, zonazione e relativa disciplina di tutela, documenti che da allora evidentemente sono rimasti assurdamente chiusi in un cassetto.

“In una procedura commissariale – ricorda Luciano Di Tizio – non sono possibili interventi da parte di terzi, per cui il successivo tentativo fuori tempo massimo della Giunta regionale (Deliberazione n. 27 del 26.01.2016) di disegnare una propria perimetrazione, oltre che discutibile nei contenuti, non ha alcun valore sul piano giuridico e non se ne può tenere conto. A questo punto chiedo ai parlamentari eletti in Abruzzo di sollecitare la chiusura del provvedimento: dovrebbe essere un atto scontato e invece la questione rimane assurdamente nel limbo. Capisco bene che ci sono, in questo delicato momento del Paese, importanti problemi da affrontare. La nascita del Parco Nazionale della Costa Teatina tuttavia è in coda da 17 anni e da 3 non ha bisogno d’altro che di una firma sul decreto di perimetrazione. Si può fare in pochi giorni, dando una risposta concreta a un territorio e contribuendo alla salvaguardia di un tratto di costa tra i più belli dell'Adriatico”.


WWF Italia Onlus, Abruzzo

venerdì 7 dicembre 2018

Impianto rifiuti Atessa. Il WWF: “Un buon passo in avanti, ma occorre lavorare ancora per il no definitivo”

Comunicato stampa del 7 dicembre 2018

Preavviso di rigetto per l’impianto di trattamento di rifiuti sanitari nella zona industriale di Atessa

Il WWF: “Un buon passo in avanti, ma occorre lavorare ancora per il no definitivo”


“Un passo in avanti importante, ma ci sarà ancora da lavorare per scongiurare definitivamente l’insediamento dell’impianto Di Nizio per il trattamento di rifiuti ospedalieri con annesso stoccaggio per rifiuti, pericolosi e non, previsto nella zona industriale di Atessa”: è questo il primo commento di Fabrizia Arduini, referente energia del WWF Abruzzo e presidente del WWF Zona Frentana e Costa Teatina, a due giorni dal giudizio del Comitato regionale di Valutazione di Impatto Ambientale che ha espresso preavviso di rigetto per l’impianto in base al Piano Regionale dei Rifiuti LR 5 /2018, per motivi localizzativi dovuti alla vicinanza di case sparse. “È un bel respiro di sollievo leggere di questa decisione ma ora – spiega Arduini - per mettere la parola fine, secondo la normativa vigente - art.10bis della L.241/90 -, bisognerà aspettare il tempo concesso alla ditta proponente per presentare in forma scritta eventuali motivazioni pertinenti al superamento dei motivi di rigetto”.

“Avevamo espresso molte perplessità – racconta - nelle osservazioni nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto presentate insieme a Legambiente e a Noi Messi da Parte: Tra queste la vicinanza ad abitazioni e punti di ristoro. Ma non solo: era difficile anche capire quali fossero i reali interessi della proponente, se gestire i rifiuti sanitari a rischio infettivo, o lo stoccaggio di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, attività che, per stessa ammissione della ditta, non ha nulla a che vedere con l’attività dell’impianto di sterilizzazione dei rifiuti sanitari. Una considerazione, quest’ultima, che nostro parere è non di poco conto poiché nell’ambito dell’autorizzazione richiesta l’attività di stoccaggio dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi rappresentava l’aspetto probabilmente più impattante, visto che si richiede di poter movimentare e gestire 4.500 ton/anno di rifiuti pericolosie 10.500 ton/anno di rifiuti non pericolosi, abbinati alla richiesta di gestire 20.000 ton/anno di rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo contrassegnati con i codici CER 18 01 03* e CER 18 02 02*”.

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

lunedì 19 novembre 2018

Il lupo avvistato a Vasto? Timori infondati. Per il WWF sono più pericolosi gli incidenti di caccia


COMUNICATO STAMPA DEL 19 NOVEMBRE 2018



Il lupo avvistato a Vasto? Timori infondati.

Per il WWF è pericoloso passeggiare per i boschi non per paura di incontrare questo animale  ma piuttosto per gli incidenti di caccia che sono in aumento.



VASTO - In seguito ad avvistamenti di uno o più di questi splendidi animali nelle campagne del vastese, leggiamo allarmismi di ogni sorta, nonostante si sia espresso in merito un esperto, il professore Mazzatenta. Il docente di psicobiologia e psicologia animale della Università di Teramo, ha saggiamente rassicurato la popolazione: il lupo oltre ad essere un animale schivo, è anche il miglior sistema biologico di contenimento del cinghiale. 

