venerdì 22 agosto 2025
sabato 11 giugno 2022
giovedì 19 maggio 2022
giovedì 12 maggio 2022
giovedì 18 novembre 2021
lunedì 17 maggio 2021
giovedì 28 gennaio 2021
Il Comitato VIA boccia il progetto Di Nizio. Legambiente e WWF: “Un risultato atteso, e adesso voltiamo pagina!”
Comunicato stampa del 23.01.2021
IL COMITATO VIA BOCCIA PROGETTO DI NIZIO
Legambiente e WWF: “Un risultato atteso, e adesso voltiamo pagina!”
Il Comitato VIA boccia il progetto della Società Di Nizio sull’impianto di trattamento e stoccaggio rifiuti sanitari infetti ad Atessa. Le motivazioni di merito e legali, sostenute dal Comune di Atessa, dalle associazioni ambientaliste e da cittadini, hanno trovato riscontro nel provvedimento del Comitato di Coordinamento Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale (CC-VIA).
Dopo il preavviso di rigetto, la Di Nizio aveva richiesto una proroga sine die, in quanto contestualmente pende il ricorso della ditta al TAR sul parere di VINCA. Il CC-VIA ha invece chiuso comunque la vicenda, rigettando il progetto. Un respiro di sollievo per i cittadini rispetto a un impianto che rischierebbe di impattare in modo decisivo sia sul centro abitato, non lontano dalla zona industriale, sia sulla stessa area produttiva, già vocata a fiorente automotive.
Tra le motivazioni che associazioni e comitati avevano presentato al Comitato VIA, nel tavolo convocato dal Comune di Atessa, vanno ricordate alcune cose: si tratta di un impianto classificato come “insalubre di prima classe”, che dovrebbe per questo essere isolato rispetto alle abitazioni; la mancata verifica di assoggettabilità alla normativa Seveso; l’effetto cumulo degli inquinanti emessi con gli altri presenti nell’area; la poca chiarezza relativa alle norme tecniche sui rifiuti di tipo ospedaliero e sulle norme anti-Covid.
“Questa bocciatura testimonia che è arrivato il momento di voltare pagina; - dichiarano Legambiente e WWF - la Val di Sangro merita altro, a partire da un’industria sostenibile e una reale e corretta gestione dei rifiuti locali, in un’ottica di economia circolare e qualità della vita del territorio. Non c’è spazio per impianti impattanti e che continuano a mettere a rischio la salute dei cittadini. Ci auguriamo di mettere definitivamente la parola fine a questa insistenza logorroica su progetti datati ed insostenibili sia da un punto di vista ambientale che economico-sociale”.
WWF Italia ONLUS, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
Facebook: WWF Abruzzo
sabato 7 novembre 2020
Vasto. Rifiuti in abbandono, il Wwf invia l’esposto
Discarica scoperta dalle guardie giurate volontarie in contrada Salce, sotto al viadotto dell’A14
VASTO. Sacchi di rifiuti abbandonati tra la vegetazione e lungo il
ciglio della strada, ai quali si aggiunge un cumulo di scarti edili in
prossimità delle abitazioni. Succede in contrada Salce, zona periferica
cittadina raggiungibile percorrendo la strada provinciale 181 da Vasto
verso San Salvo, fino ad immettersi a sinistra nella strada comunale e
percorrendola fino a giungere sotto al viadotto dell’autostrada A14. In
quell’area, diventata una discarica a cielo aperto che emana una puzza
insopportabile (segno che viene abbandonato anche materiale organico che
dovrebbe essere conferito nella raccolta differenziata), sono stati
trovati tanti di quei rifiuti da spingere Claudio Allegrino,
guardia giurata volontaria del Wwf ad inviare un esposto al Comune
(servizio parchi, ambiente e mobilità) e al comando provinciale del
corpo forestale dello Stato, corredato da un dossier fotografico.
Allegrino
chiede che venga avviato un procedimento previsto dalla normativa
vigente per le necessarie operazioni di smaltimento e rimozione dei
rifiuti. Le immagini, piuttosto eloquenti, allegate all’esposto,
raccontano l’inciviltà dilagante di persone che, pur di sottrarsi alla
raccolta differenziata, non esitano a mettere le buste stracolme di
pattume in macchina e a disfarsene nelle campagne e nelle zone meno
frequentate.
