Lunedì 27 Luglio ore 20:30
Sala Cassa di Risparmio di Chieti, Chieti Scalo, via Colonnetta
ASSEMBLEA PUBBLICA SULL'INCENDIO SEAB A CHIETI SCALO E SULLA NUBE
Cosa abbiamo respirato?
Come è stata gestita la situazione?
Che tipo di monitoraggio ha interessato la nube che si è formata?
Esiste un Piano di Emergenza?
Cosa fare per prevenire e gestire le situazioni di rischio in Val Pescara?
Cosa fare per migliorare l'aria che respiriamo?
Le richieste delle associazioni per la tutela dei cittadini di Chieti e della Val Pescara
INFO: 3381195358,3202788489
WEB: www.wwf.it/abruzzo
sabato 25 luglio 2009
venerdì 24 luglio 2009
Il Panda a Furci


Gli attivisti del Panda si sono dati appuntamenti a Furci per la manifestazione "Artisti in piazza" un evento realizzato dall' Amministrazione comunale con la partecipazione di circa 40 ragazzi di diverse età.
I partecipanti avevano a disposizione un'ora di tempo per raffigurare liberamente sul pavimento una rappresentazione avente come tema l'ambiente.
A tutti i ragazzi sono stati consegnati una confezione di acquerelli atossici ed un manuale di educazione ambientale del WWF.
Una iniziativa semplice ma importante per dare la possibilità ai ragazzi di conoscere meglio il mondo del volontariato, in particolare di quello che si occupa di tutela dell'ambiente.
Molti degi ragazzi hanno voluto infatti conoscere meglio le iniziative che il WWF intraprende quotidianamente a salvaguardia del territorio frentano.
giovedì 23 luglio 2009
Incendio SEAB: il WWF divulga la nota dell'ARTA
photo by Umberto la Sorda
COMUNICATO STAMPA DEL 23 LUGLIO 2009
Incendio SEAB: il WWF divulga la nota dell'ARTA con l'elenco degli inquinanti in acqua e in aria.
Smentito l'assessore regionale Febbo, nota ARTA già disponibile da ieri mattina. L'Associazione: precise risposte alle nostre puntuali richieste
Il WWF torna sulla questione dell'incendio SEAB divulgando integralmente la nota dell'ARTA con l'elenco di tutti gli inquinanti rilevati sia nell'acqua di spegnimento sia nell'aria durante l'incendio della SEAB. L'esistenza e il contenuto di tale nota, peraltro, erano già a conoscenza dell'associazione al momento della conferenza stampa di ieri.
Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia “La stampa e i cittadini conoscono il metodo di lavoro del WWF, basato su un'attenta verifica della documentazione disponibile per sostenere le proprie posizioni. Anche a seguito di alcune dichiarazioni di rappresentanti di istituzioni divulghiamo, quindi, la nota ufficiale dell'ARTA sull'incendio SEAB che contiene i dati preoccupanti sull'aria peraltro noti fin da lunedì sera in via informale e da ieri mattina in via formale. Esprimiamo, tra l'altro, il nostro stupore per le dichiarazioni di ieri pomeriggio dell'Assessore Regionale Febbo, che ha inteso sostenere con una nota ufficiale della Regione Abruzzo che l'ARTA non si fosse ancora espressa sul contenuto dei fumi. Ebbene, come detto, la nota ufficiale dell'ARTA con i dati dell'aria era disponibile fin dalla mattina di ieri e, infatti, appena dopo la conferenza stampa alle ore 12:30 circa, ne siamo entrati anche in possesso. Evidentemente l'Assessore Febbo !
è stato male informato ma su una vicenda così delicata che riguarda la salute di decine di migliaia di cittadini e l'economia di un territorio è necessario ben altro approccio. Comunque è un ulteriore elemento rispetto a quanto da noi sollevato circa l'incapacità delle nostre istituzioni di trattare materie complesse come quelle dell'inquinamento. In ogni caso un dato è certo, decine di migliaia di cittadini hanno respirato composti chimici neurotossici, cancerogeni e/o tossici. Il Benzene è classificato quale “accertato cancerogeno” per l'uomo dall'International Agency for Research on Cancer (IARC). Lo Stirene e l'Etilibenzene sono entrambi classificati quali “possibile cancerogeno per l'uomo” da questa agenzia. L'1,2,4 trimetil-benzene, già tristemente noto nell'incidente dei laboratori del Gran Sasso, è un neurotossico secondo i principali organismi internazionali.