D’altronde se così non fosse, nessuno andrebbe per i boschi a prendere funghi o a farci passeggiate, visto che sono il loro habitat preferito.



Se vogliamo avere un approccio scientifico, con dati alla mano, sicuramente dovremmo avere molta più paura dei cacciatori! L’ultimo dossier dell’associazione Vittime della Caccia sulla stagione venatoria del 2017/2018 diffonde numeri allarmanti sugli incidenti capitati nelle campagne e nei boschi d’Italia. In campo venatorio, e a causa di armi da caccia, i dati evidenziano una lunga sequenza di incidenti anche mortali.  Tra i civili non cacciatori, ci sono stati 24 feriti e 10 morti; tra i cacciatori, 60 feriti e 20 morti. Totale: 84 feriti e 30 morti. Tre i minori rimasti vittime, di cui due feriti ed uno morto. 



Non esistono invece casi certificati di attacco in Italia dall’Ottocento, poiché il lupo tende ad evitare l’uomo. Le segnalazioni di episodi di presunta aggressione sono in realtà imputabili a cani rinselvatichiti come confermato dal Centro permanente di riferimento per la gestione del Lupo su scala interregionale denominato Wolf Apennine Center.



Piuttosto c’è da riflettere sul fatto che in Italia sono circa 300 i lupi che ogni anno vengono uccisi dalla mano dell’uomo spesso a causa di bocconi avvelenati, fucilate, lacci e trappole di ogni tipo.

Il WWF Italia sta lavorando affinchè venga presto approvato il nuovo Piano di Gestione e conservazione del lupo in Italia per limitare i fenomeni di bracconaggio contro questa specie simbolo della fauna più nobile del nostro paese.





Fabrizia Arduini
Presidente Associazione

WWF Zona Frentana e Costa Teatina

giovedì 8 novembre 2018

Lago di Bomba, ma non solo. Ieri una giornata speciale per la tutela del territorio abruzzese

Comunicato stampa 7 novembre 2018 
 
 
Lago di Bomba, ma non solo

Ieri una giornata speciale per la tutela del territorio abruzzese

Tra scadenze naturali e vittorie continua la battaglia contro la “petrolizzazione” dell’Abruzzo


Leggere il parere negativo della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale sul controverso progetto di coltivazione di gas sotto il Lago di Bomba ha rappresentato per il WWF Abruzzo, e crediamo per tutti coloro che hanno a cuore il nostro territorio, una gioia immensa. Confidiamo che siamo di fronte alla definitiva archiviazione di un progetto che tiene con il fiato sospeso tanti cittadini fin dal lontano 2010 e che ha visto un impegno comune del comitato “Gestione Partecipata del Territorio”, WWF e Legambiente, altre associazioni ambientaliste, amministratori dell’area, della Provincia e della Regione.

“La società proponente a questo punto potrebbe ricorrere al TAR”, dichiara Fabrizia Arduini, responsabile Energia del WWF Abruzzo, “ma ci sono molti elementi che ci portano a credere che la società lascerà definitivamente quell’area. Ricordiamo la sconfitta che rimediarono al Consiglio di Stato nel 2015, quando impugnarono il primo parere negativo della Commissione di Valutazione della Regione Abruzzo, prima di riprovarci presentando il nuovo progetto. Forse non conoscevano la proprietà commutativa per cui, cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia”.

Il WWF Abruzzo rivolge un sentito ringraziamento allo straordinario gruppo scientifico con cui si onora di collaborare: Francesco Stoppa, Francesco Brozzetti, Giusy La Vecchia, Piero Di Carlo e Loredana Pompilio della Università D’Annunzio. I progetti che trattano combustibili fossili sono estremamente complessi, avere docenti che, a titolo volontario, si sobbarcano il fondamentale studio scientifico per dimostrarne la pericolosità non ha prezzo. E un ringraziamento speciale va a Maria Rita D’Orsogna che, anche questa volta, non ha fatto mancare il suo importante contributo in questa battaglia.