Contrada Salce, dove i residenti lamentano da anni il
dilagante malcostume, è una di queste. Durante il sopralluogo effettuato
dalla guardia ambientale sono stati rinvenuti 20 sacchi neri di tipo
condominiale lungo la strada sterrata parallela al sottoviadotto (verso
Vasto) pari ad una superficie approssimativa di circa 100 metri quadri
ed altri rifiuti lungo la strada comunale di contrada Salce, a lato del
viadotto (verso San Salvo).
«Viviamo in una città dove i rifiuti
vengono ritirati a domicilio attraverso il sistema porta a porta. È
inaccettabile che non vengano rispettate le più elementari regole di
civiltà», dicono i residenti che da anni denunciano l’abbandono di
pattume sotto il cavalcavia dell’autostrada.
Certo è che, da quando
la raccolta differenziata è stata estesa a tutta la città, le discariche
abusive sono aumentate a dismisura. (a.b.)
giovedì 18 luglio 2019
venerdì 3 maggio 2019
venerdì 7 dicembre 2018
Impianto rifiuti Atessa. Il WWF: “Un buon passo in avanti, ma occorre lavorare ancora per il no definitivo”
Preavviso di rigetto per l’impianto di trattamento di rifiuti sanitari nella zona industriale di Atessa
Il WWF: “Un buon passo in avanti, ma occorre lavorare ancora per il no definitivo”
“Un passo in avanti importante, ma ci sarà ancora da lavorare per scongiurare definitivamente l’insediamento dell’impianto Di Nizio per il trattamento di rifiuti ospedalieri con annesso stoccaggio per rifiuti, pericolosi e non, previsto nella zona industriale di Atessa”: è questo il primo commento di Fabrizia Arduini, referente energia del WWF Abruzzo e presidente del WWF Zona Frentana e Costa Teatina, a due giorni dal giudizio del Comitato regionale di Valutazione di Impatto Ambientale che ha espresso preavviso di rigetto per l’impianto in base al Piano Regionale dei Rifiuti LR 5 /2018, per motivi localizzativi dovuti alla vicinanza di case sparse. “È un bel respiro di sollievo leggere di questa decisione ma ora – spiega Arduini - per mettere la parola fine, secondo la normativa vigente - art.10bis della L.241/90 -, bisognerà aspettare il tempo concesso alla ditta proponente per presentare in forma scritta eventuali motivazioni pertinenti al superamento dei motivi di rigetto”.
“Avevamo espresso molte perplessità – racconta - nelle osservazioni nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto presentate insieme a Legambiente e a Noi Messi da Parte: Tra queste la vicinanza ad abitazioni e punti di ristoro. Ma non solo: era difficile anche capire quali fossero i reali interessi della proponente, se gestire i rifiuti sanitari a rischio infettivo, o lo stoccaggio di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, attività che, per stessa ammissione della ditta, non ha nulla a che vedere con l’attività dell’impianto di sterilizzazione dei rifiuti sanitari. Una considerazione, quest’ultima, che nostro parere è non di poco conto poiché nell’ambito dell’autorizzazione richiesta l’attività di stoccaggio dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi rappresentava l’aspetto probabilmente più impattante, visto che si richiede di poter movimentare e gestire 4.500 ton/anno di rifiuti pericolosie 10.500 ton/anno di rifiuti non pericolosi, abbinati alla richiesta di gestire 20.000 ton/anno di rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo contrassegnati con i codici CER 18 01 03* e CER 18 02 02*”.
WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
venerdì 19 ottobre 2018
Bocciata la discarica di amianto a Rocca San Giovanni. Il WWF: una vittoria di tutta la comunità locale.
La Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo boccia la discarica di amianto a Rocca San Giovanni. Il WWF: una vittoria di tutta la comunità locale.
Giovedì 18 ottobre la Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo ha bocciato il progetto inerente la discarica di matrici cementizie contenenti amianto che si voleva realizzare a ridosso della Riserva Regionale Fosso delle Farfalle, nonché Sito di Interesse Comunitario (SIC).
Dopo vicende alterne iniziate a dicembre del 2017 con la pubblicazione del progetto, tra un giudizio di rigetto e uno di revoca dello stesso, ieri è stata sancita finalmente la parola fine, almeno per quanto riguarda il giudizio della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale.
Un bel sospiro di sollievo per quanti si sono spesi al fine di fermare questo insediamento, tra Associazioni e Comuni interessati, come Rocca San Giovanni e Treglio ai quali vanno i nostri apprezzamenti.
