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giovedì 17 giugno 2021

WWF: “bocciato” il Rapporto Ambientale a corredo del nuovo Piano Regolatore Generale di Ortona

Comunicato del 15.06.2021


In una conferenza stampa tenuta questa mattina a Pescara Legambiente e WWF hanno “bocciato” il Rapporto Ambientale a corredo del nuovo Piano Regolatore Generale di Ortona

«Strumento urbanistico basato su logiche anacronistiche, da ripensare profondamente»


Legambiente, WWF Abruzzo e la sezione locale del WWF Zona Frentana e Costa teatina hanno presentato le loro osservazioni al Rapporto Ambientale della Valutazione Ambientale Strategica relativa alla proposta di nuovo PRG (Piano Regolatore Generale) del Comune di Ortona.

Le associazioni giudicano questo Rapporto deficitario, da integrare sia con dati aggiornati che con ulteriori indagini ambientali. Ne sollecitano inoltre il necessario allineamento e adeguamento ai PAN delle aree protette presenti nel territorio e a tutti gli strumenti sovraordinanti, compreso il rispetto di quanto previsto dalla L.R. 5/2007 della Regione Abruzzo*.

È particolarmente grave inoltre il fatto che manchino riferimenti all'aumento del livello medio del mare, che in un territorio costiero inciderà in modo significativo, e alle misure di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici.

Rivedere il Rapporto è dunque una necessità assoluta e anzi, alla luce degli ultimi indirizzi nazionali sulla Transizione Ecologica e in merito al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, le associazioni invitano il Comune di Ortona a rivedere l'impianto generale dello stesso PRG in via di approvazione, puntando sul consumo di suolo zero e su conservazione e tutela della biodiversità, evitando ulteriori pressioni su aree di alto pregio naturalistico e paesaggistico, quali le due Riserve Regionali comprese nel territorio ortonese e l'area costiera tra il Foro e l'Arielli, una delle zone di maggiore importanza regionale per la sopravvivenza del Fratino, sia per il numero di nidificazioni che per il loro successo, grazie all’ecosistema dunale pioniero ampio e ben conservato.

La logica espansionistica che resta alla base dello strumento urbanistico in discussione è fortemente anacronistica rispetto al contesto in atto e rischia di mettere a rischio la capacità dei Comuni e dei cittadini di vedersi riconoscere risorse economiche che potrebbero riqualificare il territorio, favorire la ripresa economica e incentivare un turismo sostenibile.

«Non si possono più inseguire pianificazioni vecchie di decenni - chiosano le associazioni - basate su scenari superati e vecchi modelli di sviluppo. La Costa dei trabocchi deve essere un modello di sostenibilità e tutti i comuni, a partire da Ortona, devono impegnarsi in questo. Non è più possibile inseguire il passato, bisogna invece uscire dalla frammentazione che avvolge questo territorio. È tempo che si ragioni insieme. Lo stallo sulla Via Verde e sul Parco nazionale della Costa teatina, sono due esempi dell’incapacità politica di fare sistema e coordinarsi in modo sovraordinato».”

Il timore è che questa situazione comprometta le sfide del PNRR e la possibilità di voltare pagina, mettendo in campo le vere politiche della Next generation UE. I comuni della Costa dei trabocchi insieme a Provincia e Regione devono dare invece una prova di maturità o quantomeno sforzarsi di raccogliere le sfide europee. Vanno definitivamente superati campanili e vecchi orticelli locali. Bisogna impostare la visione del futuro di questo territorio che passa necessariamente attraverso la sostenibilità e mettere in campo processi e modelli partecipati atti a perseguire questo risultato in un’ottica di gestione sovraordinata del territorio e rispondente alla sfida dei cambiamenti climatici.



*NOTA: La L.R. 5/2007 all’art. 1 trasforma l’art. 41 della 38/96 (Legge quadro sulle aree protette della Regione Abruzzo per l’Appennino Parco d’Europa) nel seguente:

“Art. 41 (Misure di tutela ambientale connesse alla dismissione di tratte ferroviarie)
1. Lungo il tratto litoraneo tra Ortona e Vasto, sulle aree dismesse del tracciato delle Ferrovie dello Stato, nell’ottica di un processo di valorizzazione e riqualificazione della Costa Teatina, così come previsto all’art. 21 della normativa del vigente Quadro di riferimento regionale (Q.R.R.), è preclusa ogni attività di trasformazione del suolo diversa dalla destinazione a verde”.



WWF Italia ONLUS, Abruzzo
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martedì 14 luglio 2020

ACCOLTA SOSPENSIVA SU BANDO NUOVI STABILIMENTI A ORTONA VITTORIA DI LEGAMBIENTE E WWF AL TAR

Comunicato stampa del 14 luglio 2020 

 

ACCOLTA SOSPENSIVA SU BANDO NUOVI STABILIMENTI A ORTONA

VITTORIA DI LEGAMBIENTE E WWF AL TAR
IN DIFESA DI UNO DEI TRATTI PIÙ IMPORTANTI DELLA COSTA ABRUZZESE


È grande la soddisfazione di Legambiente e WWF per l’ordinanza n. 153/2020 del 14 luglio 2020 con la quale il TAR Abruzzo – Sezione di Pescara ha accolto la richiesta di sospensiva presentata dalle due Associazioni nel ricorso con il quale sono stati impugnati tutti gli atti del Comune di Ortona per il bando e l’assegnazione per nuovi stabilimenti balneari sulla spiaggia ortonese, nonché il relativo parere della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo.

La decisione del TAR interviene dopo che le Associazioni avevano per tempo cercato di aprire un confronto con l’Amministrazione Comunale al fine di contemperare le esigenze economiche con quelle della tutela di uno dei tratti di spiaggia più importanti della costa abruzzese anche per la presenza del Fratino, specie a rischio di scomparsa dal nostro litorale e tutelata attraverso il Progetto Salvafratino Abruzzo promosso dal WWF e dall’Area Marina Protetta Torre di Cerrano.

Come si legge nell’ordinanza di accoglimento della sospensiva vi è ora “l’obbligo del Comune di riesaminare il bando in contraddittorio con la parte ricorrente (Legambiente e WWF) entro 10 giorni dalla notifica o comunicazione della presente ordinanza, al fine di verificare con adeguata motivazione il rispetto sostanziale del Piano Regionale Demaniale Marittimo, anche alla luce dei principi affermati dalla presente ordinanza, e in caso di accertato contrasto, il bando stesso dovrà ritenersi sospeso in parte qua e con esso le concessioni a valle”.

L’Avv. Francesco Paolo Febbo, che ha patrocinato le due Associazioni, così commenta l’ordinanza: “Il Tar ha condiviso le nostre considerazioni esprimendo una sostanziale censura dell’attività del Comune di Ortona che ha scelto di affidare nuove concessioni senza rispettare le misure di salvaguardia dell’ambiente e senza disporre il necessario coinvolgimento delle associazioni ricorrenti. Il coinvolgimento delle associazioni aveva (ed ha) come obiettivo la tutela del sistema dunale presente nella zona e costituente un unicum della costa adriatica”.

Legambiente e WWF ribadiscono la loro disponibilità al confronto con l’Amministrazione Comunale di Ortona e auspicano che questo possa instaurarsi già nei prossimi giorni sempre a condizione che sia tutelato come bene primario l’ambiente costiero.


WWF Italia ONLUS, Abruzzo
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mercoledì 26 dicembre 2018

Ortona. Il WWF deposita le osservazioni alla variante del PRG vigente

Ortona. Il WWF deposita le osservazioni alla variante del PRG vigente.
Migliorie rispetto all’ultima adozione, ma bisogna saper guardare al futuro
 
L' Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina, avvalendosi di supporti tecnici con cui da anni ha l’onore di collaborare, ha prodotto alcune note di critica sulle aree maggiormente interessate dalle valenze ambientali, come la spiaggia che va da Postilli al Riccio, le due riserve regionali Ripari Di Giobbe e l’Acqua Bella.

In prima analisi questa nuova adozione della variante al PRG, dal punto di vista dell’impatto ambientale, non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella dell’amministrazione Fratino, che prevedeva un altra città, con un incremento del 45% del patrimonio immobiliare, nonostante i dati ISTAT registrassero una diminuzione costante degli abitanti dagli anni ’70 al 2001, e quindi una crescita delle case non occupate che nel 2001 erano ben 1.871.