“Le buone notizie sul versante della difesa dell’Abruzzo dalla “petrolizzazione” non finiscono qui”, aggiunge la Arduini. “Oltre alla decisione su Colle Santo - Lago di Bomba, arrivano le scadenze naturali di istanze e titoli minerari quali San Venere in provincia di Teramo, dove il WWF era riuscito a vincere in commissione di Valutazione di Impatto Ambientale, Santa Maria Imbaro in provincia di Chieti e Pescopennataro in provincia di L’Aquila che da anni “giacevano” dormienti. Possiamo ben dire che alla gioia si aggiunge un moto di orgoglio regionale, poiché in terra d’Abruzzo si registra una certa “sfiducia” da parte dei petrolieri, poiché solitamente non demordono facilmente e portano avanti le istanze per anni e anni tra sospensioni e rinvii”.

Per il WWF questi sono segnali che vanno nella giusta direzione. Ma è ancora troppo poco! Si può e si deve cambiare pagina: dobbiamo uscire al più presto dal ricatto mortale delle fonti fossili, tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici in atto. Le tragedie di questi giorni sono solo un piccolo assaggio di quanto potrà accadere se non abbandoneremo le fonti fossili e non investiremo nel risparmio energetico e nelle fonti alternative.


WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

venerdì 19 ottobre 2018

Bocciata la discarica di amianto a Rocca San Giovanni. Il WWF: una vittoria di tutta la comunità locale.

COMUNICATO STAMPA DEL 19 OTTOBRE 2018

La Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo boccia la discarica di amianto a Rocca San Giovanni. Il WWF: una vittoria di tutta la comunità locale.


Giovedì 18 ottobre la Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo ha bocciato il progetto inerente la discarica di matrici cementizie contenenti amianto che si voleva realizzare a ridosso della Riserva Regionale Fosso delle Farfalle, nonché Sito di Interesse Comunitario (SIC).

Dopo vicende alterne iniziate a dicembre del 2017 con la pubblicazione del progetto, tra un giudizio di rigetto e uno di revoca dello stesso, ieri è stata sancita finalmente la parola fine, almeno per quanto riguarda il giudizio della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale.

Un bel sospiro di sollievo per quanti si sono spesi al fine di fermare questo insediamento, tra Associazioni e Comuni interessati, come Rocca San Giovanni e Treglio ai quali vanno i nostri apprezzamenti.

Si consideri che la realizzazione di discariche di rifiuti di amianto sono una soluzione provvisoria del problema, che così viene lasciato alle future generazioni, essendo la fibra di amianto pressoché indistruttibile nel tempo

Da anni l’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina sottolinea come la localizzazione di questo genere di discariche non debba mai ricadere in mezzo alle campagne, men che meno a ridosso di aree naturali protette, ma prediligere, in attesa di procedimenti più sicuri, i siti industriali.

Molteplici sono le motivazioni che giustificano la preoccupazione per la corretta gestione di questo minerale eterno, a struttura microcristallina e di aspetto fibroso. Basti pensare che anche le protezioni più sicure per evitare la dispersione di queste fibre, non sono eterne come l’amianto.

Nel caso specifico di Rocca San Giovanni poi, la discarica doveva rappresentare la messa in sicurezza di un altra discarica. In sintesi la società RSG, proponente del progetto, avrebbe voluto sanare un detrattore ambientale con un altro detrattore ambientale (!) in un area che è “Zona recupero detrattori ambientali” così come indicato dal PRG del comune di Rocca San Giovanni.

Ora ci si aspetta il ripristino ambientale della vecchia discarica della SMI, dove sono smaltiti ben 160.000 m3 di rifiuti speciali, per ridare a quell’area la completa fruibilità che le spetta.

Resta in Italia e in Abruzzo il problema amianto. Secondo il settore ricerca INAIL, dal dopoguerra, in Italia, sono state prodotte e importate più di 5 milioni di tonnellate di amianto grezzo, cifre da capogiro. Assurdo continuare a pensare che un privato possa risolvere una priorità d’interesse pubblico, basta vedere cosa succede nel nostro territorio. Ad Ortona dove insiste una discarica di matrici cementizie contenenti amianto, secondo il Piano Rifiuti della Regione Abruzzo del 2018, delle 20.000 tonnellate smaltite in tale discarica, l'81% proviene da fuori regione,e solo il 19% è abruzzese; eppure quella discarica nasceva negli anni 2000 per svuotare le tante micro discariche, disseminate per Ortona, contenenti il micidiale composto.

Non solo è continuato il conferimento illegale nei campi di eternit e consimili, ma nel patrimonio edilizio di Ortona l’amianto è ancora presente in maniera preoccupante.

Fabrizia Arduini
Presidente Associazione
WWF Zona Frentana e Costa Teatina

giovedì 18 ottobre 2018

Il ministro Sergio Costa annuncia nuovi Parchi ma dimentica quello già perimetrato. Il WWF Abruzzo: «La costa teatina è in attesa da quasi 18 anni!»


