lunedì 26 maggio 2008

Domenica 1° Giugno ore 15:00 a S.Vito Marina


E' tempo di futuro

Per storia e bellezza non ha eguali al mondo: è il mar Mediterraneo, patrimonio di incommensurabile valore, bene di tutti, che non può essere lasciato in balia della lobby degli egoisti. Uomini ignoranti e spreconi, mossi dal principio del privilegio per pochi e abituati alla pratica della corruzione.

Oggi in Italia ci sono perforazioni ovunque: i soli pozzi estrattivi sono 1.500, oltre ad un centinaio di piattaforme fisse per la produzione di idrocarburi. E questo potrebbe essere solo l'inizio.D'altra parte, mentre il petrolio sale alle stelle incoraggiando nuove esplorazioni, le royalties restano le più basse del mondo-in mare il 4%-. Oltre al saldo in negativo sul bilancio dei posti di lavoro, il petrolio ne distrugge più che crearne, avremo in cambio solo il peggioramento dello stato di salute nostro e dell'ambiente circostante.

L'Abruzzo costituisce uno dei punti nevralgici della corsa italiana all' oro nero: il centro oli, il porto delle petroliere, pozzi petroliferi in terra e in mare.
Tutto questo trasformerà la nostra regione in una landa desolata colpita al cuore da scelte antieconomiche e pericolose.
Gela, Ragusa, Falconara: una storia di veleni che potrebbe essere anche la nostra, ma che non vogliamo. Stesso danno, stesso male: quelle popolazioni hanno visto e vissuto gli esiti delle grandi opere petrolifere. Hanno denunciato e noi oggi sappiamo.

E' tempo di futuro: le conoscenze tecnologiche ci permettono di pensare a un nuovo modo di produrre energia, fatto di rispetto, collaborazione, democrazia. Investiamo sulle conoscenze, un mare pieno di vita. Diamo ai nostri giovani un domani su cui puntare, crescere, sognare.

Giù le mani dal nostro mare: chiediamo una moratoria immediata sulla legge fogna, che rende i fiumi abruzzesi ancora più avvelenati, basta cemento selvaggio sulla costa.
Via le piattaforme dal nostro mare, una bomba ecologica che costituisce da sola il 10% dell' inquinamento totale da idrocarburi! Ortona Vasto, Francavilla, Casal Bordino presto ci regaleranno una visione da terzo mondo.
Chiediamo di concludere l'iter del Parco della Costa Teatina, non c'è più tempo da perdere

Il tempo di rinnovamento della massa d'acqua del Mediterraneo è stimato in circa 80 anni, non c'è più tempo da perdere!�

INFO
Ass. di Emergenza Ambiente Abruzzo operative
Roberto Nardone - Gli Occhi Del Popolo- Coord. Per la Tutela della Costa Teatina cell. 393 395 852 959 - San Vito
Andrea Natale WWF mare -Coord. Per la Tutela della Costa Teatina cell. 3390140 613 - Fossacesia
Lino Salvatorelli Arci Vasto -Coord. Per la Tutela della Costa Teatina cell. 333 687 0029 - Vasto
Fabrizia Arduini CIC-Coord. Per la Tutela della Costa Teatina 329 157 4549 Ortona
Loredana Di Paola Mare Libero -Coord. Per la Tutela della Costa Teatina cell. 333 839 1147 - Pescara
Davide Colaiezzi Abruzzo in Movimento cell. 328 196 5851 - Ortona
Lino Olivastri -Comitato Natura Verde cell. 329 239 6338 - San Vito
Luzio Nelli Legambiente cell. 339 463 0768
Susanna Camerlengo Legambiente 328 101 5232 Pescara

Scandalo di Bussi e dell'acqua potabile della Val Pescara (città di Chieti compresa)


Immagine di lu.foto

COMUNICATO STAMPA DEL 23 MAGGIO 2008

Scandalo di Bussi e dell'acqua potabile della Val Pescara.
Un disastro di portata europea sulla pelle di 500.000 abruzzesi.
Il WWF protagonista nella scoperta e nella denuncia.


Domani mattina conferenza stampa a Pescara del WWF.

La chiusura delle indagini sul disastro ambientale di Bussi e della questione dell'acqua distribuita a 500.000 cittadini della Val Pescara (comprese le città di Chieti e Pescara), rappresenta un'ulteriore, importantissima conferma delle denunce presentate dal WWF nel corso dell'ultimo anno.
Come si ricorderà, una parte dell'inchiesta è scaturita dalla segnalazione dell'Associazione che, a luglio 2007, aveva fatto analizzare l'acqua dei rubinetti della Val Pescara, provenienti dai Pozzi Sant'Angelo, a valle delle megadiscariche abusive di Bussi, riscontrando alte concentrazioni di contaminanti, tra cui il Tetracloruro di Carbonio e l'Esacloroetano (sostanze tossiche per fegato e reni: la prima classificata come possibile cancerogena per l'uomo). Successivamente, nonostante le smentite di alcune delle persone attualmente indagate, tra cui il presidente dell'Azienda Consortile Acquedottistica, Bruno Catena, e l'allora presidente dell'Ambito Territoriale Ottimale sull'acqua, Giorgio D'Ambrosio, il WWF aveva dimostrato come molti Enti fossero a conoscenza dell'inquinamento dei pozzi Sant'Angelo fin dal 2004, senza però aver mai provveduto ad informare i cittadini.
Dichiara Dante Caserta, Presidente del WWF Abruzzo: "Siamo di fronte ad uno scandalo di livello europeo che coinvolge quella che era la più grande azienda chimica italiana: nella valle dei fiumi Tirino e Pescara è stata realizzata la più grande discarica abusiva di rifiuti tossici d'Europa. Il quadro di inquinamento emerso dalle indagini è di proporzioni inimmaginabili, visto che le sostanze tossiche e cancerogene in falda superano i limiti di legge per centinaia di migliaia di volte. La situazione è ancora più grave perché questo inquinamento ha determinato la distribuzione a circa 500.000 persone di acqua che l'Istituto Superiore di Sanità, smentendo l'Azienda Consortile Acquedottistica, l'Ambito Territoriale Ottimale e la ASL, ha dichiarato "non idonea al consumo umano". È il completo fallimento del sistema di gestione, controllo e prevenzione dell'acqua denunciato dal WWF in questo anno e oggi portato alla luce grazie all'impegno del Corpo Forestale dello Stato guidato d!
al Dr. Guido Conti e dalla Magistratura nella persona del Pm Aldo Aceto. Le responsabilità dei singoli saranno accertate dalla Magistratura, verificando così anche la situazione di quanti in questi anni sapevano e non hanno fatto nulla."
Domani, sabato 24 maggio alle ore 11:00 con appuntamento in piazza Italia a Pescara (davanti al Comune) conferenza stampa dell'associazione.