Il bilancio demografico degli ultimi anni, dal 2002 al 2017, conferma il trend negativo, sono più i decessi che le nascite, l’anno scorso ad esempio su 153 nascite, 287 sono stati i decessi, in virtù di questi indicatori ISTAT quindi, riteniamo essere esagerato anche il 27% di incremento del patrimonio abitativo previsto dalla variante adottata al PRG, come se la popolazione dovesse aumentare di 6.200 abitanti circa. Ortona è un territorio fragile, non bisogna mai dimenticarlo, una condizione che andrà a peggiorare con i cambiamenti climatici già in atto. Un territorio che avrebbe bisogno di un analisi di adattamento ai nuovi scenari per affrontare le sfide del futuro con più serenità, e puntare su riutilizzo ed efficientamento del patrimonio immobiliare esistente, nonché su di una rinaturalizzazione estesa, per la salvaguardia dai dissesti idrogeologici, e le spiagge che saranno sempre più interessate dall’ingressione marina e dall’erosione costiera,.

Un altro fattore di criticità riscontrato è la possibilità in un area che va da contrada Foro al fiume omonimo di installare attrezzature turistiche permanenti che possono occupare il 60% della superficie fondiaria. Ad ogni impianto è consentita la realizzazione di un piccolo edificio destinato a servizi nel limite di una superficie coperta pari al 10% della superficie fondiaria con altezza massima di mt 5,50, per discoteche all’aperto ed esercizi vari. Un area dove la Legge Galasso impone un vincolo di inedificabilità di 300 metri dalla battigia, e di 200 metri per la Legge Regionale sull’Urbanistica, un area che conserva valenze
naturalistiche in via di estinzione su tutta la costa Adriatica, come il Fratino, che scomparirebbe definitivamente. Come per le due Riserve, dove sono previste zone di espansione urbanistica anche in aree entro vincoli archeologici, idrogeologici, paesaggistici di certa importanza. Queste aree sono patrimonio delle generazioni presenti e future, e non di pochi ai quali la collettività fornisce uno straordinario contesto.

Auspichiamo che questa amministrazione, a differenza delle altre, continui a dimostrare tangibilmente e senza indugi di puntare sulla vera potenzialità del futuro: la bellezza.


Fabrizia Arduini
WWF Zona Frentana e Costa Teatina

sabato 4 agosto 2018

WWF: vergognosa la pressione sul SIC Marina di Vasto da parte di chi vuole il cementificio di Punta Aderci


Comunicato stampa del 4 agosto 2018

“Non lasciamo le spiagge indifese in mano ai cementificatori”

Subito l'approvazione dei piani di gestione dei SIC, pronti già da tempo e pagati con denaro pubblico

Vergognosa la pressione sul SIC Marina di Vasto da parte di chi vuole il cementificio di Punta Aderci


L‘Abruzzo su un totale 143 km di costa ne ha urbanizzati 91 km, il 63% è stato modificato irreversibilmente con un tasso di erosione del 61%. Aspetto, forse ancor più grave, è la dimensione delle trasformazioni avvenute dopo il 1985, anno dell’entrata in vigore del vincolo di inedificabilità entro i 300 metri dalla linea di costa e del sistema di pianificazione paesaggistica regionale previsto della Legge 431/1985, detta legge “Galasso”. Malgrado la norma sono stati cancellati altri 7 km di paesaggi costieri nella nostra regione.

Legambiente e WWF denunciano come, di fronte a questo alto consumo del suolo costiero e al triste primato di cementificazione che “vanta” l’Abruzzo (36,6% nella fascia compresa nei primi 300 metri dal mare - dati ISPRA), non si possono lasciare le spiagge in mano ai cementificatori e consentire devastazioni per la mancata approvazione dei piani di gestione dei SIC (Siti di Interesse Comunitario, concetto definito dalla direttiva comunitaria "Habitat” relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali) pronti già da tempo e pagati con denaro pubblico e rimasti nei cassetti di qualche ufficio regionale.

Il fenomeno dell'erosione, cerchiamo di non dimenticarlo, è amplificato da antropizzazione e cementificazione, aggravando ulteriormente lo stato in essere della nostra costa e di specifiche località (vedi: Francavilla, Casalbordino e altre).

“Nonostante questa consapevolezza – dichiarano le Associazioni - accade l'inverosimile: si continua a ritardare l'approvazione dei piani di gestione dei SIC, in questo caso in particolare quelli costieri, che in quanto strumenti di conservazione e di programmazione, possono contribuire al contenimento del problema.”

A dir poco plateale la situazione del SIC di Marina di Vasto. Il suo piano di gestione è in balia di chi sostiene un'azione di forte devastazione dell'area dunale di grande pregio esistente e già gravata dalla forte urbanizzazione della parte retrostante. Le proposte di accessi smisurati, oltre il doppio dell'esistente e l'esercizio di un'ulteriore azione antropica nell'area dunale, rappresentano una visione errata (tra l'altro neanche richiesta) della fruibilità di una riserva naturale ma anche di un turismo che non esiste più e che anzi, oggi proprio in virtù del nuovo piano regionale, parla di natura, bellezza e responsabilità. Elementi che certamente non possono appartenere a chi politicamente difende non solo i mali delle nostre spiagge ma addirittura la costruzione di un cementificio dentro la fascia di protezione della riserva di Punta Aderci, tra le spiagge più belle d'italia, anche a discapito della nascente Via verde.

“È tempo di uscire da questo nanismo politico e da una irreale visione del presente – concludono le Associazioni – ma anche dalla complicità della non scelta e della divisione. La tutela del bene comune non può essere elemento strumentale della dialettica politica ma un principio ispiratore. Ecco perché ci auguriamo che lunedì, in sede di approvazione del piano di gestione del SIC Marina di Vasto, questo principio prevalga sull'ottusità di meri interessi privatistici fuori tempo e superati da nuove richieste turistiche che puntano sulla qualità e sulla bellezza, nonché sulla fruibilità naturalistica dei territori. L'appello è trasversale a tutte le forze politiche: possa essere lunedì l'alba di un nuovo giorno per l'Abruzzo che vuole vivere dello splendore delle sue bellezze naturali, paesaggistiche, gastronomiche, culturali e di un'industria sostenibile che metta al centro la qualità della vita degli abruzzesi e dei turisti che vogliono visitare la regione verde d'Europa. E si abbandoni l'idea del vecchio modello che, come è ormai sotto gli occhi di tutti, ha superato la sua fase propositiva e ha cancellato persino la speranza dal

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

sabato 10 giugno 2017

Ortona, di nuovo costruzioni sulle spiagge, di nuovo inutili ripascimenti

 COMUNICATO STAMPA DEL 08 GIUGNO 2017

Mai più
Ortona, di nuovo costruzioni sulle spiagge, di nuovo inutili ripascimenti



Ancora una volta l’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina è costretta a puntare il dito su una delle annose situazioni che oltre ad avere un impatto ambientale hanno anche un notevole impatto economico, sia in forma diretta che indiretta. Obbiettivo dell’ennesimo attacco è la nostra splendida spiaggia che va da Postilli al Riccio, dove nella parte, più a sud nel 2007 fu istituito il parco delle dune poiché area di pregio naturalistico. Una sorta di risarcimento etico, per la parte devastata, quella più a nord, dalla inutile opera viaria che ha contribuito ad indebitare il comune, la strada Postilli Riccio. Opera che il WWF condannò, chiedendo il solo potenziamento della strada già esisitente.
I nostri timori, purtroppo, stanno diventando realtà: la lenta cementificazione di quell’area, un operazione rischiosa, potenzialmente devastante, e stupida in piena era di cambiamenti climatici, dove tutte le indicazioni della Unione Europea vertono sulla rinaturalizzazione degli arenili e sull’arretramento del nuovo urbanizzato necessario, poiché sono la soluzione più efficace per contenere l’ingressione marina.
Vedere ancora oggi che si costruisce sulle spiagge per il WWF e non solo, invece di riqualificare e migliorare l’esistente e recuperare il patrimonio edilizio abbandonato è veramente un pugno al buon senso.
Nel caso specifico si tratta di una palazzina di due piani a quanto sembra, in costruzione vicino alla ex scuola elementare, sul quale la nostra Associazione ha intenzione di vederci chiaro e verificare, tramite accesso agli atti, come sia stato possibile costruire ancora in queste zone, stante la normativa di settore che regolamenta la gestione di queste aree, in particolare: la legge nazionale del 1985 -Galasso- che vietava di costruire entro i 300 metri dalla battigia, e la serie di vincoli paesaggistici dell’area, previsti oltre al Piano Paesistico Regionale anche nel vigente P.R.P.
A questo si aggiunge l’ennesimo prelievo di sabbia per l’inutile, dannoso e costoso ripascimento davanti a stabilimenti balneari a cui si è consentito di costruire dentro l’espansione dell’onda.
Sono queste attività inutili e costose, perché è come il bambino che con il secchiello cerca di svuotare il mare, non è un mistero che dopo qualche mareggiata la sabbia che viene usata scompare alle prime mareggiate.