Il ministro Sergio Costa annuncia nuovi Parchi ma dimentica quello già perimetrato

Il WWF Abruzzo: «La costa teatina è in attesa da quasi 18 anni!»

Ben vengano le altre aree protette ma non si lasci ancora nel limbo quella già pronta


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Una notizia diffusa ieri dall’agenzia giornalistica ANSA attribuisce al ministro dell’ambiente Sergio Costa eccellenti intenzioni in relazione alla protezione della natura. Questa, infatti riportata alla lettera, la nota d’agenzia: "Stiamo realizzando due nuovi parchi nazionali: Matese e Portofino". Lo ha annunciato il ministro dell'ambiente Sergio Costa via Twitter. Oltre alla 'promozione' dei due parchi regionali, in Campania e in Liguria, "stiamo lavorando per armonizzare il Delta del Po", ha scritto Costa. "Voglio che l'Italia diventi un unico 'Paese Parco'. Abbiamo la più grande biodiversità d'Europa e terza del mondo. Dobbiamo preservarla".

«Una ottima intenzione», ha commentato il delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio, il quale tuttavia aggiunge: «Non vorrei però che il ministro avesse dimenticato il Parco Nazionale della Costa Teatina, sulla cui assurda situazione gli abbiamo scritto appena dopo il suo insediamento: quell’area protetta non ha bisogno di null’altro che della firma sul decreto per la perimetrazione, già disegnata da un commissario ad acta, e della nomina degli organi direttivi. Nella nota inviata al presidente del consiglio, al ministro dell’ambiente e al presidente della Repubblica nei primi giorni del giugno scorso avevamo riepilogato l’intera vicenda, che si trascina ormai da quasi 18 anni, e siamo pronti in ogni momento a rinnovare l’appello anche eventualmente con un incontro di persona col ministro. È importante però che il Parco della Costa Teatina, che potrebbe essere attivato in pochi giorni visto che ha da tempo concluso l’iter istitutivo, perimetrazione compresa, non venga dimenticato e lasciato nel limbo nel quale giace senza alcun serio motivo, se non una grave miopia politica a livello locale, ormai davvero da troppi anni».

giovedì 30 agosto 2018

Impianto rifiuti a Punta Penna di Vasto: il WWF deposita le osservazioni alla VINCA

Comunicato stampa del 30 agosto 2018 
 
“OSSERVATA LA VINCA SU IMPIANTO DI MESSA IN RISERVA RIFIUTI A PUNTA PENNA: FORTI LE CRITICITÀ EVIDENZIATE”

VASTO - Paradossale continuare a forzare il cuore turistico della Costa dei Trabocchi e della Via Verde con impianti ormai fuori mercato e potenzialmente impattanti. La prima esigenza dei Comuni è tutelare la collettività, non interessi di parte. Una illuminante sentenza del TAR Calabria

Lunedì scorso sono scaduti i termini per le osservazioni alla VINCA sull'impianto ECOEXPORT srl che dovrebbe prevedere a Punta Penna, a Vasto, a ridosso di una delle spiagge più belle d'Italia e della Via verde, la messa in riserva di CSS, ovvero rifiuti destinati a essere inceneriti da cementifici.

Si parla di un deposito interessato da un quantitativo annuo richiesto in autorizzazione pari a 45.000 tonnellate, con un flusso giornaliero medio di 125 ton, circa 5 convogli da 27 ton/cad.

Legambiente e WWF che nell'area di Punta Penna hanno già un ricorso pendente al TAR sul progetto del cementificio Escal, hanno depositato le proprie osservazioni in opposizione, nelle quali sono evidenziate diverse forti criticità. Ci si è trovati infatti di fronte a evidenti contraddizioni e carenze, a partire dallo studio sull'impatto e dalle valutazioni totalmente assenti sulle possibili correlazioni con il SIC Punta Aderci, presente a pochi metri dall’area prevista per l’impianto. Per non parlare dell'arbitraria e superficiale interpretazione delle norme vigenti relative all’applicazione dell’art. 6 della Direttiva Habitat. Dal punto di vista della sicurezza, inoltre, non vengono evidenziati quali sono i mezzi e/o i dispositivi che saranno utilizzati in caso di incendio per evitare la dispersione dei fumi e delle sostanze in essi contenute, potenzialmente nocive e impattanti su habitat, specie, acqua e suolo.