Si consideri che la realizzazione di discariche di rifiuti di amianto sono una soluzione provvisoria del problema, che così viene lasciato alle future generazioni, essendo la fibra di amianto pressoché indistruttibile nel tempo
Da anni l’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina sottolinea come la localizzazione di questo genere di discariche non debba mai ricadere in mezzo alle campagne, men che meno a ridosso di aree naturali protette, ma prediligere, in attesa di procedimenti più sicuri, i siti industriali.
Molteplici sono le motivazioni che giustificano la preoccupazione per la corretta gestione di questo minerale eterno, a struttura microcristallina e di aspetto fibroso. Basti pensare che anche le protezioni più sicure per evitare la dispersione di queste fibre, non sono eterne come l’amianto.
Nel caso specifico di Rocca San Giovanni poi, la discarica doveva rappresentare la messa in sicurezza di un altra discarica. In sintesi la società RSG, proponente del progetto, avrebbe voluto sanare un detrattore ambientale con un altro detrattore ambientale (!) in un area che è “Zona recupero detrattori ambientali” così come indicato dal PRG del comune di Rocca San Giovanni.
Ora ci si aspetta il ripristino ambientale della vecchia discarica della SMI, dove sono smaltiti ben 160.000 m3 di rifiuti speciali, per ridare a quell’area la completa fruibilità che le spetta.
Resta in Italia e in Abruzzo il problema amianto. Secondo il settore ricerca INAIL, dal dopoguerra, in Italia, sono state prodotte e importate più di 5 milioni di tonnellate di amianto grezzo, cifre da capogiro. Assurdo continuare a pensare che un privato possa risolvere una priorità d’interesse pubblico, basta vedere cosa succede nel nostro territorio. Ad Ortona dove insiste una discarica di matrici cementizie contenenti amianto, secondo il Piano Rifiuti della Regione Abruzzo del 2018, delle 20.000 tonnellate smaltite in tale discarica, l'81% proviene da fuori regione,e solo il 19% è abruzzese; eppure quella discarica nasceva negli anni 2000 per svuotare le tante micro discariche, disseminate per Ortona, contenenti il micidiale composto.
Non solo è continuato il conferimento illegale nei campi di eternit e consimili, ma nel patrimonio edilizio di Ortona l’amianto è ancora presente in maniera preoccupante.
Fabrizia Arduini
Presidente Associazione
WWF Zona Frentana e Costa Teatina
domenica 27 maggio 2018
Discarica cemento amianto, preavviso di rigetto dal Comitato VIA. Soddisfazione del WWF
Discarica cemento amianto, preavviso di rigetto dal Comitato VIASoddisfazione del WWF, che aveva presentato osservazioni ed era presente in audizione a L’Aquila in difesa del territorio. La legge 36/2010
L’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina, dopo aver prodotto osservazioni in critica per scongiurare l’apertura di una discarica di cemento amianto a ridosso del SIC Fosso delle Farfalle, era presente in sede di audizione del CCR VIA, nella giornata del 22 maggio, insieme ai Sindaci di Rocca San Giovanni e Treglio e altre associazioni. La discarica di Rocca San Giovanni, aveva secondo le stime di progetto capacità utile pari a 210.000 mc di rifiuti da costruzione contenenti amianto legato. Un impianto che secondo la ditta proponente, la RSG s.r.l., avrebbe dovuto rappresentare uno strumento di riqualificazione ambientale, poiché la ditta stessa si accollava l’onere della chiusura e il recupero della discarica che stoccava rifiuti speciali già esistente nello stesso sito, di proprietà della SMI di Marrollo, chiusa nel 1997. L’area confina con la Riserva Regionale Grotta delle Farfalle e con l’omonimo Sito di Interesse Comunitario, SIC IT7140106. Un‘area formata da pendici collinari su arenarie e argille, attraversate da corsi d’acqua, con boschi freschi, carpineti misti a boschi termofili (leccete), dove oliveti e vigneti contribuiscono a esaltare la bellezza di quelle terre, in specie nel versante orientale.
L’avviso di rigetto deliberato dalla Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo rappresenta sicuramente un ottimo primo passo per scongiurare l’apertura di una discarica di cemento amianto in un sito così ameno. Anni fa il WWF e il comitato di residenti NADA, attraverso una grande mobilitazione, chiesero a gran voce di vietare definitivamente con una legge regionale la localizzazione di questo genere di discariche in mezzo alle campagne, sia perché i controlli sono più difficoltosi, sia considerando che tali discariche rappresentano comunque soltanto una soluzione provvisoria del problema, che viene lasciato in eredità alle future generazioni, essendo la fibra di amianto eterna. In virtù di quella mobilitazione si approvò la legge, n. 36 del 2 agosto 2010, che poneva come criteri localizzativi per questo genere di discariche i siti industriali.
Ora subito il ripristino ambientale, come da anni richiesto dalle amministrazioni locali e dalle associazioni, per la ex discarica della Marrollo.
Fabrizia Arduini
(Presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus)
lunedì 21 maggio 2018
sabato 17 marzo 2018
Legambiente, Noimessidaparte e WWF chiamano a raccolta i cittadini della Val di Sangro
Legambiente, Noimessidaparte e WWF chiamano a raccolta i cittadini della Val di Sangro
Il 15 presidio davanti alla Regione per dire no ai rifiuti ospedalieri ad Atessa
Il territorio contesta l’impianto che andrà giovedì in conferenza dei servizi a L’Aquila
Giovedì 15 marzo, dalle 10, è in programma a L’Aquila, presso gli uffici regionali di via Salaria Antica Est, la conferenza dei servizi prevista dal procedimento autorizzatorio in relazione al progettato impianto di trattamento di rifiuti ospedalieri in contrada Saletti di Atessa. Un complesso industriale destinato, nelle intenzioni della ditta proponente, a trattare 20mila tonnellate l’anno di rifiuti ospedalieri a rischio infettivo e 4500 t/a di rifiuti pericolosi. Una proposta che il territorio ha respinto, ritenendola tra l’altro una beffa per un’area che vede a rischio riduzione l’assistenza sanitaria per il ridimensionamento del proprio ospedale e contemporaneamente si sente minacciato dal potenziale arrivo di rifiuti sanitari da ben oltre i confini regionali visto che l’Abruzzo ne produce complessivamente meno di un quarto (circa 4000 t/a) di quelli che dovrebbero essere trattati nell’impianto.
Il 6 marzo scorso si è svolta ad Atessa una assemblea nel corso della quale i cittadini e l’amministrazione comunale - insieme alle associazioni Legambiente, Noimessidaparte e WWF –hanno concordato la volontà di opporsi con un NO categorico al progetto per il trattamento di rifiuti.
Le associazioni invitano ora i cittadini a dare concretezza a quel NO manifestando il 15 marzo, dalle ore 10, davanti agli uffici della Regione con un presidio che faccia sentire la presenza del territorio durante lo svolgimento della conferenza.
“L'impianto – ricorda il presidente di Noimessidaparte Marco Severo - ha acceso una discussione tra i cittadini che hanno riconosciuto l'importanza di una gestione complessiva dell'intera Val di Sangro e dell’area industriale per la quale c’è bisogno di una programmazione che possa creare una possibile armonia tra industrie e ambiente, tenendo nel giusto conto le esigenze e le opinioni dei cittadini e di coloro che sono stati eletti per rappresentare la comunità locale".
Per info e adesioni: noimessidaparte@gmail.com
WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
392.1814355
giovedì 1 marzo 2018
A Rocca San Giovanni una discarica di rifiuti cementizi e resinoidi contenenti amianto
Dopo Ortona, anche a Rocca San Giovanni una discarica di rifiuti cementizi e resinoidi contenenti amianto
Invece del Parco Nazionale della Costa Teatina, arrivano discariche
L’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina, ancora una volta si vede costretta a produrre osservazioni in critica per scongiurare progetti di sicuro impatto su di una porzione di territorio bellissimo ma pure fragilissimo. L’ostracismo verso il Parco Nazionale della Costa Teatina da parte di molti politici abruzzesi e di molte amministrazioni comunali e regionali che si sono succedute negli anni ha rappresentato e continua a rappresentare una vera e propria condanna per il territorio. La mancata presenza del Parco ha costretto cittadini, associazioni, comitati e realtà economiche a trascorrere molta parte del proprio tempo a ostacolare l’arrivo di impianti petroliferi, discariche, cementifici… Senza dimenticare i fiumi ridotti ad acquitrini e le infinite cementificazioni che, dal 2001 (anno dell’istituzione del Parco) a oggi, hanno divorato tratti di costa di straordinaria bellezza, Sembra di vivere nella terra delle assurdità, dove si sente parlare in continuazione di valorizzazione della Costa dei Trabocchi e contemporaneamente si boicotta lo strumento principe per quella valorizzazione, il Parco.
La discarica di Rocca San Giovanni, con capacità utile pari a 210.000 m3 di rifiuti da costruzione contenenti amianto legato, è solo l’ultima arrivata. Un impianto che secondo la ditta proponente, la RSG S.r.l., dovrebbe rappresentare uno strumento di riqualificazione ambientale, poiché si accollerebbe la chiusura e il recupero della discarica che stoccava rifiuti speciali già esistente nello stesso sito, di proprietà della SMI di Marrollo, chiusa nel 1997. L’area confina con la Riserva Regionale Grotta delle Farfalle e con l’omonimo Sito di Interesse Comunitario, SIC IT7140106. Un‘area formata da pendici collinari su arenarie e argille, attraversate da corsi d’acqua, con boschi freschi, carpineti misti a boschi termofili (leccete), dove oliveti e vigneti contribuiscono ad esaltare la bellezza di quelle terre, in specie nel versante orientale.
L’altra motivazione per cui dovrebbe sorgere l’impianto proposto dalla RSG, è il previsto esaurimento a breve della discarica di cemento amianto ad Ortona la cui capacità utile, pari a 245.000 m3, è quasi al capolinea, per buona pace di chi senza nemmeno leggersi il progetto, affermava che era fondamentale considerare la presenza a Ortona di una discarica già attiva in grado di contenere tutto l’amianto regionale. È bene ricordare che proprio nella fase di opposizione alla discarica nella città di Tosti, nata prima del terremoto dell’Aquila, il WWF e il comitato di residenti NADA, attraverso una grande mobilitazione, chiesero a gran forza di vietare definitivamente con una legge regionale di localizzare questo genere di discariche in mezzo alle campagne, sia perché i controlli sono più difficoltosi, sia considerando che tali discariche rappresentano soltanto una soluzione provvisoria del problema, che viene lasciato in eredità alle future generazioni, essendo la fibra di amianto eterna. Purtroppo l’inerzia della classe politica fece sì che la legge da noi richiesta venisse approvata solo quando l’iter amministrativo era già concluso, e Ortona si ritrovò comunque ad avere in casa un impianto così controverso, in un area non meno suggestiva di quella di Rocca San Giovanni, basti pensare che la chiamavano la valle delle fonti. L’unico conforto sta nel fatto che oggi quella legge, la n. 36 del 2 agosto 2010, vale a pieno titolo per evitare che a ridosso di un Sito di Interesse Comunitario si installi una discarica che smaltisce rifiuti contenenti amianto, poiché i criteri localizzativi indicano i siti industriali per questo genere di impianti. Con legge n. 5 del 23 gennaio 2018, “Norme a sostegno dell’economia circolare-Adeguamento Piano Regionale di Gestione Integrata dei rifiuti (PRGR)”, sono sopraggiunti altri motivi ostativi di non poco conto, come il nuovo quadro di riferimento per la Valutazione di Incidenza Ecologica che di fatto inficia quello prodotto dalla RSG, le distanze da case sparse e attività commerciali, la vicinanza con il bosco e la Riserva Regionale. Il WWF crede a buon ragione di aver messo nelle osservazioni seri motivi di contrasto al fine di evitare che si insedi un impianto di rifiuti contenenti amianto in un area così pregiata.
Ora l’amministrazione comunale di Rocca San Giovanni insieme a quella di San Vito Chietino, dimostrino la loro determinazione nel difendere un bene prezioso come il SIC Fosso delle Farfalle, pretendendo attraverso la normativa a disposizione dalla SMI di Marrollo, che ha ben guadagnato nella gestione della vecchia discarica di rifiuti speciali in località Fontanelli, gli interventi di recupero ambientale. In quell’area secondo i dati ARTA solo di fanghi industriali, ne sono stati stoccati ben 13649,75 tonnellate nel 1997. Quella che si chiama, una bomba ecologica, il cui onere economico ed ambientale non deve essere lasciato come spesso accade sulle spalle delle generazioni presenti e future. E intanto ancora una volta chiediamo alla politica nazionale e regionale una risposta chiara e veloce sul Parco Nazionale della Costa Teatina, senza tanti giri di parole.
Fabrizia Arduini
presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina Onlus
giovedì 15 febbraio 2018
Impianto rifiuti ad Atessa. WWF e altre associazioni presentano le osservazioni
In arrivo ad Atessa un impianto che tratterà rifiuti sanitari a rischio infettivo per 20.000 ton/anno potenziali. La regione Abruzzo ne produce 4.000. Lo stabilimento vicino ad abitazioni e a un Sito di Interesse Comunitario
WWF, Legambiente e il Comitato “Noi Messi da Parte” hanno presentato questa mattina in una conferenza stampa a Pescara le proprie osservazioni in opposizione al progetto della ditta Di Nizio Eugenio s.r.l. per la realizzazione ad Atessa di un impianto per il trattamento di rifiuti sanitari a rischio infettivo mediante sterilizzazione. Si tratta di un impianto di notevoli potenzialità visto che prevede il trattamento di ben 20.000 tonnellate l’anno potenziali, a fronte delle 4000 t/a prodotte in Abruzzo. Una capacità più che quadrupla rispetto alle esigenze regionali che lascia aperta ogni ipotesi sulla possibile futura importazione in Val di Sangro di rifiuti sanitari a rischio infettivo da altri territori. In ogni caso il progetto, grazie alla capacità dell’impianto a disposizione, ipotizza di allargare l’interesse anche a rifiuti di altro genere: 4.500 tonnellate anno di rifiuti pericolosi, e 10.500 tonnellate anno di rifiuti non pericolosi.
Tutto questo nonostante a ridosso dello stabilimento, anche a poche decine di metri, siano presenti abitazioni civili, bar e negozi; a poco più di un chilometro c’è invece il SIC (Sito di Interesse Comunitario) Bosco di Mozzagrogna. Anche se la Di Nizio Eugenio s.r.l., come essa stessa asserisce, è leader nel panorama nazionale circa la gestione di rifiuti provenienti da attività ambulatoriali e ospedaliere, non può in alcun modo cancellare le inevitabili ripercussioni che si avranno sul territorio. E in ogni caso - sottolineano le associazioni - resta di difficile comprensione la scelta di aprire anche ad altre tipologie di rifiuti.
Sembra ormai – hanno sottolineato Legambiente, WWF e “Noi Messi da Parte” - una costante abruzzese, quella che vede proporre nel territorio regionale quasi esclusivamente realtà produttive che comportano un certo e spesso notevole impatto ambientale, in special modo in relazione con quanto attiene alla gestione dei rifiuti e alla loro trasformazione. Attività queste che vanno inevitabilmente a interfacciarsi negativamente con la biodiversità di interi ecosistemi e quindi con la salute umana.
Le associazioni hanno respinto a priori ogni possibile riferimento alla cosiddetta sindrome di Nimby (acronimo inglese per Not In My Back Yard = non nel mio cortile) in base alla quale ci si opporrebbe a ogni impianto a prescindere dalla sua reale pericolosità. Il problema nasce dalla scelta tutta italiana in base alla quale invece di accorpare i siti industriali in aree ben circoscritte, sono stati sparpagliati polverizzandoli dappertutto, comportando non solo costi stratosferici per la collettività per via delle infrastrutture, ma anche un consumo del suolo ingiustificabile che ha impoverito, reso più fragili e quindi più pericolosi tantissimi territori in Italia e creato infinite situazioni di difficile convivenza. Negli ultimi decenni abbiamo assistito a una distruzione sistematica del paesaggio, e a situazioni crescenti di disagio e conflitto tra centri abitati e siti industriali, perché in natura, per forza di cose, siamo tutti connessi.
Entrando nel dettaglio delle osservazioni, le associazioni hanno fatto notare che la nuova legge regionale sui rifiuti, la n.5 del 2018, asserisce chiaramente che sino a 2 chilometri di distanza dal perimetro di un Sito di Interesse Comunitario, la VINCA - Valutazione di Incidenza -, è uno strumento necessario per questo genere di impianti. Hanno anche richiamato la Seveso III: “Ci chiediamo – hanno dichiarato – se la proponente ignora che la gestione dei rifiuti rientra nell’ambito di applicazione di questa norma o pensa di poterla ignorare solo per aver fissato dei limiti massimi di rifiuti stoccabili?”
“Noi Messi da Parte” WWF e Legambiente hanno fatto infine notare che la vicinanza di case sparse, più di 20 abitazioni entro un raggio di 500 metri a partire da una vicinanza di 30 metri, rappresentano un fattore che, ai sensi dell’All.1 della L.R. 45/2007 diventa escludente, come lo stesso TAR di Pescara ha ribadito nel 2010.
Fabrizia Arduini (presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina)
Marco Severo (presidente associazione NOIMESSIDAPARTE
Giuseppe Di Marco (presidente Legambiente Abruzzo)
venerdì 29 settembre 2017
Inceneritore in Val di Sangro. Il WWF e altri comitati diffidano la Regione Abruzzo
COMUNICATO STAMPA del 28/09/2017 Inceneritore in Val Di Sangro, archiviate la pratica, basta perdere tempo!
Associazioni e comitati diffidano la commissione di Valutazione di Impatto Ambientale della regione Abruzzo dall’ assecondare la richiesta della proponente Marcantonio sas di prorogare i termini per valutare il progetto.
Dopo oltre 2 anni dalla presentazione del progetto di pirogassificazione di rifiuti, previsto tra i comuni di Lanciano e Sant’Eusanio del Sangro, la società proponente chiede una proroga per integrare il progetto fino al 31 dicembre 2017. Il progetto, ricordiamo, prevede di lavorare oltre 33000 t di rifiuti annue, tra cui plastiche e rifiuti industriali ed è stato già fortemente contestato con manifestazioni e sit-in da comitati, associazioni ambientaliste e amministrazioni comunali.
Come già evidenziato nelle osservazioni inviate nell’ambito della procedura di valutazione, oltre agli impatti ambientali ineludibili, in specie per i due Siti di Interesse Comunitario -SIC- Lago di Serranella e Bosco di Mozzagrogna, il recupero energetico, è una strada obsoleta. L’innovazione tecnologica ha di fatto reso il recupero di materia assai più vantaggioso con ottime ricadute sugli aspetti ambientali e occupazionali, quindi la regione Abruzzo ha bisogno di impianti che siano di supporto alla raccolta differenziata, in modo particolare impianti di compostaggio e di recupero di materia, così facendo il rifiuto diventa una risorsa e non un problema per l’ambiente e la salute.
Ma è l’ennesimo progetto dove le scelte non vanno in direzione del volere dei cittadini.
Difatti ci troviamo ancora una volta di fronte ad un paradosso, siamo ben oltre il termine dei 150 gg. e quando finalmente sembrava che i tecnici della commissione si avviavano ad una più concreta e giustificata archiviazione il tutto viene rimesso in discussione. Il 30 maggio scorso, il responsabile del servizio valutazione ambientale invia una nota in cui intima all’azienda proponente di integrare il progetto con i documenti richiesti, pena l’archiviazione del procedimento VIA. Trenta giorni dopo i documenti integrativi non arrivano sulle scrivanie del servizio di valutazione, ma arriva da parte della proponente Marcantonio Sas ,il 4 luglio, quindi oltre il termine precedentemente imposto, una richiesta di sospensione del procedimento fino al 31 dicembre 2017. Il giorno dopo gli stessi dirigenti che avevano predisposto il termine dei trenta giorni, non accolgono la richiesta di sospensione fino a fine anno, in virtù dell’enorme tempo già concesso ma concedono 90gg di proroga, poi si procederà comunque ad inserire la pratica all’ordine del giorno. Tutto questo ci sembra assurdo!
Eppure la normativa, in questo caso, gli artt. 24 e 26 del d.lgs. 152/2006 e l’art. 2 della L. 241/1990 sono chiari, i termini sono scaduti e non dovevano esser concesse ulteriori proroghe.
È su questo solco, che noi del COMITATO POPOLARE NO INCENERITORE IN VAL DI SANGRO, WWF Zona Frentana e associazione NOIMESSIDAPARTE, in data odierna, diffidiamo la commissione CCR-VIA a concedere ulteriori proroghe e invitiamo la stessa ad archiviare definitivamente il suddetto progetto, tanto più che la giurisprudenza non lascia spazio a sospensioni sine die, motivate da qualsivoglia esigenza estranea al paradigma normativo che regola l’attività amministrativa.
Comitato No Inceneritore in Val di Sangro
WWF – Zona Frentana e Costa Teatina
NOIMESSIDAPARTE - APS