Dannoso perché si altera con mezzi meccanici il delicato equilibrio di un ecosistema complesso, e in questo caso il punto di prelievo è proprio il Parco Comunale delle Dune. Costoso, perché queste operazioni inutili si devono ripetere negli anni a carico dei contribuenti.
Quello che ci amareggia è che quei soldi usati per il ripascimento annuale, potrebbero essere usati per un progetto di riqualificazione naturalistica del Parco delle Dune, per la sua ripulitura a mano, magari coinvolgendo anche la Comunità locale e le associazioni.
Lasciare quella parte di spiaggia a cui si è anche riconosciuta una valenza naturalistica, nell’abbandono totale, piena di rifiuti, dove a rotazione diviene pista per i quod o per i rave party è una pessima fotografia dell’intera città. Il WWF, insieme alle tante persone che ci hanno allertato, sono veramente stanche di assistere a queste situazioni senza alcun nesso razionale, spesso azioni mosse da piccoli interessi che non hanno niente a che vedere con una visione di insieme intelligente e moderna.
Cosa hanno da dire i tanti candidati a cui facciamo i nostri auguri di buon lavoro, tutti parlano di ambiente, ma nessuno è sceso nel dettaglio. Sulle spiagge prevedono ancora altri stabilimenti balneari, cemento? o è giunto il momento di voltare pagina e capire che il turismo si muove verso chi cura e protegge il proprio territorio, anche perché la collettività è sinceramente stufa di pagare per pianificazioni errate.


Fabrizia Arduini
presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus

domenica 29 maggio 2016

Ortona, dopo il Centro Oli, Ombrina ed Elsa2, ecco il grande deposito di GPL. Il WWF: da perla dell’Adriatico a perla nera? No a queste scelte senza futuro!

Ortona senza tregua, dopo essere scampata a grandi progetti, che definitivamente ne avrebbero snaturato la storia e l’identità, con impatti ambientali ed economici di non poco conto, eccone altri pronti a destare la preoccupazione di molti ortonesi. 


Da una parte abbiamo il nuovo piano regolatore del porto, attualmente in itinere, che prevede la cementificazione della spiaggetta del faro e da un altro fronte abbiamo la realizzazione del grande deposito di GPL della Seastok S.r.l. che corre spedito verso l’approvazione.

Un territorio non è una sterile scatola vuota da riempire con tutto e il suo contrario, ma un sistema complesso interconnesso, biologicamente, geologicamente e culturalmente. Un sistema da conoscere scrupolosamente, per non incorrere in danni sociali ed economici spesso irreparabili. I territori costieri, in specie la costa dei trabocchi, sono aree di estrema fragilità, essendo aree di transizione. Non capire un concetto di base così eclatante, in specie per chi governa la Cosa pubblica, è di una gravità senza precedenti.

In questi giorni gli attivisti volontari dell’Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina, sono impegnati sulla inchiesta pubblica ( disciplinata dalla Direttiva comunitaria Seveso III), in relazione al deposito di gas di petrolio liquefatto -GPL-, sia per produrre osservazioni di merito - grazie all’aiuto di un pool di esperti - sia per supportare i cittadini nel redigere pareri ed osservazioni relativi al progetto.

Il progetto che prevede il deposito di GPL da realizzare al porto di Ortona presenta troppe incognite e diversi aspetti preoccupanti. Già dal 2014 l’Associazione WWF ha sottoposto queste perplessità agli amministratori ed ai cittadini ortonesi, molti dei quali sicuramente non esprimono entusiasmo per queste scelte che condizioneranno definitivamente il futuro sviluppo dello scalo portuale.

25.000 metri cubi di GPL, stoccati in una parte nevralgica della città, con 50/60 autocisterne per 220 giorni l’anno, preoccuperebbero chiunque, sia per la sicurezza, sia per l’impatto economico: il porto da polifunzionale lo diventerebbe sempre meno. Il Lido Saraceni avrà compromesso il suo futuro turistico. Ortona città di mare ha già dovuto rinunciare sostanzialmente alla caletta a nord del castello per la presenza di un oleodotto.

L’Associazione WWF annuncia l’imminente nascita di un comitato costituito da associazioni e cittadini che si oppongono a questo progetto, e che già si stanno adoperando con le prime iniziative sul territorio

Sabato pomeriggio 28 maggio, lungo corso Vittorio Emanuele, sarà presente il primo banchetto del WWF e di altre associazioni, che metteranno a disposizione dei cittadini il supporto necessario a produrre osservazioni e pareri contro il progetto del deposito GPL di Ortona.

Venerdì 3 giugno alle 18,30, presso la sala Eden, ci sarà invece una conferenza dibattito con esperti del settore per avere un quadro, quanto più esaustivo, dal fronte del NO.

giovedì 28 maggio 2015

Rischio cementificazione ad Ortona. WWF: i terreni agricoli non si toccano

Terreni agricoli a rischio cemento?

Il 27 maggio in discussione la tutela dei territori agricoli dalla cementificazione

Guardando l'ordine del giorno della convocazione Consiglio comunale di Ortona del 27 maggio e di seconda convocazione il 29 maggio, non può che saltare agli occhi il punto 12- “Modifiche ed integrazioni al regolamento comunale per la monetizzazione totale o parziale delle aree ...” detto punto si riferisce al art.4 del regolamento comunale che recepisce anche le normative nazionali ai fini della salvaguardia e tutela delle zone agricole. Un regolamento che nel 2014 ha portato il riconoscimento della Bandiera Verde ad Ortona da parte della CIA- Confederazione Italiana Agricoltori- per l'impegno nella valorizzazione dei paesaggi agrari e delle produzioni tipiche locali.

In realtà noi non sappiamo come la Giunta il Consiglio comunale, intende integrare e modificare la deliberazione n. 39 del 06.06.2013, che è bene precisare, non pone vincoli assoluti nelle aree agricole, ma solo criteri un tantino più intelligenti, e moderni. Ma di questi tempi ad essere pessimisti, difficilmente ci si sbaglia. 

Pertanto preme fare un appello al consiglio comunale tutto, affinchè se detto regolamento verrà modificato, che lo si faccia solo per potenziare le voci di tutela del territorio, della valorizzazione del patrimonio urbanistico esistente, in linea con quello che ci chiede l'Europa, e la visione di futuro intelligente e rispettoso delle generazioni presenti e future.

Il dissesto idrogeologico, i cambiamenti climatici, la grande crisi economica, dovrebbero da soli essere strumenti deterrenti, per qualsiasi volontà volta a peggiorare l'insensato consumo del suolo.

In Italia i comuni più illuminati, anche per il rilancio dell'edilizia, hanno puntato tutto sull'efficenza energetica, e restauro patrimonio immobiliare esistente, a consumo zero del territorio. Ortona cosa vuole fare?