Fortemente critica è anche la questione traffico e viabilità. Superficiali sono le conclusioni sul traffico in ingresso/uscita e non si tiene in considerazione alcuna l'effetto cumulo, già richiamato in una recente sentenza del TAR proprio in riferimento all'area in questione: nulla si dice infatti sul totale carico attuale e potenziale (ricordiamo che il solo esercizio del progetto Escal aggiungerebbe ulteriori 50 unità giornaliere) che fa i conti con la viabilità interna dell'area che coinvolge nell'intero percorso fino al porto anche i tantissimi cittadini che raggiungono la Riserva di Punta Aderci attraverso quello che è il suo principale ingresso. Nell'area in esame è previsto inoltre il passaggio della pista ciclabile, elemento della Via Verde nonché pezzo della Bike to Coast che lega Vasto all'intera dorsale adriatica e che vedrà sfrecciare turisti da ogni parte d'Europa. Non solo quindi rischi sulla sicurezza ma anche danni all'immagine di un territorio che è al centro della crescita turistica della città, come testimoniato dal recente interesse dei principali media nazionali e stranieri: si parla del cuore del brand della 'Costa dei Trabocchi'.

Tra l'altro, la relazione tecnica sull'impianto fa riferimento al principio della prossimità nella gestione dei rifiuti solidi urbani come elemento giustificativo dell'iniziativa, dimenticando quando prevede il nuovo Piano Regionale dei Rifiuti, di recente approvazione. In Abruzzo non sono previsti infatti inceneritori e a tal fine ci si appoggia alla struttura di Pozzilli (in Molise) per quantitativi di CSS pari ai volumi di previsione di circa 50.000 tonnellate/anno. Da qui si evince che la produzione regionale è già esaurita nella collaborazione con l'impianto molisano e viene meno la necessità di risposta al principio di prossimità evocato dalla ECOEXPORT srl. Per di più, da piano regionale, gli impianti atti a produrre CSS sono due, siti rispettivamente a Casoni (Chieti) e a Teramo. Il porto più prossimo è quello di Ortona, tra l'altro già utilizzato dal 2012 per questa tipologia di attività.

Appare quindi evidente che il deposito su Vasto non risulterebbe né funzionale (per il principio di prossimità) ai due impianti di produzione di Chieti e Teramo, né necessario in quanto la quantità previsionale di piano è già utilizzata da Pozzilli.

“Questi impianti – dichiarano le Associazioni – sono ormai fuori mercato sia per una loro eccessiva presenza che per i volumi sempre più ridotti di rifiuti, dovuti al miglioramento della raccolta differenziata e dell'azione di riduzione e riciclo. Ci auguriamo che alla luce di un'attenta e corretta analisi, l'istanza sia rigettata per tutte le carenze e incongruità sollevate. E soprattutto ci attendiamo che l'area retroportuale di Punta Penna sia finalmente attenzionata con progetti innovativi che puntino a un'industria sostenibile, in riferimento all'applicazione della Carta di Pescara e della strategia S3 della regione Abruzzo, come sollecitato dalla stessa Confindustria in un recente incontro sulla ZES (Zona Economica Speciale) tenutosi proprio a Vasto”.

Legambiente e WWF si soffermano infine sulle ventilate “diffide” mediatiche lanciate di recente a mezzo stampa ricordando che l’amministrazione comunale, al pari delle associazioni ambientaliste, ha come primo obiettivo la tutela della salute dei cittadini e del territorio e non può in alcun modo lasciarsi condizionare da interessi di parte se questi possono provocare danni ad altri settori economici e alla collettività.

In tal senso è illuminante la sentenza del T.A.R. Calabria del novembre 2016 n. 2057:“la valutazione di incidenza ambientale, non diversamente dalla valutazione di impatto ambientale, si caratterizza quale giudizio espressione di ampia discrezionalità oltre che di tipo tecnico, anche amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera.”

Le discrezionali valutazioni tecnico-amministrative non possono, poi, esser influenzate in alcun modo dalla “destinazione urbanistica dell’area, in quanto l’astratta edificabilità dell’area non esclude che alcune opere non possano in concreto essere realizzate, per il loro contrasto con interessi di natura ambientale”.