La nota dell'ARTA, infine, conferma quanto sostenuto dal WWF sul fatto che i dati delle analisi delle acque di spegnimento sono più ampi in quanto ad analiti trovati solo perchè l'ARTA non può cercare nell'aria metalli Pesanti e Idrocarburi Policiclici Aromatici IPA. Peraltro la stessa ARTA sostiene che questi altri inquinanti trovati nell'acqua di spegnimento fossero presumibilmente presenti anche nella nube. Il WWF continuerà a svolgere il proprio lavoro di informazione, anche presso le Istituzioni, garantendo la partecipazione dei cittadini che sempre più spesso non si sentono tutelati dalle strutture preposte per legge alla salvaguardia della salute delle comunità. Il WWF è stato propositivo anche in questo caso, attendiamo precise e puntuali risposte dagli amministratori, anche perchè solo così si potrà avere almeno qualche indicazione sul livello di esposizione dei cittadini ai fumi”.

COMUNICATO STAMPA DEL 23 LUGLIO 2009
Incendio SEAB: il WWF divulga la nota dell'ARTA con l'elenco degli inquinanti in acqua e in aria.
Smentito l'assessore regionale Febbo, nota ARTA già disponibile da ieri mattina. L'Associazione: precise risposte alle nostre puntuali richieste
Il WWF torna sulla questione dell'incendio SEAB divulgando integralmente la nota dell'ARTA con l'elenco di tutti gli inquinanti rilevati sia nell'acqua di spegnimento sia nell'aria durante l'incendio della SEAB. L'esistenza e il contenuto di tale nota, peraltro, erano già a conoscenza dell'associazione al momento della conferenza stampa di ieri.
Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia “La stampa e i cittadini conoscono il metodo di lavoro del WWF, basato su un'attenta verifica della documentazione disponibile per sostenere le proprie posizioni. Anche a seguito di alcune dichiarazioni di rappresentanti di istituzioni divulghiamo, quindi, la nota ufficiale dell'ARTA sull'incendio SEAB che contiene i dati preoccupanti sull'aria peraltro noti fin da lunedì sera in via informale e da ieri mattina in via formale. Esprimiamo, tra l'altro, il nostro stupore per le dichiarazioni di ieri pomeriggio dell'Assessore Regionale Febbo, che ha inteso sostenere con una nota ufficiale della Regione Abruzzo che l'ARTA non si fosse ancora espressa sul contenuto dei fumi. Ebbene, come detto, la nota ufficiale dell'ARTA con i dati dell'aria era disponibile fin dalla mattina di ieri e, infatti, appena dopo la conferenza stampa alle ore 12:30 circa, ne siamo entrati anche in possesso. Evidentemente l'Assessore Febbo !
è stato male informato ma su una vicenda così delicata che riguarda la salute di decine di migliaia di cittadini e l'economia di un territorio è necessario ben altro approccio. Comunque è un ulteriore elemento rispetto a quanto da noi sollevato circa l'incapacità delle nostre istituzioni di trattare materie complesse come quelle dell'inquinamento. In ogni caso un dato è certo, decine di migliaia di cittadini hanno respirato composti chimici neurotossici, cancerogeni e/o tossici. Il Benzene è classificato quale “accertato cancerogeno” per l'uomo dall'International Agency for Research on Cancer (IARC). Lo Stirene e l'Etilibenzene sono entrambi classificati quali “possibile cancerogeno per l'uomo” da questa agenzia. L'1,2,4 trimetil-benzene, già tristemente noto nell'incidente dei laboratori del Gran Sasso, è un neurotossico secondo i principali organismi internazionali.