Presidente Fabrizia Arduini
WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus

sabato 7 marzo 2015

San Salvo - Gli ambientalisti sono stati tra i pochi baluardi difensivi del territorio, altro che responsabili del disastro

COMUNICATO STAMPA DEL 07 MARZO 2015

San Salvo - Gli ambientalisti sono stati tra i pochi baluardi difensivi del territorio, altro che responsabili del disastro

Il torrente Buonanotte esondato (ph. sansalvo.net)
SAN SALVO - Abbiamo appreso dalla stampa con incredulità ed indignazione queste parole pronunciate dal Presidente del Consiglio Comunale di San Salvo Eugenio Spadano sull’esondazione del torrente Buonanotte e sulla grave emergenza che sta attraversando il nostro territorio “C'erano due milioni di euro che la Regione anni fa aveva messo a disposizione del Consorzio di Bonifica per la manutenzione del torrente, che doveva essere ripulito. Ad oggi solo il 20% della sede del torrente è libera, l'80% invece è ostruita. I lavori, però, sono stati bloccati, perché gli ambientalisti hanno fatto ricorso per delle tartarughe che vivono tra la vegetazione e il tribunale ha fermato i lavori. E questi sono i risultati”. Accuse strumentali e generiche, che offendono indistintamente, sparando nel mucchio, tutti i cittadini che s’interessano e s’impegnano per il territorio nel quale vivono cercando di contribuire con le proprie competenze a migliorarlo. Il senso civico e l’amore per la propria terra diventano incredibilmente delle colpe. E che questo venga da un rappresentante istituzionale, che dovrebbe parlare a nome dell’intera cittadinanza (e quindi anche di coloro che credono nella difesa e tutela dell’ambiente) è ancor più grave. 


La tartaruga citata dal Presidente del Consiglio Comunale Eugenio Spadano è stata preziosissima in passato per la difesa e valorizzazione del litorale di San Salvo. Proprio dopo un incontro che l’amministrazione di San Salvo tenne anche con il WWF, e grazie alla presenza della tartaruga oggi accusata di aver evitato la pulizia del torrente Buonanotte, se ne evitò la cementificazione. Una scelta che, grazie alle capacità auto depurative del corso d’acqua, ha permesso di migliorare la qualità delle acque (e quindi di evitare “divieti di balneazione” in quel tratto) ed ha dato un contributo decisivo alla ripetuta assegnazione in questi anni delle “Bandiere Blu”. 

Incredibile che, quando si affrontano le questioni ambientali, la classe politica non abbia mai colpa. La responsabilità è sempre altrove. Non è e non può essere così. Sarebbe pura demagogia strumentale. Gli ambientalisti non hanno alcun potere giuridico e non possono bloccare nulla. Non sappiamo a quale ricorso si riferisca il Presidente del Consiglio Comunale di San Salvo ma, alla luce di quanto lui stesso dichiara, ci domandiamo perché non abbia posto alcun interrogativo o dubbio a chi ha progettato quell’intervento. In ogni caso un ricorso al TAR totalmente infondato viene rigettato e non permette nessuna sospensiva o blocco di alcun lavoro. Se c’è una cosa invece che gli ambientalisti nei decenni hanno fatto e continueranno a fare è quella di interrogarsi, porre dubbi, studiarsi carte, capire se e come i soldi di tutti i contribuenti vengono spesi per tutelare il bene comune. Se questo non avviene, non è colpa di chi denuncia ma di chi sbaglia (lì dove errori ci sono …). E non è quello degli ambientalisti un capriccio o un torto ma un preciso dovere civico. La storia di questa regione (dalla discarica di Bussi alla petrolizzazione, dalla tutela delle acque al dissesto idrogeologico) ha dimostrato inequivocabilmente che l’esercizio di questo dovere civico, la presenza di una cittadinanza attiva, responsabile, capace di essere interlocutore (dove è servito) anche sferzante e oppositivo, ha solo migliorato il territorio in cui viviamo. Se invece di scaricare le proprie responsabilità altrove i nostri amministratori cominciassero ad ascoltare tecnici e scienziati prima di fare interventi, forse non dovremmo tremare all’arrivo di ogni nuova perturbazione.

La drammatica situazione dei nostri fiumi la denunciamo da sempre. Non è quindi colpa nostra se stiamo in questa situazione ma di chi non ci ha voluto ascoltare. Il “necrologio” dei fiumi abruzzesi è stato stilato dal WWF Abruzzo quasi vent’anni fa. Dov’era vent’anni fa il signor. Spadano? Dov’era mentre in questi anni denunciavamo i rischi della cementificazione e del costruire ovunque, anche nelle aree di esondazione dei corsi d’acqua? Dov’era mentre illustri scienziati e studiosi (anche “istituzionali”) dimostravano che l’impermeabilizzazione dei suoli e il costruire sotto il livello del mare sarebbe stato pericoloso? Se in questi ultimi vent’anni (ma, ovviamente, potremmo risalire ancora molto più indietro) un costante impegno come quello per contrastare il completamento dell’iter istitutivo del Parco Nazionale della Costa Teatina fosse avvenuto in ben altra direzione ora la costa teatina e l’Abruzzo non si troverebbero davanti ad un disastro come quello di queste ore. 

Arci Provincia di Chieti
WWF Zona Frentana e Costa Teatina
Associazione Antimafie Rita Atria
PeaceLink Abruzzo


giovedì 1 gennaio 2015

WWF: un bilancio sullo stato dell'ambiente in Abruzzo nel 2014

COMUNICATO STAMPA DEL 29 DICEMBRE 2014

Questa mattina a Pescara, Luciano Di Tizio, Delegato regionale per l’Abruzzo del WWF, e Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia, hanno presentato un bilancio sull’ambiente in Abruzzo nel 2014.

“Non è stato un anno facile per l’ambiente abruzzese” ha dichiarato Luciano Di Tizio. “Dal disastro di Bussi sul Tirino al rischio idrogeologico, dal bracconaggio allo stato pietoso dei nostri corsi d’acqua, si sono confermate – in alcuni casi aggravandosi – tutte le problematiche ambientali che da anni colpiscono il nostro territorio. L’Abruzzo è una delle regioni italiane ed europee con la più alta biodiversità, ma questo patrimonio è messo in pericolo da scelte sbagliate che spesso ricadono sulla testa degli abruzzesi senza che questi abbiano la possibilità di dire la loro. Per noi del WWF è stato un anno veramente impegnativo. I nostri volontari sul territorio, nelle Oasi e nei Centri di Educazione Ambientale, le nostre guardie, i nostri avvocati sono intervenuti in tutti i settori ed a tutti i livelli per difendere lo straordinario ambiente abruzzese. Tanto si è riuscito a fare, ma resta ancora tantissimo da realizzare”.







PARCHI E RISERVE

Finalmente una svolta per il Parco della Costa teatina, ma ora ci vogliono i fatti!
Il 2014 ha segnato una importante novità nell’ultra decennale vicenda del Parco della Costa Teatina (il parco è stato istituito nel 2001, ma finora è rimasto solo sulla carta). Finalmente ad agosto è stato nominato il Commissario straordinario per la perimetrazione del Parco. Dopo anni di rimandi e giochi ostruzionistici, si dovrà definire il perimetro del quarto parco nazionale d’Abruzzo, il primo sulla costa. Uno strumento per valorizzare un territorio, ma soprattutto per conservarlo e proteggerlo dalle tante minacce, prima tra tutte la petrolizzazione.
Al Commissario il WWF chiede di procedere con determinazione e rapidità. Dopo anni di confronto ora ci vogliono i fatti ed il Parco deve diventare una realtà nei primi mesi del 2015.

Parchi nazionali abruzzesi: anche il 2014 senza consigli direttivi.
Il WWF è tornato a denunciare la vergognosa situazione in cui si trovano i tre parchi nazionali presenti in Abruzzo (Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise; Parco del Gran Sasso e Monti della Laga; Parco della Majella): tutte queste importanti aree naturali protette sono prive da anni dei consigli direttivi. In particolare il Parco Gran Sasso-Laga è senza consiglio dal gennaio del 2007! Un deficit di democrazia di cui fa le spese un intero territorio.
Il WWF ha scritto al Presidente D’Alfonso affinché chieda al Ministro dell’Ambiente, cui spettano le nomine dei consigli direttivi dei Parchi, di evitare il protrarsi di questa vergogna e di fare nomine contraddistinte da competenza e conoscenza dei territori dei parchi.

Le Aree protette regionali a rischio paralisi.
Ancora una volta le riserve regionali abruzzesi e l’unico parco regionale, il Sirente-Velino, hanno rischiato il taglio dei fondi ordinari necessari per la loro gestione. Un pericolo parzialmente sventato all’ultima ora, come era già successo negli scorsi anni. Non si può continuare così. La Regione che ha coniato per sé slogan che ne esaltano la vocazione “verde” deve credere sino in fondo nelle proprie aree protette e metterle in condizione di programmare il proprio futuro nell’interesse dell’ambiente e dell’occupazione: ogni euro investito nelle aree protette ne produce quattro per l’economia dei territori interessati.