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

La presidente del WWF e il Ministro rilanciano il Parco della Costa Teatina


Comunicato stampa del 22 agosto 2018 
 
Nuove speranze per il reale varo di un’area protetta nata ufficialmente ormai 17 anni fa

La presidente del WWF e il Ministro rilanciano il Parco della Costa Teatina

Sollecitate nomine scevre da interessi politici localistici per i vertici dei parchi nazionali


Prima di ferragosto la presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi, ha incontrato il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Un incontro nel corso del quale sono stati affrontati problemi cruciali per le politiche ambientali del Paese, a cominciare dalla necessità di dare forza e ruolo al Dicastero stesso, attraverso una maggiore dotazione di risorse economiche e professionali, ma anche con la sua trasformazione in un Ministero dell’Ecologia e dello Sviluppo, attore primario delle politiche italiane di sostenibilità e di adattamento ai cambiamenti climatici.

Durante l’incontro la presidente del WWF e il Ministro si sono anche confrontati su alcuni temi di grande rilievo per la conservazione della biodiversità: la tutela dei grandi carnivori e la situazione delle aree protette, sia marine che terrestri. È emersa la necessità, condivisa dal Ministro, di restituire ai Parchi nazionali una governance efficiente. Molte presidenze sono infatti vacanti (in Abruzzo quella del Parco della Majella) mentre altri Parchi sono da tempo in attesa della nomina del direttore (Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, ad esempio). Il WWF ha chiesto che queste nomine, nella piena autonomia decisionale del Ministro e nel percorso d’intesa che coinvolgerà le Regioni territorialmente competenti, escano da qualsiasi logica politica localistica e siano invece pienamente rappresentative degli interessi e dei valori che in ciascun parco nazionale riguardano l’ambiente nel suo complesso e l’intera collettività dei cittadini italiani.

Donatella Bianchi e il ministro Sergio Costa hanno condiviso l’esigenza di rilanciare il sistema e si è fatto esplicito riferimento ai Parchi già istituiti ma fermi al palo, come Portofino e quello della Costa Teatina. Quest’ultimo è stato varato addirittura nel 2001 ed è stato perimetrato da un commissario ad acta già nel 2015, ma la pratica è tuttora vergognosamente ferma in un cassetto della presidenza del Consiglio dei ministri.

«Il WWF Abruzzo – sottolinea il delegato regionale Luciano Di Tizio – già nei primi giorni del giugno scorso, quando il nuovo governo si era appena insediato, aveva scritto al presidente Conte e al ministro Costa proprio per ricordare che per il varo del Parco manca solo la firma del Capo dello Stato sul decreto di perimetrazione. I due precedenti leader, Renzi e Gentiloni, cui pure ci eravamo analogamente rivolti per sollecitare la chiusura di una pratica da troppo tempo in giacenza, non avevano ritenuto neppure di dover rispondere all’appello. Gli uffici del presidente Conte ci hanno invece informato di stare valutando la situazione. Ora che anche il ministro ha risposto positivamente alle sollecitazioni della presidente del WWF Italia aspettiamo fiduciosi… L’istituzione di questa area protetta avrebbe innanzitutto un valore immenso dal punto di vista naturalistico (nel perimetro sono compresi numerosi Siti di Interesse Comunitario e Riserve Regionali), e sarebbe inoltre preziosa anche per il rilancio economico e di immagine di un territorio da troppi anni in profonda crisi».

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

mercoledì 15 agosto 2018

Ortona, il Torrente Peticcio. WWF: ‘Verso la buona strada’

Ortona. “Nei mesi passati, grazie alla pista ciclopedonale di Ortona, lo stato preoccupante del torrente Peticcio, era sotto gli occhi di tutti. L’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina segnalò subito alla Capitaneria di Porto di Ortona il consistente stato di degrado dell’acquifero alla foce e non solo, trovando immediatamente grande sensibilità, attenzione, e conoscenza del problema.

Apprendiamo proprio in questi giorni che l’impegno promesso inizia a dare i primi risultati su di una problematica non semplice. Dopo la notizia della scoperta e successiva sanzione di uno scarico non autorizzato lungo il torrente, all’altezza della ferrovia, avvenuta nello scorso inverno, è di questi giorni la novità della avvenuta pulizia della foce, dove due grossi tubi metallici, posizionati presumibilmente negli anni ’90 per agevolare dei lavori lungo il tracciato ferroviario, avevano causato, col tempo, l’ostruzione della foce stessa, creando una pozza di acqua stagnante che, oltre ad essere una criticità ambientale, rappresentava anche un serio pericolo per inondazioni sulla pista ciclopedonale in caso di piena del torrente. A tale risultato si è arrivati dopo varie azioni di sensibilizzazione sul fenomeno da parte della Capitaneria di Porto versi i vari enti competenti, dalla Rete Ferroviaria Italiana al Genio Civile della Regione, al Comune, ed oggi a seguito della rimozione dei due grossi tubi il torrente ha riacquistato un deflusso normale verso mare, con un notevole miglioramento dello stato della foce. Naturalmente l’opera di indagine e di controllo da parte della Capitaneria prosegue per intercettare scarichi abusivi e funzionamento corretto del depuratore, ma ci faceva piacere segnalare questi primi successi, su di un annoso problema che da anni denunciavamo senza avere riscontri minimi.