La nota dell'ARTA, infine, conferma quanto sostenuto dal WWF sul fatto che i dati delle analisi delle acque di spegnimento sono più ampi in quanto ad analiti trovati solo perchè l'ARTA non può cercare nell'aria metalli Pesanti e Idrocarburi Policiclici Aromatici IPA. Peraltro la stessa ARTA sostiene che questi altri inquinanti trovati nell'acqua di spegnimento fossero presumibilmente presenti anche nella nube. Il WWF continuerà a svolgere il proprio lavoro di informazione, anche presso le Istituzioni, garantendo la partecipazione dei cittadini che sempre più spesso non si sentono tutelati dalle strutture preposte per legge alla salvaguardia della salute delle comunità. Il WWF è stato propositivo anche in questo caso, attendiamo precise e puntuali risposte dagli amministratori, anche perchè solo così si potrà avere almeno qualche indicazione sul livello di esposizione dei cittadini ai fumi”.
mercoledì 22 luglio 2009
WWF sull' incendio Seab: rischi per la salute umana
photo by Umberto la Sorda

COMUNICATO STAMPA DEL 22 LUGLIO 2009
Benzene e altri solventi organici cancerogeni e/o tossici, fenoli, piombo, cromo, nichel, rame: micidiale il mix di sostanze emesse secondo l'ARTA nell'incendio della SEAB, molte delle quali respirate da decine di migliaia di persone.
L'approssimazione e/o l'inazione contraddistingue il lavoro degli enti. Mancano mezzi e strumenti usati in tutto il mondo.
Solventi organici cancerogeni e/o tossici come benzene, toluene, etilbenzene, xilene, stirene; Idrocarburi alifatici; aldeidi; fenoli; Idrocarburi Policiclici Aromatici come il temibilissimo Benzo-a–pirene; metalli pesanti quali nichel, rame, piombo, cromo: le prime analisi dell'ARTA confermano la presenza di un micidiale mix di inquinanti emessi nell'incendio della SEAB di Chieti Scalo.
Un dato è quindi incontrovertibile: decine di migliaia di persone a Chieti e nei comuni limitrofi hanno respirato sostanze estremente pericolose senza essere stati avvertiti del pericolo dagli enti pubblici deputati alla tutela della loro salute.
Le analisi sono state effettuate dall'ARTA di Chieti che, nonostante in Abruzzo non sia incredibilmente prevista la reperibilità nel fine-settimana, con abnegazione e spirito di servizio ha comunque raccolto diversi campioni che ora hanno permesso di stabilire almeno la portata generale dell'evento.
Su questo aspetto, però, emergono fatti incredibili se non risultassero veri facendo il confronto con i sistemi di monitoraggio adottati in altre regioni nelle emergenze causate da incendi simili. Molti dati dell'ARTA riguardano le acque di spegnimento mentre per l'aria, pur confermandosi anche qui la presenza di solventi cancerogeni, mancano le analisi per alcune classi importanti di sostanze. Dalle informazioni in nostro possesso risulta che il campionamento dell'aria sarebbe avvenuto attraverso un sistema adibito ad altri usi “adattato alla circostanza”, in assenza della strumentazione di raccolta usata in tutte le altre regioni (uso di canister). Questo “sistema” sarebbe stato “sperimentato” una prima volta nell'incendio dell'Ecoadriatica e poi anche in quello della Seab. Questa tecnica adottata “in emergenza” non permette di cercare una serie di inquinanti e, soprattutto, di valutarne la concentrazione. Inoltre, nelle altre regioni il sistema di monitor!
aggio assicura un diverso campionamento nell'aria per ognuno dei vari gruppi di sostanze pericolose (campionatori ad alto volume per le diossine, ad esempio; radielli; filtri per polveri ecc.). Pertanto l'elenco completo di cosa hanno respirato durante l'incendio decine di migliaia di persone e in che quantità per ognuna delle sostanze potenzialmente emesse nell'incendio della SEAB sarà difficile stabilirlo in quanto l'ARTA Abruzzo non è messa in grado di lavorare all'altezza delle emergenze che deve affrontare e può dare indicazioni (peraltro già sufficientemente preoccupanti) solo parziali. Inoltre emerge la totale assenza di dati raccolti in continuo per la mancanza delle centraline fisse di monitoraggio previste dalla legge e utilissime per capire i valori di fondo “normali” nelle aree interessate dalle ricadute e per monitorare gli andamenti prima, durante e dopo l'incendio. In merito alla questione dell'approccio usato in Abruzzo e quello usato in altre regioni italiane alleghiamo le due brevi relazioni di ARPA Veneto e
ARPA Puglia su due incendi avvenuti negli scorsi anni che fanno comprendere molto bene il diverso livello di tutela dei cittadini assicurato in quelle regioni.