Disponibile via email per i giornalisti una cronistoria con i principali documenti

INFO: 3683188739 (Augusto De Sanctis), 3358155085 (Dante Caserta)

PESCARA. Dopo poco più di un anno dalla scoperta della discarica di Bussi e poco meno di 12 mesi dallo scoppio dello scandalo dell'acqua inquinata arriva il primo atto importante e pubblico della procura di Pescara che ha inviato nei giorni scorsi 33 avvisi di garanzia. I reati contestati sono avvelenamento delle acque, disastro doloso, commercio di sostanze contraffatte ed adulterate, delitti colposi contro la salute pubblica, turbata libertà degli incanti e truffa.
Gli avvisi di garanzia -che consistono nella comunicazione agli indagati di essere sotto accertamento della magistratura- metteranno in condizione i presunti responsabili di compiere i primi atti difensivi e, dunque, di conoscere nel dettaglio le prove raccolte in molti mesi di indagine.
L'operazione della Procura, coordinata dal pm Aldo Aceto, ruota attorno alle responsabilità che hanno portato alla creazione di quella che è stata definita la «discarica tossica più grande d'Europa» (nel silenzio pressocchè totale di istituzioni e cittadini) e sulla scoperta nel 2004 (ma resa pubblica solo nel 2007) di veleni contenuti nell'acqua degli acquedotti gestiti dall'Aca.
Il sito, scoperto lo scorso anno dal Corpo delle Guardie Forestali di Pescara, è stato accertato essere il deposito dove venivano smaltiti illegalmente materiali tossici dall'industria chimica pesante dagli anni '60 agli anni '90.
Si tratta di tonnellate di sostanze pericolose per la salute che hanno inquinato i pozzi che servono l'area metropolitana Chieti-Pescara.
Tra i reati contestati a dirigenti Aca, Ato, industria chimica e enti pubblici, passati e presenti, c'è l'avvelenamento dell'acqua, il disastro doloso, la turbativa e la truffa.
Le analisi scoprirono la presenza di sostanze tossiche e cancerogene come tetracloruro di carbonio, esacloroetano, meta-crilonitrile sostanze che -secondo la medicina- possono provocare seri danni agli organi interni come fegato, reni, colon.
Fra i 33 destinatari di avvisi di garanzia vi sono Giorgio D'Ambrosio (Pd), in qualità di presidente dell'Ato, Donato Di Matteo (Pd), presidente del Cda dell'Aca, Bruno Catena (Pd) presidente dell'Aca, Bartolomeo Di Giovanni direttore generale dell'Aca, Lorenzo Livello, direttore tecnico dell'Aca, Roberto Rongione responsabile Sian della Asl di Pescara e Roberto Angelucci (Pdl) ex sindaco di Francavilla.
I 33 indagati devono rispondere a vario titolo di reati quali avvelenamento delle acque, disastro doloso, commercio di sostanze contraffatte ed adulterate, delitti colposi contro la salute pubblica, turbata libertà degli incanti e truffa.
Reati che appaiono gravi in considerazione di come è stata gestita la vicenda ed i rischi che sarebbero stati corsi da una popolazione stimata in 500mila persone raggiunta dall'acquedotto gestito dall'Aca.
Mai in oltre 12 mesi è arrivata una sola debole ammissione da parte degli enti preposti ai controlli e alla distribuzione dell'acqua. Si è sempre preferito rigettare al mittente le preoccupazioni certificate e documentate della presenza di sostanze cancerogene che non dovevano finire nei nostri bicchieri.
Da parte dell'Aca, per esempio, e del suo presidente sono arrivate sempre smentite quotidiane circa la pericolosità della situazione in atto.
Sarà ora la magistratura a valutare eventuali responsabilità ulteriori.
Quello della discarica e dell'acqua avvelenata è stato e rimane uno degli scandali più grossi dell'Abruzzo venuto alla luce grazie alla tenacia del Wwf regionale che si è battuto in prima linea per fare chiarezza e divulgare notizie di importanza vitale.
Tutte notizie che invece erano state tenute segrete sebbene conosciute da moltissimi amministratori locali che avevano partecipato a riunioni ufficiali e tavoli tecnici ma che in oltre tre anni non hanno sentito il dovere di informare la popolazione dell'inquinamento delle falde acquifere che finivano poi nell'acquedotto.
Proprio ieri sera lo scandalo della discarica di Bussi è stato ripreso dalla trasmissione di Michele Santoro, Annozero su RaiDue dove sono stati ripercorse tutte le tappe ed i misteri di questi lunghi mesi. Meno di due settimane fa poi questa brutta piaga era finita su un ampio servizio del quotidiano di Torino La Stampa che aveva destato dal torpore abruzzese quanti avevano già dimenticato.
23/05/2008 14.14

LA MONTEDISON NEL MIRINO DELLA MAGISTRATURA

Oltre ai vertici di Ato e Aca risultano destinatari di avvisi di garanzia anche amministratori e
dirigenti dello stabilimento Montedison.
I dirigenti, secondo la ricostruzione fatta dalla Procura pescarese, avrebbero concorso ad avvelenare le acque destinate all'alimentazione umana prima che fossero attinte o comunque distribuite per il consumo.
Tutto questo sarebbe stato possibile tramite la realizzazione (dal 1963 al 1972) della mega discarica sequestrata a marzo scorso sul terreno attualmente di proprietà della "Come iniziative immobiliari Srl" (oggi Montedison Srl, società interamente riconducibile al gruppo Montedison/Ediso).
Il sito dista a meno di 20 metri di distanza dalla sponda destra del fiume Pescara e destinata allo smaltimento illegale e sistematico di ogni genere di rifiuti, scaricati, stando all'accusa, fino al 1963 circa, direttamente nel fiume Pescara.
L'inquinamento delle acque sarebbe proseguito poi con la realizzazione di una seconda e di una terza discarica.
Gli indagati avrebbero contribuito, dunque, ad aggravare la situazione nella zona sino a cagionare il disastro ambientale sul suolo e sottosuolo delle aree interne ed esterne del polo
chimico-industriale di Bussi.

