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giovedì 18 giugno 2020

Ricorso Ortona.WWF: Molti nidi sono stati salvati, ma ora c’è forte preoccupazione per le dune e il Fratino

COMUNICATO STAMPA DEL 17 giugno 2020 
 

Ricorso Ortona: la decisione per le nuove concessioni balneari rimandata al 7 luglio, ma intanto può partire la stagione balneare.

Molti nidi sono stati salvati, ma ora c’è forte preoccupazione per le dune e il Fratino


L’ordinanza del TAR n. 192/2020 del 15/06/2020 sul ricorso presentato dalla Legambiente e dal WWF Italia, difesi dall’Avv. Francesco Paolo Febbo, contro il bando per nuove concessioni balneari nel comune di Ortona è, di fatto, un rinvio della decisione nel merito della questione.

Solo il 7 luglio si avrà un pronunciamento definitivo sulle concessioni oggetto del ricorso, ma nel frattempo il TAR, inspiegabilmente, non ha confermato la sospensione delle attività come richiesto dalle Associazioni ambientaliste firmatarie del ricorso e di fatto ha dato il via libera alla stagione balneare.

Le Associazioni avevano anche presentato motivi aggiunti al ricorso dopo l’ulteriore atto di assegnazione delle concessioni del Comune di Ortona.

Dichiara l’Avv. Febbo: “Ora si resta in attesa della decisione sul merito. Il TAR evidentemente ha ritenuto differibile la valutazione della tutela dell’ambiente rispetto alle necessità dell’immediato rilancio economico, in questo periodo da più parti auspicato anche in considerazione della recente pandemia”.

È stata una fortuna che, grazie alla prima sospensione del TAR ottenuta il 14 maggio scorso, l’avvio delle nuove concessioni sia stato ritardato, permettendo a diverse coppie di Fratino di portare a termine la cova. Ma ora Legambiente e WWF esprimono forte preoccupazione per l’avvio della stagione balneare senza specifiche prescrizioni considerato che nell’area ci sono ancora alcuni nidi e pulli nella fase dell’involo.

Legambiente e WWF ricordano che, al di là di quale sarà l’esito del pronunciamento del TAR, il tratto di costa interessato è uno dei più importanti della Regione Abruzzo dal punto di vista della conservazione del Fratino e delle dune e che, come spesso hanno avuto modo di sottolineare, nella scorsa stagione riproduttiva un terzo di tutti i nidi di Fratino censiti nella nostra regione nell’ambito del Progetto Salvafratino Abruzzo sono stati individuati proprio su quel tratto di litorale. È necessaria e urgente una pianificazione organica delle azioni di tutela da mettere in campo nell’area e il Comune non dovrebbe sottrarsi a questa responsabilità.

Le Associazioni tornano a ribadire la loro disponibilità a un confronto con l’Amministrazione comunale per trovare modalità di tutela e di promozione di un turismo più attento e meno impattante, nell’ottica però della considerazione di più alti interessi generali e collettivi.

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domenica 17 maggio 2020

Ortona: accolto parzialmente il ricorso di Legambiente e WWF contro il bando per le nuove concessioni balneari

Comunicato stampa del 14 maggio 2020 
 
 
Ortona: accolto parzialmente il ricorso di Legambiente e WWF contro il bando per le nuove concessioni balneari

Primo importante passo per la tutela del Fratino e del suo habitat


Con decreto monocratico n. 110/2020 pubblicato in data odierna, giovedì 14 maggio 2020, il Presidente del Tribunale Amministrativo Regionale di Pescara ha accolto parzialmente il ricorso presentato da Legambiente e WWF, difesi dall’Avv. Francesco Paolo Febbo, contro il bando per nuove concessioni balneari nel comune di Ortona.

Il Presidente del TAR ha stabilito che non potrà esserci alcun avvio della stagione balneare per le eventuali nuove concessioni prima del 12 giugno 2020 quando il Tribunale si pronuncerà in sede collegiale sul ricorso.

Per Legambiente e WWF si tratta di un primo importante risultato perché mette in sicurezza la nidificazione del Fratino almeno fino alla metà di giugno. Le Associazioni ricordano quanto sia importante la spiaggia di Ortona su cui dovrebbero sorgere le nuove concessioni per questa specie a rischio di scomparsa dalle coste abruzzesi: nel 2019 circa un terzo di tutti i nidi di Fratino censiti nella nostra regione nell’ambito del Progetto Salvafratino Abruzzo sono stati individuati sul quel tratto di litorale.

Legambiente e WWF ribadiscono che sarebbe molto più utile confrontarsi con l’Amministrazione comunale per trovare un punto d’incontro che consenta sia di tutelare le valenze naturalistiche dell’area sia la presenza di attività turistiche. L’auspicio è che il Sindaco di Ortona voglia approfittare di questo mese di tempo per aprire un confronto e individuare una soluzione ragionevole.

 
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sabato 11 aprile 2020

Salvafratino Abruzzo: richieste alla Regione e intervento sul Comune di Ortona

Comunicato stampa del 10 aprile 2020 
 
 
Non si ferma l’azione del WWF Abruzzo in favore del Fratino

Richieste alla Regione garanzie nella pulizia delle spiagge e
intervento sul Comune di Ortona a tutela dell’area più importante d’Abruzzo per il Fratino

I volontari del WWF Abruzzo non abbassano la guardia sulla tutela del Fratino nemmeno durante l’emergenza. Diversi i fronti aperti nei giorni scorsi: dopo aver inviato una nota alle capitanerie di porto e alle aree protette costiere per chiedere attenzione nella fase successiva di riapertura al pubblico delle spiagge, si è intervenuti su altre due situazioni che mettono a rischio la specie.

Si è appreso dalla stampa che la Regione Abruzzo si appresta ad emanare un’ordinanza nella quale intende consentire a breve l’avvio delle operazioni di pulizia delle spiagge in vista di un eventuale riavvio della stagione balneare post emergenza CoViD-19. Comprendiamo la necessità di garantire lo svolgersi della stagione balneare non appena ve ne saranno le condizioni, ma non possiamo tacere di fronte a quella che potrebbe essere una strage per il Fratino, se non verranno adottate alcune misure atte ad evitare che le pulizie meccaniche delle spiagge possano comportare la distruzione di decine e decine di nidi.

È molto probabile che questo piccolo trampoliere stia avendo quest’anno un maggiore successo riproduttivo con conseguente diffusione anche in aree dove solitamente la sua presenza è ostacolata dalle normali attività antropiche. L’improvviso avvio delle operazioni di pulizia con mezzi meccanici comporterà quindi la distruzione dei nidi e delle uova presenti sul litorale.

Il WWF Abruzzo ha inviato una nota alla Regione Abruzzo e al Ministero dell’Ambiente per allertare su questa situazione, chiedendo che nella fase delle pulizie delle spiagge vengano rispettate le indicazioni delle linee guida per la tutela del Fratino.