Area Marina Protetta di Torre di Cerrano assediata dai vongolari.
Il mare bagna la costa abruzzese per circa 130 km; di questi solo 7 km (appena il 5,4%!) sono tutelati da un’unica Area Marina Protetta, quella della Torre di Cerrano. Nonostante l’esiguità dello spazio tutelato, questo subisce da anni una continua violazione. I vongolari entrano all’interno del perimetro, violando la norma istitutiva del Parco e le normative generali di tutela, e distruggendo i fondali con le loro turbosoffianti. I controlli sono stati per molto tempo assenti ed inefficaci. A settembre il TAR Lazio ha respinto l’ennesimo ricorso presentato dal Consorzio di gestione dei Vongolari contro l’istituzione dell’AMP, confermando la tutela dell’area.
Per il WWF le soluzioni agli eventuali problemi dei vongolari devono essere ricercate nel rispetto della legalità e di quanto stabilito dalle leggi che tutelano tutte le aree marine protette italiane.



TUTELA DELLA FAUNA

Caccia: la nuova Giunta regionale vorrà chiudere con le fallimentari gestioni del passato?
14 sono state le sconfitte giudiziarie nel quinquennio della Giunta Chiodi-Febbo in materia di caccia, un record per l’Italia che dimostra l’incapacità con cui è stata gestita la politica venatoria.
Il nuove assessore regionale alla caccia ha dichiarato di voler cambiare rispetto al passato ed il WWF ha voluto dare credito a questa dichiarazione.
Sono però passati i primi mesi, senza che si siano visti passi avanti concreti.
Il WWF chiede alla Regione quattro cose: adottare un piano faunistico-venatorio che tenga conto delle esigenze della fauna e non di quelle dei cacciatori; rivedere la legge regionale sulla caccia eliminando tutte le modifiche apportate nel corso degli anni che hanno diminuito la tutela dalla fauna; creare le aree contigue con caccia regolamentata intorno alle aree protette presenti nella regione; creare un Osservatorio faunistico regionale che fornisca elementi certi e scientificamente fondati per la pianificazione venatoria.

Orso: nonostante tutto, segnali di speranza.
Specie simbolo dell’Abruzzo, vittima di bracconaggio, politiche sbagliate nel settore dell’allevamento e della pastorizia, costruzioni che ne restringono l’areale, l’Orso Bruno Marsicano è a rischio estinzione.
L’uccisione dell’Orso a Pettorano sul Gizio a settembre ha segnato un ennesimo colpo alla tutela di questo splendido animale, ma per la prima volta è stata seguita da indagini efficaci che hanno portato all’individuazione del colpevole, un cacciatore di 61 anni. Purtroppo sappiamo che chi ha compiuto questo gesto, se mai si arriverà alla condanna definitiva, rischia pochi mesi di carcere. Anche per questo il WWF ha lanciato la petizione “Contro i crimini di natura” che chiede l’inasprimento delle pene per chi commette questo tipo di reati.
Ma sull’orso non sono mancati segnali positivi. Da un lato i risultati del LIFE Arctos, finanziato dall’Unione Europea, al quale ha contribuito anche il WWF distribuendo a pastori e coltivatori centinaia di recinti elettrificati da porre a difesa di apiari, allevamenti e campi coltivati, dall’altro la notizia diffusa dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise di 11 nuovi cuccioli di Orso nati nel 2014.


Petrolizzazione in Abruzzo: Ombrina Mare, la punta di un iceberg.
L’Abruzzo si conferma una delle regioni a più serio rischio di petrolizzazione. La progettata realizzazione di Ombrina Mare, piattaforma con annessa nave per prima raffinazione davanti la costa dei trabocchi, è solo la punta dell’iceberg.

Da anni il WWF denuncia come il 50% del territorio regionale sia interessato da istanze di ricerca ed estrazione di idrocarburi. Stessa sorte per migliaia di km quadrati di mare antistante la nostra costa.

Ombrina Mare è attualmente all’esame del Ministero dell’Ambiente per l’Autorizzazione Integrata Ambientale, ma di fronte alle scelte compiute dal Governo centrale, primo fra tutti l’art. 38 del Decreto Sblocca Italia che apre la strada alle trivelle in tutto il Paese, c’è bisogno di una azione politica forte volta a modificare la Strategia Energetica Nazionale.

Bene ha fatto la Regione Abruzzo ad impugnare alcuni articoli del decreto davanti la Corte Costituzionale, perché non è più possibile procedere su ogni singola istanza. È necessario che il Governo regionale, di concerto con le altre Regioni interessate, ponga la questione a livello di pianificazione nazionale e spinga per una politica energetica verso il risparmio, la messa in efficienza e le fonti rinnovabili.


FIUMI E DISSESTO IDROGEOLOGICO: SI CONTINUA A SBAGLIARE

Fiumi abruzzesi, l’obiettivo “buono” lontano dall’essere raggiunto.
L’obiettivo fissato dall’Unione Europea di raggiungere lo stato ecologico “buono” in tutti i fiumi abruzzesi entro il 2015 appare ormai irraggiungibile. Come attestato recentemente dal Corpo Forestale dello Stato, le condizioni dei nostri fiumi invece di migliorare, in molti casi peggiorano. Depuratori inesistenti o mal funzionanti, scarichi abusivi e prelievi non autorizzati mettono a rischio i nostri fiumi con conseguenti effetti negativi sul mare.
Si continua poi con la pratica del tutto irrazionale del taglio a raso della vegetazione spondale dei fiumi. Costosi interventi che hanno ben pochi effetti in caso di piena, ma che compromettono l’ecosistema fluviale facendo perdere la capacità autodepurativa propria di tutti i corsi d’acqua.
Il WWF chiede che la volontà espressa dalla Regione di procedere, attraverso lo strumento dei “contratti di fiume”, ad una nuova gestione dei corsi d’acqua, si concretizzi, imponendo anche interventi reali per la salvaguarda degli stessi. 

Costruiamo dove non si dovrebbe: Megalò e tanto altro.
È stata recentemente annunciata una proposta di legge regionale sul consumo del suolo. Ci auguriamo che si proceda rapidamente e in forma trasparente, con il coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni. Sono infatti già tanti gli scempi realizzati in Abruzzo. Citiamo per tutti il caso del centro commerciale Megalò costruito in quella che era una cassa di espansione del fiume Pescara, con grave danno per l’ambiente e rischi per la sicurezza del territorio e per la sua economia. Eppure da anni esistono due progetti per la realizzazione complessiva di altri 10 edifici nella stessa zona, progetti contro i quali il WWF si sta battendo in tutte le sedi, comprese quelle giudiziarie. È tuttavia inaccettabile che la tutela del territorio sia affidata alle associazioni e ai comitati più che alle istituzioni. Chiediamo che si preveda per legge, tra l’altro, il divieto assoluto e immediato di costruire in zone a rischio idrogeologico e lungo le sponde de fiumi.


BUSSI E LE TANTE ALTRE DISCARICHE

Discarica di Bussi sul Tirino: la sentenza, uno schiaffo agli abruzzesi.
Il 2014 si è chiuso nel peggiore dei modi. La sentenza di assoluzione al processo davanti alla Corte di Assise di Chieti per la discarica di Bussi sul Tirino è stato un vero e proprio schiaffo agli abruzzesi.
È vergognoso che un danno ambientale stimato in 8,5 miliardi di euro, 3 anni di indagini, 6 di processo, 68 udienze, 18 diversi giudici tra GUP, Tribunale, Corte di Assise, Corte di Cassazione e 22 ordinanze, si siano tradotti in un nulla di fatto! L’inquinamento di decenni e la somministrazione a centinaia di migliaia di persone di acqua che non poteva essere distribuita non possono restare senza responsabilità.
Il WWF, ovviamente, aspetta di leggere le motivazioni della sentenza, ma farà tutto il possibile per portare avanti questa battaglia di verità. E lo sta facendo anche chiedendo a livello nazionale l’introduzione dei reati ambientali nel codice penale al fine di evitare che tutte le azioni contro l’ambiente restino impunite a causa della prescrizione.
Ma resta il dato più grave: a più di 7 anni da quando è stata scoperta, non è stata ancora avviata la bonifica di quella che viene considerata la più grande discarica abusiva di rifiuti tossici d’Europa.
E restano poi le decine e decine di discariche abusive o incontrollate di cui è disseminato il territorio abruzzese per le quali l’Italia è sottoposta ad una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea.