TUTTI GLI INDAGATI

Nel registro degli indagati sono stati iscritti anche: Guido Angiolini, amministratore delegato pro tempore di Montedison (2001-2003) e di "Servizi Immobiliari Montedison Spa" e "Come Iniziative Immobiliari Srl"; Carlo Cogliati, amministratore delegato pro tempore di Ausimont; Salvatore Boncoraglio, responsabile Pas della sede centrale di Milano;
Nicola Sabatini, vice direttore pro tempore della Montedison di Bussi (1963-1975); Nazzareno Santini, direttore pro tempore della Montedison/Auusimont di Bussi (1985-1992); Carlo Vassallo, direttore pro tempore dello stabilimento Montedison/Ausimont di
Bussi (1992-1997); Domenico Alleva, responsabile tecnico della terza discarica; Luigi Guarracino, direttore pro tempore dello stabilimento Montedison/Ausimont di Bussi (1997-2002); Giancarlo Morelli, responsabile Pas (Protezione ambientale e sicurezza) dello stabilimento Montedison/Ausimont di Bussi (1997-2001); e poi Camillo Di Paolo; Maurilio Aguggia; Leonardo Capogrosso; Giuseppe Quaglia; Maurizio Piazzardi; Giorgio Canti; Luigi Furlani; Alessandro Masotti; Bruno Parodi; Bruno Migliora.


mercoledì 21 maggio 2008

25 maggio: giornata delle Oasi WWF


Programma di domenica 25 maggio



EVENTO CENTRALE REGIONALE:
OASI WWF SORGENTI DEL PESCARA – POPOLI (PE) “ACQUA FONTE DELLA VITA”

Dalle Ore 09,00 alle ore 18,30 Apertura Oasi e inizio attività

Durante la giornata si avrà la possibilità di fermarsi a parlare della Biodiversità con vari esperti, che consentiranno di approfondire la nostra conoscenza su: pesci, anfibi, rettili, farfalle, uccelli, insetti, ecc., ed inoltre:

Laboratori:
I Macroinvertebrati quali bioindicatori della qualità delle acque

Fotografare l’acqua
Ore 9,30 “La Riserva in un CLIK” - escursione fotografica. Con l’aiuto degli esperi della FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) potrai immortalare gli scorci più belli della Riserva.

Ore 10,30 Concorso di pittura estemporanea sul tema acqua riservato agli utenti dei Centri Diurni abruzzesi di riabilitazione psichiatrica

Ore 13,00 Aperitivo offerto dalla Riserva, Pausa pranzo – sospensione attività ludiche

Ore 15,00 Premiazione delle Opere del Concorso di pittura estemporanea

Ore 18,30 conclusione della festa

Presso il punto informativo durante tutta la giornata saranno proiettate le foto sul tema dell’acqua realizzate dalla FIAF – circolo Aternum fotoamatori

Visite guidate: durante la giornata sarà possibile visitare la Riserva con degli Accompagnatori di Media Montagna. Tutte le visite partiranno dal Punto informativo della Riserva ai seguenti orari 9,00; 11,00; 16,00.



OASI WWF CALANCHI DI ATRI – ATRI (TE) – “SCOPRIRE LA TERRA”

Si apre la giornata con un’escursione guidata nei “Calanchi” con un esperto naturalista. La prima visita sarà alle 9.00 per ripetersi nel pomeriggio alle 16.00.

-Dalle ore 10.30 laboratori didattici ci avvicineranno al mondo della Biodiversità attraverso creta e pirografo.
-Infine per l’ora di pranzo, è prevista una degustazione gratuita con prodotti tipici locali.


OASI WWF GOLE DEL SAGITTARIO – ANVERSA DEGLI ABRUZZI (AQ) – “LA STORIA RACCONTATA DALLE ROCCE”

Previste quest’anno per la Giornata delle Oasi varie visite guidate, per avvicinarsi al meglio alla natura.

-Alle 10.00 e alle 16.00 si parte con un Geologo per la “Lettura del paesaggio delle Gole”.
-Alle 10.00, 12.00, 16.00 e 18.00 partono invece le visite guidate al Giardino Botanico e al Centro Visite.
-Infine sempre con partenza alle 10.00 e alle 16.00 si potrà effettuare la visita sui sentieri della riserva, visita su prenotazione con un massimo di 20 persone per gruppo.

Con il laboratorio della ceramica aperto alle 11.00 e alle 17.00 si potranno costruire i tipici “Cucù” della tradizione locale, a forma di Gracchio Corallino.

Inoltre ci sarà per tutta la giornata l’esposizione dei lavori della Comunità “Il Castello”.


OASI WWF DEL LAGO DI PENNE – PENNE – “L’AGRICOLTURA A SERVIZIO DELLA NATURA”

Dalle 9:30 alle 12:30: visite guidate dal centro Visite della Riserva - Area faunistica della Lontra e giardino botanico (partenza ogni ora alle .30)
Dalle 9:30 alle 12:30: apertura al pubblico delle strutture produttive della MASSERIA DELL'OASI. Partenza visite guidate ogni ora alle .30)

pomeriggio
Dalle 16:00 alle 18:00: visite guidate dal centro Visite della Riserva - Area faunistica della Lontra e giardino botanico (partenza ogni ora alle .30)
Dalle 16:00 alle 18:00: apertura al pubblico delle strutture produttive della MASSERIA DELL'OASI. Partenza visite guidate ogni ora alle .30)



OASI CASCATE DEL RIO VERDE - BORRELLO

9:00 Ingresso Oasi - inizio visita Delegazione Congolese Parco del Virunga - progetto di Cooperazione tra le Oasi e il Congo.
10:00 Partenza prima visita guidata "Belvedere delle Cascate" e "Belvedere sulla valle del Sangro"
10:30 Inizio concorso di disegno naturalistico tra i bambini presenti. tema "Il Bosco"
11:30 Partenza seconda visita guidata "Belvedere delle Cascate" e "Belvedere sulla valle del Sangro"
12:00 La lontra sul fiume Sangro - incontro con la Professoressa Anna Loy, Università di Isernia

15:30 Continua il concorso di disegno naturalistico tra i bmbini presenti.
16:30 Partenza terza visita guidata "Belvedere delle Cascate" e "Belvedere sulla valle del Sangro"
18:00 Premiazione concorso di disegno.