Dichiara Filomena Ricci, Delegato WWF Abruzzo: “Nonostante le protezioni normative il Fratino registra da anni una consistente diminuzione in Italia e in Europa. Secondo i dati del Progetto “Salvafratino Abruzzo”, promosso dall’Area Marina Protetta “Torre del Cerrano” e dal WWF Abruzzo, nella nostra regione le nidificazioni sono attualmente circa 50 a stagione e non tutte hanno successo: un numero così esiguo da mettere a rischio la stessa presenza della specie nel nostro territorio. Non possiamo assistere senza reagire a interventi, anche da parte delle pubbliche amministrazioni che mettano a rischio tale patrimonio naturalistico. Noi siamo pronti a fare la nostra parte con i volontari che come ogni anno si mettono a disposizione per la salvaguardia della specie, ma ci aspettiamo che anche le Istituzioni lavorino per lo stesso obiettivo”.

E proprio da una pubblica amministrazione arriva un “attacco” al Fratino!

Il Comune di Ortona con una recente deliberazione (n. 43 del 19/3/2020) ha individuato le aree demaniali da mettere a bando e affidare per la stagione 2020 nell’area Postilli-Riccio, nel numero di 5 concessioni.

Quest’area, come confermano i dati rilevati nelle ultime tre stagioni dal Progetto Salvafratino, in particolare per quanto attiene all'anno 2019, è quella a più altonumero di siti di nidificazione per le quali non sono utilizzate unicamente la zona afferente al “Parco Comunale Le Dune” (peraltro non ancora delimitato e segnalato a dovere), ma anche altre aree di cui sono state fornite negli anni le localizzazioni e la battigia dove trova nutrimento. Alle concessioni viene data, inoltre, la possibilità di allargare il fronte laterale fino a un massimo di 100 m, andando così a restringere l’area destinata alla spiaggia libera.

“Non c’è alcuna argomentazione che possa giustificare l’estensione delle concessioni, oltre a quelle presenti lì da anni in aree dove non ci sono habitat dunali e nidificazioni del fratino, soprattutto in considerazione del fatto che il Piano demaniale Comunale, è in via di approvazione allineandosi alle direttive del Piano Demaniale Regionale del 2015”, dichiara Fabrizia Arduini, presidente del WWF Costa Teatina e Zona Frentana.

A peggiorare la situazione la delibera prevede di mettere a bando anche la gestione delle foci dei fiumi comprese nell'area nord del Comune di Ortona, nonché le concessioni “Bau beach” e lo stesso Parco comunale. Tutte attività che andrebbero irrimediabilmente a interferire con il ciclo vitale del Fratino e degli ambienti dunali e che non possono essere programmate senza un’adeguata Valutazione di Incidenza Ambientale, prevista dalla legge quando le azioni messe in campo possono ledere, come in questo caso, specie e habitat tutelati.

Il WWF Abruzzo ha invitato il Comune di Ortona a ritirare la deliberazione in autotutela, anche per evitare successive azioni legali. Ha, inoltre, invitato l’Amministrazione ad aprire un tavolo di lavoro per definire come operare nell’area interessata, anche alla luce di quanto definisce il Life Calliope, che ha come obiettivo proprio quello di tutelare le dune, a redigere uno studio perla valutazione dell'incidenza delle attivitàindividuate e a tabellare e delimitare in modo idoneo il “Parco Comunale Le Dune”. La stessa nota è stata inviata anche alla Regione Abruzzo.



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lunedì 19 novembre 2018

Il lupo avvistato a Vasto? Timori infondati. Per il WWF sono più pericolosi gli incidenti di caccia


COMUNICATO STAMPA DEL 19 NOVEMBRE 2018



Il lupo avvistato a Vasto? Timori infondati.

Per il WWF è pericoloso passeggiare per i boschi non per paura di incontrare questo animale  ma piuttosto per gli incidenti di caccia che sono in aumento.



VASTO - In seguito ad avvistamenti di uno o più di questi splendidi animali nelle campagne del vastese, leggiamo allarmismi di ogni sorta, nonostante si sia espresso in merito un esperto, il professore Mazzatenta. Il docente di psicobiologia e psicologia animale della Università di Teramo, ha saggiamente rassicurato la popolazione: il lupo oltre ad essere un animale schivo, è anche il miglior sistema biologico di contenimento del cinghiale. 

D’altronde se così non fosse, nessuno andrebbe per i boschi a prendere funghi o a farci passeggiate, visto che sono il loro habitat preferito.



Se vogliamo avere un approccio scientifico, con dati alla mano, sicuramente dovremmo avere molta più paura dei cacciatori! L’ultimo dossier dell’associazione Vittime della Caccia sulla stagione venatoria del 2017/2018 diffonde numeri allarmanti sugli incidenti capitati nelle campagne e nei boschi d’Italia. In campo venatorio, e a causa di armi da caccia, i dati evidenziano una lunga sequenza di incidenti anche mortali.  Tra i civili non cacciatori, ci sono stati 24 feriti e 10 morti; tra i cacciatori, 60 feriti e 20 morti. Totale: 84 feriti e 30 morti. Tre i minori rimasti vittime, di cui due feriti ed uno morto. 



Non esistono invece casi certificati di attacco in Italia dall’Ottocento, poiché il lupo tende ad evitare l’uomo. Le segnalazioni di episodi di presunta aggressione sono in realtà imputabili a cani rinselvatichiti come confermato dal Centro permanente di riferimento per la gestione del Lupo su scala interregionale denominato Wolf Apennine Center.



Piuttosto c’è da riflettere sul fatto che in Italia sono circa 300 i lupi che ogni anno vengono uccisi dalla mano dell’uomo spesso a causa di bocconi avvelenati, fucilate, lacci e trappole di ogni tipo.

Il WWF Italia sta lavorando affinchè venga presto approvato il nuovo Piano di Gestione e conservazione del lupo in Italia per limitare i fenomeni di bracconaggio contro questa specie simbolo della fauna più nobile del nostro paese.





Fabrizia Arduini
Presidente Associazione

WWF Zona Frentana e Costa Teatina

mercoledì 6 settembre 2017

Modificata la commissione Caccia di Chieti. Il WWF aveva presentato alla Regione una formale diffida



Comunicato del 5 settembre 2017

Il WWF aveva presentato alla Regione una formale diffida, l’11 agosto scorso, segnalando la mancata presenza di un laureato in scienze biologiche o naturali, obbligatoria per legge

Cambia la commissione che abilita all’esercizio venatorio in provincia di Chieti

Resta un nodo: sono da annullare tutti gli eventuali provvedimenti assunti da gennaio a oggi


Cambia la composizione della Commissione d’esame per il conseguimento dell’abilitazione all’esercizio venatorio della Provincia di Chieti. Con una lettera inviata al WWF in questi giorni, il direttore del Dipartimento regionale competente (Politiche dello Sviluppo Rurale e della Pesca), annuncia che «riesaminando il combinato disposto dell’art. 22 della l.r. 10/2004 e dell’art. 22 della l. 157/92, si ravvisa l’esigenza di completare la qualificazione in termini di esperienza e competenza della commissione di cui si tratta; si provvederà pertanto a proporre variazione alla sua composizione elevando a rango di effettivo il membro segnalato dall’Ente produttore di Selvaggina, Franco Perco, unico tra i commissari che la compongono ad essere dotato di laurea nelle materie previste dalla legge n. 157/92».