CAPODOGLI SPIAGGIATI: UN CAMPANELLO D’ALLARME PER IL NOSTRO MARE

Nella notte tra l’11 e il 12 settembre si sono spiaggiati sulla costa di Vasto 7 capodogli. Grazie ad uno straordinario impegno di enti e volontari si è riusciti a rimettere in mare ben 4 animali, compiendo un miracolo senza precedenti.
Ad oggi non si conoscono ancora le cause di questo spiaggiamento, ma sono state avanzate le più varie ipotesi, quasi tutte – direttamente o indirettamente – legate all’uomo.
Sarà necessario attendere la chiusura delle analisi, che il WWF auspica possa avvenire al più presto, ma è certo che si è trattato di un campanello d’allarme per il Mare Adriatico che non deve essere sottovalutato. 


UNA REGIONE SENZA PIANIFICAZIONE

In Abruzzo manca un piano di rifiuti aggiornato. Manca (da sempre) un piano estrattivo che regolamenti le cave. Manca il piano faunistico-venatorio. Deve essere aggiornato il piano energetico. C’è un piano di tutela delle acque che non affronta i problemi, ma semplicemente sposta in avanti la ricerca delle soluzioni. E si potrebbe continuare.
La Giunta regionale D’Alfonso, se veramente vorrà dare seguito alle promesse della campagna elettorale, ha veramente molto da lavorare. E lo deve fare in fretta e con convinzione perché si tratta di affrontare problemi che in alcuni casi attendono di essere risolti da decenni.
La richiesta del WWF è sempre la stessa: pianificare attraverso la partecipazione di tutti e non dei singoli gruppi di potere interessati a questo o quell’altro settore. Avere sempre presente che si sta pianificando su risorse “finite” (l’acqua, il suolo, la fauna) che sono dei beni comuni e che come tali devono essere tutelati per questa e per le future generazioni.
Lo scardinamento – più per l’intervento della magistratura, che per scelte politiche, a dire il vero! – di una certa situazione di potere che negli anni era consolidata, apre la strada al cambiamento. Al Presidente D’Alfonso ed alla sua Giunta la possibilità di cogliere questa occasione. 


“Un dato sicuramente positivo è la crescita dell’impegno degli abruzzesi in difesa del loro ambiente” ha concluso Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia. “Sono ormai moltissime le vertenze ambientali aperte nella nostra regione. Alle associazioni ambientaliste storiche si affiancano realtà locali che nascono e si sviluppano spontaneamente. Questa è la dimostrazione che è cresciuta la coscienza ambientale in Abruzzo come nel resto del Paese. E queste importanti battaglie vanno riportate in un quadro generale. Ad esempio assistiamo a decine di azioni contro impianti di produzione energetica. Ma queste devono diventare tessere di un mosaico più ampio: dobbiamo essere in grado di farne una battaglia complessiva contro le scelte strategiche nazionali in campo energetico che insistono sulle fonti fossili. Solo così saremo veramente efficaci”.

lunedì 24 novembre 2014

Fiume Osento: prima e dopo i lavori del Servizio Genio Civile della Regione Abruzzo

Nelle fotografie che seguono è indicato lo stesso luogo: un tratto del fiume Osento (che divide i Comuni di Torino di Sangro e Casalbordino) nei pressi della SS16 Adriatica.

Nella prima immagine è ben documentato lo stato naturale dei luoghi prima dell'intervento del Servizio Genio Civile della Regione Abruzzo di pochi giorni fa. 

Nella seconda immagine potete vedere quello che resta dell'ambiente fluviale.

In questa zona si estendeva per centinaia di metri un saliceto a Salix alba con pioppi neri ed aree ecotonali marginali di vegetazione arbustiva.

Un intero bosco ripariale, un ecosistema per uccelli, rettili, anfibi, piante e altri animali, totalmente eradicato e sbancato! 

Sono decenni che nelle università si spiega quanto interventi di questo tipo siano dannosi, ma purtroppo si persevera con questi sistemi meramente idraulici tardo ottocenteschi.

Il tutto è avvenuto al costo di 500 mila euro pagati da tutti noi con i fondi pubblici del PAR FAS Abruzzo 2007-2013.

Abbiamo presentato denuncia alla Procura della Repubblica, nella speranza che questi attacchi sugli ultimi tratti di natura sopravvissuta lungo i nostri fiumi non avvengano più.
Fiume Osento prima dei lavori

Fiume Osento dopo i lavori
Il cartello dei lavori sulla SS16 Adriatica



mercoledì 4 settembre 2013

Lavori in Piazza Martiri VI Ottobre a Lanciano. Il WWF: il cedro secolare non si abbatterà.

COMUNICATO STAMPA DEL 04 SETTEMBRE 2013

Lavori in Piazza Martiri VI Ottobre. Il WWF: il cedro secolare non si abbatterà.

gli alberi secolari di P.za Martiri a Lanciano
LANCIANO – L’Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina commenta le ultime notizie in merito ai lavori di rifacimento di Piazza Martiri VI Ottobre (Larghetto Santa Chiara), davanti all’Istituto De Titta.

Ricordiamo che il WWF aveva inviato la scorsa settimana una lettera all'amministrazione ed altri enti competenti nella quale esprimeva forte preoccupazione per l’intenzione di abbattere alberi secolari presenti sul luogo e di ridurre fortemente lo spazio verde a disposizione della cittadinanza, peraltro di rilevante interesse storico-culturale.

Il WWF ha avuto conferma dal Corpo Forestale dello Stato che il Cedro secolare, presumibilmente un Cedro dell’Atlantide (Cedrus atlantica, ) non è abbattibile non essendo né malato né pericolante. Contestualmente ha appreso che il progettista ha espresso l’intenzione di tagliare soltanto un pino ritenuto pericolante, per il quale si è in attesa del parere della Forestale alla luce della recente normativa sugli alberi monumentali. 

Dichiara Ines Palena, Presidente dell’Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina: “senza il nostro intervento si sarebbe corso il rischio dell’abbattimento del cedro secolare senza le autorizzazioni necessarie. Speriamo che ora il progetto sia stato rivisto nel suo complesso in modo da preservare al massimo lo spazio verde”.

Conclude il Presidente del WWF: “Per quanto sia apprezzabile il dietrofront dell’amministrazione, almeno per quanto riguarda il taglio degli alberi, dispiace costatare che non si sia colta l’occasione per rivedere insieme il progetto in un’ottica di reale riqualificazione dello spazio verde e di tutela della memoria storica del luogo. Abbiamo offerto infatti la nostra disponibilità a sederci attorno ad un tavolo, proponendo anche la consulenza di un nostro esperto botanico, ma finora ancora nessuna notizia dal Comune.

Approfittiamo per chiedere la convocazione di una seduta straordinaria della Consulta comunale per l’ambiente, di cui la nostra Associazione fa parte, per chiedere l’approvazione urgente di un Piano Regolatore del Verde Pubblico che consentirà finalmente una programmazione degli interventi di manutenzione del verde ed eviterà situazioni poco chiare come quelle di Piazza Martiri VI Ottobre”.

Ines Palena
Presidente Associazione
WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus

venerdì 30 agosto 2013

Lavori in Piazza Martiri VI Ottobre a Lanciano. Il WWF: no al taglio degli alberi secolari e allo stravolgimento del giardino storico

COMUNICATO STAMPA DEL 30 AGOSTO 2013


Lavori in Piazza Martiri VI Ottobre (Larghetto Santa Chiara). Il WWF: no al taglio degli alberi secolari e allo stravolgimento del giardino storico

pini secolari di Piazza Martiri VI Ottobre a Lanciano
LANCIANO – L’Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina ha appreso l’intenzione dell’amministrazione comunale di realizzare lavori di rifacimento di Piazza Martiri VI Ottobre (Larghetto Santa Chiara), davanti all’Istituto De Titta.

Il WWF ha inviato una lettera all'amministrazione ed altri enti competenti nella quale esprime forte preoccupazione per l’intenzione di abbattere altri alberi secolari presenti sul luogo– oltre quelli già tagliati nel 2011 -e di ridurre fortemente lo spazio verde a disposizione della cittadinanza, peraltro di rilevante interesse storico-culturale.