Un grazie per l’impegno profuso dalla nostra Capitaneria, in specie al Comandante in Prima, Marzano, ed al suo personale, impegnati nel difficile compito della salvaguardia della vita umana in mare, della sicurezza della navigazione e del trasporto marittimo, oltreché la tutela dell’ambiente marino, dei suoi ecosistemi e l’attività di vigilanza dell’intera filiera della pesca marittima.

Una nazione civile deve salvaguardare un bene così prezioso come sono i nostri acquiferi e il nostro mare, fonte primaria di vita, deve assolutamente potenziare i controlli e perseguire le inottemperanze. Purtroppo l’Italia come denunciato dal WWF, anche nel 2018 conferma la generale cattiva gestione delle acque che è attestata: «1. dalle condanne della Corte di giustizia Europea e dalle procedure istruttorie EU pilot avviate dalla Commissione Europea nei nostri confronti. Due condanne (C565-10 – Procedura 2004-2034 e C85-13 – Procedura 2009-2034) e dall’apertura di una nuova procedura di infrazione (Procedura 2014-2059) che riguardano la mancata o non corretta applicazione della Direttiva 91/271/CEE in materia di depurazione delle acque, che prevede adeguati sistemi fognari e di trattamento delle acque reflue per gli agglomerati con più di 2.000 abitanti equivalenti; 2. dalle due procedure istruttorie EU Pilot per l’inadeguata applicazione della Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE)”. Si legge così in una nota di Fabrizia Arduini presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus.

sabato 4 agosto 2018

WWF: vergognosa la pressione sul SIC Marina di Vasto da parte di chi vuole il cementificio di Punta Aderci


Comunicato stampa del 4 agosto 2018

“Non lasciamo le spiagge indifese in mano ai cementificatori”

Subito l'approvazione dei piani di gestione dei SIC, pronti già da tempo e pagati con denaro pubblico

Vergognosa la pressione sul SIC Marina di Vasto da parte di chi vuole il cementificio di Punta Aderci


L‘Abruzzo su un totale 143 km di costa ne ha urbanizzati 91 km, il 63% è stato modificato irreversibilmente con un tasso di erosione del 61%. Aspetto, forse ancor più grave, è la dimensione delle trasformazioni avvenute dopo il 1985, anno dell’entrata in vigore del vincolo di inedificabilità entro i 300 metri dalla linea di costa e del sistema di pianificazione paesaggistica regionale previsto della Legge 431/1985, detta legge “Galasso”. Malgrado la norma sono stati cancellati altri 7 km di paesaggi costieri nella nostra regione.

Legambiente e WWF denunciano come, di fronte a questo alto consumo del suolo costiero e al triste primato di cementificazione che “vanta” l’Abruzzo (36,6% nella fascia compresa nei primi 300 metri dal mare - dati ISPRA), non si possono lasciare le spiagge in mano ai cementificatori e consentire devastazioni per la mancata approvazione dei piani di gestione dei SIC (Siti di Interesse Comunitario, concetto definito dalla direttiva comunitaria "Habitat” relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali) pronti già da tempo e pagati con denaro pubblico e rimasti nei cassetti di qualche ufficio regionale.

Il fenomeno dell'erosione, cerchiamo di non dimenticarlo, è amplificato da antropizzazione e cementificazione, aggravando ulteriormente lo stato in essere della nostra costa e di specifiche località (vedi: Francavilla, Casalbordino e altre).

“Nonostante questa consapevolezza – dichiarano le Associazioni - accade l'inverosimile: si continua a ritardare l'approvazione dei piani di gestione dei SIC, in questo caso in particolare quelli costieri, che in quanto strumenti di conservazione e di programmazione, possono contribuire al contenimento del problema.”