Il “ravvedimento” nasce da una diffida inviata l’11 agosto scorso dal WWF alla Regione nella quale l’Associazione ricordava appunto che nelle Commissioni per l’abilitazione all’esercizio venatorio, nominate dalle Regioni in ciascun capoluogo di provincia, deve esserci, in base a un obbligo di legge, almeno un componente effettivo laureato in scienze biologiche o in scienze naturali esperto in vertebrati omeotermi, quelli volgarmente detti “a sangue caldo”. Obbligo che non era stato rispettato per la commissione provinciale di Chieti, istituita con DGR n. 21 del 26 gennaio 2017.

Prendiamo atto dell’intervento correttivo, anche se ci dispiace che debba essere una associazione a ricordare a un ente pubblico la necessità di rispettare la legge. Resta infine un nodo: non sappiamo al momento se da gennaio a oggi la Commissione abbia o meno abilitato cacciatori (sarà necessario un accesso agli atti per accertarlo), ma se lo avesse fatto sarà indispensabile annullare ogni provvedimento emesso da una Commissione nominata in palese violazione di legge.

sabato 17 dicembre 2016

Il Consiglio di Stato boccia il calendario venatorio abruzzese. Il WWF: si dà ragione alle nostre posizioni.



Comunicato stampa del 16 dicembre 2016

Il Consiglio di Stato conferma sostanzialmente le bocciature al calendario venatorio abruzzese. Il WWF: ancora una volta si dà ragione alle nostre posizioni.

“LA REGIONE ORA MODIFICHI LA SUA PESSIMA GESTIONE DELLA FAUNA SELVATICA”



PESCARA – Il Consiglio di Stato ha emesso oggi, dietro ricorso di alcune Associazioni Venatorie e della Regione Abruzzo, una ordinanza che, nella sostanza, conferma quanto già disposto dai giudici del TAR di Pescara. Nel dettaglio seppure vengono concessi 10 giorni di caccia in più a gennaio ai turdidi (tordo bottaccio, tordo sassello e cesena), viene confermato che la caccia alla specie beccaccia non può essere consentita oltre il 31 dicembre e che quella ai turdidi non può in ogni caso andare oltre il 10 gennaio.

A costringere il WWF a opporsi era stato il calendario della Regione Abruzzo che consentiva invece di cacciarle fino al 19 gennaio. Per questo l’associazione ambientalista aveva presentato ricorso ai giudici del TAR per riportare il calendario nella legalità, fermando la pre-apertura e impedendo l’estensione del periodo di caccia ad alcune specie.

Dichiara Claudio Allegrino, coordinatore regionale delle guardie ambientali WWF: “La Regione emani ora un nuovo calendario con le modifiche confermate dal Consiglio di Stato e informi debitamente i cacciatori abruzzesi affinché non vadano a caccia con le regole ritenute illegittime dai giudici”.

“Risulta davvero incomprensibile – aggiunge l’avv. Michele Pezone che ha difeso le posizioni del WWF - il tono trionfalistico usato a commento dell’ordinanza dai difensori delle associazioni venatorie che hanno proposto l’appello cautelare. Il Consiglio di Stato ha infatti confermato la statuizione del Tar Abruzzo sulla chiusura della caccia alla beccaccia al 31 dicembre anziché al 19 gennaio, e ha prolungato il periodo di caccia per il tordo bottaccio, sassello e cesena solo fino al 10 gennaio e non al 19 come richiesto dalle associazioni venatorie. Di fatto l’ordinanza del TAR Abruzzo ha ampiamente retto al vaglio del Consiglio di Stato”.

“L’ennesima sconfitta delle associazioni venatorie e della Regione Abruzzo – conclude Luciano Di Tizio, Delegato regionale del WWF Abruzzo - dovrebbe far riflette la politica regionale sulla inaccettabile gestione della fauna selvatica che ha contrassegnato le due ultime legislature. L’unica preoccupazione dei nostri amministratori è stata quella di consentire la caccia a sempre più specie e allungare quanto più possibile il periodo venatorio. Una posizione assurda, irrispettosa delle norme di legge, non condivisa nemmeno dalla parte più attenta del mondo venatorio, e inevitabilmente soggetta alla bocciatura della magistratura. Ci auguriamo che la Regione cambi finalmente passo, nell’interesse di tutti e in particolare della fauna selvatica che è, non ci stancheremo mai di ripeterlo, patrimonio della collettività dei cittadini e non trastullo della piccola minoranza dei cacciatori”.


WWF Italia Onlus, Abruzzo
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lunedì 12 settembre 2016

Su ricorso del WWF i giudici del TAR sospendono il calendario venatorio in Abruzzo

Comunicato stampa dell’11 settembre 2016

Su ricorso del WWF i giudici del TAR sospendono il calendario venatorio in Abruzzo

Ennesima conferma del fallimento della politica regionale sulla tutela della fauna selvatica abruzzese: cambiano le maggioranze ma continuano le scelte errate

PESCARA - Su ricorso del WWF Italia, il Presidente del TAR Abruzzo ha disposto l’annullamento della delibera n. 515 del 02/08/16 della Giunta regionale che approvava il calendario venatorio del 2016-2017.

I giudici hanno ritenuto che il calendario venatorio varato dalla Giunta D’Alfonso sia da sospendere in quanto sussistono condizioni di estrema gravita e urgenza tali da non consentire l’avvio della stagione di caccia almeno per le date previste per il mese di settembre, fino all’esame collegiale del ricorso che è stato fissato per il 28 prossimo. In attesa della trattazione in giudizio, il TAR ha ritenuto di accogliere la richiesta di misure cautelari monocratiche, avanzata dal WWF, per impedire il verificarsi di effetti irreversibili sulla fauna a seguito dell’apertura.

Dichiara Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo: “Abbiamo dato la possibilità alla Giunta D’Alfonso-Pepe di lavorare serenamente nei primi due anni dopo l’insediamento in Regione, con la speranza di vedere finalmente realizzati i doverosi compiti di un pubblico amministratore che deve occuparsi di tutela e gestione della fauna selvatica nell’interesse collettivo e non soltanto a favore della minoranza dei cacciatori: la fauna selvatica è un patrimonio collettivo e non un trastullo per pochi. Purtroppo questo salto di qualità non è avvenuto. I politici di oggi stanno dimostrando lo stesso spregio del nostro patrimonio ambientale già palesato da quelli di ieri. Eppure il WWF, prima che il calendario venatorio fosse approvato, aveva sottoposto all’attenzione della Regione Abruzzo alcuni punti di modifica che avrebbero potuto ridurre l’impatto ambientale della caccia semplicemente riconducendo il calendario nei limiti imposti dalla normativa e dal parere ISPRA! Ma nessuno di essi è stato davvero preso in considerazione e l’Associazione ambientalista è stata costretta, ancora una volta, a ricorrere ai giudici amministrativi per far valere le ragioni della fauna e dell’ambiente”.