giovedì 15 maggio 2008

Le analisi dell’ARTA confermano che per il Turchino si tratta di idrocarburi


COMUNICATO STAMPA DEL 15 MAGGIO 2008

Le analisi dell’ARTA confermano che per il Turchino si tratta di idrocarburi

“Abbiamo ricevuto i risultati delle analisi dall’ARTA (Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente) che ringraziamo per la tempestività”, dichiara Andrea Natale, Responsabile Gruppo Mare del WWF Abruzzo. “Purtroppo, per quanto riguarda il campione preso al Turchino, si tratta di idrocarburi. Questo prova che, per quanto riguarda il Turchino, si può parlare di inquinamento. Il WWF, quindi, esattamente come è sua prassi, non ha creato nessun allarme sociale, ma ha semplicemente segnalato una situazione confermata poi dagli organi di controllo. Ribadiamo la nostra meraviglia per le dichiarazioni dei giorni scorsi da parte del Sindaco di San Vito Chietino. Nello specifico adotteremo tutte le necessarie misure per tutelare l’Associazione nelle sedi opportune”.

Ad oggi non si conosce l’origine di questo inquinamento ed è compito delle Autorità l’accertamento dei fatti e delle responsabilità, anche per evitare che episodi del genere si ripetano in futuro.
Il WWF rinnova l’invito ai sindaci, estendendolo all’ARTA e alla Capitaneria di Porto, per una collaborazione finalizzata alla tutela dell’ambiente costiero e marino della Provincia di Chieti.
Molte sono le “cattive abitudini” che spesso ci fanno trovare spiaggiato l’antiestetica e fastidiosa sostanza nera, spesso di natura idrocarburica, comunemente chiamata “catrame”, con danni all’ambiente più o meno grandi a seconda dell’entità del fenomeno.
La Capitaneria è da tempo attiva nella prevenzione di queste “cattive abitudini” e sicuramente un miglior coordinamento tra Amministrazioni Comunali, ARTA e Capitaneria, insieme a maggiori risorse economiche per tali azioni, potrebbero ridurre di molto tali fenomeni.
Da parte nostra, viste le numerose sollecitazioni e le altre segnalazioni che stiamo verificando, sta maturando l’idea di avviare un monitoraggio periodico abbinato ad eventi informativi per fare chiarezza su avvenimenti e situazioni, come ad esempio la presenza delle piattaforme, che hanno riguardato e riguarderanno le zone costiere della Provincia di Chieti e sui quali c’è un forte deficit informativo.

mercoledì 14 maggio 2008

Il WWF risponde all’assessore Tamburrino


COMUNICATO STAMPA DEL 14 MAGGIO 2008

Abbattimento autorizzato dalla Provincia di Chieti di animali “fastidiosi”.
Il WWF risponde all’assessore Tamburrino

CHIETI - In merito alla nota stampa dell’Assessore alla Caccia della Provincia di Chieti sig. Tamburrino sull’abbattimento di animali selvatici prevista nei prossimi mesi, il WWF Sezione Provinciale di Chieti interviene con il responsabile del Settore Caccia Allegrino Claudio che così dichiara: prendiamo atto che l’Assessore Tamburrino ha voluto fornire solo spiegazioni parziali ed insufficienti sulle questioni sollevate dal WWF in merito alla caccia fuori stagione venatoria a volpi, gazze e cornacchie. Questo comportamento è tipico di chi, come lui ora, ha ricoperto in passato il ruolo di amministratore delle politiche venatorie nella Provincia di Chieti.
L’assessorato alla Caccia è, infatti, sempre stato coacervo di associazioni venatorie e di singoli cacciatori che spesso hanno biecamente condizionato le scelte politiche sulla caccia e che oggi si manifestano in tutta la loro inconsistenza.

L’assessore Tamburino nella sua nota omette di affrontare questioni importanti sollevate dal WWF come il fatto che la Giunta Provinciale continua ad approvare delibere inerenti caccia e fauna selvatica senza consentire la partecipazione delle Associazioni ambientaliste che vengono a conoscenza degli atti solo quando già approvati nelle stanze della Provincia e unicamente per il tramite degli organi di informazione.

La trasparenza amministrativa e la partecipazione dei cittadini evidentemente non sono bandiere di questa amministrazione provinciale, nonostante la normativa vigente imponga alla Pubblica Amministrazione un approccio più limpido con gli utenti.
L’assessore si dimentica di affrontare la questione della sicurezza dei cittadini che il WWF ha sollevato in merito alla pericolosità di far sparare persone di notte con l’utilizzo di fucile carabina che possiedono gittate superiori al chilometro. Continuiamo a ribadire il rischio dell’utilizzo di queste armi affidate a mani poco o per nulla esperte.
L’assessore non affronta la questione etica, il fatto cioè che egli acconsenta ad abbattere animali che in primavera concentrano la propria attività riproduttiva e che possiedono in questo pericolo prole da accudire e sfamare. Con l’abbattimento dei genitori questi piccoli andrebbero incontro a morte certa per inedia.
Circa il successo di questo programma di abbattimento abbiamo già ricordato la posizione dell’INFS (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica): sarà un fallimento.

Dichiara ancora Claudio Allegrino: diverse province italiane hanno già efficacemente constatato che sostituire gli abbattimenti di animali con tecniche ecologiche, come la realizzazione di interventi di miglioramento ambientale anche poco impegnativi dal
punto di vista economico, consentirebbe di incrementare la produttività della fauna selvatica diminuendo l’attività di predazione di queste specie sugli altri animali.

Il Parco Naturale Migliarino San-Rossore Massaciuccoli ha promosso da diversi anni la sperimentazione di tecniche innovative (deterrenti, pratiche aziendali) per il controllo dei danni da Corvidi in ambito agricolo.

Premesso che con i dati disponibili relativi ai danni all’agricoltura in provincia di Chieti non sembra necessario adottare un piano di controllo a tutela delle produzioni agricole, l’articolo 19 della Legge Nazionale 157/92 afferma che “il controllo della fauna selvatica è esercitato selettivamente, e viene praticato di norma mediante l'utilizzo di metodi ecologici su parere dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (INFS). Qualora l'Istituto verifichi l'inefficacia dei predetti metodi, le regioni possono autorizzare piani di abbattimento”.

La Provincia a questo punto illustri quali sono stati gli interventi effettuati sul territorio o almeno quali interventi ha previsto ad integrazione dell’abbattimento (miglioramenti ambientali, misure di prevenzione dei danni, contenimento delle immissioni di selvaggina).