Dichiara Ines Palena, Presidente dell’Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina: il progetto di rifacimento di Piazza Martiri non solo è un’ occasione persa per la valorizzazione di uno spazio pubblico urbano, ma è anche un’ulteriore passaggio verso la cancellazione della memoria storica e identitaria del nostro Comune e dei lancianesi. Infatti l’area interessata dall’intervento, che ospitava l’edificio, già abbattuto, della scuola materna sperimentale, può essere considerata come l’ultima testimonianza del Giardino pubblico o Villa comunale, risalente con tale destinazione già all'Anno 1900, per i dati a nostra disposizione. 

Testimonianza provata anche dalla presenza dei bellissimi pini d’Aleppo (Pinus halepensis) e di un cedro, la cui maestosità fa supporre essere ultracentenario. 

Proprio a questo proposito, ricordiamo che la recente legge regionale n. 12/2013 prevede disposizioni per la tutela e salvaguardia degli alberi cosiddetti “monumentali” o di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale. La legge regionale, nelle more della istituzione dell’elenco degli alberi d’Italia (alla cui redazione partecipano anche la Regione e i Comuni) meritevoli di tutela e salvaguardia, vieta sul territorio dei centri urbani il danneggiamento, l’abbattimento e l’espianto di alberi ad alto fusto, compresi quelli secolari tipici o inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale. Inoltre consente l’abbattimento degli alberi appena descritti esclusivamente per casi motivati ed improcrastinabili e previo parere obbligatorio e vincolante del Corpo Forestale dello Stato idoneo ad escludere la praticabilità di soluzioni alternative o complementari aventi minore impatto.

Vogliamo sapere se sia stato verificato l’effettivo valore storico-culturale dello spazio verde e documentato lo stato di salute o pericolosità degli alberi da abbattere, che non sembrerebbero né malati né pericolosi per l’incolumità pubblica. Non è possibile inoltre asfaltare quasi tutta la zona riducendo lo spazio verde a poche centinaia di metri quadri.

Conclude Ines Palena: chiediamo la sospensione dei lavori fino a quando si trovi una soluzione alternativa alla riduzione dell’area verde e al taglio degli alberi. Anche perché non ci risulta che siano stati autorizzati al taglio tutti gli esemplari che si vogliono abbattere. 

Con l’occasione, l’associazione ambientalista torna a chiedere, come fatto negli ultimi 12 anni, l’approvazione urgente di un Piano Regolatore del Verde Pubblico che abbia come obiettivo non solo una seria programmazione degli interventi di manutenzione delle poche aree già esistenti e delle altre da realizzare, ma che tuteli il Verde come elemento qualificante.


Ines Palena
Presidente Associazione
WWF Zona Frentana e Costa Teatina






martedì 4 giugno 2013

Il WWF: con la costruzione della litoranea "Postilli-Riccio" è stata avviata la “francavillizzazione” di Ortona

COMUNICATO STAMPA DEL 04 GIUGNO 2013

La strada Postilli-Riccio e lo sviluppo dei proclami.

Il WWF: con la costruzione della litoranea è stata avviata la “francavillizzazione” di Ortona

strada "Postilli-Riccio" di Ortona 
ORTONA – Non tutti hanno salutato con entusiasmo la parziale inaugurazione della strada litoranea Postilli-Riccio avvenuta nei giorni scorsi da parte dell’Amministrazione comunale ortonese.

Diverse critiche si sono levate in questi anni contro questa strada che inizialmente doveva nascere come accesso pedonale alla spiaggia e che poi si è trasformata invece in una vera e propria autostrada in uno dei pochi tratti di costa abruzzese ancora integra da costruzioni e manufatti edilizi.

Una strada che ha visto espropri a quattro soldi, un ricorso al TAR, diverse manifestazioni e conferenze con relazioni di professori universitari che ne denunciavano le enormi criticità e lo sperpero di danaro pubblico. Una strada che sarà in balia di mareggiate, salsedine e sabbia, essendo la stessa dentro l'espansione massima dell'onda in più punti, e che va in contro tendenza rispetto all’arretramento delle ferrovie nei tratti costieri, dato che, in piena era di cambiamenti climatici, l'ingressione marina diventerà uno dei problemi principali dei litorali.

Fabrizia Arduini consigliere del WWF Abruzzo ricostruisce le assurde spese sostenute per la realizzazione della litoranea Postilli-Riccio: “finora sono stati spesi 6.227.711,41 di euro, ai quali vanno assommati 600.000 euro della determinazione del 21/01/2013 della Regione Abruzzo. Mancano ancora all'appello dei 6 milioni di euro del CIPE n.17/03 - Accordo di Programma Quadro per interventi nell'ambito della mobilità -, 400.000,00 euro, che saranno erogati al termine dell'opera, a collaudo effettuato. L'eccedenza ai 6 milioni, sarà a carico del Comune di Ortona come previsto dalla deliberazione di Giunta Comunale n. 132/05 che approva lo schema di convenzione tra Comune e Regione con il quale l’Amministrazione comunale si impegnava ad assicurare ogni eccedenza superiore ai 6 milioni di euro stanziati con fondi CIPE. al fine di realizzare l’opera qualora gli stessi non fossero stati sufficienti. 

Se non giungono altri imprevisti, il costo complessivo dell'opera è di 7.227.711,41 €. Quindi per questa strada, che è un raddoppio della SS16 di soli 1,3Km e non collega, come era progettata, contrada Postilli con Lido Riccio, la comunità ha esborsato 5.554 euro al metro. A questi si dovranno aggiungere i costi costanti per la manutenzione. Speriamo di non dover esborsare ulteriori soldi pubblici, per il prossimo futuro, per i costi di difesa di nuovi stabilimenti balneari fissi, come accade ogni anno per la località lido Riccio, e per le future urbanizzazioni che erano state previste dal PRG di Ortona, fortunatamente annullato dal TAR nei mesi scorsi”. 

Dichiara Ines Palena Presidente dell’Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina: “Sono preoccupanti le parole rilasciate agli organi di informazione dal Sindaco che ringrazia la passata amministrazione per un opera fuori dal tempo e priva di senso. Mentre la tendenza generale è quella di rinaturalizzare il paesaggio, ripristinando ecosistemi estinti e valorizzando quelli esistenti, anche per soddisfare la domanda sempre crescente di naturalità e salubrità da parte dei turisti, da noi si continua a celebrare asfalto e cemento nei pochi tratti di costa ancora integra”.

L’Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus si rivolge al Sindaco e al PD di Ortona - specie quella compagine che all'epoca avversò l'opera e propose un’ alternativa meno distruttiva delle risorse naturali presenti - chiedendo loro di assumersi almeno l'impegno che in quell'area non verrà usato altro cemento per la costruzione di stabilimenti balneari fissi o opere urbanistiche di altra natura, ricordando che la “francavillizzazione” è un termine ormai tristemente noto da decenni come modello turistico fallimentare basato sull’antropizzazione selvaggia della costa. 


Fabrizia Arduini- Consigliere regionale WWF Abruzzo
referente Ortona

Ines Palena
Presidente Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus

venerdì 11 gennaio 2013

Porto turistico a San Vito. Il WWF ribadisce l’opposizione al progetto


COMUNICATO STAMPA DEL 11 GENNAIO 2013 


Porto turistico a San Vito. Il WWF ribadisce l’opposizione al progetto: ennesimo spreco di denaro pubblico ed aggressione alla “costa del trabocchi” 

LANCIANO - Si ripresenta, ormai a cadenza annuale, il dibattito attorno all’ipotesi di realizzare l’ennesimo porto turistico sulla costa teatina, quello nel Comune di San Vito Chietino. Il WWF frentano già in passato aveva espresso la sua opinione, basandosi più che altro sulle dichiarazioni di intento da parte dell’amministrazione Catenaro. Ora però dalle semplici dichiarazioni si è passati ai fatti, con tanto di approvazione di documenti progettuali dal costo di 140.000 € (finora!). 
Se non si troverà nessuno che finanzi il progetto, questa cifra resterà a carico delle casse comunali e dei cittadini sanvitesi. 

Ma non è questo il punto, almeno non il più importante a nostro avviso. E forse si stupiranno i nostri detrattori, che ci accusano di interessarci solo alla tutela di piante e animali, ravvisando che la nostra opposizione è meramente basata su questioni di opportunità economica e sociale. 

Il punto su cui vorremmo far riflettere la giunta e i cittadini sanvitesi è che questo tipo di opere non sono più (semmai lo siano state in passato) un’”opportunità di crescita e sviluppo” per un territorio, quanto più dato che la diportistica è un settore in crisi da tempo – gli ultimi dati dell’Osservatorio Nautico Nazionale (ONN) dicono che c’è stato un ulteriore calo del 26% delle presenze nei maggiori porti turistici italiani, con conseguente crisi anche nel settore dei servizi ad essi collegati. 

Senza parlare del fatto che abbiamo un numero spropositato di posti barca rispetto alla domanda: circa 40 per km di litorale, contro la media nazionale di 20 (ONN, 2009), con una darsena turistica a pochi km di distanza quale “Marina del Sole” di Fossacesia – per la quale già la Regione fu condannata dalla Corte di Giustizia Europea nel 2005 perche il porto non poteva realizzarsi - che raramente risulta al completo. 

Perché ingannare i cittadini facendo sperare in una svolta economica che non potrà esserci, se non per le tasche dei progettisti che negli anni continuano a presentare questi faraonici progetti? 

Possibile non accorgersi che il nuovo porto sarebbe oltremodo invasivo ed inadatto al piccolo scrigno di bellezza paesaggistica dove vuole essere forzatamente inserito? 

Senza tralasciare l’annoso problema dell’erosione dei litorali, con cui il Comune di San Vito è costretto a combattere da sempre, su cui è impossibile negare un probabile impatto dell’opera (come si afferma invece nel progetto). 

Questa mega opera, come quella del resort sul Colle Foreste, è il parto di un'economia senza prospettive e fine a se stessa, e di una politica che ne è asservita. 

Nella logica di questa amministrazione ha più senso spendere 20 milioni di euro per l’ennesima “cattedrale nel deserto” che, ad esempio, i 2-3 milioni che servirebbero per recuperare una struttura come quella dell’ex- Fornace, splendido esempio di archeologia industriale, perfetta sia come ubicazione (vicinanza dal mare e dalla marina di San Vito) sia come esempio di sostenibilità (consumo di suolo zero). 

La stessa amministrazione ritiene il Parco Nazionale della Costa dei Trabocchi uno sperpero di denaro pubblico ed inutile carrozzone, pur dichiarandosi contraria alla piattaforma petrolifera “Ombrina mare” (che con il Parco verrebbe automaticamente bloccata). L’unica cosa che appare chiara è la sua mancanza di coerenza e di visione strategica per il futuro di questa cittadina, che necessita di ben altre prospettive e opportunità, nel rispetto della identità dei luoghi e delle persone che vi abitano. 

Ines Palena 
Presidente Associazione 
WWF Zona Frentana e Costa Teatina 



sabato 29 dicembre 2012

Ortona: il TAR “cancella” il nuovo Piano Regolatore. Accolto il ricorso del WWF

COMUNICATO STAMPA DEL 29/12/2012

Accolto il ricorso del WWF ed altri dieci: uno smacco su tutta la linea per il Comune di Ortona

Ortona: il TAR “cancella” il nuovo Piano Regolatore

Lo strumento urbanistico approvato senza la Valutazione Ambientale Strategica, obbligatoria dal 31 luglio 2007. Scongiurata una colata di cemento anche in siti di grande interesse naturalistico.

La nuova amministrazione scelga ora un futuro migliore per una delle “capitali” del Parco Nazionale della Costa Teatina

Il TAR Sezione di Pescara, accogliendo il ricorso del WWF, seguito dall’avvocato Gianni Piscione, e una decina di altri analoghi ricorsi, ha annullato il nuovo Piano Regolatore Generale del Comune di Ortona. Una importantissima vittoria per l’ambiente e per gli ortonesi, i quali possono ora sperare che la nuova amministrazione sappia disegnare uno strumento urbanistico partecipato e commisurato alle reali esigenze dei cittadini. Motivo della bocciatura la mancanza della Valutazione Ambientale Strategica, obbligatoria in base alla Direttiva 2001/42/CE in vigore in Italia dal 31 luglio 2007.

La VAS ha l’obiettivo di garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente, e di contribuire all'integrazione di considerazioni ambientali all'atto dell'elaborazione e dell'adozione di piani e programmi al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile, assicurando che venga effettuata la valutazione ambientale di determinati piani e programmi che possono avere effetti significativi sull'ambiente. È innegabile che un Piano Regolatore abbia effetti significativi sull’ambiente ed è inconcepibile che si sia pensato di poterlo approvare senza questo importante passaggio e anzi senza neppure una procedura di assoggettabilità alla VAS stessa.

“Ortona è, insieme a Vasto, una delle città più importanti del Parco Nazionale della Costa Teatina e può diventare – dichiara Luciano Di Tizio, presidente del WWF Abruzzo - esempio di un positivo sviluppo costruito sul totale rispetto dell’ambiente e del paesaggio, scommettendo per il futuro della città sulle importanti possibilità di crescita economica offerte da un’area protetta di tale livello. Il PRG annullato dal TAR era invece basato su una visione opposta, antica, tutta basata sul cemento e su un vorace consumo del suolo. Era stato ipotizzato quasi il raddoppio della città, con una cementificazione da 80mila abitanti, anche in aree di pregio naturalistico, quando la popolazione è sostanzialmente sempre sugli stessi livelli da almeno 50 anni: nel 1951 gli abitanti censiti ad Ortona erano stati 22.449 e nel 2001 erano diventati 22.694 con un incremento di 245 unità in mezzo secolo. Con queste cifre come è stato possibile, nel 2007, anno di adozione, ipotizzare una colata di cemento di tale portata e soprattutto come è stato possibile ignorare l’obbligo di sottoporre lo strumento a Valutazione Ambientale Strategica?”

Il Piano Regolatore Generale di Ortona era stato adottato a fine 2007, ed era firmato anche dall'Arch. Antonio Sorgi, attuale direttore dell'area urbanistica della Regione Abruzzo nonché presidente del Comitato Valutazione di Impatto Ambientale. Già in quella fase sarebbe stato obbligatorio affrontare la questione della VAS, come il TAR ha confermato. Il Dr. Sorgi nel 2007 era già alla Regione Abruzzo e membro del Comitato VIA ma mantenne il ruolo di progettista del Piano fino alla sua adozione, mentre preferì lasciare l'incarico nel 2008, nella fase delle osservazioni, durante le quali il WWF aveva in più occasioni evidenziato la gravità dell’assenza della VAS.

L’amministrazione guidata dal sindaco Fratino, nonostante le critiche degli ambientalisti, è andata avanti per la sua strada approvando in Consiglio comunale il nuovo PRG che ora la magistratura ha annullato sotto il peso di una valanga di ricorsi, restituendo la parola agli ortonesi.

“Chi ha amministrato questa città negli ultimi venti anni – sottolinea Fabrizia Arduini, consigliere regionale WWF – è stato spesso lontano dai veri bisogni della gente. Ora la bocciatura di un fondamentale strumento come il PRG rappresenterà per la nuova amministrazione, che si era costituita in giudizio davanti al TAR, un segnale forte per dare il via a un vero cambiamento? Noi ci auguriamo di si: Ortona è piena di idee, di giovani, di cittadini di buona volontà, di operatori economici lungimiranti e fortunatamente ha ancora tanto da proteggere, prima di ogni altra cosa il proprio futuro. Per il PRG che si dovrà a questo punto rielaborare, chiediamo sin d’ora la massima trasparenza e la partecipazione dei cittadini e chiediamo che si venga fuori da ogni equivoco puntando su un futuro verde per le prossime generazioni e non sul grigio interesse immediato di pochi”.

“Ringrazio – conclude il presidente Di Tizio – l’avvocato Gianni Piscione che con grande impegno e per puro impegno ambientalista ha difeso le ragioni degli ortonesi e del WWF, e ringrazio il WWF Zona Frentana e Costa Teatina, presieduto da Ines Palena, che si è sobbarcato le spese per questo giudizio. Senza professionisti che lavorano gratuitamente e senza il sostegno anche economico dei nostri soci e simpatizzanti, di cui abbiamo sempre un gran bisogno, il WWF non riuscirebbe a portare avanti le sue battaglie”.