Aggiunge l’avvocato Michele Pezone, che ha curato il ricorso per il WWF Italia: "Non posso che esprimere grande soddisfazione per questo provvedimento che ancora una volta pone il TAR de L'Aquila in una posizione di avanguardia rispetto ad altri Tribunali amministrativi nell'esigere, per la stesura del calendario venatorio, il rispetto delle indicazioni dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Auspico la conferma definitiva di questo provvedimento e il pieno allineamento dei futuri calendari con le prescrizioni dell'ISPRA, in modo da evitare il continuo ricorso alla magistratura per salvaguardare le esigenze di tutela della fauna selvatica".

A questo punto il WWF pretende che la Regione Abruzzo e gli ATC mettano in atto tutte le azioni necessarie al fine di informare i cacciatori della situazione determinatasi a seguito della decisione del TAR Abruzzo. Spetta infatti proprio a Regione e ATC impedire, così come stabilito dal giudice amministrativo, l'esercizio della caccia in Abruzzo. “È ora importante– conclude Claudio Allegrino, coordinatore regionale delle guardie ambientali del WWF - far rispettare quanto disposto dai giudici del TAR. Almeno a settembre non si potrà andare a caccia. L’azzeramento delle Polizie Provinciali, che si occupavano in maniera specializzata della vigilanza venatoria, rende più difficili i controlli, ma occorrerà accentuare gli sforzi delle altre forze di polizia, a cominciare dal Corpo Forestale dello Stato, e delle guardie volontarie perché venga imposto ovunque in Abruzzo il rispetto della legalità”.

lunedì 1 febbraio 2016

Caccia a febbraio. Il WWF denuncia: “Caccia prolungata? Sì, no, forse... In Abruzzo domina il caos”

COMUNICATO STAMPA DEL 1 FEBBRAIO 2016

La strana storia della proroga sino all’8/2 annunciata ma non ancora deliberata dalla Giunta

Il WWF denuncia: “Caccia prolungata? Sì, no, forse... In Abruzzo domina il caos”

Con i corpi di Polizia provinciale in dismissione i controlli sono ormai quasi inesistenti: chi assicura che si sparerà davvero solo ai colombacci?

Su richiesta dalle Province di Chieti e di Pescara, la Giunta regionale d’Abruzzo avrebbe deliberato l’estensione della caccia fino all’ 8 febbraio per la specie colombaccio.

Usiamo il verbo al condizionale perché la proroga viene annunciata dall’Assessorato competente sul sito istituzionale, ma alcuni organi di stampa rivelano invece che in realtà la delibera non risulta ad oggi approvata. La caccia rimane quindi chiusa al 31 gennaio, come indicato dal calendario venatorio. “Un caos completo – sottolinea il coordinatore regionale delle guardie volontarie WWF Claudio Allegrino - che potrà indurre molti cacciatori, anche in buona fede, a svolgere la loro attività in una situazione di piena illegalità”.

Aggiunge Luciano Di Tizio, delegato Abruzzo del WWF Italia: “Ad aggravare questa assurda situazione c’è il fatto che la Regione non si preoccupa affatto della vigilanza ambientale oramai scomparsa dopo lo smantellamento delle Province e con esse dei corpi di Polizia provinciale che operavano nel territorio occupandosi soprattutto di vigilanza venatoria. Un problema mai seriamente affrontato dal governo regionale che trova invece tempo ed energie per soddisfare i soliti incomprensibili interessi dei cacciatori”.

Anche a inizio febbraio i nostri boschi e le nostre campagne saranno dunque costrette a sopportare l’impatto delle migliaia di cacciatori abruzzesi con conseguenze sicuramente non benefiche per la fauna e l’ambiente. E al danno del prolungamento sino all’8 febbraio della caccia si aggiunge anche la beffa dei controlli inesistenti. Chi controllerà che i cacciatori uccidano solo colombacci e non altre specie protette?

WWF Italia Onlus, Abruzzo

sabato 14 novembre 2015

Corpo Forestale, Guardie WWF e volontari di Pro Natura, Salviamo l'Orso e WWF a... caccia di trappole

Operazione anti bracconaggio nel Parco della Majella. Attivata una proficua collaborazione anche a tutela dell’orso marsicano

Corpo Forestale, Guardie WWF e volontari di Pro Natura, Salviamo l'Orso e WWF a... caccia di trappole

Rimossi diversi lacci pronti a catturare animali selvatici. Le azioni saranno ripetute a sorpresa



Una proficua collaborazione è stata attivata tra il Coordinamento Territoriale per l’Ambiente (CTA) di Guardiagrele del Corpo Forestale dello Stato, il Parco Nazionale della Majella, le guardie giurate del WWF e altri volontari del WWF stesso e delle associazioni Pro Natura e Salviamo l’Orso finalizzata a contrastare fenomeni di bracconaggio nell’area protetta. Sotto la supervisione di agenti della Forestale e di dipendenti del Parco sono stati organizzati gruppi misti che hanno battuto a tappeto il territorio. Per questa prima occasione è stata scelta una fascia montana tra Caramanico Terme e San Valentino in Abruzzo Citeriore, alla ricerca soprattutto dei lacci che i bracconieri piazzano in punti strategici per catturare fauna selvatica, in particolare cinghiali, con modalità che, oltre ad essere vietate, sono anche estremamente crudeli e provocano prolungate e gravi sofferenze a qualsiasi animale che abbia la sventura di restare intrappolato. Nell’area ispezionata, frequentata anche da cervi e caprioli, è stata tra l’altro recentemente confermata la presenza dell’orso marsicano, specie a rischio di estinzione e simbolo dell’Abruzzo. Questo rende particolarmente importante l’azione di prevenzione messa in atto.

Le squadre, cui hanno partecipato complessivamente circa 40 persone, hanno lavorato per l’intera mattinata e hanno rinvenuto ed eliminato una dozzina di lacci, in buona parte “armati”, cioè pronti per chiudersi a cappio intorno al collo o alle zampe di sventurati animali. “Un buon risultato – dichiara la responsabile del CTA Clara D’Arcangelo - tenendo conto del fatto che l’operazione è servita anche alle Guardie e ai volontari per meglio conoscere il territorio. Dopo questo positivo “collaudo” le azioni antibracconaggio saranno infatti ripetute più volte, nella stessa e in altre aree del Parco, a tutela della fauna selvatica e della sicurezza di tutti i cittadini”.