Per quanto riguarda il presunto danno economico alle colture agricole è da sottolineare come non esista alcun documento in possesso della Provincia di Chieti che in maniera esplicita ed univoca lo attribuisca a volpi gazze e cornacchie.
Si ricorda comunque che la normativa vigente attribuisce alla Provincia il ruolo di “ammortizzatore” sociale ed economico per i danni comunque inevitabili che fauna selvatica provoca sulle coltivazioni.

Interviene Maria Laura Pierini, responsabile provinciale del WWF: chiediamo nuovamente all’assessore di utilizzare più saggiamente il denaro dei contribuenti ad esempio finanziando progetti di ricerca sulla fauna selvatica del nostro territorio oppure acquistando strumenti e materiale operativo per consentire agli agenti del Corpo di Polizia Provinciale di svolgere meglio il proprio lavoro.

Ci spiace non aver ricevuto in questi quattro anni di Giunta Coletti alcuna richiesta da parte sua d’incontro, per affrontare e discutere insieme e di persona questi argomenti e altre problematiche correlate, e dubitiamo fortemente che ciò avvenga nei prossimi mesi.

Ci permettiamo di ricordare all’Assessore che la normativa vigente
impegna le Province a tutelare in primis la fauna selvatica e soltanto poi gli interessi venatori, in linea con quelle che dovrebbero essere le regole di condotta di un’amministrazione attenta a salvaguardare gli interessi più generali e comunque dell’intera collettività.


Maria Laura Pierini
Claudio Allegrino

martedì 13 maggio 2008

Il coordinamento della Costa dei Trabocchi solidale con il WWF


“Il mare è un bene collettivo, quindi tutti siamo chiamati a difenderlo, non fosse altro per quello che ci da, dalla bellezza al cibo, passando per tutte quelle attività che procurano reddito, sino all'ossigeno che respiriamo. Cosa accade invece quando il WWF segnala chiazze di catrame sospette a San Vito Chietino, apparse in concomitanza con l'arrivo di Ombrina Mare 2-la piattaforma petrolifera-; si minaccia di denunciare l'associazione internazionale per procurato allarme, adducendo l'uso strumentale della stessa ad una contesa politica strumentale”. E’ quanto scrivono Fabrizia Arduini, del Centro Internazionale Crocevia; Alessio Di Florio, dell’ Associazione PeaceLink; Lino Salvatorelli, dell’ARCI Vasto; Pierluigi Vinciguerra, di Italia Nostra; Loredana Di Paola, di Mare Libero nomi e sigle che formano Il Coordinamento per la Tutela della Costa dei Trabocchi. Un documento che vuol essere un atto di sostegno al WWF, in questi giorni entrato in polemica con alcune amministrazioni comunali del litorale.
“L' etichetta di parte, è una delazione insopportabile e vergognosa, la scorciatoia facile di chi forse non ha il coraggio di ocuparsi degnamente di quello che sarà potenzialmente un grande problema - basta leggere la straripante bibliografia di disastri ambientali e di vite umane, dove le piattaforme hanno già operato - e le diverse moratorie in atto-vedi lo stato della California-. Invece di chiedere di installare le piattaforme in inverno ndr-cosi i turisti non le vedono- baipassando superficialmente un problema conosciutissimo quale è il risvolto inerente la ricerca e produzione petrolifera offshore, chiediamo ai sindaci di informarsi meglio, e di essere al fianco di cittadini attivi. Basta leggere l´estratto della pagina dei comunicati della M.O.G. agli investitori.
Per capire le preoccupazioni del WWF e quindi le nostre: ogni giorno le acque del Mediterraneo sono solcate da 2.000 traghetti, 1.500 cargo e 2.000 imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna (il 20% del traffico petrolifero marittimo mondiale) che trasportano ogni anno oltre 340 milioni di tonnellate di greggio, ben 8 milioni di barili al giorno.
Le piattaforme di ricerca e produzione sono la causa del 10% dell'inquinamento marino da idrocarburi-tre volte le petroliere, che si assommeranno presto- Prof. Francesco Ciavola Biologo Dirigente di 2° Livello Capitaneria di Porto Catania.
Inoltre - si legge ancora nella nota del coordinamento – per potere trivellare nel mare, ed altrove, le compagnie petrolifere hanno bisogno di speciali "fluidi e fanghi perforanti"per portare in superficie I detriti perforati (cutting), naturalmente questi fanghi essendo brevettati, le formule sono segrete, quello che però si sa è che questi fanghi sono TOSSICI, lasciano traccie di cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame, e molte di queste sostanze sono nocive, finiscono nei corpi dei pesci, e di quelli che li mangiano-noi- studi in America hanno evidenziato una percentuale di mercurio nei pesci intorno le piattaforme sino a 25 volte superiori della norma, il mercurio è un VELENO tra i più insidosi, specie per i bambini -Alabama Press Register,Food and Water watch- Sommiamo a questo quadro lo stato pietoso dei fiumi che riversano in mare, la pesca industriale, la cementificazione della costa, depuratori mal funzionanti o sottostimati, il prelievo di inerti lungo i bacini idrogeografici, una quantità di porti inusitata; Il Mediterraneo che è un mare chiuso, con due sole porte (Gibilterra ed il canale di Suez), oltre quella dei Dardanelli sul Mar Nero, tra l'altro quest'ultimo influirà negativamente sul mare nostrum poiché sta morendo per effetto dell' inquinamento proveniente da parte dell'Asia e dell'Europa (fiumi Dnieper, Dniester, Don, Danubio).
Il tempo di rinnovamento della massa d'acqua del Mediterraneo è stimato in circa 80 anni.
Continueremo con passione competenza e dedizione, a lavorare per una risorsa da lasciare alle generazioni future, perchè la nostra e la loro fonte di vita”.

