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domenica 13 febbraio 2022

No alle trivelle nel mare Adriatico: flash-mob a Punta Aderci delle associazioni vastesi

Comunicato stampa del 13 febbraio 2022

No alle trivelle nel mare Adriatico: flash-mob a Punta Aderci delle associazioni vastesi


VASTO - Nella giornata di ieri si è svolto un flash-mob a Punta Aderci per dire No alle trivelle in Adriatico, contro le politiche fossili del Governo.

A Vasto ci sono state le adesioni di Legambiente, WWF Zona Frentana e Costa Teatina, Arci, Italia Nostra e Cai.

A livello nazionale, quarantaquattro sigle tra associazioni, comitati e movimenti hanno sottoscritto un documento che è stato inviato all’Esecutivo e si sono ritrovati ieri in tutta Italia per manifestare.

Nel documento spiegano le loro motivazioni e le proposte tra cui quella di esprimere, in sede UE e in particolare nel Parlamento Europeo, una netta contrarietà all’introduzione di gas e nucleare tra quelle considerabili fonti verdi.

Il Ministero della Transizione Ecologica sta infatti valutando interventi legati a circa 50 centrali a gas fossile per 20.000 MW di nuova potenza distribuita, parte di un piano da 30 miliardi di euro consistente in più di 115 interventi infrastrutturali del gas fossile. Oltre a rispolverare pericolose e velleitarie ricette energetiche, come il nucleare.

L’Italia sta sbagliando strada.

Per uscire dal carbone, il nostro Paese non ha bisogno né di nuove centrali a gas fossile né del nucleare, ma di accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili.

Anni di battaglie per salvare il NOSTRO mare Adriatico dalle trivellazioni rischiano oggi di essere vanificate. Questi scenari spettrali sono stati sepolti e devono rimare sotto terra. Le nuove istanze petrolifere potrebbero riguardare sia il mare che la terra ferma è per questo molto pericoloso per l’ambiente ma anche per l’economia turistica e agricola.

Il flash-mob a Punta Aderci delle Associazioni, nel luogo simbolo della bellezza della nostra costa, per dire che non si torna indietro. Il Nostro Mare non si tocca.

 

Il Presidente dell’Associazione WWF

Zona Frentana e Costa Teatina

 

giovedì 14 gennaio 2021

Il deposito GPL di Ortona fermato definitivamente dalla conferenza dei servizi. Il WWF: «Grazie a quanti si sono battuti contro la realizzazione dell’opera, in particolare all’attivismo dell’indimenticata Fabrizia Arduini»

 

Comunicato stampa del 13 gennaio 2021 

Il deposito GPL di Ortona fermato definitivamente dalla conferenza dei servizi 

Il WWF: «Grazie a quanti si sono battuti contro la realizzazione dell’opera, in particolare all’attivismo dell’indimenticata Fabrizia Arduini» 

È finalmente arrivato, questa mattina da una conferenza dei servizi tenuta presso il Ministero dello Sviluppo Economico, il definitivo stop al progetto della Seastock per il deposito GPL di Ortona: l’impattante impianto da 25.000 mc non potrà essere realizzato nell’area portuale ortonese.  

«La chiusura della vicenda è un'ottima notizia per tutto il territorio e in generale per le politiche energetiche regionali. – Dichiarano Filomena Ricci, delegato regionale del WWF Abruzzo, e Ines Palena, presidente del WWF Zona frentana e Costa teatina - Le battaglie sostenute, dapprima da pochi e poi da gran parte della comunità e dallo stesso Comune di Ortona, sono state fondamentali per ritardare e poi fermare un progetto sbagliato. In questo momento il ricordo del WWF, e crediamo di tutto l'Abruzzo, non può ovviamente che andare a Fabrizia Arduini, scomparsa l’estate scorsa. Fu proprio lei, da presidente del WWF Zona frentana e Costa teatina e da referente energia del WWF anche a livello nazionale, una delle principali artefici della mobilitazione locale e regionale che oggi ha consentito di operare la scelta giusta». 

La costa ortonese custodisce paesaggi di rara bellezza e la sua vocazione non è certo quella di ospitare mega-impianti industriali pericolosi come quello della Seastock, legati peraltro all’energia fossile che inevitabilmente quanto prima possibile dovrà appartenere soltanto al passato.  

 


WWF Italia ONLUS, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
Facebook: WWF Abruzzo

giovedì 24 dicembre 2020

L’impianto GPL “Seastock” non verrà realizzato a Ortona! Per il WWF Abruzzo una grande vittoria

 

Comunicato stampa del 18 dicembre 2020 

 

L’impianto GPL “Seastock” non verrà realizzato a Ortona! 

Per il WWF Abruzzo una grande vittoria merito anche dell’azione di Fabrizia Arduini  

 

Non si realizzerà a Ortona l’impianto GPL “Seastock” da 25.000 mc! Il WWF Abruzzo nel gioire di questa grande vittoria, ricorda Fabrizia Arduini, allora presidente della OA Zona frentana e Costa teatina che si era battuta fortemente contro quest’opera producendo atti, osservazioni, organizzando incontri e animando la movimentazione del fronte contrario all’impianto. La forza e le azioni portate avanti da Fabrizia continuano a dare risultati nel tempo. 

Quello che Fabrizia e tutto il WWF Abruzzo hanno sempre evidenziato erano i rischi che progetti di questa portata possono creare: pericoli d’incendio, scoppio e contaminazione. La costa ortonese è poi fragilissima, insiste in una zona sismica, potrebbero manifestarsi, soprattutto in una fase di importanti cambiamenti climatici, eventi meteorologici avversi ed estremi come grandi tempeste o trombe marine. È un’area frequentata da cittadini, lavoratori, ci sono impianti industriali: in caso di incidente ci sarebbe un grave rischio per tutti. Impianti come questi a fronte di alcuni vantaggi, come qualche posto di lavoro, cosa tra l’altro tutta da verificare sul lungo periodo, creano tanti altri gravi problemi.  

Per fortuna oggi, grazie all’azione di Fabrizia, del WWF, di tanti cittadini e Associazioni e dello stesso Comune di Ortona, che aveva saggiamente espresso la propria contrarietà al progetto, questo rischio è stato scongiurato. 

La costa ortonese e tutta quella dei trabocchi ha una vocazione sicuramente diversa da quella di essere destinazione di mega-progetti ancora legati all’energia fossile: la vera ricchezza è la bellezza della natura, del paesaggio, dei trabocchi. Da tempo e su più fronti il WWF Abruzzo ribadisce la necessità di una visione complessiva per la programmazione degli interventi sul territorio. Progetti, certamente positivi anche per l’economia, che il tanto atteso Parco nazionale della Costa Teatina sarebbe capace di rendere concreti. 



WWF Italia ONLUS, Abruzzo
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domenica 9 giugno 2019

Impianto di biogas ad Ortona? Dubbi del Wwf zona Frentana e costa Teatina

Per l’impianto di trattamento rifiuti a Caldari di Ortona (Ch) il Wwf zona Frentana e costa Teatina chiede un’analisi più approfondita degli impatti su territorio e ambiente e per questo l’associazione ha inviato delle osservazioni alla commissione regionale di valutazione d’impatto Ambientale per l’impianto.

In base al progetto, la struttura produrrà biogas e compost, mediante stabilizzazione anaerobica ed aerobica delle biomasse e della frazione umida (127 mila tonnellate/anno) proveniente soprattutto dalla raccolta differenziata. Impianto che avrà impatti negativi e significativi sull’ambiente tra emissioni diffuse dovute al traffico veicolare, quelle in atmosfera e le emissioni odorigene che andranno a pesare su un’area in cui sono già presenti criticità impressionanti come la Turbogas, la Pavimental e per non farsi mancare nulla anche un deposito di Petcoke.

“L’impatto della centrale sarà non solo sulil Wwf zona Frentana e costa Teatina a salute dei residenti, ma anche su realtà economiche confliggenti, come cantine, pastificio e attività agricole – spiega in una nota la coordinatrice dell’associazione Fabrizia Arduini – Questa fase di screening, ossia la Valutazione di assoggettabilità, non deve essere un facile lasciapassare per un progetto che parrebbe lodevole ai fini dell’implementazione delle più moderne tecnologie per il riciclo e il riuso degli scarti di lavorazione e dei rifiuti provenienti dall’industria alimentare e dalla frazione umida della raccolta differenziata, ma una seria valutazione di aspetti che non vengono, a nostro parere, argomentati nella migliore maniera e con la chiarezza che ci si aspetta in fase di presentazione di un progetto dagli obiettivi così favorevoli al bilancio ambientale – continua il gruppo ambientalista – Che l’impianto comporti un innegabile impatto, lo si evince anche solo prendendo in considerazione la sezione di trattamento del biogas, dove abbiamo inquinanti come l’ammoniaca, l’acido solfidrico e l’anidride carbonica. L’associazione non è riuscita a comprendere neanche con il supporto di tecnici, come si intende abbattere tali inquinanti tra cui compare l’acido solfidrico, un composto altamente tossico, anche a valori molto bassi nell’atmosfera.
Il progetto dell’Aura srl fa inoltre riferimento al vecchio Piano regionale rifiuti del 2007 poiché, come la stessa scrive, il nuovo Piano, nel gennaio 2019, è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale. Si dimentica però che la stessa Regione, prevedendo che la legge potesse essere osservata per profili di incostituzionalità, ha riapprovato lo strumento sotto forma di provvedimento amministrativo il 2 luglio.
L’Associazione Wwf chiede pertanto alla Regione Abruzzo che il progetto sia sottoposto ad un’analisi più approfondita dei suoi impatti sulle economie del territorio già esistenti e sull’ambiente circostante.
 

domenica 18 marzo 2018

Depositato il ricorso contro il parere positivo sul cementificio a ridosso di Punta Aderci

Comunicato stampa del 16 marzo 2018

WWF e Legambiente fanno il punto sulle più recenti azioni legali congiunte per un Abruzzo libero dal cemento e dalle energie fossili

Depositato il ricorso contro il parere positivo sul cementificio a ridosso di Punta Aderci


L’avv. Francesco Paolo Febbo al lavoro per ricorrere al TAR anche contro la centrale SNAM Rinnovata la richiesta di far tornare le valutazioni ambientali di competenza della Regione

Conferenza stampa congiunta, questa mattina a Pescara, di WWF e Legambiente, alla presenza dell’avv. Francesco Paolo Febbo, per fare il punto su due importantissime vertenze giudiziarie.

È stato in primo luogo annunciato l’avvenuto deposito del ricorso, presso il Tribunale Amministrativo Regionale, sezione di Pescara, contro il parere favorevole rilasciato dall’ufficio tecnico del Comune di Vasto sul progetto per la realizzazione di un cementificio a freddo in località Punta Penna di Vasto, a pochi passi dalla Riserva naturale regionale di Punta Aderci e dall’omonimo SIC (Sito di Interesse Comunitario). «Un atto amministrativo – ha commentato l’avv. Febbo – che a nostro avviso è minato da diverse irregolarità. Nel ricorso chiediamo infatti l’annullamento previa sospensione degli effetti giuridici del parere favorevole relativo alla Valutazione di Incidenza Ambientale (V.INC.A.) emesso in data 15.01.2018 dal Settore 4° - Urbanistica e Servizi – Sportello Unico per l’Edilizia, “inerente l’attività di produzione di leganti idraulici in Zona Industriale del Comune di Vasto, da impiantare nello stabilimento esistente, costruito inizialmente dalla ditta TRA.CE s.r.l. di Foggia, e completato dalla ditta VASTOCEM s.r.l., con sede a Vasto”; ditta, quest’ultima, poi incorporata dalla ES.CAL. s.r.l. di Manfredonia, in provincia di Foggia».

Il legale non è entrato nei dettagli del ricorso, ora in attesa dell’esame da parte dei giudici amministrativi. Ha ricordato invece che Legambiente e WWF avevano a suo tempo, analogamente a numerosi altri soggetti interessati, presentato osservazioni contro questo progetto. «Ebbene - ha sottolineato - tutte queste osservazioni sono state rigettate, con motivazioni pressoché analoghe le une alle altre, ma palesemente carenti sul dato sostanziale ed illogiche e contraddittorie su quello procedurale».

«Siamo fiduciosi – questo invece il commento del presidente di Legambiente Abruzzo Giuseppe Di Marco – di poter ottenere giustizia cancellando un parere favorevole secondo noi infondato. È interesse dell’intera Costa dei Trabocchi tutelare quella che è stata riconosciuta anche all’estero come una delle spiagge più belle d’Italia, un fiore all’occhiello per il territorio e fonte di ricchezza per l'economia turistica che non può essere messa a rischio da uno sciagurato progetto industriale legato a una economia ormai superata e fuori tempo».

Il delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio ha ribadito invece la necessità che le valutazioni ambientali tornino di esclusiva competenza della Regione, com’era sino a pochi anni fa: «Averle affidate ai Comuni, che quasi mai hanno nel proprio organico professionalità adeguate per tali valutazioni né tantomeno le dotazioni finanziarie per acquisite tutte le diverse consulenze specialistiche spesso necessarie, comporta il rischio che vengano approvati a macchia di leopardo progetti disastrosi per l’ambiente».

Si è anche parlato della centrale di decompressione della SNAM, autorizzata nei giorni scorsi da un Governo ormai a fine mandato e a dispetto della concorde opposizione dei cittadini e delle amministrazioni locali. «Stavamo preparando, sempre con l’avv. Febbo, - hanno ricordato Di Tizio e Di Marco – un ricorso endoprocedimentale contro quell’impianto, nell’ambito dell’azione comune concordata con i comitati locali e con l’amministrazione municipale di Sulmona nel tavolo voluto dalla Regione e per essa dal sottosegretario Mario Mazzocca. Ebbene l’inopinata e assurda autorizzazione del Governo ci ha sorpresi appena prima che depositassimo l’atto. A questo punto l’avv. Francesco Febbo è già al lavoro per modificare il ricorso e presentarlo direttamente contro il decreto autorizzativo. La centrale in quel sito rappresenta una vera assurdità per una lunga serie di ragioni, a cominciare dalla non strategicità dell'opera nel suo insieme. WWF e Legambiente continueranno a contrastarla in tutti i modi possibili, accanto ai cittadini, alle istituzioni e ai comitati».

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
392.1814355

martedì 17 ottobre 2017

Chiediamo al Presidente D’Alfonso e alla giunta regionale abruzzese un atto politico e mediatico forte per ribadire la contrarietà del territorio al progetto di estrazione del gas dal Lago di Bomba!

COMUNICATO STAMPA DEL 12 OTTOBRE 2017


Chiediamo al Presidente D’Alfonso e alla giunta regionale abruzzese un atto politico e mediatico forte per ribadire la contrarietà del territorio al progetto di estrazione del gas dal Lago di Bomba!



Istanza CMI Energia S.p.A.: è imminente la decisione del Comitato VIA del Ministero dell’ambiente, occorre inviare un segnale politico forte!

Il Comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio” e le associazioni Legambiente e WWF, come da proposta avanzata già in fase di presentazione delle osservazioni in opposizione all’istanza, chiedono alla giunta regionale di farsi promotrice e prima firmataria di due documenti: una diffida al Ministero dell’Ambiente perché non esprima parere favorevole al progetto, già bocciato dal Consiglio di Stato, e una richiesta al Ministero dello Sviluppo Economico perché ritiri il permesso di ricerca e dichiari per sempre che il giacimento di gas naturale di Bomba non è sfruttabile

Il Comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio” di Bomba e le associazioni Legambiente e WWF hanno inviato al Ministero dell’Ambiente dettagliate e scrupolose Osservazioni in opposizione allo Studio d’Impatto Ambientale presentato dalla CMI Energia S.p.A. in relazione all’istanza di richiesta di Coltivazione del giacimento di gas naturale denominato “Colle Santo” sito nel territorio dei Comuni di Bomba, Archi, Roccascalegna, Torricella Peligna, Pennadomo, Villa Santa Maria, Atessa e Colledimezzo che prevede, inoltre, la realizzazione di un gasdotto e la realizzazione di una raffineria a Paglieta, in provincia di Chieti.

La stessa cosa ha fatto la Regione Abruzzo.

Tutte le istituzioni, le associazioni ambientaliste, i comitati ed i cittadini interessati hanno ribadito l’assurdità di ripresentare, senza nessuna novità sostanziale, un progetto già bocciato due volte dal Comitato VIA della Regione Abruzzo e definitivamente respinto dal Consiglio di Stato con la Sentenza N. 02495/2015REG.PROV.COLL., N. 08032/2014 REG.RIC del 18 maggio 2015.

Il progetto giace al Ministero dell’Ambiente da più di un anno e la decisione potrebbe essere imminente. Siamo costretti a utilizzare il condizionale perché alla richiesta di poter partecipare ai lavori e di conoscere i tempi della decisione il Ministero ci ha risposto, con una comunicazione ufficiale, informandoci che “Detta istruttoria è svolta dalla Commissione con modalità e tempi dalla medesima autonomamente individuate in coerenza con la complessità tecnica e delle circostanze intervenute nel corso del procedimento.”, ossia cittadini ed enti locali devono solo tacere ed aspettare!

Nella contrapposizione a questa e alla precedente istanza della Forest c’è stato un impegno forte e costante dei cittadini del territorio e di tutte le istituzioni, Regione compresa.

A questo punto, nell’imminenza della decisione e vista la totale chiusura del comitato Via del Ministero, riteniamo che non ci si possa limitare ai soli atti formali, e chiediamo alle istituzioni locali tutte di compiere degli atti politici forti che abbiano un adeguato risalto mediatico nazionale per far valere il parere dell’Abruzzo al Ministero dell’Ambiente.

Per questo chiediamo al Presidente D’Alfonso e alla giunta regionale abruzzese di farsi promotrice e di essere prima firmataria, insieme alla Provincia di Chieti e a tutti i sindaci dei Comuni interessati, di due documenti che ribadiscono la contrarietà del territorio al progetto presentato dalla CMI energia S.p.A.

Comitato “Gestione Partecipata Territorio” Legambiente e WWF sollecitano le pubbliche amministrazioni a sottoscrivere i seguenti documenti:

· Una DIFFIDA al Ministero dell’Ambiente a non esprimere parere favorevole nei confronti di un progetto bocciato da una sentenza del Consiglio di Stato, su ricorso, tra gli altri, della stessa Regione Abruzzo, e respinto a tutti i livelli dagli Enti locali.

· Una RICHIESTA al Ministero dello Sviluppo Economico di ritirare il Permesso di Ricerca denominato “Colle Santo”, visto che lo stesso Ministero aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato affinché non si procedesse alla coltivazione del giacimento per i forti rischi idrogeologici. Al Ministero sarà richiesto, anche, di deliberare definitivamente l’impossibilità di sfruttare il giacimento di gas naturale di Bomba affinché non si possa ripresentare in futuro un ulteriore “nuovo” progetto.

Alleghiamo al presente comunicato stampa bozze dei suddetti documenti.

Attendiamo a breve un positivo riscontro da parte del Presidente D’Alfonso e di tutte le istituzioni locali interessate!

Massimo Colonna (Comitato Gestione Partecipata Territorio)
Giuseppe Di Marco (Legambiente Abruzzo) 
Luciano Di Tizio (WWF Abruzzo)

lunedì 16 ottobre 2017

Dopo quarant’anni Ombrina se ne va. Il WWF: una festa per tutti gli abruzzesi

La Capitaneria conferma, sono iniziate le operazioni per la chiusura definitiva del pozzo petrolifero
 

Dopo quarant’anni Ombrina se ne va. Il WWF: una festa per tutti gli abruzzesi

“Strani movimenti di una grande imbarcazione a ridosso del tripode che sovrasta il pozzo Ombrina Mare 2 ci hanno indotto a chiamare la Capitaneria di Porto di Ortona per capire che cosa stesse succedendo: il titolo ormai è scaduto ma la Rockhopper, ultima società concessionaria dell’area, aveva comunque ottenuto una dilazione sino alla fine del 2017 per smontare la testa di pozzo tuttora visibile in mare. Dalla Capitaneria è arrivata la conferma: Ombrina se ne va. Ed è, credeteci, una gioia grande e una festa per tutti gli abruzzesi”: così Fabrizia Arduini, responsabile energia del WWF regionale, racconta l’addio definitivo al progetto petrolifero che ha minacciato per anni la costa e che, con lo smantellamento del tripode tuttora presente in mare, sarà finalmente definitivamente cancellato.

Quella di Ombrina è una lunga storia, che parte poco più di 40 anni fa: era il marzo del 1987 quando la ELF Italia avviò nel sito un primo cantiere con perforazione. L’esito fu deludente per i petrolieri, tant’è che la cosa non ebbe seguito. Il pozzo era stato denominato Ombrina Mare 1.

Trascorsero gli anni, il Permesso di Ricerca passò di mano in mano sino ad approdare alla Medoil Gas, che nel 2008 decide di perforare un secondo pozzo, Ombrina Mare 2. L’esito questa volta venne ritenuto positivo, cosa che diede il via a uno dei progetti petroliferi a mare più controversi nella storia italiana.

L’ipotesi di un Centro Oli nelle campagne di Ortona venne respinta da quella che è stata una vera e propria indignazione popolare. Altrettanta indignazione c’è stata per la malsana idea di far stazionare una raffineria galleggiante in mare a poche miglia dalla costa. Ipotesi di intervento che cozzavano con l’Abruzzo regione dei Parchi, riducendo la regione a un vero e proprio distretto minerario a dispetto della volontà e degli interessi anche economici della stragrande maggioranza degli abitanti. Gli abruzzesi, descritti dagli stessi petrolieri come mansueti, proni di fronte al territorio svenduto a interessi estranei, si dimostrarono invece battaglieri e pronti a reagire come in pochi altri territori in Italia. L’indignazione fu talmente grande che travalicò i confini regionali, trascinando anche altre aree del Paese a schierarsi contro una visione dello sviluppo, è proprio il caso di dirlo, “fossile” fuori dal tempo e da ogni logica economica.

“Quel che è successo in questi anni – conclude Fabrizia Arduini - è ben noto: tra provvedimenti di legge e amministrativi, battaglie legali e manifestazioni pubbliche c’è stato in buona sostanza un vero e proprio braccio di ferro tra territori e quelli che si definiscono abitualmente poteri forti, sino ad arrivare al momento in cui, in questi giorni, con la totale dismissione, si sta chiudendo definitivamente anche sul piano fisico una delle battaglie simbolo della lotta contro i combustibili fossili. Non finisce qui, purtroppo: sono ancora troppi le istanze, i permessi di ricerca e le concessioni in terra e in mare. Ci sarà ancora da lottare ma se pensiamo alla situazione che si prospettava solo pochi anni fa, l’Abruzzo può essere davvero orgoglioso di se stesso”.Sempre in attesa che la costa teatina, la porzione del territorio regionale sulla quale insistono più istanze e titoli minerari, abbia finalmente il Parco Nazionale che attende dal 2001.

domenica 16 ottobre 2016

Ad Ortona previsto l’ampliamento di stoccaggio del pet-coke e quello di stoccaggio e trattamento rifiuti pericolosi. Il WWF: tutelare la salute dei cittadini

Ad Ortona previsto l’ampliamento di stoccaggio del pet-coke e quello di stoccaggio e trattamento rifiuti pericolosi.
Il WWF al Comune: tutelare la salute dei cittadini impedendo l’insediamento di impianti nocivi 

 

ORTONA – Approfittando del mancato avvio del Parco Nazionale della Costa Teatina, continuano le realizzazioni di impianti industriali che, invece di portare innovazione e sviluppo nel territorio, diffondono preoccupazione in merito alle loro conseguenze sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.

L’Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina ancora una volta è stata allertata da residenti, la cui unica colpa è quella di vivere in un area agricola -Caldari-, con tanto di borgo rurale, invasa sempre più dall’area industriale, dove si susseguono progetti nefasti per le popolazioni ivi residenti. L’oggetto di tanta preoccupazione è la riproposizione di 2 iniziative industriali che l’Associazione era riuscita a rimandare indietro, in collaborazione con cittadini attivi e importanti realtà economiche vitivinicole.

Uno dei progetti è della ECOTEC, sull’ampliamento e potenziamento di un deposito di rifiuti con costruzione di un nuovo capannone industriale, al fine di alloggiare una nuova linea, nonché l’ampliamento delle aree destinate allo stoccaggio. L’ampliamento prevede anche un arricchimento della gamma di rifiuti trattati, compreso materiali contenenti sostanze pericolose come amianto, clorofluorocarburi, catrame di carbone, mercurio, piombo, fanghi … portando l’impianto da 60.000 tonnellate annue a 112.000, attraverso l'inserimento di 68 nuove tipologie di rifiuti dell’elenco dei codici CER autorizzati, di cui 29 pericolose; per questi nuovi codici, ma anche per alcuni già autorizzati per l'impianto, vengono anche precisate le nuove attività di gestione per le quali viene richiesta la modifica del provvedimento autorizzativo. L’intento della proponente sembrerebbe conforme alle normative vigenti, sul riuso il riciclo e il conferimento in discarica del residuale, ma riteniamo che in realtà l’intento vero della ditta è quello di realizzare un ampliamento che operi in prevalenza come centro di stoccaggio per smaltire in altri impianti, viste le volumetrie in tal senso. Un altro punto critico da sottolineare è la localizzazione dell’impianto, per il micidiale effetto cumulo con altri impianti, come la Pavimental, il deposito di pet-coke, la Turbogas, sui residenti in area, sulle matrici ambientali come i sistemi acquiferi, e non solo.
Riteniamo inoltre, che sia inutile e dannoso continuare a consumare e impermeabilizzare suolo, quando ci sono intere aree industriali abbandonate. Il suolo è definito bene irriproducibile, non rinnovabile, basti pensare che per produrrne pochi centimetri con tutte le funzioni vitali, ci vogliono 500 anni, come ricorda il professore Paolo Pileri, docente di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano.

L’altro progetto è il discusso ampliamento del deposito di pet-coke della F.lli Nervegna, che porta detto deposito da 18.000 metri cubi a 28.000 -90.000 tonnellate-. Il pet-coke è un prodotto che fu ritenuto rifiuto tossico dal decreto Ronchi negli anni '90, ma con il decreto Gela del Gov. Berlusconi, nel 2002 tornò ad essere combustibile, nonostante contenga notoriamente inquinanti e contaminanti chimici come arsenico, molibdeno, nichel, zolfo e vanadio. Ad Ortona, stanno cucendo addosso dal porto alle aree agricole e industriali un vestito sempre più “tossico“, questo comporterà un abbassamento della qualità della vita per molti cittadini, dei patrimoni immobiliari, e la dipartita di quelle attività che chiaramente confliggono, poiché imprescindibili dalla salubrità e dalla bellezza.

La formula di chi vuol fare e di chi ostacola determinati progetti con l’appellativo per quest'ultimi di signor no, è l’implacabile icona di una tradizione imbastardita del diritto feudale sui territori, non si può pretendere accondiscendenza assoluta dalle persone a convivere con veleni e degrado, o dalle associazioni ecologiste, nel nome di uno sviluppo che è spesso l’antitesi di questa accezione.
Chiediamo con ben poche speranze all’amministrazione comunale di Ortona, di proteggere il diritto ad una vita sana per tutti i propri cittadini, sia nel formulare un diniego secco e motivato per entrambi i progetti in sede di procedimento unificato, a partire dalla importante fase di valutazione, sia nella pianificazione, inserendo nel nuovo PRG, norme tecniche di indirizzo per le aree industriali, specie se a ridosso delle abitazioni, o a campi agricoli, che diano una precisa descrizione della tipologia delle attività consentite ai fini di non danneggiare sia diritti insindacabili alla salute, sia le economie operanti. Un indirizzo che ha anche lo scopo di non far perdere tempo e denaro a quelle aziende che hanno deciso di operare in settori con un marcato impatto ambientale.

13/10/2016

giovedì 23 giugno 2016

Ortona, WWF e Legambiente, il deposito di GPL non si deve fare

COMUNICATO STAMPA DEL 21 GIUGNO 2016
 
Ortona, WWF e Legambiente, il deposito di GPL non si deve fare
 
Le associazioni WWF Zona Frentana e Costa Teatina, e Legambiente Abruzzo, hanno protocollato presso l’apposito ufficio ad Ortona osservazioni sul deposito GPL -Gas di Petrolio Liquefatto- di 25.000 mc, in area porto -molo nord-, presentato dalla Seastock - Walter Tosto S.r.l.-. Ai sensi della Direttiva Seveso III.

Il deposito della Seastock è sito in adiacenza all’avamporto in prossimità dell’unico canale di accesso al porto, un area di necessario utilizzo comune da parte di tutti gli utenti del porto.
Il porto di Ortona è tra due riserve regionali: a nord abbiamo la riserva regionale di Ripari di Giobbe e a sud la riserva regionale di Acqua Bella istituite ambedue con la Lr. n.5 del 2007, Ortona è dentro il Parco Nazionale della Costa Teatina istituito nel 2001, Lg.93 art.8 comma 3, manca solo la firma del Presidente della Repubblica su indicazione del Ministro dell’Ambiente. Il porto anche se è fuori dal parco, secondo la peimetrazione presentata dal commissario, non può che tenere conto di questa straordinaria vicinanza.

Ancora una volta, sono stati i cittadini e le associazioni che si sono sobbarcati l’onere di suddividere per capitoli, leggere, cercare collaborazioni scientifiche, per smontare sia dal punto di vista tecnico che da quello giuridico progetti di certo impatto, progetti che non c’entrano niente con i territori su cui vengono calati, men che meno con le economie emergenti, e la nuova visione in campo energetico. Il 22 aprile 2016, presso la sede delle Nazioni Unite di New York, la cerimonia della firma dell'accordo di Parigi sul clima, il primo accordo universale sul cambiamento climatico. È la prima volta nella storia dell’ONU che oltre 170 Paesi firmano un accordo internazionale. Solo l’Abruzzo non se ne è accorto?

Per quanto riguarda la Seastock, grazie al prezioso supporto della dot.ssa Maria Carla De Francesco -Biologa Marina, proff.ssa Loredana Pompilio -Geologa, dott.ssa Angela Faraone - Geologa, nonché il supporto di espertise di primo piano, dal punto di vista giuridico. Abbiamo evidenziato carenze progettuali e difformità di competenze, che vanno dall’assenza della valutazione del rischio, inerente la viabilità, riguardo le 55/60 autocisterne che percorreranno giornalmente una via trafficatissima in estate - via Cervana -, poiché costeggia la famosa spiaggia Lido Saraceni. E comunque è bene ribadire, che non c’è analisi del rischio che tenga di fronte a ipotesi di incidenti che mai come in questo caso sono multi fattoriali, poiché vanno dalla fisiografia stessa del territorio: vicinanza sia con il centro abitato che alla località balneare Lido Saraceni, comportando un rischio globale molto elevato poiché legato a pericolosità multiple:
Pericolosità intrinseca- incendio, scoppio, contaminazione
Pericolosità endogene- terreni di fondazione poco stabili ( il porto è costruito su di un corpo di frana ), sismicità (terremoto 1881), tsunami (terremoto della capitanata con tsunami 1641)
Eventi esogeni- meteo avversi: tempesta e altri attori meteo pericolosi (fulmini, trombe marine)
Vulnerabilita- il valore esposto è altissimo: i lavoratori, i cittadini, impianti industriali del porto, attività primarie e terziarie, beni immobiliari, effetti di fall out su centro abitato in caso di forte vento
Obiettivo bellico strategico- viviamo nell’era delle nuove guerre, dove gli attentati terroristici ne sono parte integrante, Ortona diventerebbe uno straordinario bersaglio.

Inoltre evidenziamo l’assenza di uno studio serio sulla relazione geologica, visto che il porto poggia su antiche frane costiere che hanno eroso e continuano ad erodere le falesie, scaricando materiale crollato in mare, e grazie alla modellazione del mare e delle correnti, si è ridistribuito sui nostri fondali. L’ubicazione dell’area di stoccaggio, un molo di porto, ha come parte integrante la matrice acqua, ma su questo elemento fondamentale pochi cenni nel Preliminare Ambientale, come non vi è nessun riferimento sia esso positivo che negativo sulla possibilità o meno che arrivino navi gasiere estere, come ad esempio dall’Algeria, dove il GPL viaggia a meno 48°C e, per essere scaricato, deve essere portato ad una temperatura di 4/5° C, attraverso l’utilizzo di acqua di mare; immaginiamo quindi lo shock termico in estate! La temperatura è un fattore importantissimo per lo sviluppo degli organismi e per la loro sopravvivenza e anche la variazione di un grado nella temperatura dell’acqua potrebbe determinare la scomparsa degli organismi presenti (si consideri p.e. lo sbiancamento dei coralli nei mari tropicali).

Ci preme sottolineare, che più di 2000 osservazioni/pareri sono pervenuti all’ufficio protocollo di Ortona, un segnale che non potrà essere ignorato. La Convenzione di Aarhus, recita in maniera inequivocabile come sia importante tenere adeguatamente conto dei risultati della partecipazione del pubblico, al momento dell'adozione della decisione.

Speriamo solo che la posizione espressa nell’ultima delibera sul GPL dal Sindaco e dal Consiglio Comunale, sia il preludio di una nuova visione, in sintonia con la maturità espressa da un territorio, non più disposto a sopportare arretratezze di stampo medioevale. Il mondo va da un altra parte.

domenica 29 maggio 2016

Ortona, dopo il Centro Oli, Ombrina ed Elsa2, ecco il grande deposito di GPL. Il WWF: da perla dell’Adriatico a perla nera? No a queste scelte senza futuro!

Ortona senza tregua, dopo essere scampata a grandi progetti, che definitivamente ne avrebbero snaturato la storia e l’identità, con impatti ambientali ed economici di non poco conto, eccone altri pronti a destare la preoccupazione di molti ortonesi. 


Da una parte abbiamo il nuovo piano regolatore del porto, attualmente in itinere, che prevede la cementificazione della spiaggetta del faro e da un altro fronte abbiamo la realizzazione del grande deposito di GPL della Seastok S.r.l. che corre spedito verso l’approvazione.

Un territorio non è una sterile scatola vuota da riempire con tutto e il suo contrario, ma un sistema complesso interconnesso, biologicamente, geologicamente e culturalmente. Un sistema da conoscere scrupolosamente, per non incorrere in danni sociali ed economici spesso irreparabili. I territori costieri, in specie la costa dei trabocchi, sono aree di estrema fragilità, essendo aree di transizione. Non capire un concetto di base così eclatante, in specie per chi governa la Cosa pubblica, è di una gravità senza precedenti.

In questi giorni gli attivisti volontari dell’Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina, sono impegnati sulla inchiesta pubblica ( disciplinata dalla Direttiva comunitaria Seveso III), in relazione al deposito di gas di petrolio liquefatto -GPL-, sia per produrre osservazioni di merito - grazie all’aiuto di un pool di esperti - sia per supportare i cittadini nel redigere pareri ed osservazioni relativi al progetto.

Il progetto che prevede il deposito di GPL da realizzare al porto di Ortona presenta troppe incognite e diversi aspetti preoccupanti. Già dal 2014 l’Associazione WWF ha sottoposto queste perplessità agli amministratori ed ai cittadini ortonesi, molti dei quali sicuramente non esprimono entusiasmo per queste scelte che condizioneranno definitivamente il futuro sviluppo dello scalo portuale.

25.000 metri cubi di GPL, stoccati in una parte nevralgica della città, con 50/60 autocisterne per 220 giorni l’anno, preoccuperebbero chiunque, sia per la sicurezza, sia per l’impatto economico: il porto da polifunzionale lo diventerebbe sempre meno. Il Lido Saraceni avrà compromesso il suo futuro turistico. Ortona città di mare ha già dovuto rinunciare sostanzialmente alla caletta a nord del castello per la presenza di un oleodotto.

L’Associazione WWF annuncia l’imminente nascita di un comitato costituito da associazioni e cittadini che si oppongono a questo progetto, e che già si stanno adoperando con le prime iniziative sul territorio

Sabato pomeriggio 28 maggio, lungo corso Vittorio Emanuele, sarà presente il primo banchetto del WWF e di altre associazioni, che metteranno a disposizione dei cittadini il supporto necessario a produrre osservazioni e pareri contro il progetto del deposito GPL di Ortona.

Venerdì 3 giugno alle 18,30, presso la sala Eden, ci sarà invece una conferenza dibattito con esperti del settore per avere un quadro, quanto più esaustivo, dal fronte del NO.

martedì 9 febbraio 2016

Il Wwf sull’anomalia italiana: diminuiscono i consumi, aumentano i gasdotti


L’associazione del Panda si è già occupata del segmento di metanodotto del Rete adiratica che da Sulmona giunge a Foligno (169 Km di tubi), condividendo la battaglia di chi a si oppone alla realizzazione anche della centrale di compressione e spinta in area a forte rischio sismico, a due passi sulla faglia del Morrone che l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia considera tra le più pericolose d’Italia in caso di terremoto. 

Il tracciato dell’anaconda tiene in scarsissimo conto le emergenze presenti nel territorio sino a prevedere clamorosamente, nel territorio di Popoli (Pe), l’attraversamento della falda acquifera più importante d’Europa con rischi immensi per l’ambiente e per la salute dei cittadini. Per l’altro metanodotto che attraversa una piccola parte della provincia di Pescara e poi tutto il Teatino, l’associazione si lega alla battaglia di 2 sue associazioni territoriali.

Il Wwf zona Frentana e costa Teatina e il Wwf Chieti – Pescara hanno presentato congiuntamente le proprie osservazioni sul progettato impianto. “Va detto intanto che non si tratta in alcun modo di un’opera che: “debba essere attuata per imperativi motivi di rilevante interesse pubblico – sottolinea Fabrizia Arduini, presidente del WWF Zona Frentana e Costa Teatina – In tutto il progetto non vi è traccia di aree di una certa rilevanza sprovviste di metanizzazione e in ogni caso basterebbe potenziare e ammodernare la rete già esistente semmai ci fossero nuove improbabili esigenze – continua Arduini che è anche referente energia per il Wwf Abruzzo – La ditta che vorrebbe costruire il gasdotto, la Società Gasdotti Italia – Sgi, cita i consumi fino al 2005. Ebbene, guarda caso, dal 2005 al 2013 i consumi sono diminuiti del 33% passando da 1 mille 936 milioni di m³ standard a 1.301 milioni di m³ e i primi dati disponibili per il 2014 confermano la tendenza al ribasso”. 

Il Wwf ha concentrato la propria attenzione sui danni ambientali. Per l’associazione del Panda il metanodotto nel proprio percorso costeggia o attraversa, sia in Molise che in Abruzzo, numerose aree protette a livello europeo: ben 16 SIC (Siti di Interesse Comunitario) e 1 Zps (Zona di protezione speciale) . In Abruzzo i Siti di interesse comunitario (Sic) sfiorati sono i monti Frentani e fiume Treste, lago di Serranella e colline di Garenna”; c0lanchi di Bucchianico (Ripe dello Spagnolo). Quelli direttamente attraversati sono bosco di Mozzagrogna (Sangro), boschi ripariali sul fiume Osento, fiume Trigno (medio e basso corso); Gessi di Lentella. Si tratta ovviamente di aree nelle quali il rischio di provocare danni anche irreparabili, diretti o indiretti, è enorme. 

“La Società Gasdotti Italia sostiene che i Piani di Gestione dei Sic non sono in vigore e in effetti si è in attesa della loro approvazione da parte della Regione, ma i relativi studi sono già conclusi e non si può non tenerne conto, stiamo parlando dihabitat e di specie animali d’interesse europeo – spiega Nicoletta Di Francesco, presidente del Wwf Chieti Pescara – Sarebbe come se il medico che deve tutelare la salute di un paziente rifiutasse di tenere conto della radiografia più aggiornata solo perché non gli è stata ancora trasmetta in forma ufficiale. L’esigenza di tutela è prioritaria, tutto il resto viene dopo”. In una nota il Wwf aggiunge sui tubi: “Vengono anche attraversati fiumi e zone di risorgiva (ed es. nel territorio di Rosciano) con evidente rischio di grave interferenza con le falde. 

Nelle osservazioni è stato inoltre messo in luce che una parte considerevole dell’opera (circa il 12%del tracciato) interesserà aree a rischio idro-geologico e che gran parte delle aree coinvolte dai lavori sono arischio sismico 2, lo stesso del terremoto dell’Aquila. Le frane costituiscono uno dei principali fattori di innesco di incidenti su metanodotti e sarebbe per questo indispensabile procedere ad approfondimenti di dettaglio per ogni situazione di rischio incontrata sul percorso”. Per il Wwf si tratta di un’opera della quale si può tranquillamente fare a meno.

venerdì 18 dicembre 2015

Bocciato, per il momento, l'ampliamento del deposito pet-coke di Ortona. Soddisfazione del WWF che denuncia il disinteresse dell'Amministrazione Comunale.

Coke di petrolio, per Ortona un respiro di sollievo.

Il WWF Zona Frentana e Costa Teatina, in sede audizione alla commissione di valutazione che si è tenuta il 15/12/2015 all’Aquila, è riuscita ad ottenere lo stop per ampliamento stoccaggio del pet coke ad Ortona della società Fratelli Nervegna. Questo significa che il progetto dovrà essere ripresentato e che la valutazione non sarà più un semplice screening coma la VA - Valutazione di Assogettabilità - ma una più puntuale e attenta come la VIA - Valutazione di Impatto Ambientale -. 

Per raggiungere tale traguardo, è stato fondamentale il supporto e la presenza in audizione della geochimica Loredana Pompilio, e l’importante collaborazione di alcuni residenti nell’area interessata dallo stoccaggio, per tutti Alessandra Di Virgilio.
Un passo importante quindi, vitale per Ortona, che una sostanza polverulenta come il carbone artificiale derivante dal processo di condensazione per piroscissione di residui petroliferi pesanti e oleosi -alfaltene-, quindi ricco di sostanze intrinsecamente nocive, fosse valutato in maniera congrua. I perché sono molteplici a partire dall’impatto derivante dalla movimentazione di grandi volumi, anche solo come dispersione di routine. Ricordiamo che i due stoccaggi già approvati - Nervegna e Bonefra- seppur dislocati in aree differenti, hanno il porto come punto di approdo, e via Cervana come unica strada percorribile.

Il pet coke è polverulento, e la componente più insidiosa, sono proprio le polveri fini e ultra fini. Esso contiene una miscela di sostanze estremamente pericolose, come idrocarburi policiclici aromatici (IPA ), metalli pesanti (vanadio, nichelio), alto contenuto di zolfo e cloro. Le sostanze contenute nel pet-coke oltre ad una tossicità intrinseca sono indicate anche come cancerogene e/o mutagene. Non è un caso, che questo prodotto, dove viene stoccato, suscita da parte della cittadinanza preoccupazioni e rimostranze.

56.000 metri cubi, equivalenti al volume di 4 grandi palazzi il volume totale anno che sarebbe transitato nell’area portuale, grazie all’ampliamento in oggetto. Inoltre Il porto di Ortona e via Cervana, non sono luoghi ameni e sperduti, essendo questi a ridosso della città, e a fianco di una rinomata spiaggia, il Lido Saraceni. Migliaia di autotreni ogni anno, seppur telonati, aumentano esponenzialmente il fattore rischio. Stesso dicasi nell’area di stoccaggio, dove insiste uno splendido borgo rurale, sacrificato dalla incapacità pianificatoria delle amministrazioni passate, alla convivenza forzata con un area industriale di certo impatto.

Con sommo dispiacere, il WWF Zona Frentana e Costa Teatina, insieme a molti residenti del borgo, registrano la totale assenza e disinteresse del comune di Ortona, nonostante l’associazione del panda, avesse chiesto pubblicamente, attraverso un comunicato stampa un qualche interessamento.

Totale è il disinteresse dell’amministrazione, anche durante le sedute della Autorizzazione Unica Ambientale relativa all’area di stoccaggio. Per quest’ultima, anche in qualità di semplici cittadini, non è stato affatto rassicurante leggere nella Determinazione Dirigenziale n.129 del 25/2/2015, per quanto attiene il rilascio di autorizzazioni alle emissioni in atmosfera: “…il Comune di Ortona, invitato a partecipare tramite un proprio rappresentante ai lavori del CdS, è risultato assente, e non ha provveduto a trasmettere il parere di merito…”