Il coordinatore delle Guardie WWF Claudio Allegrino sottolinea invece l’importanza della collaborazione: “Poter contribuire a una meritoria azione di tutela preventiva della fauna è per i nostri volontari un motivo di orgoglio”.

domenica 1 febbraio 2015

Anche in Provincia di Chieti prolungata la caccia a febbraio. Wwf: “Si soccombe ancora agli interessi dei cacciatori”

COMUNICATO STAMPA DEL 30 GENNAIO 2015



Le Province di Chieti e Pescara chiedono di prolungare la caccia al colombaccio
fino a febbraio e la Regione acconsente. 

Gli ambientalisti: “Ancora una volta il nostro patrimonio ambientale soccombe agli interessi dei cacciatori”

fieri cacciatori di colombacci
Su richiesta dalle Province di Chieti e di Pescara, la Giunta regionale d’Abruzzo ha deliberato l’estensione della caccia fino all’ 8 febbraio per la specie colombaccio.

Dichiara Luciano Di Tizio, Presidente del WWF Abruzzo: “Si tratta di una scelta immotivata e assurda, anche in considerazione delle gravi lacune gestionali dell’Ufficio Caccia regionale: l’Abruzzo continua a basarsi su un Piano Faunistico Venatorio scaduto da anni e sicuramente ormai non più compatibile con le attuali esigenze di pianificazione. L’estensione della caccia a febbraio rappresenta una occasione persa dai nuovi Presidenti delle Province di Chieti e di Pescara e dall’Assessore Regionale alla Caccia Dino Pepe per restituire dignità al nostro territorio e alla fauna selvatica. Anche a febbraio i nostri boschi e le nostre campagne saranno costrette a sopportare l’impatto dei circa 16.000 cacciatori abruzzesi con conseguenze negative non solo per gli animali ma anche per gli altri fruitori dell’ambiente. Ricordiamo, tra l’altro, che nella stagione di caccia al momento non conclusa si sono avuti due morti (Montorio al Vomano e Torrebruna) e tre feriti (Sant’Omero, Scafa e Pettorano) a causa di colpi di fucile vaganti”.

Al danno del prolungamento sino all’8 febbraio della caccia si aggiunge anche la beffa dei controlli inesistenti. Chi assicura – sottolineano il WWF e Salviamo l’Orso - che i cacciatori uccideranno solo colombacci e non altre specie protette? Chi impedirà ulteriori morti e feriti? Gli enti pubblici da tempo non sono in grado di effettuare controlli venatori sul territorio regionale. Bisogna infatti sapere che, secondo i dati statistici più aggiornati disponibili (Schede sui sistemi di prevenzione regionali in materia di sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare. Regione Abruzzo 2012, riferite a dati 2007) nella nostra regione è attivo un solo agente/guardia ogni 1.000 ettari di territorio!

giovedì 1 gennaio 2015

WWF: un bilancio sullo stato dell'ambiente in Abruzzo nel 2014

COMUNICATO STAMPA DEL 29 DICEMBRE 2014

Questa mattina a Pescara, Luciano Di Tizio, Delegato regionale per l’Abruzzo del WWF, e Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia, hanno presentato un bilancio sull’ambiente in Abruzzo nel 2014.

“Non è stato un anno facile per l’ambiente abruzzese” ha dichiarato Luciano Di Tizio. “Dal disastro di Bussi sul Tirino al rischio idrogeologico, dal bracconaggio allo stato pietoso dei nostri corsi d’acqua, si sono confermate – in alcuni casi aggravandosi – tutte le problematiche ambientali che da anni colpiscono il nostro territorio. L’Abruzzo è una delle regioni italiane ed europee con la più alta biodiversità, ma questo patrimonio è messo in pericolo da scelte sbagliate che spesso ricadono sulla testa degli abruzzesi senza che questi abbiano la possibilità di dire la loro. Per noi del WWF è stato un anno veramente impegnativo. I nostri volontari sul territorio, nelle Oasi e nei Centri di Educazione Ambientale, le nostre guardie, i nostri avvocati sono intervenuti in tutti i settori ed a tutti i livelli per difendere lo straordinario ambiente abruzzese. Tanto si è riuscito a fare, ma resta ancora tantissimo da realizzare”.







PARCHI E RISERVE

Finalmente una svolta per il Parco della Costa teatina, ma ora ci vogliono i fatti!
Il 2014 ha segnato una importante novità nell’ultra decennale vicenda del Parco della Costa Teatina (il parco è stato istituito nel 2001, ma finora è rimasto solo sulla carta). Finalmente ad agosto è stato nominato il Commissario straordinario per la perimetrazione del Parco. Dopo anni di rimandi e giochi ostruzionistici, si dovrà definire il perimetro del quarto parco nazionale d’Abruzzo, il primo sulla costa. Uno strumento per valorizzare un territorio, ma soprattutto per conservarlo e proteggerlo dalle tante minacce, prima tra tutte la petrolizzazione.
Al Commissario il WWF chiede di procedere con determinazione e rapidità. Dopo anni di confronto ora ci vogliono i fatti ed il Parco deve diventare una realtà nei primi mesi del 2015.

Parchi nazionali abruzzesi: anche il 2014 senza consigli direttivi.
Il WWF è tornato a denunciare la vergognosa situazione in cui si trovano i tre parchi nazionali presenti in Abruzzo (Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise; Parco del Gran Sasso e Monti della Laga; Parco della Majella): tutte queste importanti aree naturali protette sono prive da anni dei consigli direttivi. In particolare il Parco Gran Sasso-Laga è senza consiglio dal gennaio del 2007! Un deficit di democrazia di cui fa le spese un intero territorio.
Il WWF ha scritto al Presidente D’Alfonso affinché chieda al Ministro dell’Ambiente, cui spettano le nomine dei consigli direttivi dei Parchi, di evitare il protrarsi di questa vergogna e di fare nomine contraddistinte da competenza e conoscenza dei territori dei parchi.

Le Aree protette regionali a rischio paralisi.
Ancora una volta le riserve regionali abruzzesi e l’unico parco regionale, il Sirente-Velino, hanno rischiato il taglio dei fondi ordinari necessari per la loro gestione. Un pericolo parzialmente sventato all’ultima ora, come era già successo negli scorsi anni. Non si può continuare così. La Regione che ha coniato per sé slogan che ne esaltano la vocazione “verde” deve credere sino in fondo nelle proprie aree protette e metterle in condizione di programmare il proprio futuro nell’interesse dell’ambiente e dell’occupazione: ogni euro investito nelle aree protette ne produce quattro per l’economia dei territori interessati.