Insieme per l' orso



Gli studenti di San Vito incontrano il WWF


La scuola primaria “Umberto I” di San Vito Chietino e la sezione del WWF Abruzzo, nell’ambito del Progetto “Orso bruno marsicano”, hanno organizzato, per sabato 17 maggio 2008, un incontro degli alunni con il dottor Dante Caserta, presidente regionale del WWF e con il dottor Claudio Teofili, che presenterà il suo libro “L’Orso”, edito da Muzzio.
Laureato in Scienze Naturali, appassionato di animali e natura, Teofili ha maturato una formazione specifica ed esperienze professionali in biologia di conservazione e salvaguardia delle risorse naturali. Da sempre partecipa con entusiasmo a numerose iniziative di volontariato ambientale, da oltre vent'anni si occupa di natura a livello professionale sia come divulgatore ed educatore sia come ricercatore e tecnico di campo. E' stato direttore della Riserva Naturale del Lago di Posta Fibreno, un'area protetta regionale dell'Appennino Centrale.
Attualmente è consulente scientifico del Wwf Italia ONG-Onlus per l'applicazione del programma di Conservazione Ecoregionale del Mediterraneo Centrale. Collabora inoltre con numerose realtà professionali, private e pubbliche, impegnate nella gestione e salvaguardia della natura.
La manifestazione si terrà alle ore 10 presso l’aula magna della Scuola Media di San Vito Chietino, in via Michelangelo 1.
Gli alunni della Scuola collaborano da vari anni col WWF aderendo alle iniziative dell’associazione. Hanno realizzato, tra l’altro, un calendario che è stato venduto ai cittadini ed il ricavato (2900 €) è stato devoluto in parte al WWF ed in parte ad altre iniziative benefiche.

venerdì 9 maggio 2008

La replica del WWF al Sindaco di San Vito Chetino


COMUNICATO STAMPA DEL 09 MAGGIO 2008


“Lavoriamo insieme per fare chiarezza e proteggere la costa teatina”
La replica del WWF al Sindaco di San Vito Chetino


“Lo scopo finale del WWF è fermare e far regredire il degrado dell’ambiente naturale del nostro Pianeta e contribuire a costruire un futuro in cui l’umanità possa vivere in armonia con la natura – esordisce Andrea Natale, Responsabile Gruppo Mare del WWF Abruzzo - Da anni ci muoviamo su questi due canali: denunciare gli episodi di degrado del territorio, e contemporaneamente, divulgare, sensibilizzare realizzare una cultura dell’ambiente tra i cittadini e gli amministratori.
In particolare con questi ultimi ci sono spesso le premesse per collaborare, com’è stato nel caso specifico del Progetto “Costa Teatina Sostenibile” (a cura di WWF e Amministrazione Provinciale di Chieti) per verificare l’implementabilità, nei nove comuni costieri della Provincia, delle Linee Guida europee per la Gestione Integrata e Sostenibile delle Zone Costiere. Cerchiamo di venire incontro, in particolare, ai Comuni, condividendone i problemi e suggerendo loro possibili soluzioni e percorsi progettuali per realizzare la sostenibilità degli interventi sul territorio”.
Il WWF non è un ente astratto dichiara Maria Laura Pierini, Responsabile WWF della Sezione Provinciale di Chieti: la nostra organizzazione è costituita da cittadini, anche sanvitesi, che offrono gratuitamente la propria professionalità, il proprio tempo e denaro allo scopo di valorizzare le peculiarità del nostro territorio. Il WWF è sempre stato a fianco degli amministratori locali che condividono con essa la tutela del territorio e della qualità della vita.

“Sono allibito – dichiara Andrea Natale – dalle dichiarazioni e dall’atteggiamento del Sindaco di San Vito Chetino in merito alla nostra segnalazione del rinvenimento di sostanze oleose al Turchino e al molo. Un caso più unico che raro di un Sindaco che, invece di denunciare gli inquinatori, minaccia di denunciare chi ha denunciato l’inquinamento! Di qualsiasi natura sia la sostanza e qualsiasi provenienza abbia – continua Natale - resta il fatto che si tratta di elementi estranei all’ambiente costiero. Se le analisi dell’ARTA confermeranno la natura idrocarburica della sostanza, ci troveremmo di fronte ad un inquinamento ambientale e gli organi giudiziari dovrebbero far chiarezza per risalire all’autore dello sversamento”.

“L’interesse dell’Amministrazione comunale dovrebbe essere quella di far chiarezza – aggiunge Natale - invitiamo il Sindaco a chiedere conto, insieme alle Associazioni, agli altri Sindaci della Costa, e ai Presidenti di Provincia e Regione, a chi non ha provveduto ad informare sul posizionamento delle piattaforme a mare. Il cittadino ha diritto a essere informato sugli eventuali rischi e sulle precauzioni da adottare per evitare inquinamenti e danni all’ambiente.
Quest’assenza di trasparenza– precisa Natale - ha creato un clima d’incertezza e timore nei cittadini. Non le nostre denunce. Se qualcuno avesse spiegato loro cosa succedeva nessuno ci avrebbe tempestato di telefonate ed e-mail per capire quello che sta accadendo in prospicenza della costa. Certo il fatto che i cittadini si rivolgano a noi e non alle amministrazioni pubbliche – finisce Natale – dovrebbe far riflettere la politica. Come dare torto ai cittadini consapevoli del fatto che chi segnala problemi al nostro ambiente è additato come un untore e minacciato di denuncia. Non credo che così ci si guadagni la fiducia dei cittadini, se poi i Sindaci hanno voglia di accusare qualcuno per danno all’immagine della Costa dei Trabocchi allora dovrebbero denunciare le società petrolifere e non il WWF”.


Andrea Natale
Maria Laura Pierini

Il Sindaco di S.Vito promette denunce contro il WWF



Sassi sporchi: scontro Wwf-Comune
San Vito promette denunce: danni al paese per allarmi sollevati senza motivo

SAN VITO. Un sassolino sporco è poco per scatenare un allarme, ma abbastanza per presentare una denuncia per procurato allarme. Il Comune reagisce con forza all'esposto annunciato dal Wwf provinciale circa le sostanze che sarebbero state rinvenute sulle spiagge del paese, e non esclude di «costituirsi parte civile per il risarcimento danni per la lesione dell’immagine del Comune».

Proprio ieri l'associazione ambientalista aveva denunciato la presenza di sostanze oleose trovate in alcuni punti del litorale, e in particolare su uno scoglio del molo e alcuni sassi della spiaggia del Turchino, ventilando possibili collegamenti con le piattaforme che da alcune settimane sono state realizzate al largo della costa. Secondo il municipio con toni eccessivamente allarmistici (leggi l'articolo).
«Nei giorni scorsi, dopo la segnalazione di sostanze sospette su uno scoglio del molo e su alcuni sassi del Turchino, abbiamo avvertito immediatamente l’Arta», fa notare il sindaco Rocco Catenaro, «i tecnici sono prontamente intervenuti martedì scorso, prelevando un campione sullo scoglio del molo».