In questa situazione, l'atteggiamento degli enti preposti alla tutela dell'incolumità e salute dei cittadini è stato del tutto inappropriato. Non capiamo perchè, davanti ad un incendio che interessava un'azienda sottoposta ad indagine dalla Magistratura pochi mesi prima e che comunque coinvolgeva materiali (plastiche ecc.) che nella combustione possono produrre sostanze pericolose e cancerogene come il benzene, non siano state almeno avvisate le categorie deboli come gestanti e bambini molto piccoli affinchè si allontanassero dalle aree di ricaduta mentre invece ci si sia affrettati a dare indicazioni tranquillizzanti.
Inoltre è incredibile che non sia stata attivata una sala operativa a livello provinciale e sovraprovinciale per stabilire il da farsi e per coordinare le azioni dei sindaci dei comuni interessati, sia nel versante chietino sia nel versante pescarese (sono a tal proposito inoppugnabili le immagini della nube in ricaduta sul pescarese quando a metà giornata di domenica la direzione del vento è cambiata). Su questo aspetto le associazioni intendono risalire alle varie responsabilità per segnalare agli enti competenti sovraordinati e nazionali il comportamento adottato nell'affrontare tale emergenza rispetto a quanto previsto dalle normative in materia di protezione civile.
Rispetto al da farsi il WWF e l'Abruzzo Social Forum chiedono di:
-effettuare analisi sul sangue su campioni di cittadini per capire l'esposizione ai diversi inquinanti (diossine; PCB; benzene ecc.), attraverso un piano di monitoraggio che tenga conto del differente grado di esposizione alle ricadute (campionando cittadini a diversa distanza ecc.);
-procedere all'individuazione delle aree di ricaduta non solo attraverso modelli matematici, comunque utili, ma anche attraverso l'uso delle foto satellitari disponibili durante l'evento (il WWF ha messo in contatto l'ARTA con enti esperti in tal senso):
-analizzare la presenza nel terreno e sui vegetali dei diversi inquinanti a varie distanze dal sito e nelle diverse direzioni, anche per valutare il “fondo” già presente dei diversi inquinanti;
-verificare le autorizzazioni in possesso della SEAB e degli altri impianti presenti a Chieti Scalo, attivando eventualmente anche procedure di revoca per via amministrativa in caso di inadempienze;
-verificare lo stato di attuazione dell'Ordinanza Comunale del 2008 che perimetra tutta l'area di Chieti Scalo quale area a rischio ambientale in cui dovevano essere effettuate tutta una serie di iniziative volte alla caratterizzazione e alla tutela dei cittadini, con divieti e prescrizioni per l'uso dell'ambiente;
-attivare immediatamente un sistema di monitoraggio in continuo della qualità dell'aria in Val Pescara;
-disporre l'immediata reperibilità per i tecnici dell'ARTA;
-dotare l'ARTA di tutta la strumentazione necessaria per intervenire secondo le procedure standard internazionali in caso di incidente nonchè della strumentazione per l'analisi delle diossine affinchè non ci si debba rivolgere più a laboratori esterni (l'università di Siena è stata segnalata dal WWF l'anno scorso a tal proposito);
-attivare procedure amministrative per capire le responsabilità di singoli funzionari dei vari enti per la la mancata attivazione di quanto previsto dalle normative in materia di protezione civile procedendo alla loro sostituzione.
Le organizzazioni si aspettano dalle indagini chiarezza su quanto accaduto, sulle ragioni che hanno determinato l'incendio e, più in generale, che venga approfondita la situazione delle attività di recupero, trasporto e smaltimento dei rifiuti in tutta l'area.

COMUNICATO STAMPA DEL 22 LUGLIO 2009
Benzene e altri solventi organici cancerogeni e/o tossici, fenoli, piombo, cromo, nichel, rame: micidiale il mix di sostanze emesse secondo l'ARTA nell'incendio della SEAB, molte delle quali respirate da decine di migliaia di persone.
L'approssimazione e/o l'inazione contraddistingue il lavoro degli enti. Mancano mezzi e strumenti usati in tutto il mondo.
Solventi organici cancerogeni e/o tossici come benzene, toluene, etilbenzene, xilene, stirene; Idrocarburi alifatici; aldeidi; fenoli; Idrocarburi Policiclici Aromatici come il temibilissimo Benzo-a–pirene; metalli pesanti quali nichel, rame, piombo, cromo: le prime analisi dell'ARTA confermano la presenza di un micidiale mix di inquinanti emessi nell'incendio della SEAB di Chieti Scalo.
Un dato è quindi incontrovertibile: decine di migliaia di persone a Chieti e nei comuni limitrofi hanno respirato sostanze estremente pericolose senza essere stati avvertiti del pericolo dagli enti pubblici deputati alla tutela della loro salute.
Le analisi sono state effettuate dall'ARTA di Chieti che, nonostante in Abruzzo non sia incredibilmente prevista la reperibilità nel fine-settimana, con abnegazione e spirito di servizio ha comunque raccolto diversi campioni che ora hanno permesso di stabilire almeno la portata generale dell'evento.
Su questo aspetto, però, emergono fatti incredibili se non risultassero veri facendo il confronto con i sistemi di monitoraggio adottati in altre regioni nelle emergenze causate da incendi simili. Molti dati dell'ARTA riguardano le acque di spegnimento mentre per l'aria, pur confermandosi anche qui la presenza di solventi cancerogeni, mancano le analisi per alcune classi importanti di sostanze. Dalle informazioni in nostro possesso risulta che il campionamento dell'aria sarebbe avvenuto attraverso un sistema adibito ad altri usi “adattato alla circostanza”, in assenza della strumentazione di raccolta usata in tutte le altre regioni (uso di canister). Questo “sistema” sarebbe stato “sperimentato” una prima volta nell'incendio dell'Ecoadriatica e poi anche in quello della Seab. Questa tecnica adottata “in emergenza” non permette di cercare una serie di inquinanti e, soprattutto, di valutarne la concentrazione. Inoltre, nelle altre regioni il sistema di monitor!
aggio assicura un diverso campionamento nell'aria per ognuno dei vari gruppi di sostanze pericolose (campionatori ad alto volume per le diossine, ad esempio; radielli; filtri per polveri ecc.). Pertanto l'elenco completo di cosa hanno respirato durante l'incendio decine di migliaia di persone e in che quantità per ognuna delle sostanze potenzialmente emesse nell'incendio della SEAB sarà difficile stabilirlo in quanto l'ARTA Abruzzo non è messa in grado di lavorare all'altezza delle emergenze che deve affrontare e può dare indicazioni (peraltro già sufficientemente preoccupanti) solo parziali. Inoltre emerge la totale assenza di dati raccolti in continuo per la mancanza delle centraline fisse di monitoraggio previste dalla legge e utilissime per capire i valori di fondo “normali” nelle aree interessate dalle ricadute e per monitorare gli andamenti prima, durante e dopo l'incendio. In merito alla questione dell'approccio usato in Abruzzo e quello usato in altre regioni italiane alleghiamo le due brevi relazioni di ARPA Veneto e
ARPA Puglia su due incendi avvenuti negli scorsi anni che fanno comprendere molto bene il diverso livello di tutela dei cittadini assicurato in quelle regioni.
In questa situazione, l'atteggiamento degli enti preposti alla tutela dell'incolumità e salute dei cittadini è stato del tutto inappropriato. Non capiamo perchè, davanti ad un incendio che interessava un'azienda sottoposta ad indagine dalla Magistratura pochi mesi prima e che comunque coinvolgeva materiali (plastiche ecc.) che nella combustione possono produrre sostanze pericolose e cancerogene come il benzene, non siano state almeno avvisate le categorie deboli come gestanti e bambini molto piccoli affinchè si allontanassero dalle aree di ricaduta mentre invece ci si sia affrettati a dare indicazioni tranquillizzanti.
Inoltre è incredibile che non sia stata attivata una sala operativa a livello provinciale e sovraprovinciale per stabilire il da farsi e per coordinare le azioni dei sindaci dei comuni interessati, sia nel versante chietino sia nel versante pescarese (sono a tal proposito inoppugnabili le immagini della nube in ricaduta sul pescarese quando a metà giornata di domenica la direzione del vento è cambiata). Su questo aspetto le associazioni intendono risalire alle varie responsabilità per segnalare agli enti competenti sovraordinati e nazionali il comportamento adottato nell'affrontare tale emergenza rispetto a quanto previsto dalle normative in materia di protezione civile.
Rispetto al da farsi il WWF e l'Abruzzo Social Forum chiedono di:
-effettuare analisi sul sangue su campioni di cittadini per capire l'esposizione ai diversi inquinanti (diossine; PCB; benzene ecc.), attraverso un piano di monitoraggio che tenga conto del differente grado di esposizione alle ricadute (campionando cittadini a diversa distanza ecc.);
-procedere all'individuazione delle aree di ricaduta non solo attraverso modelli matematici, comunque utili, ma anche attraverso l'uso delle foto satellitari disponibili durante l'evento (il WWF ha messo in contatto l'ARTA con enti esperti in tal senso):
-analizzare la presenza nel terreno e sui vegetali dei diversi inquinanti a varie distanze dal sito e nelle diverse direzioni, anche per valutare il “fondo” già presente dei diversi inquinanti;
-verificare le autorizzazioni in possesso della SEAB e degli altri impianti presenti a Chieti Scalo, attivando eventualmente anche procedure di revoca per via amministrativa in caso di inadempienze;
-verificare lo stato di attuazione dell'Ordinanza Comunale del 2008 che perimetra tutta l'area di Chieti Scalo quale area a rischio ambientale in cui dovevano essere effettuate tutta una serie di iniziative volte alla caratterizzazione e alla tutela dei cittadini, con divieti e prescrizioni per l'uso dell'ambiente;
-attivare immediatamente un sistema di monitoraggio in continuo della qualità dell'aria in Val Pescara;
-disporre l'immediata reperibilità per i tecnici dell'ARTA;
-dotare l'ARTA di tutta la strumentazione necessaria per intervenire secondo le procedure standard internazionali in caso di incidente nonchè della strumentazione per l'analisi delle diossine affinchè non ci si debba rivolgere più a laboratori esterni (l'università di Siena è stata segnalata dal WWF l'anno scorso a tal proposito);
-attivare procedure amministrative per capire le responsabilità di singoli funzionari dei vari enti per la la mancata attivazione di quanto previsto dalle normative in materia di protezione civile procedendo alla loro sostituzione.
Le organizzazioni si aspettano dalle indagini chiarezza su quanto accaduto, sulle ragioni che hanno determinato l'incendio e, più in generale, che venga approfondita la situazione delle attività di recupero, trasporto e smaltimento dei rifiuti in tutta l'area.
lunedì 20 luglio 2009
Gli incendi di rifiuti a Chieti Scalo........
photolo by Umberto La Sorda

COMUNICATO STAMPA DEL 20/07/2009
Incendio SEAB: decine i comuni potenzialmente interessati dalle ricadute di inquinanti nelle province di Chieti e Pescara
Il WWF: estendere i provvedimenti cautelari adottati a Chieti anche agli altri comuni del pescarese e del chietino
L'Associazione: negli incendi di rifiuti non esistono solo le diossine, pericolosi molti altri inquinanti come benzene, Idrocarburi Policiclici Aromatici e altri.
Il WWF interviene sul gravissimo incendio che ha interessato la SEAB di Chieti Scalo chiedendo che i provvedimenti cautelari promossi sul territorio di Chieti siano estesi anche agli altri comuni potenzialmente interessati dalle ricadute di inquinanti e che sia effettuato un piano di monitoraggio su aria, suolo e vegetali di vasta portata i cui particolari devono essere comunicati alla popolazione.
Stamattina l'associazione ha trovato una incredibile situazione di caos e imprepazione nell'affrontare un incendio che non interessa solo il comune di Chieti ma potenzialmente vaste aree delle provincie di Pescara e Chieti. Non è stato attivato alcun tavolo di gestione coordinata a livello sovraprovinciale per affrontare un'emergenza ambientale molto grave. Fino a pochi minuti fa le due prefetture di Chieti e Pescara risultavano del tutto ignare rispetto agli interventi precauzionali intrapresi e/o da intraprendere.
Ricordiamo che, secondo le analisi dell'ARTA, i coni di ricaduta degli inquinanti emessi nei due incendi della EcoAdriatica del 2008 e della Magma un mese or sono, entrambe a Chieti scalo, hanno coinvolto territori molto vasti, fino ad interessare interamente addirittura il Parco Nazionale della Majella. Non si capisce, allora, perchè un cittadino di Chieti sia invitato precauzionalmente e giustamente a non usare le acque superficiali per l'irrigazione mentre un cittadino di un comune limitrofo non debba preoccuparsi. Tra l'altro la direzione del vento rispetto alle prime ora dell'incendio è variata, facendo disperdere i fumi verso Cepagatti e altri comuni del pescarese.
In merito alla questione degli inquinanti emessi il WWF fa notare alcuni aspetti da non sottovalutare:
-negli incendi di questo tipo purtroppo possono prodursi non solo le diossine ma anche altre categorie di composti chimici tossici e/o cancerogeni, come il benzene e molte molecole del gruppo degli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA). Questi ed altri inquinanti devono essere ricercati sull'area vasta esposta alle ricadute, a distanze diverse, provvedendo ad un monitoraggio di suolo, aria e vegetali.
-la SEAB è stata interessata da indagini dei magistrati per reati connessi ad una gestione dei rifiuti non corretta. Per questo, almeno precauzionalmente, non crediamo si possa “tranquillizzare” rispetto alle tipologie di materiali andati in fumo. Solo un'attenta caratterizzazione dei residui potrebbe confermare la reale natura dei rifiuti bruciati.
Più in generale per il WWF enti ed istituzioni abruzzesi risultano strutturalmente impreparati a gestire e a prevenire emergenze di questo genere, visto che:
-l'ARTA Abruzzo non ha la reperibilità, per cui da venerdì pomeriggio a lunedì mattina qualsiasi cosa accada, teoricamente, i funzionari e I tecnici dell'ARTA, potrebbero non essere raggiungibili. Se lo fanno è per puro spirito di abnegazione e sacrificio, esponendosi anche a rischi. Questa situazione non può essere la norma anche perchè, guarda caso, tutti gli incendi di imprese che gestiscono rifiuti sono accaduti nel fine-settimana;
-non esistono monitoraggi costanti della qualità del suolo e dell'aria, soprattutto nella Val Pescara. Questi ultimi peraltro sono obbligatori in base a tutte normative relative all'aria. Diviene pertanto difficile valutare e confrontare le situazioni pre e post-incendio, rispetto gli inquinanti presenti.

COMUNICATO STAMPA DEL 20/07/2009
Incendio SEAB: decine i comuni potenzialmente interessati dalle ricadute di inquinanti nelle province di Chieti e Pescara
Il WWF: estendere i provvedimenti cautelari adottati a Chieti anche agli altri comuni del pescarese e del chietino
L'Associazione: negli incendi di rifiuti non esistono solo le diossine, pericolosi molti altri inquinanti come benzene, Idrocarburi Policiclici Aromatici e altri.
Il WWF interviene sul gravissimo incendio che ha interessato la SEAB di Chieti Scalo chiedendo che i provvedimenti cautelari promossi sul territorio di Chieti siano estesi anche agli altri comuni potenzialmente interessati dalle ricadute di inquinanti e che sia effettuato un piano di monitoraggio su aria, suolo e vegetali di vasta portata i cui particolari devono essere comunicati alla popolazione.
Stamattina l'associazione ha trovato una incredibile situazione di caos e imprepazione nell'affrontare un incendio che non interessa solo il comune di Chieti ma potenzialmente vaste aree delle provincie di Pescara e Chieti. Non è stato attivato alcun tavolo di gestione coordinata a livello sovraprovinciale per affrontare un'emergenza ambientale molto grave. Fino a pochi minuti fa le due prefetture di Chieti e Pescara risultavano del tutto ignare rispetto agli interventi precauzionali intrapresi e/o da intraprendere.
Ricordiamo che, secondo le analisi dell'ARTA, i coni di ricaduta degli inquinanti emessi nei due incendi della EcoAdriatica del 2008 e della Magma un mese or sono, entrambe a Chieti scalo, hanno coinvolto territori molto vasti, fino ad interessare interamente addirittura il Parco Nazionale della Majella. Non si capisce, allora, perchè un cittadino di Chieti sia invitato precauzionalmente e giustamente a non usare le acque superficiali per l'irrigazione mentre un cittadino di un comune limitrofo non debba preoccuparsi. Tra l'altro la direzione del vento rispetto alle prime ora dell'incendio è variata, facendo disperdere i fumi verso Cepagatti e altri comuni del pescarese.
In merito alla questione degli inquinanti emessi il WWF fa notare alcuni aspetti da non sottovalutare:
-negli incendi di questo tipo purtroppo possono prodursi non solo le diossine ma anche altre categorie di composti chimici tossici e/o cancerogeni, come il benzene e molte molecole del gruppo degli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA). Questi ed altri inquinanti devono essere ricercati sull'area vasta esposta alle ricadute, a distanze diverse, provvedendo ad un monitoraggio di suolo, aria e vegetali.
-la SEAB è stata interessata da indagini dei magistrati per reati connessi ad una gestione dei rifiuti non corretta. Per questo, almeno precauzionalmente, non crediamo si possa “tranquillizzare” rispetto alle tipologie di materiali andati in fumo. Solo un'attenta caratterizzazione dei residui potrebbe confermare la reale natura dei rifiuti bruciati.
Più in generale per il WWF enti ed istituzioni abruzzesi risultano strutturalmente impreparati a gestire e a prevenire emergenze di questo genere, visto che:
-l'ARTA Abruzzo non ha la reperibilità, per cui da venerdì pomeriggio a lunedì mattina qualsiasi cosa accada, teoricamente, i funzionari e I tecnici dell'ARTA, potrebbero non essere raggiungibili. Se lo fanno è per puro spirito di abnegazione e sacrificio, esponendosi anche a rischi. Questa situazione non può essere la norma anche perchè, guarda caso, tutti gli incendi di imprese che gestiscono rifiuti sono accaduti nel fine-settimana;
-non esistono monitoraggi costanti della qualità del suolo e dell'aria, soprattutto nella Val Pescara. Questi ultimi peraltro sono obbligatori in base a tutte normative relative all'aria. Diviene pertanto difficile valutare e confrontare le situazioni pre e post-incendio, rispetto gli inquinanti presenti.
giovedì 16 luglio 2009
“L'Abruzzo e l'energia fossile” - Lanciano, 19 luglio ore 19, Sala Mazzini
venerdì 10 luglio 2009
martedì 7 luglio 2009
Passeggiata a Castelguidone (Ch)
Domenica 12 luglio, ore 17, CASTELGUIDONE (CH)
appuntamento a Castelguidone, piazza duca degli abruzzi, ore 17
Il Comitato locale DINAMISMI, il WWF e la LIPU organizzano
LA PASSEGGIATA A COLLE S.VITO
per la conoscenza e la tutela dei luoghi dove vorrebbero realizzare un impianto eolico industriale.
La corsa all'eolico selvaggio, veri e propri impianti industriali di enormi dimensioni, può causare danni naturalistici e paesaggistici. Per questo è necessaria una regolamentazione attenta del settore che salvaguardi le aree più delicate e fragili.
appuntamento a Castelguidone, piazza duca degli abruzzi, ore 17
Il Comitato locale DINAMISMI, il WWF e la LIPU organizzano
LA PASSEGGIATA A COLLE S.VITO
per la conoscenza e la tutela dei luoghi dove vorrebbero realizzare un impianto eolico industriale.
La corsa all'eolico selvaggio, veri e propri impianti industriali di enormi dimensioni, può causare danni naturalistici e paesaggistici. Per questo è necessaria una regolamentazione attenta del settore che salvaguardi le aree più delicate e fragili.
sabato 4 luglio 2009
Raccolta firme a La Foce per La Foce

Proseguono le attività dell' Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina per impedire la costruzione del complesso turistico in località Foce di Rocca San Giovanni.
Domenica 05 luglio 2009 gli attivisti dell'associazione saranno presenti nei pressi della spiaggia La Foce con un presidio per raccogliere le firme di quanti non condividono le intenzioni dell' amministrazione comunale. Saranno presentate soluzioni alternative per lo sviluppo turistico della costa.
I soci e i simpatizzanti sono invitati a sostenerci in questa iniziativa.
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