Area Marina Protetta di Torre di Cerrano assediata dai vongolari.
Il mare bagna la costa abruzzese per circa 130 km; di questi solo 7 km (appena il 5,4%!) sono tutelati da un’unica Area Marina Protetta, quella della Torre di Cerrano. Nonostante l’esiguità dello spazio tutelato, questo subisce da anni una continua violazione. I vongolari entrano all’interno del perimetro, violando la norma istitutiva del Parco e le normative generali di tutela, e distruggendo i fondali con le loro turbosoffianti. I controlli sono stati per molto tempo assenti ed inefficaci. A settembre il TAR Lazio ha respinto l’ennesimo ricorso presentato dal Consorzio di gestione dei Vongolari contro l’istituzione dell’AMP, confermando la tutela dell’area.
Per il WWF le soluzioni agli eventuali problemi dei vongolari devono essere ricercate nel rispetto della legalità e di quanto stabilito dalle leggi che tutelano tutte le aree marine protette italiane.



TUTELA DELLA FAUNA

Caccia: la nuova Giunta regionale vorrà chiudere con le fallimentari gestioni del passato?
14 sono state le sconfitte giudiziarie nel quinquennio della Giunta Chiodi-Febbo in materia di caccia, un record per l’Italia che dimostra l’incapacità con cui è stata gestita la politica venatoria.
Il nuove assessore regionale alla caccia ha dichiarato di voler cambiare rispetto al passato ed il WWF ha voluto dare credito a questa dichiarazione.
Sono però passati i primi mesi, senza che si siano visti passi avanti concreti.
Il WWF chiede alla Regione quattro cose: adottare un piano faunistico-venatorio che tenga conto delle esigenze della fauna e non di quelle dei cacciatori; rivedere la legge regionale sulla caccia eliminando tutte le modifiche apportate nel corso degli anni che hanno diminuito la tutela dalla fauna; creare le aree contigue con caccia regolamentata intorno alle aree protette presenti nella regione; creare un Osservatorio faunistico regionale che fornisca elementi certi e scientificamente fondati per la pianificazione venatoria.

Orso: nonostante tutto, segnali di speranza.
Specie simbolo dell’Abruzzo, vittima di bracconaggio, politiche sbagliate nel settore dell’allevamento e della pastorizia, costruzioni che ne restringono l’areale, l’Orso Bruno Marsicano è a rischio estinzione.
L’uccisione dell’Orso a Pettorano sul Gizio a settembre ha segnato un ennesimo colpo alla tutela di questo splendido animale, ma per la prima volta è stata seguita da indagini efficaci che hanno portato all’individuazione del colpevole, un cacciatore di 61 anni. Purtroppo sappiamo che chi ha compiuto questo gesto, se mai si arriverà alla condanna definitiva, rischia pochi mesi di carcere. Anche per questo il WWF ha lanciato la petizione “Contro i crimini di natura” che chiede l’inasprimento delle pene per chi commette questo tipo di reati.
Ma sull’orso non sono mancati segnali positivi. Da un lato i risultati del LIFE Arctos, finanziato dall’Unione Europea, al quale ha contribuito anche il WWF distribuendo a pastori e coltivatori centinaia di recinti elettrificati da porre a difesa di apiari, allevamenti e campi coltivati, dall’altro la notizia diffusa dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise di 11 nuovi cuccioli di Orso nati nel 2014.


Petrolizzazione in Abruzzo: Ombrina Mare, la punta di un iceberg.
L’Abruzzo si conferma una delle regioni a più serio rischio di petrolizzazione. La progettata realizzazione di Ombrina Mare, piattaforma con annessa nave per prima raffinazione davanti la costa dei trabocchi, è solo la punta dell’iceberg.

Da anni il WWF denuncia come il 50% del territorio regionale sia interessato da istanze di ricerca ed estrazione di idrocarburi. Stessa sorte per migliaia di km quadrati di mare antistante la nostra costa.

Ombrina Mare è attualmente all’esame del Ministero dell’Ambiente per l’Autorizzazione Integrata Ambientale, ma di fronte alle scelte compiute dal Governo centrale, primo fra tutti l’art. 38 del Decreto Sblocca Italia che apre la strada alle trivelle in tutto il Paese, c’è bisogno di una azione politica forte volta a modificare la Strategia Energetica Nazionale.

Bene ha fatto la Regione Abruzzo ad impugnare alcuni articoli del decreto davanti la Corte Costituzionale, perché non è più possibile procedere su ogni singola istanza. È necessario che il Governo regionale, di concerto con le altre Regioni interessate, ponga la questione a livello di pianificazione nazionale e spinga per una politica energetica verso il risparmio, la messa in efficienza e le fonti rinnovabili.


FIUMI E DISSESTO IDROGEOLOGICO: SI CONTINUA A SBAGLIARE

Fiumi abruzzesi, l’obiettivo “buono” lontano dall’essere raggiunto.
L’obiettivo fissato dall’Unione Europea di raggiungere lo stato ecologico “buono” in tutti i fiumi abruzzesi entro il 2015 appare ormai irraggiungibile. Come attestato recentemente dal Corpo Forestale dello Stato, le condizioni dei nostri fiumi invece di migliorare, in molti casi peggiorano. Depuratori inesistenti o mal funzionanti, scarichi abusivi e prelievi non autorizzati mettono a rischio i nostri fiumi con conseguenti effetti negativi sul mare.
Si continua poi con la pratica del tutto irrazionale del taglio a raso della vegetazione spondale dei fiumi. Costosi interventi che hanno ben pochi effetti in caso di piena, ma che compromettono l’ecosistema fluviale facendo perdere la capacità autodepurativa propria di tutti i corsi d’acqua.
Il WWF chiede che la volontà espressa dalla Regione di procedere, attraverso lo strumento dei “contratti di fiume”, ad una nuova gestione dei corsi d’acqua, si concretizzi, imponendo anche interventi reali per la salvaguarda degli stessi. 

Costruiamo dove non si dovrebbe: Megalò e tanto altro.
È stata recentemente annunciata una proposta di legge regionale sul consumo del suolo. Ci auguriamo che si proceda rapidamente e in forma trasparente, con il coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni. Sono infatti già tanti gli scempi realizzati in Abruzzo. Citiamo per tutti il caso del centro commerciale Megalò costruito in quella che era una cassa di espansione del fiume Pescara, con grave danno per l’ambiente e rischi per la sicurezza del territorio e per la sua economia. Eppure da anni esistono due progetti per la realizzazione complessiva di altri 10 edifici nella stessa zona, progetti contro i quali il WWF si sta battendo in tutte le sedi, comprese quelle giudiziarie. È tuttavia inaccettabile che la tutela del territorio sia affidata alle associazioni e ai comitati più che alle istituzioni. Chiediamo che si preveda per legge, tra l’altro, il divieto assoluto e immediato di costruire in zone a rischio idrogeologico e lungo le sponde de fiumi.