A dir poco plateale la situazione del SIC di Marina di Vasto. Il suo piano di gestione è in balia di chi sostiene un'azione di forte devastazione dell'area dunale di grande pregio esistente e già gravata dalla forte urbanizzazione della parte retrostante. Le proposte di accessi smisurati, oltre il doppio dell'esistente e l'esercizio di un'ulteriore azione antropica nell'area dunale, rappresentano una visione errata (tra l'altro neanche richiesta) della fruibilità di una riserva naturale ma anche di un turismo che non esiste più e che anzi, oggi proprio in virtù del nuovo piano regionale, parla di natura, bellezza e responsabilità. Elementi che certamente non possono appartenere a chi politicamente difende non solo i mali delle nostre spiagge ma addirittura la costruzione di un cementificio dentro la fascia di protezione della riserva di Punta Aderci, tra le spiagge più belle d'italia, anche a discapito della nascente Via verde.

“È tempo di uscire da questo nanismo politico e da una irreale visione del presente – concludono le Associazioni – ma anche dalla complicità della non scelta e della divisione. La tutela del bene comune non può essere elemento strumentale della dialettica politica ma un principio ispiratore. Ecco perché ci auguriamo che lunedì, in sede di approvazione del piano di gestione del SIC Marina di Vasto, questo principio prevalga sull'ottusità di meri interessi privatistici fuori tempo e superati da nuove richieste turistiche che puntano sulla qualità e sulla bellezza, nonché sulla fruibilità naturalistica dei territori. L'appello è trasversale a tutte le forze politiche: possa essere lunedì l'alba di un nuovo giorno per l'Abruzzo che vuole vivere dello splendore delle sue bellezze naturali, paesaggistiche, gastronomiche, culturali e di un'industria sostenibile che metta al centro la qualità della vita degli abruzzesi e dei turisti che vogliono visitare la regione verde d'Europa. E si abbandoni l'idea del vecchio modello che, come è ormai sotto gli occhi di tutti, ha superato la sua fase propositiva e ha cancellato persino la speranza dal

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

domenica 27 maggio 2018

Discarica cemento amianto, preavviso di rigetto dal Comitato VIA. Soddisfazione del WWF

Comunicato del 23 maggio 2018
 
 
Discarica cemento amianto, preavviso di rigetto dal Comitato VIA

Soddisfazione del WWF, che aveva presentato osservazioni ed era presente in audizione a L’Aquila in difesa del territorio. La legge 36/2010


L’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina, dopo aver prodotto osservazioni in critica per scongiurare l’apertura di una discarica di cemento amianto a ridosso del SIC Fosso delle Farfalle, era presente in sede di audizione del CCR VIA, nella giornata del 22 maggio, insieme ai Sindaci di Rocca San Giovanni e Treglio e altre associazioni. La discarica di Rocca San Giovanni, aveva secondo le stime di progetto capacità utile pari a 210.000 mc di rifiuti da costruzione contenenti amianto legato. Un impianto che secondo la ditta proponente, la RSG s.r.l., avrebbe dovuto rappresentare uno strumento di riqualificazione ambientale, poiché la ditta stessa si accollava l’onere della chiusura e il recupero della discarica che stoccava rifiuti speciali già esistente nello stesso sito, di proprietà della SMI di Marrollo, chiusa nel 1997. L’area confina con la Riserva Regionale Grotta delle Farfalle e con l’omonimo Sito di Interesse Comunitario, SIC IT7140106. Un‘area formata da pendici collinari su arenarie e argille, attraversate da corsi d’acqua, con boschi freschi, carpineti misti a boschi termofili (leccete), dove oliveti e vigneti contribuiscono a esaltare la bellezza di quelle terre, in specie nel versante orientale.

L’avviso di rigetto deliberato dalla Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo rappresenta sicuramente un ottimo primo passo per scongiurare l’apertura di una discarica di cemento amianto in un sito così ameno. Anni fa il WWF e il comitato di residenti NADA, attraverso una grande mobilitazione, chiesero a gran voce di vietare definitivamente con una legge regionale la localizzazione di questo genere di discariche in mezzo alle campagne, sia perché i controlli sono più difficoltosi, sia considerando che tali discariche rappresentano comunque soltanto una soluzione provvisoria del problema, che viene lasciato in eredità alle future generazioni, essendo la fibra di amianto eterna. In virtù di quella mobilitazione si approvò la legge, n. 36 del 2 agosto 2010, che poneva come criteri localizzativi per questo genere di discariche i siti industriali.

Ora subito il ripristino ambientale, come da anni richiesto dalle amministrazioni locali e dalle associazioni, per la ex discarica della Marrollo.

Fabrizia Arduini

(Presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus)