mercoledì 21 gennaio 2009

Petrolchimico di Ortona: il WWF ricorre al Consiglio di Stato

photo by DEDE_LE
Centro oli, ambientalisti al Consiglio di Stato
Il Wwf: Ortona è solo la punta dell’iceberg


ORTONA. Wwf e Legambiente ricorreranno al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Abruzzo che ha giudicato inammissibili le istanze, contro il Centro oli, presentate da associazioni ambientaliste, cantine, associazioni di categoria e Comuni. Le due associazioni contestano soprattutto la parte in cui il tribunale amministrativo precisa che, trattandosi di argomento urbanistico, Wwf e Legambiente non potevano opporsi. Dell’intenzione di trasformare l’Abruzzo in regione mineraria, delle tesi contrarie all’insediamento Eni e della necessità di puntare sulle energie alternative, si è discusso venerdì alla sala Eden.
Nel corso del convegno organizzato da Wwf, Legambiente, Abruzzo in movimento e Colonne d’Ercole sono state distribuite le 30mila cartoline da spedire all’Eni, per invitare la multinazionale a investire sulle energie rinnovabili. All’appuntamento hanno partecipato numerose persone arrivate da varie parti d’Abruzzo. «Nuova energia per uscire dal petrolio» il tema del dibattito aperto da un intervento dell’avvocato Lisa Celeste e dalla relazione di Maria Rita D’Orsogna, della California state university. «Il problema dello sviluppo ecosostenibile non è soltanto ambientale ma anche politico e economico», afferma Celeste, «per questo, non solo gli ambientalisti, ma tutti i cittadini contribuenti devono portare avanti la battaglia a favore della sostenibilità. Sul fronte legale, stiamo preparando l’appello al Consiglio di Stato per impugnare la sentenza del Tar».
Celeste ha parlato anche della situazione del decreto legge 1441-ter attualmente all’analisi del Senato. «Questa legge priverà le comunità locali delle competenze sulla politica energetica. E’ grave», rimarca l’avvocato ambientalista, «inoltre con l’articolo 20 della legge 185/08, in cui si stabilisce che il ricorso al giudice amministrativo può essere fatto soltanto per il risarcimento del danno equivalente, non si può più chiedere né la sospensiva né il ripristino della situazione precedente. Anche su questo daremo battaglia».
Maria Rita D’Orsogna ha approfondito l’aspetto tecnico-scientifico parlando delle ricadute negative della realizzazione del Centro oli ma anche dell’impatto che gli investimenti, a terra e in mare, per lo sfruttamento del petrolio hanno sull’ambiente, sulla salute, sulla qualità della vita e sull’economia passando attraverso la comparazione dell’Italia con altri Paesi. Secondo la docenmte italo-americana adesso è importante continuare a lottare per dire no al progetto di trasformare l’Abruzzo in regione petrolifera. Sulla stessa linea, l’intervento di Dante Caserta, presidente regionale del Wwf: «Il Centro oli è solo la punta dell’iceberg perché l’intenzione è quella di trasformare l’Abruzzo in regione mineraria. Presenteremo ricorso al Consiglio di stato perché il Tar non ha riconosciuto a Wwf e Legambiente la possibilità di occuparsi del Centro oli, individuato come una questione urbanistica. I comitati locali, partendo da Natura verde, hanno portato avanti azioni fondamentali. Continuiamo a dimostrare ai petrolieri che siamo una regione forte».
Legambiente, con il presidente Angelo Di Matteo, ha esortato i cittadini a impegnarsi per uscire dal petrolio, azione che comporta la modifica dei nostri stili di vita: «Su questo bisogna riflettere, perché scegliere fonti energetiche alternative significa fare una scelta consapevole. Si dice no al petrolio se s’investe sulle energie rinnovabili. Tutti, compresi politici e imprenditori, dobbiamo impegnarci. Dobbiamo abbinare la contestazione alle proposte».

Articolo di Sara Fabrizio tratto da "Il Centro" del 18 gennaio 2009

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