BUSSI E LE TANTE ALTRE DISCARICHE

Discarica di Bussi sul Tirino: la sentenza, uno schiaffo agli abruzzesi.
Il 2014 si è chiuso nel peggiore dei modi. La sentenza di assoluzione al processo davanti alla Corte di Assise di Chieti per la discarica di Bussi sul Tirino è stato un vero e proprio schiaffo agli abruzzesi.
È vergognoso che un danno ambientale stimato in 8,5 miliardi di euro, 3 anni di indagini, 6 di processo, 68 udienze, 18 diversi giudici tra GUP, Tribunale, Corte di Assise, Corte di Cassazione e 22 ordinanze, si siano tradotti in un nulla di fatto! L’inquinamento di decenni e la somministrazione a centinaia di migliaia di persone di acqua che non poteva essere distribuita non possono restare senza responsabilità.
Il WWF, ovviamente, aspetta di leggere le motivazioni della sentenza, ma farà tutto il possibile per portare avanti questa battaglia di verità. E lo sta facendo anche chiedendo a livello nazionale l’introduzione dei reati ambientali nel codice penale al fine di evitare che tutte le azioni contro l’ambiente restino impunite a causa della prescrizione.
Ma resta il dato più grave: a più di 7 anni da quando è stata scoperta, non è stata ancora avviata la bonifica di quella che viene considerata la più grande discarica abusiva di rifiuti tossici d’Europa.
E restano poi le decine e decine di discariche abusive o incontrollate di cui è disseminato il territorio abruzzese per le quali l’Italia è sottoposta ad una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea.


CAPODOGLI SPIAGGIATI: UN CAMPANELLO D’ALLARME PER IL NOSTRO MARE

Nella notte tra l’11 e il 12 settembre si sono spiaggiati sulla costa di Vasto 7 capodogli. Grazie ad uno straordinario impegno di enti e volontari si è riusciti a rimettere in mare ben 4 animali, compiendo un miracolo senza precedenti.
Ad oggi non si conoscono ancora le cause di questo spiaggiamento, ma sono state avanzate le più varie ipotesi, quasi tutte – direttamente o indirettamente – legate all’uomo.
Sarà necessario attendere la chiusura delle analisi, che il WWF auspica possa avvenire al più presto, ma è certo che si è trattato di un campanello d’allarme per il Mare Adriatico che non deve essere sottovalutato. 


UNA REGIONE SENZA PIANIFICAZIONE

In Abruzzo manca un piano di rifiuti aggiornato. Manca (da sempre) un piano estrattivo che regolamenti le cave. Manca il piano faunistico-venatorio. Deve essere aggiornato il piano energetico. C’è un piano di tutela delle acque che non affronta i problemi, ma semplicemente sposta in avanti la ricerca delle soluzioni. E si potrebbe continuare.
La Giunta regionale D’Alfonso, se veramente vorrà dare seguito alle promesse della campagna elettorale, ha veramente molto da lavorare. E lo deve fare in fretta e con convinzione perché si tratta di affrontare problemi che in alcuni casi attendono di essere risolti da decenni.
La richiesta del WWF è sempre la stessa: pianificare attraverso la partecipazione di tutti e non dei singoli gruppi di potere interessati a questo o quell’altro settore. Avere sempre presente che si sta pianificando su risorse “finite” (l’acqua, il suolo, la fauna) che sono dei beni comuni e che come tali devono essere tutelati per questa e per le future generazioni.
Lo scardinamento – più per l’intervento della magistratura, che per scelte politiche, a dire il vero! – di una certa situazione di potere che negli anni era consolidata, apre la strada al cambiamento. Al Presidente D’Alfonso ed alla sua Giunta la possibilità di cogliere questa occasione. 


“Un dato sicuramente positivo è la crescita dell’impegno degli abruzzesi in difesa del loro ambiente” ha concluso Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia. “Sono ormai moltissime le vertenze ambientali aperte nella nostra regione. Alle associazioni ambientaliste storiche si affiancano realtà locali che nascono e si sviluppano spontaneamente. Questa è la dimostrazione che è cresciuta la coscienza ambientale in Abruzzo come nel resto del Paese. E queste importanti battaglie vanno riportate in un quadro generale. Ad esempio assistiamo a decine di azioni contro impianti di produzione energetica. Ma queste devono diventare tessere di un mosaico più ampio: dobbiamo essere in grado di farne una battaglia complessiva contro le scelte strategiche nazionali in campo energetico che insistono sulle fonti fossili. Solo così saremo veramente efficaci”.

martedì 29 luglio 2014

Fratino. Record di nidi censiti nel 2014. Il WWF: ora sinergia tra albergatori, balneatori, associazioni ambientaliste e Comuni per coniugare turismo ed ambiente


COMUNICATO STAMPA DEL 29 LUGLIO 2014

 Il Fratino predilige la costa del vastese per la nidificazione. Record di nidi censiti nel 2014.
Il WWF: ora sinergia tra albergatori, balneatori, associazioni ambientaliste e Comuni per coniugare turismo ed ambiente

VASTO - Mutuando una terminologia sportiva possiamo scrivere che il 2014 è stato un anno record per la nidificazione del Fratino (Charadrius alexandrinus) nel vastese.

Il Fratino è un piccolo uccello limicolo che, negli anni, anni ha sofferto e soffre di un notevole calo demografico per le varie manomissioni degli ambienti dunali in tutta Italia e che rappresenta, sempre più, un validissimo indicatore biologico dello stato di salute delle nostre spiagge e delle modalità sostenibili di fruizione balneare degli stessi arenili, soprattutto se ci si trova di fronte ad un’area protetta.

Dal 20/03/14 al 21/06/14, date di rilevamento del primo ed ultimo nido della stagione, ben 19 sono stati i nidi di Fratino censiti lungo il litorale  da Casalbordino a San Salvo Marina. Questo numero pone il litorale del vastese fra i siti più importanti per la nidificazione e la presenza di questa specie su tutto il territorio italiano.

Un grande merito nel raggiungimento di questo traguardo è dovuto alla costanza dei controlli sulle spiagge, svolte dalle Guardie Giurate del WWF e da volontari (come Michele Dell’Olio, Sandro Tagliagambe, Stefano Taglioli, Renzo De Biase ed altri). Tutti volontari che, per circa quattro  mesi (i controlli iniziano a Marzo e terminano a fine Luglio) e con qualsiasi condizione meteo, hanno quotidianamente battuto a tappeto il litorale non solo per individuare i nidi, ma distribuendo materiale informativo sul valore naturalistico delle spiagge del vastese a turisti e cittadini.

Da sottolineare che il 2014 è stato anche l’anno di un interessante esperimento primo, del genere in Italia da quel che siamo a conoscenza su questa specie.  E’ stato spostato con successo  un nido di Fratino posto in una posizione a rischio per il buon esito della cova (sui due piccoli nati è stato osservato, dopo oltre un mese dalla nascita l’involo di uno); di questo esperimento (da effettuarsi  solo in casi eccezionali e con personale preparato), delle attrezzature usate e delle rigide precauzioni usate per non perdere il nido stesso, verranno date notizie ed immagini sui più importanti siti ornitologici italiani.

I numeri: 19 nidi di cui 1 a Casalbordino Lido, 1 nella Riserva Punta Aderci di Vasto, 3 sulla spiaggia di Vasto Marina, 11 nell’ambiente dunale della Riserva Marina di Vasto, 2 nel biotopo costiero di San Salvo Marina (facente parte della Riserva Marina di Vasto) e due sulla spiaggia di San Salvo Marina.