«Dopo un attento sopralluogo sulla spiaggia del Turchino», continua il sindaco, «è stato rinvenuto un unico sassolino sporcato da sostanza sconosciuta. In attesa delle analisi, i tecnici dell’Arta ci hanno rassicurato sulla natura in particolare della sostanza rinvenuta sullo scoglio del molo, che a un primo esame visivo dovrebbe essere un innocuo fenomeno algale».

Per questo l’amministrazione definisce «assolutamente tendenziosa, nelle modalità enfatiche e nel merito, la notizia diffusa con un comunicato dalla sezione provinciale del Wwf, che rischia di rendere vani gli sforzi del Comune e dei cittadini per la tutela ambientale, e di procurare un danno rilevante all’immagine del paese e causare il tracollo dell’economia turistica locale proprio nel momento in cui si apre la stagione balneare».

«Fa meraviglia che un’associazione prestigiosa come il Wwf», sottolinea il sindaco Catenaro, «si presti al gioco di coloro che, accecati dalla contesa politica, non si rendono conto di demolire ingiustificatamente l’immagine del territorio in cui vivono da sempre. Pertanto preannuncio che provvederemo a presentare una denuncia alla Procura della Repubblica per procurato allarme», conclude Catenaro, «riservandoci di costituirci parte civile per il risarcimento danni per la lesione dell’immagine del Comune».

Articolo stampa tratto da www.lanciano.it

mercoledì 7 maggio 2008

Allarme catrame sulle coste di S. Vito Marina


COMUNICATO STAMPA DEL 07 MAGGIO 2008

Allarme catrame sulle coste di S. Vito Marina
Il WWF: gli Enti Locali intervengano duramente contro questa vecchia politica del petrolio


“Siamo stati contattati da cittadini preoccupati che hanno rinvenuto una sostanza oleosa spiaggiata in prossimità del trabocco del Turchino e del molo, nel Comune di San Vito Chetino”, dichiara Maria Laura Pierini, Responsabile Provinciale di Chieti del WWF Italia. “Sappiamo che ieri l’ARTA (Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente) era in loco per constatare l’evento. Abbiamo presentato un esposto per segnalare i rinvenimenti di sostanze oleose spiaggiate e chiedere, qualora siano state già prelevati campioni dall’ARTA, la composizione chimica, la natura, la pericolosità e possibilmente l’origine della sostanza”

“È un caso che qualche mese dopo l’arrivo delle piattaforme esplorative, di fronte la costa frentana, si rinvengano delle sostanze oleose sulla spiaggia? È strano che i cittadini siano preoccupati di queste strutture a mare, dato che non se ne conosce l’attività svolta e che nessuna autorità si è premurata di far conoscere il motivo della loro presenza?”, dichiara Andrea Natale, Responsabile del Gruppo Mare del WWF Abruzzo. “Le piattaforme d’esplorazione nelle loro attività hanno una percentuale 3 volte maggiore di sversamenti accidentali di idrocarburi rispetto a quella attribuita dagli organismi internazionali alle navi cisterna (10% contro il 3% delle navi cisterna). Inoltre, i fluidi usati durante le perforazioni esplorative sono tossici, difficili da smaltire e contengono metalli pesanti quali mercurio, zinco, piombo, cadmio, rame, bario, cromo ed arsenico. Alcune di queste sostanze sono cancerogene e mutagene. Nessuno ci ha comunicato la composizione dei liquidi usati che non sono menzionati nello studio che ha accompagnato la Valutazione di Impatto Ambientale. Queste sostanze sono pericolose e, anche se immesse in ambiente in piccole percentuali, entrano nella catena alimentare e per via del bioaccumulo aumentano le loro concentrazioni fino ad essere pericolose anche per la salute umana. Attorno alle piattaforme è interdetta ogni attività di pesca, ma le sostanze e gli esseri viventi non rispettano le ordinanze della Capitaneria di Porto e nel nostro mare la pesca costiera, anche se in crisi, è una realtà economica”.

“Molte nazioni in Europa (Germania, Svezia, Spagna, Portogallo) stanno puntando tutto sulle fonti energetiche rinnovabili”, dichiara espone Dante Caserta, Presidente Regionale del WWF Abruzzo. “In Portogallo lo scorso marzo è entrata in funzione la centrale a energia solare più grande del Mondo, dove 100 ettari sono coperti da pannelli: attualmente produce 2,5 megawatt e a pieno regime nel 2010 ne produrrà ben 62! Sempre in Portogallo ne esistono altre 3 che complessivamente arrivano a 15 megawatt. Queste cifre dimostrano che un futuro senza petrolio è pensabile. Noi in Italia, anche se nell’ultimo anno abbiamo fatti balzi in avanti grazie al Conto Energia, siamo ancora indietro. E mentre abbiamo regioni come la Puglia che sarà la prima Regione a sperimentare l’Idrogeno, ce ne sono altre come la Basilicata e la Sicilia pesantemente segnate dall’industria del Petrolio e altre, come l’Abruzzo, che sembrano non accorgersi dei pericoli e hanno imboccato questa strada senza ritorno che porta al passato”.

“Non penso che i turisti sarebbero tranquilli se episodi del genere dovessero ripetersi durante la stagione balneare ormai alle porte, e se dovessero vedere queste sostanze sulla spiaggia, o in mare”, aggiunge Maria Laura Pierini. “Non si possono fare scelte che potenzialmente mettono a rischio l’economia di una zona che vorrebbe puntare sul turismo verde e balneare di qualità, pensando di risolvere i problemi causati dall’aumento del prezzo del petrolio semplicemente facendo altre perforazioni in mare e nelle colline abruzzesi del Montepulciano. Il 15 marzo scorso, 6.000 persone hanno sfilato a Pescara per chiedere un altro futuro per questa Regione. Queste persone vogliono un Abruzzo veramente “Regione Verde” con un futuro senza petrolio o fonti fossili. È importante che i Comuni, le Province e la Regione intervengano duramente contro questa vecchia politica del petrolio e si facciano promotori di un programma di approvvigionamento energetico sostenibile.
Nei prossimi mesi saremo al fianco del Coordinamento per la Tutela della Costa Teatina, del Coordinamento Emergenza Ambiente Abruzzo e del Comitato Natura Verde per organizzare convegni, conferenze, dibattiti, banchetti informativi, cercando di far chiarezza sulla questione del Petrolchimico di Ortona e delle piattaforme di esplorazione in mare. Auspichiamo che i Sindaci dei Comuni interessati si facciano promotori di trasparenza amministrativa e agevolino la partecipazione dei cittadini sempre più preoccupati per la sorte della propria salute e del proprio territorio che rischia definitivamente di essere svenduto alle grandi società petrolifere.

NOTA: la documentazione fotografica sul rinvenimento della sostanza spiaggiata è visionabile sul sito: http://picasaweb.google.it/occhidelpopolo/Petrolio



WWF Sezione Provinciale di Chieti

martedì 6 maggio 2008

Per il WWF una mattanza cruenta ed inutile l' abbattimento di gazze, cornacchie e volpi


COMUNICATO STAMPA DEL 06 MAGGIO 2008

La Provincia di Chieti autorizza l’abbattimento di gazze, cornacchie e volpi
Il WWF: una mattanza cruenta ed inutile


La provincia di Chieti con Delibera di Giunta n° 128 del 03 aprile 2008 ha approvato il “Piano di contenimento numerico delle specie Cornacchia grigia, Gazza e Volpe, da attuarsi all’interno di alcuni Istituti Faunistici provinciali e territori ad essi adiacenti”.

La Provincia intende attuare questi abbattimenti mediante le trappole per corvidi (gazze e cornacchie) e i fucili a carabina da utilizzare in notturna, con ausilio di faro, per l’uccisione delle volpi. La giustificazione è data dai presumibili danni all’agricoltura, dalla predazione su uova e piccoli di altre specie e dai danni che i corvidi produco sui pali di sostegno degli elettrodotti.

Dichiara Maria Laura Pierini, responsabile del WWF Sezione Provinciale di Chieti: in questo periodo gli animali selvatici sono in fase riproduttiva e post-riproduttiva con i piccoli ed i cuccioli che moriranno di inedia se i genitori verranno eliminati.

La Giunta Provinciale di Chieti, pur di acconsentire ai cacciatori di girovagare con trappole e fucili nel nostro territorio per tutto l’anno, e non solo durante la stagione venatoria, è capace di approvare questi piani che sono inutili e crudeli per le finalità previste, tutto alla modica cifra di 21.000 euro.

Questo progetto è, infatti, destinato ad un sicuro fallimento con lo sperperamento del solito denaro pubblico. Lo afferma lo stesso INFS - Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica - (unico ed autorevole organismo scientifico nazionale che svolge studi ed elabora pareri per Enti Pubblici): che così afferma testualmente “ … il livello di efficacia espresso dai sistemi di controllo diretto (NdR: trappole e fucili) utilizzati risulta piuttosto scarso e caratterizzato da un rapporto costi/benefici quantomeno criticabile (Rolando 1995). Gli effetti di questi interventi risultano spesso limitati nello spazio (area d’intervento) e nel tempo, poiché le perdite conseguenti alle azioni di contenimento numerico vengono generalmente rimpiazzate in tempi piuttosto rapidi attraverso l’attivazione di meccanismi di occupazione dei territori resisi disponibili da parte di individui immigrati da aree limitrofe”.

La normativa vigente L. 157/92, proprio per arginare le pressioni dei cacciatori che vorrebbero esercitare la caccia sempre e comunque, prevede che il controllo della fauna selvatica avvenga mediante l'utilizzo di metodi ecologici, su parere dell'INFS. Qualora l'Istituto verifichi l'inefficacia dei predetti metodi, le regioni possono autorizzare piani di abbattimento. Non abbiamo notizie di metodi ecologici approntati dalla Provincia di Chieti. Peccato, perché ancora una volta l’INFS afferma che: “l’adozione di misure di ripristino ambientale, volte ad assicurare una buona presenza di ambienti a vegetazione erbacea ed arbustiva fin dall’inizio del periodo riproduttivo, possa rappresentare un utile intervento teso a limitare la predazione dei nidi di Galliformi da parte dei Corvidi.”

L’assessorato alla Caccia della Provincia di Chieti dovrebbe utilizzare il denaro pubblico con maggiore intelligenza come ad esempio finanziando la ricerca scientifica sulla fauna selvatica del nostro territorio anche mediante progetti ad hoc e borse di studio oppure dotando la Polizia Provinciale di quei dispositivi e materiali utili per contrastare il diffusissimo fenomeno del bracconaggio. E’ nota, infatti, la carenza di cui soffrono gli agenti provinciali per la mancanza anche degli strumenti più indispensabili per fare il proprio lavoro.

Un altro aspetto sottovalutato è la sicurezza per la cittadinanza: la Provincia si dovrà assumere la responsabilità di far andare in giro di notte, per tutto l’anno, gente armata di fucile carabina (con gittate anche di oltre 1.500 metri), che sparerà al buio in un territorio antropizzato come il nostro. Se il proiettile, infatti, non centra l’animale o se esso è deviato, ci sarà il rischio anche per chi è a grande distanza da chi spara.

Dichiara Mirko Di Marzio, rappresentante del WWF alla Consulta per la Caccia: l’aspetto ancor più sorprendente di questa vicenda è che la nostra associazione, come tutte le altre che si occupano della tutela dell’ambiente e degli animali, è venuta a conoscenza di questo Piano di abbattimento, solo dopo approvazione della Giunta Provinciale e solo tramite gli organi di stampa. Il progetto non è neppure stato discusso in sede di Consulta della Caccia. Nonostante la vasta normativa sulla trasparenza amministrativa e sulla partecipazione dei cittadini agli atti della pubblica amministrazione, questo l’Assessorato alla Caccia non brilla certo per la sua capacità di coinvolgere i cittadini e le associazioni. Già in altra occasione - Delibera di Giunta sul corso dei Censitori Volontari di fauna che affidava ai soli cacciatori l’esercizio di tale attività – la Provincia non si era distinta per il rispetto della norma su trasparenza e partecipazione. A questo punto chiediamo al Presidente Coletti netta e decisa presa di posizione affinché l’Assessorato competente investa il denaro pubblico in progetti prioritari e coinvolga finalmente nei processi decisionali tutte le componenti interessate.

NOTA: le citazioni dell’ INFS sono tratte dal Documento Tecnico INFS, dal titolo: “Il controllo numerico della gazza mediante la trappola di Larsen”


WWF Sezione Provinciale di Chieti
Pierini MariaLaura
Di Marzio Mirko