A fronte di questo successo, non mancano elementi che preoccupano non poco come gli atti vandalici con la distruzione di alcuni nidi (nonostante la protezione con recinzioni e “gabbiette” realizzate allo scopo), l’eccessivo carico antropico sulla spiaggia di Punta Penna nella Riserva di Punta Aderci (fonte di grande disturbo per la nidificazione e per il mantenimento degli equilibri naturali del sito), la disattenzione ai nidi (in qualche caso) durante la pulizia delle spiagge, la mancanza sulle dune di Vasto Marina di strumenti legislativi idonei alla tutela naturalistica del sito  (l’approvazione in Regione del Piano di Gestione dell’area dovrebbe risolvere il problema).

A questo proposito non possiamo non esprimere soddisfazione nell’avere contributo ad avviare, contattati da birdwatchers pugliesi, un percorso virtuoso per fare inserire nelle Ordinanze balneari della regione pugliese, una norma per la tutela del Fratino, come già avviene da anni in Abruzzo.

Un altro elemento grandemente positivo è stata la collaborazione di cittadini  e turisti, nonché il prezioso rapporto con alcuni alberghi di Vasto Marina (che ringraziamo) come il Twins, il Caravel, il San Giorgio ed il Park Hotel ed il sostegno   di SOA Stazione Ornitologia Abruzzese, Associazione Amici di Punta Aderci , dei Comuni di Vasto, San Salvo e Casalbordino.

Insomma, se esistesse un riconoscimento come “Spiaggia del Fratino, il Vastese e la spiaggia di Vasto in particolare, se lo potrebbe aggiudicare..... e, aggiungiamo, il “titolo” dal punto di vista naturalistico avrebbe ben più valore di altri fin troppo sbandierati. Per il 2015 occorre, più che mai, una stretta collaborazione fra tutti gli attori sulla scena, la cui positività è ben rappresentata dalla collaborazione instaurata con alcuni albergatori e concessionari di spiagge locali.

giovedì 24 luglio 2014

Provincia di Chieti: via libera all’abbattimento di 1791 volpi in tre anni Il WWF al Prefetto: bloccare tutto per la tutela dell’incolumità pubblica

COMUNICATO STAMPA DEL 24 LUGLIO 2014

Provincia di Chieti: via libera all’abbattimento di 1791 volpi in tre anni.
Il WWF al Prefetto: bloccare tutto per la tutela dell’incolumità pubblica.
Cacciatori armati di notte senza alcun controllo.


il "bottino" dei cacciatori
CHIETI: Con Delibera di Giunta n. 86 del 08/05/14 la Provincia di Chieti ha approvato il “Piano triennale di controllo delle popolazioni di volpi in alcune ZRC e aree cinofile del territorio dell’ATC chietino-lancianese”.

Dai primi giorni di luglio 2014 risulta al WWF che siano iniziate le attività di abbattimento delle volpi a cura dei cosiddetti “selecontrollori”, ossia di cacciatori che dovrebbero essere autorizzati dalla Provincia di Chieti. 

Secondo il “Protocollo operativo telecontrollo notturno alla volpe” l’abbattimento avviene esclusivamente da autoveicolo con carabina e utilizzo del faro, tutti i giorni dell’anno (ad eccezione di maggio e giugno) con orari che vanno, a luglio, dalle 21:00 alle 03:00. 

Dichiara Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo: “Da segnalazioni che ci giungono da diversi cacciatori che non condividono simili metodi, gli abbattimenti notturni alla volpe stanno avvenendo senza il controllo degli organi di polizia. In pratica i cacciatori escono di notte armati di fari e carabine e nessuno vigila sul rispetto delle leggi e delle regole. Chi garantisce che i cacciatori abbattano solo volpi? Chi controlla che vengano effettati abbattimenti solo nelle aree affidate? Chi verifica che nella ZRC di Casoli siano utilizzate, come prescritto, esclusivamente munizioni prive di piombo? Chi garantisce che gli “equipaggi” siano composti solo da cacciatori autorizzati? Ma soprattutto, anche a seguito delle persone già morte a causa della caccia notturna più o meno lecita, chi garantisce l’incolumità pubblica durante le attività di abbattimento?”

Aggiunge Claudio Allegrino, responsabile caccia del WWF Abruzzo: “La Provincia di Chieti è moribonda e i cacciatori ne approfittano: si sostituiscono alle autorità preposte, come sta avvenendo con gli abbattimenti delle volpi. La legge prevede prima la prevenzione, poi l’utilizzo di metodi ecologici per il controllo della fauna selvatica. Solo come ultima soluzione consente l’utilizzo delle armi da fuoco. E anche in quest’ultimo caso la legge autorizza gli abbattimenti da parte della Polizia Provinciale e del Corpo Forestale dello Stato. Soltanto in mancanza di alternative possono essere autorizzati i cacciatori. Nella realtà invece avviene il contrario. È ora che le autorità e la politica intervengano a ristabilire un minimo di controllo da parte della Pubblica Amministrazione”.

Conclude Luciano Di Tizio: “Fermo restando il giudizio fortemente critico del WWF in relazione a interventi con i fucili per la gestione faunistica, sostanzialmente bocciata anche dall’ISPRA (si veda il documento citato in calce), abbiamo inviato alle autorità un dettagliato esposto dove chiediamo di verificare il rispetto della normativa vigente. In particolare chiediamo al Prefetto di Chieti di sospendere immediatamente le operazioni di abbattimento notturno della fauna selvatica fino a quando non venga garantita la sicurezza per l’incolumità pubblica”.



La “bocciatura” dell’ISPRA del controllo dei predatori attraverso abbattimenti

Si riportano qui di seguito alcune brevi citazioni tratte dal Documento Tecnico “Biologia e gestione del fagiano”, pubblicato dall’ISPRA (ex INFS). L’ISPRA è Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, è vigilato dal Ministero dell’Ambiente e in generale si occupa di attività di formazione sui temi ambientali. È deputato, in particolare, al rilascio dei pareri tecnici alle Pubbliche Amministrazioni nel campo della pianificazione faunistico-venatoria.
·         (…), “il controllo delle specie predatorie come la volpe non rappresenta uno strumento di conservazione ma una manipolazione delle zoocenosi funzionale a chiari interessi di carattere economico e sociale”.
·         (…), “quella del controllo dei predatori rimane sostanzialmente una scelta funzionale ad accrescere i carnieri venatori e come tale, non viene accettata da una parte della pubblica opinione.”
·         (…) Queste azioni (n.d.r.: ci si riferisce al controllo numerico dei predatori) presentano effetti in genere limitati nel tempo a causa dell’attivazione, da parte degli individui superstiti, di meccanismi fisiologici ed ecologici di reazione finalizzati a recuperare le consistenze numeriche perdute (…)”